La vera incognita, per il futuro della ristorazione, non è chiedersi quale sarà il piatto forte nelle scelte dei clienti, bensì a chi rivolgersi prima ancora di accendere i fornelli. Una domanda che non tutti riescono a porsi, in particolare gli imprenditori “di stagione”, quelli improvvisati dell’apri e chiudi attività nel giro di un cambio d’abiti.
Trasformisti poco avveduti e impreparati al ruolo; conseguenza di un’idea fuorviante, trasmessa anche in televisione e sui canali di comunicazione di massa, che fare ristorazione equivalga al Paese di Bengodi dove soldi e prestigio sono a portata di chiunque.

I mille volti di Riserva Rooftop
Quando poi ci si imbatte in soluzioni alternative a quelle stereotipate, che mirano a soddisfare diverse tasche e palati, ci si trova increduli nel pensare che la qualità possa viaggiare di pari passo con numeri e gerarchie gastronomiche. Da Riserva Rooftop, ristorante aperto nel 2019 da Sasy Maresca, Roberto e Andrea Bianco, già attivi nel settore, succede questo e altro. Il panorama delle colline di Posillipo, con le terrazze a vista che affacciano sia sul Vesuvio che sul versante puteolano, di certo aiuta per l’emozione palpitante.

Riserva Rooftop sa essere un luogo elegante e contemporaneo, rivolto non solo ai gourmand, ma anche agli appassionati di arte e di architettura grazie alle opere in mostra di artisti emergenti e affermati. Ne avevamo già scritto nell’articolo Napoli: gusto e arte si incontrano da Riserva Rooftop. Diverse modalità di ristorazione e gusto, che consentono ai giovani di godere dell’aperitivo con pietanze smart dalla carta riservata per la terrazza “sky lounge Martini”, dotata di salotti all’aperto, american bar e musica dal vivo.
Oppure nelle sale interne per gli avventori classici che ambiscono ad una cena romantica o conviviale tra amici. Tavoli “Riflessi” in legno e pietra, colori in contrasto, oro, rame e blu, una raffinatezza che anima anche la tavola, su cui spiccano i sapori della cucina italiana, rivisti in chiave contemporanea e creativa a cura del giovane chef Davide Cannavale. I cult di stampo partenopeo sono sempre presenti: la genovese, il bucatino con carpaccio di coniglio all’ischitana, il gateau sifonato, pane e panella.

Fiore all’occhiello la carne alla brace, che vanta le migliori selezioni da tutto il mondo, Riserva Roofotp è tra i diciannove ristoranti d’Italia menzionati quale “Kobe ambassador”. Amplia l’offerta una gustosa carta dei cocktail, impostata dal talentuoso barman Mickael Reale.
La categoria special proposta dallo chef Davide Cannavale
Ma la vera novità è lo spazio dedicato, nella “categoria special”, per le ricette simbolo di tutte le regioni, scelte a rotazione in base alla stagionalità delle materie prime. Stavolta tocca al Veneto, nella cena stampa organizzata dai titolari in collaborazione con la giornalista Federica Riccio.

Piccole coccole iniziali composte da tre morsi campani, giusto per acclimatare i presenti verso le sponde nordiche: lo “scagliuozzo”, una sorta di pizza di grano fritta; il pulled pork con friggitelli saltati ed il bun con tartare e senape fresca.

Si prosegue con polenta pastricciata di manzo alla veronese, con polenta gialla e taccole in saor a richiamo dell’antica usanza veneta di condire con cipolle stufate in agrodolce pesci e vegetali.

Primo piatto su tubetto in doppia consistenza di fagioli di Lamon della Vallata Bellunese IGP, cremoso di topinambur, crudo di asparagi e chips di Formaggio bastardo del Grappa P.A.T.

La seconda portata è risultata di gran lunga la migliore della serata: secreto di maiale iberico laccato al vino rosso Valpolicella Ripasso, con patate piselli e gel di pompelmo. Abbinamento perfetto con un Brunello di Montalcino Pieve Santa Restituita 2019 di Angelo Gaja, proposto dal capo sommelier Ugo Montella.

Impeccabile il servizio di tutto lo staff di sala diretto dall’esperto Carlo Chiariello, una vita tra i gourmet di Napoli e povincia, coadiuvato dal maître Rossella avallone e dallo chef de rang Carmine Elmo.

Viene infine calato il sipario sul classico e confortante tiramisù all’italiana e sul ricordo affettuoso della pastiera napoletana – rigorosamente con ricotta, canditi e senza crema – che Cannavale ha imparato a fare sin da bambino, avendo ricevuto in dono il privilegio di poter aiutare la mamma e la nonna nella propria cucina di casa. I genitori avevano visto lungo.



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