I vini del Vesuvio, una preziosa risorsa per la Campania nel mondo

Due le masterclass guidate dalla giornalista Chiara Giorleo nell’ambito di Vesuvio Wines Experience Tour, per guidare stampa nazionale ed estera in uno studio approfondito dei vini del Vesuvio.

Partendo dal territorio e dalle sue caratteristiche, abbiamo disegnato un quadro completo della produzione vinicola di uno dei vulcani più famosi al mondo attraverso una serie di campioni rappresentativi. I due approfondimenti ci hanno restituito la fotografia chiara di un territorio in evoluzione da una vitivinicoltura di stampo tradizionale verso  scelte che, pur ben radicate nell’eredità territoriale, risultano sempre più distintive,  moderne e capaci di marcare il passo di un mercato esigente.

Il complesso Monte Somma – Vesuvio è costituito da due blocchi: il Monte Somma, geologicamente più antico e complesso, costituito da terreni vulcanici misti ad argilla; il Vesuvio, di più recente costituzione, il cui suolo è rappresentato da sabbie e ceneri vulcaniche scure. La caratteristica principale di questo territorio è l’alta concentrazione di potassio, che se da un lato rende i suoli particolarmente fertili dall’altro determina un innalzamento del PH del mosto d’uva abbassandone l’acidità. Da un punto di vista pedoclimatico, il Consorzio Tutela Vini Vesuvio guidato dal suo presidente Ciro Giordano, ha mappato il territorio suddividendolo in quattro quadranti, per meglio individuare le caratteristiche dei vini: Vesuvio mare (versante ovest), Vesuvio terra (versante sud), Monte Somma terra (versante est), Monte Somma Mare (versante nord).

I disciplinari di riferimento per la produzione vinicola sono tre: Vesuvio DOP, Catalanesca del Monte Somma IGP, Pompeiano IGP. Il primo è chiaramente quello più rappresentativo e storicamente rilevante; l’IGP Catalanesca è quello di più recente costituzione risalente al 2011; il Pompeiano invece abbraccia tutta la provincia di Napoli ad esclusione di Ischia (quindi non è esclusivo dell’areale Vesuvio).

La Vesuvio DOP riconosce la possibilità di produrre vini sia in blend che in monovarietale. La denominazione dei vini in blend può riprendere semplicemente la denominazione Vesuvio oppure aggiungere al toponimo la dicitura Lacryma Christi, che ha valore puramente storico leggendario e non è indicativa di alcuna caratteristica specifica del vino. I monovarietali invece sono espressione dei vitigni più rappresentativi dell’areale – caprettone, falanghina, piedirosso e aglianico – che devono rappresentare almeno l’85% del vino.

Discorso a parte merita la catalanesca, che ha un proprio specifico disciplinare. Varietale importato nel XV secolo dalla Spagna per la produzione di vino, successivamente è stata registrata come uva da tavola, per poi tornare nuovamente ad essere riconosciuta come uvaggio destinato alla vinificazione nel 2006, fino alla costituzione di un disciplinare specifico nel 2011. Tale commistione è dovuta al fatto che la catalanesca è un’uva molto rigogliosa, caratteristica che la rende adatta anche al consumo da pasto.

I VINI BIANCHI

La base ampelografica dei vini bianchi è costituita principalmente da caprettone, falanghina, coda di volpe e catalanesca. Il caprettone è un uvaggio autoctono del Vesuvio, in passato spesso confuso con la coda di volpe, produce vini di media acidità, accentuata sapidità, con sentori citrini e di fiori bianchi. La catalanesca invece si caratterizza per vigoria e buccia spessa che la rende particolarmente resistente; produce vini di buona freschezza e sapidità, marcati da sentori più morbidi di frutta tropicale e albicocca.

Al netto delle peculiarità di ogni campione, la caratteristica principale della batteria di vini è la spiccata sapidità e la nota amaricante di fondo, elementi che, quando ben integrati, si traducono nell’eleganza degli sfaccettati bouquet di macchia mediterranea.

La nostra degustazione si apre con due spumanti metodo classico caprettone e catalanesca in purezza: Volo 31 VSQ di Tenuta La Mura, con sentori di erbe aromatiche e una screziatura ossidata, ha sorso largo e disteso, Català 1930 VSQ di Montesommavesuvio, sbuffi empireumatici ben integrati e sorso netto ed elegante. I due campioni sono rappresentativi di un buon grado di spumantizzazione in un territorio climaticamente caldo, che per le  caratteristiche intrinseche non favorisce lo sviluppo di una spiccata acidità.

I bianchi fermi si sono susseguiti in una carrellata che ha visto alternarsi monovarietali e blend di cantine collocate in ciascuno dei quattro quadranti Vesuvio:

Pietrargento Vesuvio Caprettone DOP 2025 di Tenuta Augustea (Somma Vesuviana  Monte Somma Terra): sentori sulfurei abbastanza persistenti, poi frutta bianca; sorso semplice, morbido e sapido; Munazei Lacryma Christi bianco DOP 2025 di Casa Setaro (Trecase – Vesuvio Terra)- caprettone in purezza: frutta a pasta bianca, fiori bianchi, rosmarino, sorso citrino e verticale con chiusura su pompelmo rosa; Gaius Vesuvio Lacryma Christi DOP 2025 di De Angelis 1930 (Vesuvio Mare)- 60% caprettone/40% falanghina: frutta esotica matura ed erbe mediterranee, sorso ampio, iodato e fresco; Eusebia Vesuvio Lacryma Christi bianco DOP 2024 Masseria dello Sbirro (Ercolano – Vesuvio mare) – 80% caprettone/20% falanghina: lieve nota sulfurea, fiori gialli e vena citrina, un accenno di frutta secca tostata, sorso agrumato e fresco; Vesuvio Lacryma Christi bianco DOP 2024 La Cantina del Vulcano (Somma Vesuviana – Monte Somma terra) – caprettone in purezza: screziatura ossidata anche al palato, frutta gialla, nota mentolata, sorso mediamente fresco e mediamente sapido; Vesuvio Lacryma Christi bianco Superiore DOP 2024 Cantina del Vesuvio (Trecase – Vesuvio Terra) – caprettone in purezza: naso ricco di frutta gialla e zest di limone candito, il sorso disteso ed equilibrato si richiama continuamente; Vigna del Vulcano Vesuvio Lacryma Christi bianco DOP 2023 Villa Dora (Terzigno – Vesuvio Terra) 80% caprettone/20%falanghina: chiaro esempio di un’ottima evoluzione evoluzione che si esprime nel naso intenso di frutta tropicale matura, note lattiche e sentori fumée appena accennati, sorso lungo, morbido e senza spigolosità, di nota sapida ben integrata al sapore di erbe mediterranee; Summa Catalanesca del Monte Somma IGP 2024 Cantine Olivella (Sant’Anastasia – Monte Somma mare) – catalanesca in purezza: naso dolce di fiori bianchi, tiglio e sambuco, al palato fresco, invitante nel gioco alternato tra erbe mediterranee e  sambuco.

I VINI ROSATI E ROSSI

La base ampelografica dei rossi vesuviani vede protagonista il piedirosso affiancato da aglianico, sciascinoso, guernaccia e olivella.

Il piedirosso è un vitigno di non facile gestione sia in vigna che in cantina: sensibile a virosi, è soggetto a fenomeni di riduzione ma, al contempo, il basso livello di antociani che lo caratterizza può determinare anche opposti fenomeni di ossidazione nella ricerca di un equilibrio in fase di vinificazione. I vini da piedirosso sono color rubino scarico, di acidità e tannicità media, sapidi, dal bouquet  floreale.

Anche in questa seconda batteria a spiccare è la sapidità, che trova il suo equilibrio quando è integrata nella trama tannica.

Apriamo la degustazione con una bollicina metodo charmat Capafresca VSQ rosé extra dry di Cantine del Vesuvio da aglianico in purezza, di semplici sentori fruttati e floreali ma brioso, con dosaggio ben equilibrato dalla spiccata freschezza Seguono due rosati, Rosato Pompeiano IGP 2025 Bosco de’ Medici (Vesuvio mare) – piedirosso in purezza: fruttato e floreale con una leggera nota fumée, al palato gustoso e di media lunghezza; Ereo Vesuvio rosato DOP 2025 Cantine Olivella (Sant’Anastasia – Monte Somma Mare) – blend piedirosso, guernaccia e sciascinoso: erbe mediterranee e sentori mentolati, sorso pieno e sapido; 1936 Piedirosso Pompeiano IGP 2025 Antiche Radici (Vesuvio mare) – piedirosso surmaturo: naso di garofano e profumi erbacei, sorso lievemente dolce e succoso; Muscari Vesuvio Lacryma Christi Rosso DOP 2025 Le Lune del Vesuvio (Vesuvio Terra) – piedirosso e aglianico: speziato ed empireumatico, con sentori persistenti di torba, sorso fresco e saporito di trama tannica ruvida; Don Fiore Vesuvio Lacryma Christi Rosso DOP 2025 Fioravante Romano (Ottaviano – Monte Somma mare)  80% piedirosso/10% aglianico, 10% olivella: frutto rosso, sorso immediato e sapido dal tannino ben integrato; Fuocoallegro Vesuvio Piedirosso DOP 2023 Casa Setaro (Trecase – Vesuvio Terra): frutto scuro, lievi sentori fumée, mediamente fresco al palato, gustoso, tannino scorrevole e buona lunghezza; Lahar Vesuvio Lacryma Christi Rosso Superiore DOP 2023 De Falco Vini (San Sebastiano al Vesuvio – Monte Somma Terra)  piedirosso in purezza: frutto rosso, kirsch, spezie dolci, sorso caldo, dominato dal legno, buona sapidità e tannino polveroso; Forgiato Vesuvio Lacryma Christi Rosso DOP 2022 Villa Dora (Terzigno – Vesuvio terra) 80% piedirosso/20% aglianico: floreale, speziato, lievemente fumée, al palato pulito, succoso e lungo, tannino euilibrato e ben integrato; Vigna Lapillo Vesuvio Lacryma Christi Rosso Superiore DOP 2021 Sorrentino Vini (Boscotrecase -Vesuvio mare) 80%piedirosso/20%aglianico: frutto scuro fresco, note iodate, liquirizia, palato ampio, fresco, di buona trama tannica integrata.

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ALTRI ARTICOLI DELL’AUTORE