La Via Francigena in Campania: un viaggio lento nel cuore del Sannio

C’è una Campania che conosciamo tutti.

Quella del mare, delle grandi città, delle pizze fumanti, dei tramonti sul Golfo e dei luoghi che finiscono sulle cartoline.

E poi c’è un’altra Campania.

È quella che si scopre lentamente, seguendo una strada antica, mettendo da parte l’auto e lasciandosi guidare dal passo.

È la Campania della Via Francigena.

Oltre 200 chilometri che attraversano le province di Caserta, Benevento e Avellino, tra borghi, campagne, boschi, fiumi, città d’arte e territori dove la storia non è soltanto qualcosa da leggere sui libri, ma è ancora lì, davanti agli occhi.

Una Campania forse meno conosciuta, ma proprio per questo capace di sorprendere.

E se c’è un luogo dove questa sensazione diventa particolarmente forte è Benevento.

Una città che sembra avere dentro più città: sannita, romana, longobarda, pontificia.

Una città da attraversare lentamente, proprio come si attraversa un cammino.

Perché qui la Via Francigena non è soltanto una strada.

È un modo diverso di entrare nel territorio, di guardarlo e, perché no, anche di assaggiarlo.

Una strada che racconta la Campania

La Via Francigena arriva in Campania dal Lazio meridionale, attraversa l’alto Casertano e prosegue verso il Sannio, l’Irpinia e poi la Puglia.

Teano, Calvi Risorta, Capua, Santa Maria Capua Vetere, Caserta, Maddaloni, fino ad arrivare a Benevento, Paduli e Buonalbergo.

Un percorso nel quale cambiano continuamente il paesaggio e la storia.

Ci sono i resti della Campania romana, i borghi medievali, i castelli, le campagne, i vigneti e gli uliveti.

E poi ci sono le persone.

Perché un cammino, alla fine, non è fatto soltanto di chilometri.

È fatto soprattutto di incontri.

Il tracciato regionale coinvolge oggi 62 Comuni delle province di Caserta, Benevento e Avellino e rappresenta una delle azioni attraverso cui la Regione Campania sta puntando sul turismo lento e sulla valorizzazione delle aree interne.

Un progetto che negli anni è cresciuto attraverso interventi dedicati alla sicurezza, alla segnaletica, alla fruibilità e alla promozione del percorso.

Da Teano a Benevento, storia ad ogni passo

Il viaggio può partire da Teano, attraversando alcuni dei territori più suggestivi dell’alto Casertano.

Poi il cammino prosegue verso la valle del Volturno e il Sannio, passando attraverso luoghi come Faicchio, Telese Terme e Vitulano, prima di arrivare a Benevento.

Ed è qui che cambia anche il modo di guardare.

Perché Benevento è una città che non si lascia raccontare in una sola epoca.

Sannita, romana, longobarda, pontificia.

Una città stratificata, dove la storia non è confinata dentro un museo ma si incontra semplicemente passeggiando.

L’Arco di Traiano è uno dei simboli più conosciuti della città e racconta l’importanza che Benevento ebbe in epoca romana.

Il Teatro Romano, ancora oggi imponente, restituisce invece l’immagine di una città che duemila anni fa aveva già una propria dimensione monumentale.

E poi c’è Santa Sofia, patrimonio UNESCO, testimonianza straordinaria della Benevento longobarda.

Ma la cosa che più colpisce è che basta continuare a camminare per trovare un’altra storia.

La Rocca dei Rettori, una storia dentro la storia

La Rocca dei Rettori domina la città e, vista da fuori, sembra semplicemente una fortezza.

In realtà la sua storia comincia molto prima delle sue mura.

Nell’area sono state individuate testimonianze di una necropoli sannitica risalente al IV secolo avanti Cristo. Nei secoli il luogo è stato poi trasformato e utilizzato in epoca romana e longobarda, fino a diventare sede dei rettori pontifici.

Un concentrato di epoche diverse che racconta perfettamente Benevento.

Qui ogni pietra sembra avere qualcosa da dire.

E forse è proprio questa la caratteristica più affascinante della città: non devi necessariamente cercare la storia.

È lei che viene a cercare te.

E poi arriva il gusto

In piazza Risorgimento, prima di continuare la visita, arriva una pausa che in un viaggio in Campania non può certo mancare.

La Pro Loco di Benevento ci ha accolto con un piccolo assaggio delle tante bontà del territorio.

Caciotta, capocollo, l’immancabile torrone e calici di Aglianico e Falanghina.

Una degustazione semplice, ma capace di raccontare molto.

Perché il territorio non si conosce soltanto guardandolo.

Si conosce anche assaggiandolo.

E il Sannio, da questo punto di vista, ha davvero tanto da raccontare.

L’Hortus Conclusus e l’arte che incontra la storia

Dalla storia antica alla contemporaneità il passo, a Benevento, è sorprendentemente breve.

Basta entrare nell’Hortus Conclusus. Un’oasi verde nascosta nei piccoli vicoli del centro della città.

Nel giardino dell’antico convento di San Domenico, Mimmo Paladino ha creato nel 1992 un museo a cielo aperto che oggi è uno degli spazi più particolari della città.

Sculture, simboli e natura convivono in uno spazio sospeso, dove il linguaggio contemporaneo dialoga con la memoria del territorio.

Il cavallo, le figure, le forme geometriche e gli elementi che compongono l’opera sembrano quasi uscire dal giardino e incontrare la storia di Benevento.

Ed è bello vedere come una città così legata al passato riesca a raccontarsi anche attraverso l’arte contemporanea.

Perché conservare la storia non significa necessariamente fermarsi alla storia.

Significa anche continuare ad aggiungere nuovi capitoli.

Il Ponte Leproso e la Benevento romana

E poi c’è un altro luogo che merita una sosta: il Ponte Leproso.

Uno dei ponti più antichi di Benevento, costruito per permettere alla Via Appia di attraversare il fiume Sabato, che pochi metri più avanti incontra il Calore.

Un altro pezzo di quella grande infrastruttura romana che collegava territori e persone e che, in qualche modo, continua ancora oggi a vivere attraverso la Via Francigena.

Una Francigena che può cambiare il turismo

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del progetto.

La Via Francigena può diventare molto più di un percorso per appassionati di trekking o pellegrini.

Può essere una vera infrastruttura turistica capace di mettere in rete territori che troppo spesso vengono attraversati senza essere realmente conosciuti.

Il turismo lento porta persone nei piccoli centri.

Le fa fermare.

Dormire.

Mangiare.

Acquistare prodotti locali.

Conoscere un produttore.

Visitare una cantina.

Entrare in una chiesa.

Parlare con chi vive quel territorio.

È un turismo diverso da quello mordi e fuggi.

E proprio per questo può rappresentare una grande opportunità per le aree interne.

La Regione Campania ha investito e continua a investire sul progetto, con interventi dedicati alla messa in sicurezza, alla segnaletica, all’accessibilità e alla valorizzazione del percorso.

La nuova fase di programmazione FSC 2021-2027 prevede 4 milioni e 475 mila euro per la Via Francigena in Campania, dei quali 4 milioni e 300 mila destinati agli interventi di valorizzazione.

Numeri importanti, che raccontano la volontà di trasformare il cammino in qualcosa di strutturale.

Non soltanto una strada da percorrere, ma una rete capace di generare turismo, economia e nuove opportunità.

Benevento oltre la stagione

«Benevento ha un turismo essenzialmente autunnale e invernale – ci racconta la Pro Loco – ma va detto che la valorizzazione della Francigena sta creando un importante movimento nel corso di tutto l’anno».

Ed è forse questa una delle sfide più interessanti.

Portare visitatori a Benevento non soltanto quando c’è un evento, una manifestazione o una particolare ricorrenza, ma durante tutto l’anno.

Far conoscere la città quando cambiano i colori delle colline.

Quando i vigneti si preparano alla vendemmia.

Quando arriva l’autunno.

Quando il territorio si veste di verde in primavera.

Perché Benevento non è una città da vedere una volta.

È una città da scoprire.

E la Francigena può diventare proprio questo: una porta d’ingresso verso un territorio più grande.

Il cammino continua

Il lavoro, naturalmente, non è finito.

La segnaletica lungo la ciclabile è già stata rinnovata e sono in programma nuovi interventi per rendere il percorso sempre più accogliente e sicuro.

Perché un cammino funziona quando chi lo percorre sa dove andare, trova servizi, può fermarsi e soprattutto sente di essere accolto.

E qui torna il concetto più importante: il turismo lento non significa soltanto andare piano.

Significa guardare meglio.

Alla fine non conta soltanto dove arrivi

Forse è proprio questo che mi piace della Via Francigena.

L’idea che il viaggio non coincida con la destinazione.

Che il bello sia tutto quello che accade nel mezzo.

Un panorama.

Un borgo.

Una storia raccontata da qualcuno del posto.

Un monumento che avevi visto mille volte in fotografia e che dal vivo assume tutt’altro significato.

Un ponte romano.

Una rocca.

Un giardino d’arte.

E poi una tavola.

La caciotta.

Il capocollo.

Il torrone.

Un calice di Aglianico.

Uno di Falanghina.

Perché alla fine, soprattutto in Campania, anche il gusto fa parte del viaggio.

La Via Francigena è questo.

Una strada antica che oggi può diventare una nuova occasione per conoscere una Campania diversa.

Quella dei piccoli borghi, dei cammini, delle aree interne, dei vigneti, delle storie che resistono e dei territori che hanno ancora voglia di raccontarsi.

E Benevento è una di quelle città che non si limitano a essere una tappa.

La attraversi.

La guardi.

La ascolti.

La assaggi.

E poi, inevitabilmente, qualcosa te la porti a casa.

Perché certi luoghi non li visiti soltanto.

Restano.

Immagine di Veronica Caprio

Veronica Caprio

Giornalista e professionista della comunicazione da oltre 15 anni, romana di nascita, irpina per origini e napoletana d’adozione. Ho Roma nel cuore, ma nelle vene scorre il Taurasi. Sono cresciuta tra i vigneti secolari della mia famiglia respirando fin da bambina il profumo della terra e il ritmo delle stagioni. Mi piace cercare le storie che si nascondono dietro un luogo, un piatto, un calice di vino o un evento. Racconto il mondo del food, del vino, del turismo e della cultura con uno sguardo curioso e personale, dando spazio soprattutto alle persone e alle identità dei territori. Perché, in fondo, raccontare un territorio significa prima di tutto conoscerlo, viverlo e lasciarsi emozionare dalle sue storie.

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