«Contemporaneo, dinamico ed espressivo del territorio». Così il neo presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Giacomo Bartolommei, ha definito il Rosso di Montalcino, nella masterclass di apertura dell’evento Red Montalcino 2025.
Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione ha presentato le annate correnti della seconda DOP del territorio di Montalcino in ordine di importanza.

Nato nei primi anni Settanta con l’intento di ottenere un vino di facile e pronta beva rispetto al blasonato fratello maggiore, il Rosso ottiene il riconoscimento della DOC nel 1983 e fin da subito venne considerato una sorta di tipologia di “ricaduta” del Brunello di Montalcino. Ottenuto con le stessa qualità di sangiovese (sangiovese grosso localmente chiamato brunello), nel medesimo areale di produzione, il Rosso da disciplinare non prevede affinamento in legno e l’uscita sul mercato è consentita dal 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia.
A partire però dagli ultimi anni il Rosso sta delineando una personalità propria ben definita, con l’intento non solo di introdurre al territorio di Montalcino ma anche di distinguersi e diventare rappresentativo. Ancora presente è il retaggio di un vino ottenuto con partite d’uva non giudicate idonee per la produzione di Brunello. Tuttavia molti produttori stanno iniziando a ripensare il Rosso non più in “competizione qualitativa” tarata al ribasso rispetto al Brunello, ma come un’espressione a sé stante di un sangiovese più giovane e scattante al palato, in cui la nota sapido-iodata rappresenta il filo conduttore che accomuna questa produzione.

La Master of Wine Sarah Heller ha tratteggiato in questo modo i caratteri del Rosso, conducendo la degustazione denominata Fresh perspectives: the rise of Rosso di Montalcino – riservata a stampa e operatori del settore italiani ed esteri-, durante la quale abbiamo avuto occasione di testare i campioni di dieci cantine, a partire dall’annata 2015 fino alla corrente 2023, allo scopo di valutare l’evoluzione e raffrontare stili diversi.
La Heller ha fatto anche interessanti considerazioni sul posizionamento del Rosso, attualmente più diffuso sul mercato italiano che in quello straniero. Circa il 75% di Brunello di Montalcino prodotto infatti è destinato all’export, mentre il Rosso si attesta intorno al 35-40%, e, cosa insolita per i rossi italiani, il prezzo è maggiore sul mercato domestico che fuori.

«Il Rosso di Montalcino gode di una maggiore fama in Italia che all’estero” – commenta ancora il presidente Bartolommei raggiunto dai microfoni di 20Italie durante la manifestazione – “l’obiettivo è quello di portarlo fuori dai confini nazionali e a questo proposito è fondamentale la scissione tra Brunello e Rosso di Montalcino, pur essendo l’uno complementare dell’altro».
Lo scopo è quello di internazionalizzare il Rosso e non è detto che la stessa manifestazione Red Montalcino, nei prossimi anni, non voli all’estero. Tra gli obiettivi più importanti del nuovo direttivo consortile c’è di sicuro la promozione sui mercati esteri, con particolare attenzione a Europa, Stati Uniti e Asia.

Ospitata nella storica fortezza, Red Montalcino si è presentata con un taglio moderno: walk around tasting con i produttori e food corners, dove l’alternanza tra cibi della tradizione tosco-italiana e piatti del mondo – come il cous cous marocchino o la Raita indiana – aveva lo scopo di esaltare la versatilità di un vino dinamico e contemporaneo. Infine musica dal vivo, insieme a cocktail & mixology, l’ulteriore tocco che ha denotato il carattere giovanile della manifestazione.
LA MASTERCLASS E I MIGLIORI ASSAGGI IN FORTEZZA
A seguire i vini degustati durante la masterclass:
Rosso di Montalcino 2015 Col d’Orcia – Fragrante, succoso, freschezza integra e tannino setoso;
Rosso di Montalcino 2016 Casisano – Sottobosco, tocchi ematici, strutturato;

Rosso di Montalcino 2017 Poggio di Sotto – Acqua di rose e frutto di rovo, texture morbida e ampia;
Rosso di Montalcino 2018 San Lorenzo – fiori scuri e frutto croccante, sorso equilibrato;
Rosso di Montalcino 2019 Giovanni Casanova di Neri – erbe aromatiche, vena iodata, fruttato e goloso;
Rosso di Montalcino 2020 Uccelliera – floreale e balsamico, sorso a due velocità, subito disteso, impenna a centro bocca;
Rosso di Montalcino 2021 Sesti – erbe mediterranee e scorza d’arancia, gustoso, estremamente attrattivo;
Rosso di Montalcino 2022 La Caduta Caparzo – speziato e floreale, sorso avvolgente e scorrevole;
Rosso di Montalcino 2023 Sesta di Sopra – arancia sanguinella e ciliegia ferrovia, elegante e snello al palato;
Rosso di Montalcino 2023 Poggio alle Forche – piccoli frutti rossi, sorso sferzante e immediato.

In fortezza, tra gli assaggi maggiormente apprezzati nel walk around tasting, si sono distinti:
Rosso di Montalcino 2022 Poggio di Sotto – ottenuto dal “declassamento” della massa destinata alla produzione del Brunello, dopo due anni di botte grande; petali di rosa e scorza d’arancia, elegante e sapido;
Rosso di Montalcino 2023 Giovanni Neri Casanova di Neri – succoso e fruttato con reminiscenze di ribes e lamponi;
Rosso di Montalcino 2022 L’America Castiglion del Bosco – solo acciaio; frutta rossa croccante, tagliente al palato, di espressione moderna;
Rosso di Montalcino 2022 Vigna Banditella Col d’Orcia – affinamento in barrique e tonneaux per circa un anno – prugna rossa selvatica e speziature, fresco e sapido;
Rosso di Montalcino 2022 Lisini – vinificazione in cemento, affinamento in cemento e botte grande – frutti rossi macerati e fiori viola;
Rosso di Montalcino 2023 Casisano (anteprima) – fermentazione breve e affinamento per sei – otto mesi in rovere grande di slavonia – melograno, fiori di timo e radice di china; verticalità e freschezza agrumata.



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