Toscana, tutte le novità da Montalcino: Poggio Severo di Lisini e il “Cru itinerante” di Marone Cinzano

Nella trentaquattresima edizione di Benvenuto Brunello, come parte del panel composto da Maurizio Valeriani, Franco Santini e Paolo Valentini di VinodaBere e da Luca Matarazzo, direttore di 20Italie, abbiamo potuto degustare in anteprima l’annata 2021 e la Riserva 2020 del Brunello di Montalcino, previste in uscita sui mercati a Gennaio 2026 Benvenuto Brunello 2025, la valutazione sugli assaggi dell’annata 2021 e della Riserva 2020.

Carlo Lisini

Tralasciando le impressioni generali, vogliamo in questa sede soffermarci su due etichette novità nel panorama del territorio ilcinese, pur facendo capo a consolidate realtà vitivinicole.

Lisini è tra le cantine storiche fondatrici del Consorzio del Vino Brunello di  Montalcino, nel 1965. Posizionati a cavallo tra Sant’Angelo in Colle e Castelnuovo dell’Abate, nel quadrante sud-est della denominazione, la famiglia Lisini affonda le proprie rdici in questo territorio già dalla metà del XVI secolo, ma la prima annata di Brunello di Montalcino in commercio risale al 1967. L’azienda oggi vanta una produzione di circa settantamila bottiglie, tra IGT San Biagio, Rosso, Brunello, Riserva e il cru Ugolaia.

Durante l’Anteprima è stata presentata la prima annata del Brunello di Montalcino 2021 Poggio Severo, nato per valorizzare le vigne d’altitudine di proprietà. Campone e Lingua di Campone si trovano infatti a 500 mt d’altezza, su suoli antichi, poveri, a prevalenza calcarea e circondate da boschi, ci ha spiegato Carlo Lisini.

Prodotto in sole 2000 bottiglie, deve il suo nome all’austerità che lo caratterizza, ci ha raccontato Francesca, figlia di Carlo Lisini, durante la cena conviviale coi produttori. Assaggiato in tre diverse occasioni durante la manifestazione – nel panel alla cieca, alla cena conviviale con i produttori e al banco degustazione – convince già alla sua prova d’esordio, dal bouquet compatto e austero e il sorso che sa di frutto scuro maturo. Lo osserveremo nelle sue future evoluzioni.

Santiago Marone Cinzano

Rimaniamo a sud di Montalcino, e ci spostiamo nel quadrante ovest, a Sant’Angelo Scalo, dove la famiglia Marone Cinzano produce Brunello di Montalcino a Col d’Orcia dal lontano 1974 e ha ora proposto la prima etichetta col nome di famiglia, Brunello di Montalcino Marone Cinzano Lot.1. Nel panel alla cieca la 2020 è risultata tra i migliori Brunello degustati.

Abbiamo raggiunto il conte Santiago Marone Cinzano durante la manifestazione aperta al pubblico dei wine lovers. Trentuno anni, cresciuto tra Italia e Cile, è entrato in Col d’Orcia nel 2017 e rappresenta la decima generazione di un famiglia che produce vino da quattrocento anni. A lui abbiamo chiesto di raccontarci il progetto di “cru itinerante”, di cui Lot.1 2020 rappresenta in realtà già la seconda annata.

“È un modo di adattarsi a un clima sempre più incerto”, ci ha spiegato Santiago. “Quando si sceglievano i cru negli anni Ottanta e Novanta, c’era coerenza tra annata e annata. Col tempo ci siamo resi conto invece che i migliori sangiovese arrivavano da parcelle sempre diverse e da qui è nato il concetto di cru itinerante. Si va a campionare l’uva sin dall’invaiatura, per individuare l’appezzamento che meglio interpreta l’annata e al momento della vendemmia, per produrre Lot.1, si vinifica solo quell’uva.”

Lot.1 non esce come un brand Col d’Orcia, ma come brand a sé stante Marone Cinzano.

“Oltre alle scelte produttive, Lot.1 ha per me una valenza emotiva perché porta il nome di famiglia”, continua Santiago, “questo significa restituire alla famiglia, in particolare a mio padre, l’uso del cognome, diritto che avevamo perso negli anni Novanta, quando era stata venduta la Cinzano.”

Abbiamo assaggiato entrambe le annate di Lot.1, per cogliere le diverse peculiarità del cru itinerante. La 2019, prodotta in 9944 bottiglie, proviene dal Vigneto Canneto, a 220 mt s.l.m., impiantato a piede franco nel 1999 su un suolo equilibrato tra argilla, limo e sabbia. Si declina nelle nuance di un frutto maturo e potente; gustoso e avvolgente al palato, è equilibrato e caratterizzato da un tannino fittissimo e di buona struttura.

La 2020, prodotta in 6644 bottiglie, proviene invece dal vigneto Fontillatri, a 210 mt s.l.m., impiantato negli anni Ottanta su un suolo argilloso-sabbioso ricco di scheletro. È leggiadra, caratterizzata da un frutto rosso fresco ed elegante e da una lunga persistenza che si spegne su sentori balsamici. Degustato nuovamente al banco del produttore, si conferma tra i migliori assaggi dell’anteprima.

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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