Il Mezzogiorno d’Italia conserva bellezze naturalistiche e paesaggistiche conosciute in tutto il mondo. Lo dimostrano i numeri esponenziali del turismo che ha visto premiare le regioni del Sud tra le mete preferite di chi cerca un’oasi di pace e buon cibo.
Un territorio zavorrato negli anni bui del dopoguerra dalla piaga della criminalità e dell’arretratezza economica, oggi riscoperto e valorizzato come merita per cultura, enogastronomia e quale simbolo di calda accoglienza mediterranea: dal piccolo borgo contadino dell’entroterra ancora inesplorato a quello marinaro incastonato tra fiordi e spiagge di sabbia dorata e acque cristalline.

La storia del treno in Italia
La storia del Meridione ha radici che originano nella notte dei tempi quando popolazioni come Greci, Romani e poi le dinastie dei Saraceni, dei Normanni e degli Aragonesi, hanno trasformato per sempre il volto di ciò che era l’antica Magna Grecia.
I sovrani borbonici del Regno delle Due Sicilie erano alla ricerca di continue migliorie e novità industriali. La prima ferrovia della Penisola venne costruita nel 1839 proprio in Campania, lungo la tratta Napoli-Portici, dalla società francese Bayard & De Vergès.

La Ferrovia Napoli-Portici
Il tratto iniziale, costituito da un binario unico che venne rapidamente raddoppiato nei mesi successivi, rappresentò lo spartiacque nel periodo della cosiddetta Rivoluzione Industriale. Una sola locomotiva a vapore in funzione, denominata “Vesuvio”, di costruzione inglese dalla Longridge e Co. di Newcastle e che sviluppava una potenza – oggi risibile – di appena 65 CV.
Un successo senza precedenti con oltre 80 mila viaggiatori in poco più di un mese, che ha portato un’accellerazione consistente dei lavori in tutto il reame con un indotto in termini di occupazione e progresso incalcolabile. La prima conseguenza pratica fu proprio la trasformazione dell’industria siderurgica di Pietrarsa nel Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive, fondato da Ferdinando II di Borbone nel 1840, il primo nucleo industriale d’Italia con ben 1500 operai in piena attività.

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa
Lo stabilimento produttivo rimase operativo fino agli anni ’70 del ‘900, quando l’affermarsi delle locomotive elettriche e diesel determinò il declino dei mezzi a vapore. Nel 1977 le officine furono quindi destinate a diventare museo, inaugurato nel 1989 dopo i necessari lavori di adeguamento.

Passeggiare tra i padiglioni del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa è un po’ come tornare ai ricordi dell’infanzia, quando il gioco più bello e ambito era il trenino elettrico con le rotaie allungabili e i locomotori uniti ai vagoni diversi a seconda delle epoche e delle tipologie. Il 1 maggio appena trascorso rappresenta la Festa del Lavoro e mai lavoro più bello e usurante è stato quello dei primi ferrovieri, quando il carbone era il solo combustibile a disposizione.
Un lavoro difficile e ricco di fascino, che elevava l’intera categoria (conducenti, operai, controllori e capo stazioni) al rango di lavoratori stimati e ammirati dalla popolazione.

La storica collezione treni
La collezione si compone di oltre 55 rotabili storici collocati negli antichi padiglioni dell’opificio borbonico che, un tempo, ospitavano i reparti specializzati nelle varie lavorazioni del ciclo produttivo. Prima dell’avvento delle “Littorine”, infatti, vi erano i treni in cui si veniva avvolti dal vapore della locomotiva, quelli delle panche di legno e delle carrozze sovraffollate, la mitiche “Terrazzini” e “Centoporte”.

La carrozza del Re
Negli anni venti del ‘900 fu commissionato alla Fiat un apposito treno per i viaggi del re e della sua famiglia che doveva essere dotato delle più moderne tecnologie disponibili. Consegnato nel 1929, il nuovo treno reale disponeva di tre carrozze, una per la regina, una per il re (perduta nel secondo conflitto mondiale) e la sala da pranzo.
L’allestimento interno fu curato dal noto architetto Giulio Casanova, che progettò i tre interni in modo davvero fastoso, come testimoniato dalla vettura preservata in questo Museo. Con la fine della monarchia, vennero apportate alcune modifiche alle decorazioni, eliminando i riferimenti alla Casa reale e al regime fascista.

Nacque così il nuovo treno presidenziale, consegnato nel 1948. Aveva in composizione la vettura salone Sz 1, già appartamento della regina, cui furono aggiunte altre tre nuove carrozze e, in seguito, il fastoso salone Sz 10, la vettura sala da pranzo del treno reale, oggi a Pietrarsa.
Fondazione FS Italiane
La Fondazione FS italiane è il custode e gestore del grande patrimonio storico delle Ferrovie italiane: costituita il 6 marzo 2013 riunisce sotto la sua tutela un parco di rotabili storici composto da 400 mezzi, i fondi archivistici e bibliotecari, i musei di Pietrarsa e Trieste Campo Marzio e le linee ferroviarie un tempo sospese, oggi recuperate ad una nuova vocazione turistica con il progetto «Binari senza Tempo».

FS Treni Turistici Italiani è l’impresa Ferroviaria del Gruppo FS che gestisce i treni storici della Fondazione FS.
Museo Nazionale Ferroviario di Petrarsa
Via Petrarsa snc – Napoli (NA)
CONTATTI: Tel. 081 472003 | Mail: museopietrarsa@fondazionefs.it
ORARI DI APERTURA
- MERCOLEDÌ: solo su prenotazione
- GIOVEDÌ: dalle 9:30 alle 20:00
- VENERDÌ: dalle 9:00 alle 17:30
- SABATO E DOMENICA: dalle 9:30 alle 19:30
È possibile acquistare il biglietto di ingresso presso la biglietteria del Museo il giorno stesso della visita.
Ingresso con visita libera
- 9,00 € intero
- 6,00 € ridotto (under 18 e over 65)
- 20,00 € tariffa speciale per due adulti e un ragazzo di età compresa tra i 6 e i 17 anni
- 25,00 € tariffa speciale per due adulti e due ragazzi di età compresa tra i 6 e i 17 anni



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