Riccardo Cotarella presenta i vini della famiglia Muratori durante Merano WineFestival 2025

Tra le masterclass della XXXIV edizione del Merano WineFestival, quest’anno abbiamo partecipato a Muratori, evolvere nel segno della continuità, dedicata ai vini dell’omonima cantina che a Villa Crespia in Franciacorta ha stabilito la sua dimora. Fondata nel 2000 dalla famiglia Muratori, nome storico nel settore tessile, la cantina raggiunge quest’anno i venticinque anni di attività ma è dal 2000 che si avvale della consulenza tecnica di Riccardo Cotarella, padre enologico di molte etichette che hanno segnato la storia del vino italiano.

Alla base della collaborazione tra Cotarella e la famiglia Muratori non c’è  solo un progetto solido nato in un contesto strutturato e organizzato, ma anche una condivisione di valori e doti umane. Il vino sente e parla, ha dichiarato Cotarella, e tra i fattori fondamentali per il suo successo c’è la sintonia tra le persone che condividono il progetto. Sintonia che si è immediatamente stabilita tra l’enologo e la famiglia.

La masterclass ha presentato sei etichette rappresentative di questa collaborazione – quattro bollicine e due vini fermi – e, oltre a Cotarella, ha visto protagonisti Bruno Muratori, titolare della cantina, Alberto e Michela Muratori, rispettivamente Vicepresidente e Responsabile Marketing e comunicazione.

E’ stato lo stesso Cotarella a condurci nell’universo Muratori, paragonando l’atto della degustazione tecnica a una cerimonia liturgica in cui tutti i partecipanti seguono il rito ministrato dall’officiante senza anticiparne gestualità o formule. Ci siamo lasciati guidare in una degustazione scevra da virtuosismi, seguendo il filo conduttore che accomunava tutti i vini: la meticolosa precisione, di naso e di bocca, specchio del territorio e frutto di un lavoro di concerto tra vigna e cantina.

Quattro le etichette di Franciacorta DOCG, ognuna di esse con un proprio carattere e con un proprio target di consumo, tutte accomunate da dosaggi minimi. Cotarella ne ha descritto le caratteristiche di vinificazione che hanno determinato il risultato al palato, soffermandosi su quella più importante per un  metodo classico: il carattere determinato dalla sosta sui lieviti.

L’etichetta di apertura, Muratori Franciacorta Brut a prevalenza chardonnay, viene definito vino di immediata bevibilità. Nelle diverse fasi di pressatura delle uve, i mosti ottenuti possono avere struttura variabile: la scelta di quello più strutturato, come in questo caso, permette un raggiungimento del grado di maturazione anticipato, determinando un prodotto di ottimo carattere pur con la sosta minima sui lieviti prevista dal disciplinare, diciotto mesi.

Sentori di crosta di pane, anticipano il frutto a pasta bianca semplice mentre il sorso gioca un magnifico match tra la mineralità sapida e saziante e la freschezza, che lascia la bocca pulita. Un angolo acuto, lo definisce Cotarella, paragonandolo alla bollicina successiva che nel suo immaginario può essere invece accostato a un angolo concavo: Muratori Franciacorta Brut Saten.

La minor pressione in bottiglia, determinata da una più bassa presenza di CO2, e la sosta sui lievito per almeno ventiquattro mesi determinano un vino più espressivo e complesso all’olfatto e al palato: i sentori di panificazione sono precisi ed evoluti, il sorso è pieno, saporito e strutturato.

Di tutt’altro approccio Muratori Brut Simbiotico, caratterizzato da un utilizzo di solfiti minore a 10 g per litro che permette di non indicare in etichetta la dicitura “contiene solfiti”.

Un prodotto presente nella linea Muratori già da dodici anni,  ormai consolidato e rivolto a una fascia di mercato attenta e sempre più esigente; un prodotto che richiede utilizzo di tecnologia in maniera più impattante rispetto a uno spumante solfitato, perché altrimenti “lavorare in assenza di solfiti è come gettarsi dal terzo piano senzo paracadute”, scherza Cotarella. La sosta minima sui lieviti di diciotto mesi è il primo naturale salvagente per vini di questo tipo.

All’olfatto Simbiotico risulta più dolce a causa dell’evoluzione ossidativa determinata dall’assenza di solfiti, i sentori sono quelli di frutta matura e macerata, al palato il sapore è lungo e richiama il miele.

La passerella di bollicine si chiude con Muratori Millé Brut Millesimato 2020, il primo vino nato dalla collaborazione Cotarella-Muratori. Sboccatura 2024, ha sostato trentasei mesi sui lieviti. Maniacale è la scelta del mosto tra le cinque frazioni che si ottengono dalla pressatura: non viene utilizzata la prima, che si porta dietro la pruina presente sulla buccia, naturale inibitore di una bollicina fine e persistente, ma la seconda, la terza e la quarta frazione. Al naso viennoiserie e frutta tropicale matura, mentre al palato si esprime con grande eleganza ed equilibrio di acidità e salinità.

Durante la masterclass Cotarella ha posto più volte posto l’accento sulle produzioni minori e sulla sfida che ha sempre voluto raccogliere di vinificare vitigni in territori non storicamente vocati. Così è stato per i due Sebino IGT della famiglia Muratori, vinificati sì da uvaggi classici della Franciacorta, chardonnay e pinot nero, ma prodotti come vini fermi, entrambi affinati in barrique. Un passo diverso sia in vigna che in cantina: sono queste le nuove forme di continuità con cui la squadra Muratori-Cotarella intende rappresentare il territorio della Franciacorta e cementare la collaborazione. 

Quando degustiamo Setticlavio 2023, chardonnay in purezza, l’enologo ci accompagna idealmente a un altro chardonnay di sua ideazione, il Cervaro della Sala, facendoci cogliere da un lato l’impronta comune del vitigno, dall’altro le necessarie differenze legate al territorio più freddo. Opulento sin dal colore, Setticlavio è fine ed elegante all’olfatto, con una vena fresca che si prolunga al palato e non intacca scheletro e struttura di peso.

Cotarella si dichiara sorpreso del risultato ottenuto con Mantorosso 2022, pinot nero in purezza. La congenita delicatezza di questo vitigno richiede attenzione al limite della maniacalità in tutti i passaggi di vigna e cantina. Se lo chardonnay infatti è come un cavallo dallo zoccolo ampio, in grado di camminare anche sui suoli più impervi, il pinot nero è l’esatto contrario, e viene paragonato a una casa di vetro, bellissima da vedere ma di estrema fragilità, un’orchestra sinfonica in cui tutti gli strumenti devono suonare in perfetto accordo per generare armonia.

Mantorosso 2022 è un pinot nero che interpreta le caratteristiche di questo vitigno: profuma di pinot nero e ne esprime appieno il carattere sottile, elegante, armonico  anche al palato che risulta succoso e dolce per la naturale setosità del tannino.

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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