Passeggiando lungo i crinali morbidi di quest’angolo di Veneto, vocato quasi per intero alla viticoltura, ci si chiede come mai si siano alternate fasi di storia intrise di successi memorabili e altrettanti momenti di buio. Valpolicella e Soave sono legate a doppio filo da una continuità territoriale e, verrebbe da dire, anche commerciale.

Prendendo spunto dalla recente degustazione dei prodotti di Cà Rugate, organizzata dall’Agenzia di comunicazione Iconica, un filo logico appare immediato. La ricerca di un posizionamento preciso di mercato ha dominato per anni le scelte consapevoli degli attori in gioco. A volte persino a scapito dell’anima autentica dei vini, che nulla hanno a che fare con alcune espressioni troppo morbide e spersonalizzate proposte alla grande massa.

La storia di Cà Rugate e della famiglia Tessari
Michele Tessari tutto questo lo sa bene e non ha nessun timore ad affrontare virtù e lacune di un areale che ha scritto la storia dell’enografia in regione. Storia e futuro che si intrecciano in questa cantina veronese, creata e sviluppata dai Tessari ormai da quattro generazioni. Dal capostipite Amedeo, attento produttore e conferitore d’uva, si giunge alla svolta nel 1986 con la creazione del brand così come oggi è conosciuto. Gli inizi parlavano di Soave e di Garganega, un vino “misterioso”, quasi scomparso dai radar comunicativi, che narrava di presenze ai banchetti reali di mezza Europa a cavallo di fine ‘800 e prima metà del secolo scorso.

Per chi non conoscesse o avesse mai sentito parlare del potenziale della Garganega, rammentiamo alcuni assaggi di vecchie annate di Soave Classico con oltre 30 anni di vita alle spalle, ancora straordinariamente vivi e sapidi. Una varietà generosa, forse troppo se catturata dall’enfasi speculativa di produrne più di quanto consentito dal legame tra quantità e qualità. Magari unendola pure a vitigni internazionali dalla consistenza a dir poco impalpabile, confrontati con un autoctono gigante di razza.
In tale contesto, nel 1989, l’espansione economica di Cà Rugate si trovò di fronte ad una scelta affatto semplice: proseguire con acquisizioni verso i Colli Berici o la confinante Valpolicella? L’opzione cadde sulla seconda ipotesi, la futura sede aziendale a Montecchia di Crosara (VR), per l’imbottigliamento dei vini rossi tra cui lo storico Amarone.

Le varietà d’uva coltivate
A completare la gamma mancava solo una grande bollicina all’appello. Ecco, infine, lo sguardo puntato verso i Monti Lessini e la Durella, tagliente e minerale quanto mai negli spumanti nostrani. Dal 2008, riassumendo, negli oltre 90 ettari tra Soave Classico, Valpolicella e Lessini Durello, vengono coltivate varietà autoctone come Garganega, Trebbiano di Soave e Durella per i bianchi; Corvina, Rondinella e Corvinone per i rossi, per un totale di circa 750.000 mila bottiglie, di cui il 50% per il mercato internazionale su 45 Paesi.
Ca’ Rugate è a conduzione biologica, sede di un Museo del Vino, che espone oltre 150 strumenti e attrezzi usati dalla famiglia Tessari in oltre un secolo di attività vitivinicola. Sito di interesse regionale, l’esposizione è ambientata in una casa contadina del Novecento, riproduzione quanto più fedele all’abitazione del tempo, cui si aggiunge una Fattoria Didattica, per percorsi dedicati agli studenti degli istituti scolastici.

Dal 2023, la cantina è anche Fattoria Sociale, sede di un parco faunistico di oltre 3.000 mq, con attività volte alla valorizzazione del turismo inclusivo e alla creazione di laboratori a tema.
Il logo aziendale, curato dell’artista Annalisa Bollini, rappresenta la summa ideale di un pensiero, di un’idea e di un percorso della mente e del cuore. L’opera prende spunto dalla casa delle Rugate, a Monteforte d’Alpone, nell’areale di Monte Fiorentine, vera anima pulsante di tutta la storia della famiglia Tessari.
I vini degustati

Lessini Durello Riserva “Amedeo”
Millesimo 2018, sboccatura nel 2022, oltre 36 mesi sui lieviti, uve raccolte a Roncà frazione Brenton. Pas Dosé identitario, dove l’acidità marca il sorso senza squilibri di sorta. A breve vedrà la luce la tanto agognata separazione in Disciplinare tra i vini da metodo Charmat e quelli Metodo Classico, ponendo fine ad un sistema che rischiava di confondere i consumatori. Per la prima tipologia, in autoclave, l’etichetta prevederà la dicitura Lessini Durello. Per le rifermentazioni in bottiglia invece, verrà indicato Monti Lessini valorizzando la zona d’elezione. Dati analitici da brivido: due i numeri in particolare, pH sotto il valore 3 e acidità totale intorno a 10 g/l. Vibrazioni agrumate e floreali tali da renderlo un vino estremamente gastronomico.

Soave Classico 2022 “Monte Fiorentine”
La storia di Cà Rugate e della Garganega, accompagnata dalla vendemmia 2019 da un piccolo saldo del 10% di Trebbiano di Soave. Vigna degli anni ’50 piantata da Fulvio Beo Tessari, che voleva ricreare nel campo ciò che aveva visto con i propri occhi in Francia durante la prigionia della Seconda Guerra Mondiale. Suolo vulcanico dagli inserti calcarei e sistemi di allevamento a pergola quanto mai utili nelle recenti fasi di climate-change. Delicate nuance di mela golden, susine mature ed un volume di sorso ampio e materico dai toni melliflui, officinali e iodati.

Valpolicella Superiore 2022 “Campo Lavei”
Un crinale di circa 40 ettari d’estensione, poggiato su un basamento calcareo. L’enologo Beppe Caviola, consulente di Cà Rugate dal 2004, ci ha abituati a vini d’eleganza ed estremo controllo nella sua proficua attività in giro per l’italia. Qui ha cercato di ridurre la potenza estrattiva con rapide macerazioni e legni grandi in fase di maturazione. Il risultato, però, resta figlio di un’annata eccessivamente calda dove trovare la quadra giusta nell’esaltazione del frutto di bosco, poco appesantito, non era scontata. Scuro nel colore e nel sapore con spezie forti e riverberi calorici in chiusura.

Amarone Classico della Valpolicella 2017 Cima Caponiera
Estrema propaggine a Ovest del Comprensorio, dedicata, nel nome d’etichetta, ai fortini doganali ora in abbandono utilizzati per stanare i contrabbandieri del passato. Siamo a Sant’Ambrogio della Valpolicella, località Monte, dove Corvina, Corvinone e Rondinella crescono e maturano a 600 metri d’altitudine con esposizioni fresche. Non si richiede di lavorare “in sottrazione”, ma semplicemente di far esprimere al meglio ciò che offre un simile territorio. Il risultato che ne consegue è a dir poco splendido: agilità di beva, potenza agrumata con ricordi di tamarindo, fragole selvatiche e cassis, accompagnati da polvere di caffè, sfumature balsamiche ed finale ematico, lungo e appetitoso. Grande interpretazione in chiave moderna e tradizionale al contempo.

Caliamo i sipari con l’originale Vermouth preparato con Amarone della Valpolicella. Don Luigi Zocca di Sprea, nell’Alta Val d’Alpone in provincia di Verona, fu l’erborista che tra il XIX e il XX secolo lasciò in eredità un orto botanico di grande valore culturale e territoriale. La famiglia Tessari, ispirandosi a questa secolare tradizione, ha coniugato la passione per la coltivazione di erbe officinali alle “Rugate” con l’Amarone della Valpolicella, frutto delle vocate vigne di Montecchia di Crosara, dando vita ad un Vermouth unico con ben 46 erbe officinali utilizzate. Un prodotto che si distingue per l’assoluto piacere al gusto, senza forzature aromatiche, esaltando la dolcezza delle uve appassite sui graticci.



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