Campania, terra di vini e accoglienza: l’enoturismo come leva strategica per il rilancio delle aree interne

Con l’approvazione della nuova legge regionale sull’enoturismo, la Campania si afferma come laboratorio d’eccellenza per un turismo esperienziale che intreccia cultura, paesaggio e vitivinicoltura. I recenti convegni di Benevento e Avellino, accompagnati da un press tour, ben organizzato dall’agenzia Miriade & Partners, tra le cantine del Sannio e dell’Irpinia, hanno offerto uno spaccato vivido delle potenzialità di un comparto in piena evoluzione, capace di coniugare qualità produttiva e ospitalità autentica.

Nel Sannio, le Cantine di Solopaca rappresentano un modello cooperativo virtuoso: nate nel 1966 con 25 soci, oggi contano oltre 600 conferitori e 1.200 ettari vitati. La loro proposta enoturistica, riconosciuta a livello regionale, si fonda su una gamma di vini che esaltano la tipicità varietale: dalla Falanghina del Sannio spumantizzata con metodo Charmat, alla Coda di Volpe, fino alla Barbera del Sannio DOP (Camaiola), vinificata con macerazione di dieci giorni per esaltare il profilo fruttato.

A pochi chilometri, Fattoria La Rivolta incarna l’ideale di un’enologia familiare e biologica. Paolo Cotroneo, farmacista prestato alla vigna, ha trasformato l’azienda in un punto di riferimento per l’enoturismo sostenibile. Le sei camere del B&B accolgono gli ospiti in un contesto rurale raffinato, mentre in cantina si sperimentano tecniche come la criomacerazione e il bâtonnage prolungato. Il Coda di Volpe 2024 in purezza, vinificato esclusivamente in acciaio, si distingue per la sua eleganza e per la macerazione sulle bucce che ne esalta la struttura e la mineralità.

In Irpinia, la cantina Nardone, sulla comoda direttrice Napoli-Bari, è un’azienda familiare guidata da Domenico Nardone, figlio dell’agronomo Vincenzo, che ha saputo coniugare tradizione e dinamismo. Oltre alla qualità dei suoi vini – dalla Falanghina Irpinia DOC al Greco di Tufo DOCG – l’azienda si segnala per le collaborazioni con piccole realtà gastronomiche locali e per il servizio di groupage, che consente ai turisti di spedire all’estero non solo vino, ma anche eccellenze alimentari del territorio.

Tenuta Cavalier Pepe, con i suoi 70 ettari e una gestione agronomica attenta alla biodiversità (uso del sovescio, raccolta manuale, fermentazioni in cemento e anfora), propone un’offerta enoturistica completa, dove la visita in vigna si fonde con la narrazione del terroir e delle escursioni termiche che conferiscono ampiezza e verticalità ai vini. L’impronta di Milena Pepe, arrivata nel 2005 dopo studi in Francia e un background familiare nella ristorazione internazionale, ha dato all’azienda una visione moderna e cosmopolita, rendendola pioniera nel panorama enoturistico campano.

Cantine di Marzo a Tufo, la più antica della Campania, custodisce una storia secolare che affonda le radici nel Seicento. Oltre al Greco di Tufo in versione classica e riserva, la cantina propone spumanti metodo classico e vinificazioni in anfora, come il Dydimos 2021, dedicato ai figli gemelli di Ferrante di Somma, discendente della storica famiglia e attuale proprietario. Il museo aziendale e la narrazione del passato minerario del territorio completano un’esperienza culturale di rara profondità.

La nuova legge regionale, con i suoi disciplinari e strumenti di promozione, rappresenta un’opportunità concreta per valorizzare le aree interne della Campania, dove il vino non è solo prodotto, ma racconto, identità e visione. L’enoturismo qui non è un accessorio, ma una vocazione. E il viaggio, tra le colline del Sannio e i crinali dell’Irpinia, diventa un percorso di scoperta e appartenenza.

Ma perché questa vocazione si traduca in crescita strutturata e duratura, è fondamentale fare sistema. Le cantine, forti delle loro storie, dei terroir unici e della qualità delle esperienze offerte, devono stringere alleanze e progettualità condivise. Allo stesso tempo, le istituzioni — ora che la cornice normativa è stata definita — sono chiamate a un impegno operativo e concreto: facilitare l’accessibilità, migliorare i servizi, investire sulla formazione e agevolare l’incoming nelle aree interne, troppo spesso penalizzate da carenze logistiche. Solo così l’enoturismo potrà divenire una leva stabile di sviluppo economico e territoriale, in grado di generare valore lungo tutta la filiera: dalla vigna all’accoglienza, dalla narrazione al calice.

Immagine di Laura Bucci

Laura Bucci

Toscana di Siena, mi sono occupata per anni di marketing e comunicazione dei calici, poi mi sono innamorata del loro contenuto e sono diventata Donna del Vino e wine blogger con www.ladygourmet.it. Scrivo per la Guida I Vini Del Cuore. Sommelier e WSET2, attualmente mi occupo di marketing e comunicazione per aziende vinicole. Mi è sempre piaciuto raccontare le mie avventure enogastronomiche e lo faccio anche per il Consolato Toscano dell’Union Europeéenne des Gourmets. Il vino non è solo un prodotto: è cultura, territorio ed esperienza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ALTRI ARTICOLI DELL’AUTORE