È da poco finita la quinta edizione del Trentodoc Festival a Trento, in collaborazione con il Corriere della Sera

Un Festival sicuramente unico nel suo genere, affiancato da decine di piccoli eventi mirati diffusi sul territorio, sia nello splendido centro cittadino di Trento sia nelle cantine che circondano il capoluogo.

Per una persona soltanto è quasi impossibile viverli tutti, ma con un po’ di organizzazione gli amanti del vino – e delle bollicine di montagna in questo caso – possono dedicarsi ad eventi dalle indubbie soddisfazioni.

Nei tre giorni di festival si susseguono infatti vari Wine Talks, curati da Luciano Ferraro, direttore artistico del festival e vicedirettore del Corriere della Sera. In queste occasioni si affrontano anche quest’anno temi che riguardano direttamente il mondo del vino, come ad esempio i nuovi modelli di consumo o la managerialità in vigna.

Gli appassionati hanno potuto anche godere di vere e proprie masterclass, iscrivendosi ai Trentodoc Tasting, degustazioni di prodotti d’eccellenza tenute dai migliori sommelier d’Italia degli ultimi anni. Qui non mancano sicuramente bottiglie che difficilmente stappiamo tutti i giorni, spiegate con maestria e semplicità dai sommelier chiamati dal festival e servite dai sommelier AIS con una professionalità impeccabile.

Personalmente ho partecipato all’ultima degustazione in ordine temporale, la domenica pomeriggio, guidata da Stefano Berzi, che, in un evento alla portata di tutti, ci ha preso per mano portandoci nel meraviglioso mondo di sei etichette di Trentodoc, partendo da un Underwater per arrivare a una Riserva con lunga permanenza sui lieviti, passando per un rosato, un Blanc de Noir, un sapido Brut e un’altra Riserva.

Anche questa degustazione, come le altre, si è tenuta in una location d’eccezione. Eravamo infatti in una splendida sala finemente affrescata all’interno di Palazzo Bortolazzi, attualmente sede della SOSAT, in pieno centro a Trento. La scelta eventi in palazzi storici permette quindi ai wine lovers, ma anche agli stessi abitanti di Trento,di conoscere anche parte del patrimonio storico ed artistico della città dei Principi Vescovi.

La possibilità di approfondire ciò che circonda il mondo delle bollicine continua con le Sparkling Stories, a cura di Roberta Scorranese e Manuela Croce, caporedattrice e vicecaporedattrice della redazione Eventi Culturali e Inserti Speciali, sempre del Corriere della Sera, che curano questi incontri portando al festival personaggi che hanno parlato del mondo del vino in base alle loro esperienze.

Le Cooking Tales, invece, hanno portato famosi chef non solo a parlare di bollicine di montagna, sostenibilità e fine dining, ma anche a far assaggiare agli ospiti le loro creazioni, abbinate sapientemente ad alcuni Trentodoc.

Bisogna però dire che il clou del festival restano le Esperienze Trentodoc in cantina. Le cantine aderenti, infatti, organizzano eventi direttamente nelle loro sedi, che spaziano dall’aperitivo ai voli in elicottero sulle vigne, da abbinamenti a volte arditi a prove tecniche di sboccatura, fino a cene con degustazione.

Ho partecipato proprio a uno di questi eventi, una degustazione speciale abbinata ad una cena altrettanto speciale , ambientata nella splendida Villa Margon, di proprietà della famiglia Lunelli  delle Cantine Ferrari. La cena, paradisiaca, era abbinata alla degustazione di annate dell’“Archivio di Famiglia”, in formato Magnum, di alcuni dei migliori Trentodoc della Cantina Ferrari, che hanno fatto del riposo sui lieviti la loro caratteristica distintiva.

Spumanti Metodo Classico a dir poco favolosi, abbinati a pietanze che hanno dietro studi sia sulle cotture sia sugli abbinamenti di sapori, il tutto in un’atmosfera da Mille e una notte. Un festival atipico ma di sicuro interesse sia per la portata degli eventi che della materia prima, senza dimenticare che è un festival non solo per gli addetti del settore ma per chiunque sia appassionato di spumanti o semplicemente di buon bere.

Immagine di Stefano Bloise

Stefano Bloise

52 anni, vivo a Trento e lavoro nell’ospitalità alberghiera, gestendo la piccola vinoteca di uno storico hotel del capoluogo. Per me il vino è prima di tutto ascolto e relazione, avendo iniziato anche il percorso per diventare, a breve, sommelier. Nel 2023 ha dato vita a PodcastDivino, uno spazio di racconto informale dove produttori ed enologi diventano voci di storie, territori e identità del vino.

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