Vinòforum 2026, quando il vino incontra l’eccellenza

Chi pensa di andare al Vinòforum semplicemente per assaggiare vino commette un grande errore. Vinòforum è molto di più: è una grande vetrina dedicata alle eccellenze enogastronomiche italiane e internazionali, un luogo dove vino, cucina, olio, pizza, cultura e territorio si incontrano dando vita a un racconto corale del gusto.

Grazie alla famiglia De Venuti, negli anni la manifestazione è cresciuta fino a raggiungere livelli sempre più importanti. Già due anni fa, in occasione del ventennale celebrato al Circo Massimo, avevo scritto che il successo di Vinòforum era ormai una certezza. L’edizione dello scorso anno, con il debutto nella prestigiosa cornice di Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, aveva ulteriormente confermato questa crescita. Nel 2026 è arrivata una nuova, significativa conferma: le presenze sono aumentate del 20%, raggiungendo circa 96.000 tra espositori, operatori, pubblico, stampa e istituzioni.

Ma il dato che più mi ha colpito non è soltanto quello numerico. È cambiato il pubblico. Non sono più soltanto i giovani che un tempo partecipavano soprattutto per bere un bicchiere di vino. Oggi Vinòforum richiama appassionati, professionisti, sommelier, operatori della ristorazione e semplici curiosi sempre più interessati a conoscere ciò che stanno degustando.

Ed è forse proprio questa la vera maturità raggiunta dalla manifestazione.

Un grande racconto dell’agroalimentare italiano

La 23ª edizione ha portato a Piazza di Siena oltre 40 ristoranti, circa 60 chef e maestri pizzaioli e centinaia di degustazioni. I 21 Temporary Restaurant hanno raccontato la cucina dei migliori ristoratori di Roma e del Lazio, mentre le The Night Dinner, realizzate in collaborazione con La Molisana, hanno registrato il tutto esaurito.

Il filo conduttore è stato il fattore umano: chef diversi, storie diverse, sensibilità diverse, unite dalla volontà di raccontare una ristorazione capace di mettere al centro persone, prodotti e territori.

«Questa edizione a Piazza di Siena segna un ulteriore grande traguardo nella storia di Vinòforum», ha dichiarato Emiliano De Venuti, organizzatore e CEO della manifestazione, sottolineando il ruolo di Vinòforum come piattaforma di valorizzazione e racconto dell’intero comparto agroalimentare italiano.

Un risultato che coinvolge anche le istituzioni. Roma Capitale, ARSIAL, Regione Lazio, ARSAC, Regione Calabria, MASAF, Regione Marche, Regione Abruzzo e Unaprol hanno contribuito a costruire una manifestazione sempre più articolata, capace di mettere in relazione territori e produzioni differenti.

Per il Lazio, in particolare, Vinòforum rappresenta una vetrina importante per valorizzare un patrimonio agricolo, vitivinicolo e gastronomico che merita di essere conosciuto sempre di più.

Il vino italiano guarda oltre i confini

Dal Consorzio DOC Friuli allo spazio Regione Lazio-ARSIAL, dalla Calabria alla Marche, dall’Abruzzo alla Strada del Barolo e ai grandi vini di Langa, Vinòforum ha portato in scena una fotografia ampia del vino italiano.

Accanto alle grandi cantine della Penisola, non è mancata una significativa presenza internazionale, con le etichette presentate dall’Ente del Turismo Spagnolo e dalla Georgia.

Ed è proprio qui che ho avuto la possibilità di partecipare a due interessanti masterclass, occasioni preziose per uscire dai confini del panorama enologico italiano e confrontarsi con territori e culture del vino molto differenti.

Alla scoperta dei vini della Regione di Madrid

La prima degustazione, condotta da Yolanda Ruiz, sommelier e guida ufficiale, è stata dedicata ai vini della Regione di Madrid.

La denominazione Vinos de Madrid è nata nel 1990 e comprende quattro sottozone, alcune delle quali caratterizzate da vigneti di montagna situati intorno agli 800 metri di altitudine.

Tra i vitigni più rappresentativi troviamo il Malvar, la Garnacha Tinta, l’Albillo Real e il Tempranillo. Particolarmente interessanti le varietà a bacca bianca autoctone, Malvar e Albillo Real, capaci di regalare espressioni territoriali di grande personalità.

Il primo assaggio è stato Albillo Real 4 Monos 2024, D.O. Vinos de Madrid, Subzona San Martín de Valdeiglesias.

Un vino dal naso complesso e intenso, dove emergono erbe aromatiche, frutta gialla e frutta secca, accompagnate da una delicata sfumatura fumé che ricorda il fieno bruciato. In bocca entra fresco, per poi sviluppare rapidamente una piacevole componente sapida e salina. La mineralità è importante e accompagna sensazioni agrumate e leggere note tostate. Un vino che riesce a coniugare freschezza e profondità.

Interessante anche il Camino de Navaherreros 2025 della Cantina Bernaveleva, sempre dalla Subzona San Martín de Valdeiglesias.

Al naso arrivano profumi floreali, fiori rossi e una delicata nota di fragolina di bosco. Il tannino è delicato e ben integrato. Al palato si mostra complesso ed elegante, sostenuto da una buona freschezza, ma capace di allargarsi in bocca attraverso sensazioni morbide e avvolgenti. La chiusura lascia una piacevole nota di ciliegia fresca.

Due vini diversi, ma accomunati dalla capacità di raccontare un territorio vitivinicolo ancora poco conosciuto dal grande pubblico italiano.

Georgia, dove il vino affonda le radici nella storia

Il secondo appuntamento mi ha portato molto più lontano, fino alla Georgia, in una degustazione condotta da Tamar Tchitchiboshvili, Wine Ambassador Georgia.

Qui il vino non è semplicemente una bevanda, ma parte integrante della storia e della cultura del Paese. La Georgia è infatti riconosciuta dall’UNESCO per l’antica tradizione della vinificazione nel metodo tradizionale georgiano.

Le tecniche tramandate di generazione in generazione prevedono l’utilizzo di lieviti indigeni, fermentazioni spontanee, macerazioni prolungate sulle bucce e l’impiego del Qvevri, la tradizionale anfora di terracotta interrata nel terreno.

È una filosofia produttiva che oggi definiamo spesso “naturale”, ma che in Georgia rappresenta semplicemente una tradizione millenaria.

Il Cantina Dekanozishvili 2017 è un rosso che mette insieme l’antico metodo georgiano in Qvevri e la tradizione vinicola dell’antica Roma.

La cuvée è composta da Saperavi 68%, Otskhanuri Sapere 22% e Shavkapito 10%. Le uve, provenienti dai vigneti di famiglia, vengono sottoposte a un processo di appassimento prima della vinificazione. La fermentazione e il primo affinamento avvengono nel Qvevri per circa un anno, prima del successivo passaggio in botti di rovere.

Il risultato è un vino intenso e complesso, caratterizzato da un bouquet raffinato e da una struttura importante. Un rosso capace di raccontare, attraverso il bicchiere, l’incontro tra due culture enologiche lontane nel tempo ma sorprendentemente vicine.

Ancora più particolare il Gvinia Rkatsiteli, ottenuto da una delle più antiche varietà autoctone georgiane, coltivata nella regione di Meskheti.

Il colore ambrato-aranciato anticipa un profilo aromatico intenso. Frutta secca, spezie e richiami alla pesca si intrecciano a sensazioni più profonde di liquirizia, tabacco, legno e cuoio.

La lunga permanenza in Qvevri contribuisce a donare struttura, complessità e persistenza. È un’espressione che rientra a pieno titolo nella tradizione degli orange wine georgiani, dove il contatto prolungato con le bucce diventa elemento fondamentale dell’identità del vino.

Wine Top Tasting: il vino diventa cultura

Grande successo anche per le Wine Top Tasting, che hanno portato a Piazza di Siena il meglio dell’enologia italiana e internazionale.

Le degustazioni organizzate all’interno del Wine Theatre, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier Lazio, hanno registrato il tutto esaurito. Ma gli appuntamenti dedicati alla cultura del vino hanno coinvolto anche gli spazi istituzionali della Regione Lazio-ARSIAL.

Accanto al vino, grande attenzione è stata dedicata al Parmigiano Reggiano e all’olio extravergine di oliva, con le masterclass organizzate da Unaprol EvooSchool.

È questa, probabilmente, la vera forza di Vinòforum: non limitarsi a mettere in fila produttori e prodotti, ma creare occasioni di conoscenza, confronto e approfondimento.

Una piazza che racconta l’Italia

Alla fine, rimane la sensazione di aver attraversato, in pochi giorni, un’Italia straordinariamente ricca.

Dal vino alla pizza, dall’olio al formaggio, dalla ristorazione alle produzioni agricole, Vinòforum ha saputo mettere in relazione produttori, chef, sommelier, comunicatori, professionisti e appassionati. E lo ha fatto nella splendida cornice di Piazza di Siena, trasformata ancora una volta in un grande palcoscenico del gusto.

Immagine di Alberto Chiarenza

Alberto Chiarenza

Romano di nascita e cresciuto in un paese distante, il Sud Africa. Un posto dove convivono molte etnie e religioni. un pot-pourri multietnico che apre la mente a nuove esperienze e conoscenze. Amo l’eleganza e le buone maniere, viaggiare e scoprire continuamente nuove realtà enogastronomiche. Critico enogastronomico, ho iniziato dal corso Sommelier fino a specializzarmi come Assaggiatore Esperto e Consigliere ONAV Roma di cui sono l’addetto alla comunicazione. Ho un blog personale e un sito internet come “Alberto Winelover”. Viva il vino e viva la vita…Cheers!

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