Da levante a “Poniente”, a Marina d’Arechi cambia il vento

Nell’estate dell’87 Fiorella Mannoia cantava “Cambia il vento ma noi no”.

È proprio vero, da Poniente abbiamo ritrovato lo stesso standard di Casa a Tre Pizzi, il nome che accompagna Mirko e company nell’estate 2024.

Una location invidiabile – il porto turistico di Marina d’Arechi a Salerno – e tanta creatività nelle composizioni gastronomiche proposte in carta da Poniente, il ristorante con terrazza sul mare che riprende le ottime basi del concept Casa a Tre Pizzi.

Mirko Notaro, figlio d’arte, quinta generazione nel campo del food, ha raccolto il guanto di sfida, puntando sul nuovo Sunset Boulevard di Salerno. Tra imbarcazioni eleganti, luci al tramonto ed un viale ricco di offerte per chi vuole godere di piacevoli momenti, accolto dalla tiepida brezza e dal panorama che punta dritto alla Costiera Amalfitana, Poniente reinventa l’idea stessa di ristorazione di mare nella città ippocratica con piatti gustosi nella contaminazione fusion delle varie identità mediterranee.

Si guarda ad Ovest, alla cultura iberica per la valorizzazione di un elemento chiave della cucina nostrana come il pomodoro. Ad est, verso le spiagge asiatiche, nel lavoro della materia prima: il pescato del giorno sempre vario in carta anche nei fuori menu a richiesta. Chef Gabriele Martinelli, esperienza maturata negli stellati che contano, coadiuvato dallo staff di cucina cura in ogni dettaglio la presentazione delle pietanze, dai gustosi appetizer per finire su coccole finali di gran classe.

Ogni cosa stimola la curiosità di chi assaggia, partendo dagli ingressi composti da Cialda al nero di seppia con caviale di aringa, maionese di alici e nero seppia, crocchetta al latte di bufala con gel di miele e limone, tartelletta con tartare di tonno e pomodorini, stracotto di maialino in cialda alla paprika e, per concludere, gnocco fritto con provola affumicato con miso fatto in casa al pomodoro.

Si prosegue con i lievitati come la classica pagnotta multicereali, i grissini torinesi, chiacchiere salate e la celebre ferratella, contesa tra Abruzzo e Molise, accompagnata da burro di bufala aromatizzato alle erbe officinali.

Originale l’idea del Mare-Tozzo, rivisitazione del dolce romano re delle pasticcerie, qui in versione da pasto con bun artigianale, tartare di spada, maionese al miso di melanzane sott’olio, gel di carpione ad aceto di lamponi e menta. Il piccolo scrigno da aprire a mo’ di scatola stuzzica la fantasia seguendo il motto del filosofo Gotthold Ephraim Lessing che l’attesa è essa stessa il piacere.

Signature il “quasi catalana” con astice confit con verdure in giardiniera + caviale aringa salsa al guacamole e crema di astice con aceto di riso, di carattere nella sua vena acidula finale e il delicato “spaghetto al pomodoro in bianco” cotto nell’acqua di pomodoro creata dalla sua insalata in infusione con pomodoro varietà cuore di bue e datterini.

Fuori carta il tubetto cocco, astice e lime, consigliato da mangiare come tiramisù a strati con maionese di alici e finocchietto di mare, di gran lunga la portata più interessante della serata, l’anima stessa del Poniente concentrata in ogni singolo morso.

Tra i secondi il baccalà a bassa temperatura con salsa beurre blanc ed emulsione di ricci mare, cozze al nero seppia e salicornia. In una ciotola a parte lenticchie beluga a dosare la sapidità di palato.

La degna chiusura di sipario prima del dessert “Pescami”, pesca tabacchiera candita con cardamomo, gelato alla mandorla e mousse alla mandorla e della brioche artigianale con gelato, completata al tavolo dallo chef e dal direttore di sala Giovanni Cucco.

Un altro simbolo gastronomico di Salerno e della cultura dei popoli del Sud Italia.

Immagine di Paolo Loffredo

Paolo Loffredo

Classe ’85, pubblicitario appassionato di moda, musica, food, Helvetica e Bodoni, in eterna lotta contro il brutto. Un piatto di pasta con crema di fagioli, crema di tonno e pomodoro secco. Colori, fusioni e sapori intensi, ricchi e genuini.

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