San Gennaro è appena trascorso ed il sangue si è sciolto alla presenza di migliaia di fedeli. Un buon segno di speranza per il futuro; un rituale celebrato anche nei dolci nel recente contest organizzato da Mulino Caputo presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Il futuro appartiene anche alle giovani leve della cucina, che cercano di seguire le orme dei genitori e degli esempi virtuosi di un mondo molto articolato. Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola ha avuto un solo mentore nella sua vita: il padre Vincenzo chef pluristellato michelin in tante strutture italiane.
Angelo, 23 anni compiuti da poco, vanta già una gavetta di tutto rispetto che lo ha riportato a casa in famiglia, per continuare il percorso di formazione nel campo della pasticceria e dei lievitati in team con il sous chef Antonio Della Monica che si occupa anche della panificazione. L’amore iniziale per il salato – in particolare nella partita degli antipasti – e poi la virata verso i dessert e le coccole di fine pasto narrano di un giovane talento disposto al sacrificio, alla passione per il mestiere e alla irrefrenabile voglia di crescere.

Angelo Guarino, com’è lavorare accanto a papà Vincenzo?
«Molto impegnativo non lo nascondo. Nessuno sconto, nessuna concessione anche e proprio per il legame di parentela che ci lega e che non deve costituire alcun favoritismo di sorta. Grazie a lui sto imparando tutti i segreti di un lavoro bello, quanto difficile».
Ci racconti l’idea del dessert “San Gennà… penzace tu” presentato in gara al concorso di Mulino Caputo?
«Il dolce è una tartelletta di pasta frolla, con lamponi e crema di mandorle, mousse di yogurt glassato al lampone, bigné con cremoso al té matcha e craquelin al cioccolato. L’abbiamo studiato e realizzato in un mese di prove, per renderlo equilibrato e mai stucchevole, con quel tocco rinfrescante finale dato dal cremoso al tè matcha».

Un sogno per il futuro?
«Lavorare all’estero dai nomi più importanti della ristorazione mondiale. Ma per quello c’è tempo, adesso sto bene ad Agerola a La Corte degli Dei con mio padre».
La difficoltà maggiore di essere oggi un pastry chef?
«Gli inizi, capire bene dosi, tecniche e preparazioni che devono essere meticolose. Proprio come l’antipasto all’inizio di un pasto, anche i dessert sono il biglietto da visita di un ristorante e della bravura della sua brigata in cucina. Sbagliarli compromette il giudizio complessivo dell’ospite».
E la tua soddisfazione più importante?
«Creare qualcosa che possa incontrare l’approvazione di mio padre Vincenzo. I suoi occhi felici che mi osservano all’opera sono il vero premio per ogni sforzo fatto finora».
Si ringrazia infine Luigi Apicella – Giallo Limone ADV per le foto inserite nel presente articolo.



A Battipaglia la vita rurale della Piana del Sele nella galleria di immagini del ristorante gourmet Cinque Foglie e nella nuova cantina
Toscana – Quando il Vino Nobile di Montepulciano si racconta a tavola
Napoli, al Gran Caffè Gambrinus una gigantesca torta “Mimosa” per festeggiare tutte le donne
Napoli, quando la fotografia incontra l’alta cucina: Sam Shaw e il mito di Marlon Brando al Deschevaliers Restaurant – Hotel De Bonart Naples
Chianina & Syrah 2026 – I migliori assaggi e le considerazioni dall’anteprima “Sarà Syrah”