La pizza è poesia a pochi passi dal mare di Posillipo

Di stereotipi su Napoli ce ne sono tanti, forse troppi. Alcuni belli e veri, altri molto cattivi poco veritieri e tanto ingigantiti e una parte di questi riguarda la cucina.

Dicono che si mangi tanto per tante ore, soprattutto pasta, fritti, pizza, la migliore in assoluto e che si beva una quantità smisurata di caffè. Io da napoletana posso dire che mi piace stare a tavola, amo nutrirmi soprattutto di carboidrati e che bevo caffè tra un pasto e l’altro, ma non sono mai stata una sostenitrice del “come si mangia qui, non si mangia da nessun’altra parte!”.

Sono dell’idea che bisogna assaggiare di tutto, allenando così mente e palato, e che se volete offrirmi un pezzo di pizza con l’ananas o una pizza in un bar a Trento potrei tranquillamente accettare, senza fare inutili paragoni.

Quindi direi di lasciar perdere le giurie che decretano dove fanno la miglior pizza, se Napoli, il resto della Campania o qualche altra città nel mondo. Non è questo il punto fondamentale, secondo me. Un buon impasto, ottimi ingredienti e tanta conoscenza possono essere qualità di un prodotto che non per forza dipendono dalle sue origini.



Però c’è una cosa su cui sono abbastanza sicura: a Napoli la pizza non è solo un piatto tipico. Qui l’arte della farina bianca diventa identità, storia, ricchezza e fonte di felicità per chiunque la gusti accanto al mare.

Da poche settimane, è arrivata una novità in città: il celebre ristorante Palazzo Petrucci a Posillipo, tra il Vesuvio e Palazzo Don’Anna, una delle strutture più misteriose e amate dai partenopei, ha aperto la propria pizzeria a piano terra. O meglio a piano sabbia.

Il nuovo inquilino a Palazzo è il pizzaiolo Davide Ruotolo, che chiamo “nuovo” solo per questa sede ovviamente, visto che da più di dieci anni guida egregiamente la pizzeria dell’omonima struttura a San Domenico Maggiore.
 
E così un luogo che per anni ha rappresentato, e rappresenta tuttora, l’alta cucina napoletana apre le sue porte a un’esperienza più informale, quella della pizza.

La sala è bianca, essenziale, nulla di particolarmente ricercato. Tavoli e sedie bianche, tovaglioli di carta, bicchieri e posate con dettagli blu. A dividere la sala dalla spiaggia e dal mare, solo una lunga vetrata che ospita i posti più panoramici per poter mangiare.



Presa dall’euforia e dalla bellezza del posto, decidiamo di ordinare due pizze speciali:

Davide Ruotolo
Focaccia con pomodorino semi-dry, stracciata di bufala,
zeste di limone, formaggio, origano e basilico

Nessun ingrediente sovrastava l’altro, rendendo la pizza leggera, fresca, croccante. È stato il saluto perfetto all’estate.

Lino Scarallo
Crema di cipolla, fiordilatte, pecorino, acciughe e lime

Con questa mi sono divertita di più. La crema di cipolla era così dolce che contrastava perfettamente la sapidità delle acciughe, ci avrei fatto la scarpetta con quella crema.

Al posto di una terza pizza, ho chiesto di assaggiare un piccolo miracolo racchiuso in una coppa creato apposta per il giorno di San Gennaro: Metamorfosi di Margherita.
Oltre al sangue del Santo Patrono, anche il mio cuore si è sciolto.



Potrei dirvi che è stata la pizza più buona che abbia mangiato negli ultimi mesi, oppure potrei fare il contrario e cercare quel dettaglio che non mi ha convinto perché in fondo una recensione sembra quasi obbligata a trovare qualcosa da promuovere o da bocciare ma sarebbe riduttivo.

Perché tra la sapidità delle alici, la delicatezza della burrata e la scarpetta col cornicione che volevo farmi con la crema di cipolla, c’era qualcosa che andava oltre quello che stavo mangiando. Era la sensazione di sentirsi speciali.

Non l’idea di aver mangiato una buona pizza in un posto straordinario, ma quella di aver capito ancora una volta che il cibo non è soltanto quello che hai nel piatto. È il luogo, è chi te lo serve, è chi hai accanto, è il momento, è il piacere di condividere un pensiero. È la sensazione che ti resta quando ti alzi da tavola.

Una buona pizza, in fondo, la si può mangiare ovunque. Ma, con questo tocco di poesia e romanticismo, solo a Napoli.

Immagine di Simona Fiengo

Simona Fiengo

Lavoro nell’ambito della comunicazione e del marketing digitale da oltre dieci anni, specializzandomi come Social Media Strategist, Content Creator e PM per il settore cinematografico e, successivamente, per il mondo del Food & Beverage. Curiosità, istinto e passione per le storie sono il fil rouge della mia professionalità e personalità. Sui social ripeto spesso "Ti ci devo portare" - come il nome delle pagine social - ma in realtà adoro uscire e scoprire posti nuovi da sola. La mia felicità è direttamente proporzionata alla scoperta di un buon ristorante, al caffellatte la mattina e alla vicinanza del mare.

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