Vinitaly and city Sibari

Dove tutto è cominciato: Vinitaly and The City a Sibari

Dalle eleganti vie di Verona al cuore della Magna Grecia: Vinitaly and the City cambia scenario e approda in un luogo che profuma di mito e di Mediterraneo. È il Parco Archeologico di Sibari a fare da palcoscenico d’eccezione a questa edizione fuori le mura: tre giorni intensi di degustazioni, masterclass, talk e appuntamenti culturali pensati per raccontare il vino là dove la storia affonda le sue radici.

Dal 18 al 20 luglio 2025 abbiamo vissuto un’esperienza immersiva tra passato e presente, dove ogni sorso diventa racconto, ogni etichetta dialoga con la terra, con la luce, con l’anima di una Calabria che sorprende. È qui che l’eccellenza enologica incontra la bellezza antica, in un viaggio che è prima di tutto emozione.

A Sibari, tra colonne doriche e tramonti infuocati, il vino parla con accento mediterraneo.

Abbiamo incontrato oltre 70 cantine, calabresi e non solo. Abbiamo assaggiato il meglio che questi territori straordinari sanno offrire.
Dal Gaglioppo al Magliocco, dal Greco al Mantonico, fino ai vini che raccontano le anime del Sud di Puglia, Abruzzo, Basilicata, a quelli che arrivano da più lontano: il Piemonte, le bollicine del Prosecco, fino alle etichette nate in zone di viticoltura eroica, dove la vigna sfida la pendenza e il tempo.

Ma che fiera del vino sarebbe senza il food pairing?
Altro grande protagonista di questa edizione: il cibo tipico calabrese, autentico, generoso, identitario.
Tra i profumi di Agorà Gal, Sapori di Calabria e La Calabria nel Piatto, le tre aree food hanno proposto un viaggio goloso tra tradizione e creatività: primi piatti della memoria, formaggi dal carattere deciso, hamburger di podolica, cuoppi di pesce fragranti, stizza a portafoglio, tris di pizza in teglia, anche in versione gluten free. E poi il gran finale: gelato, cannoli, babà, panettone e frutta di qualità.

Talk, concerti, spettacoli e wine talk hanno acceso le notti con vibrazioni sofisticate, tra calici alzati e atmosfere scintillanti. Un’atmosfera sigillata dal momento più atteso, la premiazione del miglior vino rosato secondo la Guida 100 Best Italian Rosé.

Primo classificato ‘A Vita – Calabria IGP Rosato Gaglioppo 2024, l’azienda dell’enologo Francesco De Franco e della moglie Laura riesce da sempre ad offrire eleganza nel calice, unita a carattere e temperamento tipico del Sud Italia. Il tannino e lievemente palpabile, così come le gustose nuance mediterranee di lavanda, timo e rosmarino, dal finale pepato. Un rosato che ha scritto la storia dell’areale in tante pagine memorabili come questa.
Conquista il secondo posto Bonavita – Terre Siciliane Rosato IGT 2024, in terza posizione Ferlat Vini – PG Rosa Venezia Giulia IGT 2023.

Un brindisi alle sfumature del rosa, tra eleganza, territorio e carattere. Vince su tutti la bellezza del Gaglioppo, parente prossimo al Sangiovese varietà d’uva cardine dell’enologia italiana. La storia indica la Calabria tra i progenitori di quest’affascinante e duttile vitigno, che riesce a dare il meglio di sé in territori profondamente diversi tra loro per clima, altitudini e latitudini.
Nella zona del Cirò, di recente sotto i riflettori per la modifica del Disciplinare e l’istituzione della prima DOCG regionale per la tipologia Cirò Classico, i suoli sono prettamente argillosi, coriacei e resistenti alle stagioni estive siccitose, grazie al potere drenante dell’acqua piovana. I vini a base di Gaglioppo hanno sempre delle sfumature rosaceo-porporine tenui e delicate, che sfociano persino nel topazio antico quando si assaggia un rosato.

Franciacorta e Maremma si incontrano al Vinitaly: un viaggio tra eleganza e identità

Verona si è trasformata ancora una volta nella capitale mondiale del vino con Vinitaly 2025, l’appuntamento imperdibile per produttori, buyer, appassionati e operatori del settore. Tra padiglioni gremiti, calici alzati e nuove tendenze da scoprire, l’edizione di quest’anno ha confermato – e forse superato – le aspettative: innovazione, sostenibilità e storytelling si sono intrecciati in un viaggio sensoriale che ha messo al centro il valore culturale e identitario del vino. Un evento che non si limita alla degustazione, ma che racconta territori, visioni e il futuro stesso del comparto vitivinicolo.

Tra le realtà che hanno brillato sotto i riflettori, due aziende seguite dall’Agenzia di Comunicazione Affinamenti si sono distinte: Corte Aura, nel cuore della Franciacorta e Poggio Levante, perla enologica immersa nella Maremma toscana. Ho avuto il privilegio di visitarne gli stand insieme a Marina Ciancaglini, raccogliendo impressioni autentiche e calici memorabili.

Corte Aura – Franciacorta (BS)

Corte Aurea incarna l’eleganza e la precisione dello stile franciacortino, con bollicine che raccontano un territorio di vocazione e di scelte consapevoli. Le etichette proposte a Verona hanno mostrato coerenza, finezza e una ricerca costante dell’equilibrio: ogni bottiglia sembra voler celebrare il tempo, l’attesa, la misura. L’incontro con Federica Massagrande e il figlio Federico Fossati, ha rivelato una visione contemporanea del metodo classico, dove la sostenibilità è parte integrante della filosofia produttiva, senza mai sacrificare l’identità sensoriale.

Altra persona di spicco è Pierangelo Bonomi, decano e tecnico di cantina, entusiasmante e coinvolgente, una persona che trasmette energia positiva. La stessa energia che caratterizza Corte Aura che è rappresentata graficamente da una tartaruga stilizzata creata da Giacomo Bersnetti e rappresenta l’animale ritenuto sacro in molte civiltà.

Così i vini rappresentano un’esperienza sensoriale dove l’energia positiva viene convogliata nelle eleganti bottiglie, che contengono spumanti millesimati che vengono prodotti solamente nelle migliori annate e, come la tartaruga, affinano lentamente e hanno bisogno di tempo per esprimere pienamente il loro potenziale. Eleganza, precisione, identità territoriale.

Una produzione annua di 120.000 bottiglie di cui il 50% viene esportato mediamente in 26 paesi. La scelta iniziale è stata infatti quella di puntare sul mercato estero dove la bolla italiana riscuote molto successo

Note di degustazione:

  • Corte Aura Franciacorta DOCG Brut – Un Franciacorta dall’equilibrio classico e dal carattere raffinato: il Corte Aura Brut esprime appieno lo stile del territorio con slancio e precisione, finezza olfattiva con sentori di crosta di pane, agrumi canditi e nocciola; al palato è verticale, cremoso e con una chiusura minerale persistente.
    • Satèn Millesimato 2018 – 5 anni di affinamento sui lieviti, Chardonnay in purezza. Al naso delicato e floreale, in bocca si presenta fresco con note di mandorle e frutta bianca fresca e croccante.
    • Blau Millesimato 2016 – Extra Brut Blanc de Noir | Franciacorta DOCG. – Nel calice brilla di un colore dorato luminoso, attraversato da un perlage fine e continuo. Al naso è complesso e coinvolgente: si apre con note di frutta a polpa gialla matura, agrumi canditi e fiori secchi, per poi virare verso sfumature di pane tostato, nocciola, spezie dolci e leggere tostature che raccontano il lungo affinamento sui lieviti.

    • L’INSE’ Pas Dosé 2015 – è un Franciacorta che colpisce per raffinatezza, profondità ed essenzialità espressiva. Frutto di una vendemmia selezionata e di un lungo affinamento sui lieviti, questo spumante racconta la Franciacorta più autentica e rigorosa. Alla vista si presenta con un colore giallo paglierino intenso, attraversato da un perlage fine e continuo che testimonia la qualità della presa di spuma e la lunga maturazione in bottiglia. emergono note di agrumi canditi, fiori bianchi secchi, mandorla e pietra focaia, con sfumature evolute di crosta di pane, burro fresco e spezie leggere. Una complessità sobria, mai urlata, che invoglia alla beva.
    • RARAMÈ 2012 – Franciacorta DOCG Riserva – di rara finezza, capace di esprimere tutto il potenziale evolutivo del metodo classico quando affidato al tempo e alla pazienza. Frutto di una vendemmia eccezionale e di una lunga permanenza sui lieviti, si presenta come un grande vino da meditazione, ma anche come compagno ideale per una tavola di alto profilo. giallo oro brillante, solcato da un perlage finissimo e persistente. Sin dal primo impatto olfattivo, rivela un profilo maturo e complesso: note di frutta secca, scorza d’arancia candita, miele di castagno, spezie orientali e lievi accenti affumicati creano un bouquet avvolgente e stratificato. In bocca è ampio, strutturato, profondo. La cremosità della bollicina si intreccia a una freschezza ancora viva e una sapidità che dona slancio al sorso. Il finale è lunghissimo, con richiami di nocciola, pane integrale e agrumi maturi che restano a lungo in memoria.

    “Non rincorriamo mode: la nostra Franciacorta nasce dal tempo e dal rispetto. È la voce del nostro terroir, tradotta in bollicine.” Pierangelo Bonomi.

    Poggio Levante – Maremma (GR)

    Piccola realtà all’interno della Maremma a ridosso del Monte Amiata, scoperta da Alberto Facco, un padovano appassionato di vino che ha trovato in questo territorio la chiave di volta per fare un vino artigianale. Produce due referenze, un bianco da uve Vermentino e un rosso da uve Sangiovese.

    Immergersi in un calice di Poggio Levante significa accogliere un pezzo di Maremma: un territorio selvaggio e generoso che in queste bottiglie trova voce e corpo. La cantina, pur non vantando una certificazione biologica, vive un legame profondo con la propria terra: ogni filare è curato con rispetto, ogni acino raccolto a mano racconta l’amore per un paesaggio che unisce mare e collina.

    Il vero segreto di Poggio Levante è la ricerca continua di qualità a ogni tappa: dalla vigna alla cantina, dove l’intervento enologico si limita al minimo indispensabile, lasciando che sia il vino a imporre i suoi tempi. Ed è proprio questa pazienza a restituirci vini dallo spirito autentico, capaci di evolvere lentamente in bottiglia fino a conquistare il palato con armonia e finezza.

    Le etichette e le bottiglie moderne, dal design raffinato e riconoscibile, anticipano la personalità dei vini: sono un invito a scoprire un’esperienza sensoriale che affonda le radici nella tradizione, ma guarda al futuro con consapevolezza. In Poggio Levante ogni bottiglia è davvero una piccola filosofia di vita: semplice nella sua purezza, profonda nella carica emozionale.

    Limitata a appena 13.000 esclusive referenze l’anno, la produzione evita ogni compromesso quantitativo, privilegiando l’eccellenza che nasce dalla lentezza e dalla cura artigianale. Il risultato sono vini che non passano inosservati, veri ambasciatori della Maremma, capaci di unire struttura e freschezza, tradizione e modernità.

    Note di degustazione:

    • UNNÈ – Maremma Toscana DOC Vermentino – Tappo a vite e bottiglia renana, rendono questo vino identificabile come un bianco nordico molto espressivo. Di pura eleganza color giallo paglierino intenso, punteggiato da riflessi dorati e da un perlage vibrante che ne sottolinea la sostanza. Al naso esplode in un bouquet generoso, dove sfumature floreali si intrecciano a sentori di agrumi freschi e note erbacee di primavera. Nel finale, un delicato accenno di pietra focaia aggiunge un tocco minerale che arricchisce ulteriormente il profilo aromatico. Al palato, l’impronta è dominata da una fresca sapidità che sostiene un finale lunghissimo e memorabile.
      • OVVÌA – Maremma Toscana DOC Sangiovese – Dopo la raccolta a maturazione ottimale, le uve vengono subito avviate a vinificazione: fermentano a temperatura controllata con oltre quindici giorni di macerazione sulle bucce, seguiti dal regolare svolgimento della fermentazione malolattica. Il vino riposa quindi per sei mesi tra serbatoi d’acciaio inox e cemento, dove affina la sua personalità. Il risultato è un rosso giovane e vivace, firmato “Toscanaccio DOC”, dal profilo aromatico fragrante di frutti rossi e macchia mediterranea. Al palato il sorso è avvolgente e morbido, mentre tannini vibranti ne garantiscono slancio e facilità di beva.

      “Coltivare in Maremma è un privilegio che richiede ascolto e pazienza. Ogni bottiglia è un omaggio alla forza gentile di questa terra.” – Alberto Facco.

      Vallepicciola descrive minuziosamente l’UGA Vagliagli con vini eleganti e longevi

      L’UGA Vagliagli è l’ala sinistra dell’ideale farfalla che divide in due il comune di Castelnuovo Berardenga, il più a sud del Chianti Classico. Qui, in località Pievasciata, si trova la cantina Vallepicciola, una realtà vinicola presente e attiva sul territorio dal 1999 di cui abbiamo scritto nell’articolo Napoli: Vallepicciola porta il vento del Chianti Classico nel “paese d”o sole e d”o mare”.

      Da Napoli alla Toscana e poi dritti a Verona, dove al Vinitaly abbiamo ritrovato Alberto Colombo, amministratore delegato della società nonché presidente dell’Associazione Vagliagli, che raduna al suo interno i produttori del Chianti Classico dell’omonima UGA.

      Vallepicciola nasce per volontà dell’imprenditore Bruno Bolfo, come recupero di un vecchio convento, riconvertito in un resort di lusso. Gli originari 3 ettari di vigna che circondavano la proprietà si ampliano grazie all’acquisizione di ulteriori 80 ettari alla fine del 2000. Attualmente la cantina si estende su 265 ettari totali, di cui 107 a vigneto – ripartito per il 40% a sangiovese e per il 60% a vitigni internazionali- la restante parte a uliveti e bosco.

      L’attuale produzione si attesta attorno alle 500 mila bottiglie, divise tra mercato nazionale e altri trentacinque paesi nel mondo. Gli Stati Uniti, ci spiega Alberto, rappresentano una fetta importante ma non determinante del business – circa 100.000 bottiglie – e la cantina sta affrontando il momento attuale con spirito collaborativo nei confronti dei propri importatori.

      La particolarità di Vagliagli, continua Colombo, che ha spinto alla creazione di un’UGA a sé rispetto al comune di riferimento Castelnuovo Berardenga, risiede nella varietà di suoli prevalentemente di matrice alluvionale, ma con importanti presenze di scisti argilloso calcaree e sequenze marnose. Dal prossimo anno l’UGA Vagliagli verrà definitivamente riconosciuta con possibilità di indicarne il nome in etichetta, solo per il Chianti Gran Selezione, come previsto dall’attuale disciplinare.

      Per quanto riguarda la produzione di Chianti Classico, Vallepicciola ha optato per la vinificazione in purezza del sangiovese sia per l’Annata che per la Riserva e la Gran Selezione, lavorando su una densità d’impianto pari a 5000 ceppi per ettaro e una resa di 60 quintali.

      Iniziamo la degustazione con il Chianti Classico 2021. Vinificato in acciaio e affinato in tonneau e barrique di secondo passaggio, ha naso tipico e delicato di frutto rosso e fiori scuri, beva agile e snella. La produzione annua si aggira intorno alle 140/150 mila bottiglie.

      La Riserva 2021 vinifica invece in cemento e affina 24 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso esprime caratteri più minerali che ricordano il talco e poi di nuovo la ciliegia. Palato disteso, con ottimo equilibrio fresco-sapido. La produzione annua è di circa 30 mila bottiglie.

      Infine degustiamo la Gran Selezione 2021 ottenuta dalla vigna singola “Lapina”, con ceppi di circa trent’anni e una produzione di circa 10 mila bottiglie. Anche in questo caso vinificazione in cemento e affinamento per 30 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso presenta evoluzione, con sentori di frutti scuri macerati e sbuffi balsamici e minerali. Snello ed elegante il palato,contraddistinto da un tannino sottile e perfettamente integrato.

      La collezione dedicata al sangiovese si chiude con Vallepicciola Rosso IGT, produzione limitata di circa 8000 bottiglie l’anno, provenienti dai tre ettari di vigneto originari della proprietà, il Fontanelle.

      Fermentazione in cemento, macerazione di 4 settimane, invecchiamento di 20 mesi in barrique nuove, mostra un carattere completamente diverso rispetto alla linea del Chianti Classico. Corpo e materia si intuiscono sin dalla mescita, si delineano nel naso intenso, ricco, goloso di frutti scuri, spezie, tostature e si definiscono nella beva gustosa, di tannino strutturato e sferzante, finale lungo e appagante. Non si può fare a meno di pensare a una succulente bistecca fiorentina al sangue.

      I vitigni internazionali rappresentano il 60% del parco vigne aziendale. Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc costituiscono la linea dei monovarietali di Vallepicciola.

      Abbiamo degustato il Pinot Neto Boscobruno 2022 da vigne a 500 metri d’altitudine, vinifica in cemento e matura in barrique di secondo e terzo passaggio. Espressione del varietale in Toscana, si esprime con un naso di piccoli frutti rossi in confettura e grande eleganza al palato.

      Il Cabernet Franc Mordese 2022 lascia il segno: compatto e preciso all’olfatto, non offre alcuna sbavatura verso i tipici sentori erbacei. La vena balsamica elegante e le nuance di tabacco biondo sono completati da un sorso succoso, fresco, sostenuto da tannino vibrante e grande chiusura sapida.

      VALLEPICCIOLA

      Strada Provinciale 9 di Pievasciata n. 21

      53019 Castelnuovo Berardenga

      Vinitaly 2025: le considerazioni finali sulla Cinquantasettesima edizione

      N.d.r. Cala il sipario sulla Cinquantasettesima edizione di Vinitaly, in uno dei momenti più difficili per il settore vinicolo. Chiudiamo la nostra rassegna stampa con i volti dei tanti inviati presenti, Alberto Chiarenza, Adriano Guerri, Ombretta Ferretto, Adriano Romano, Olga Sofia Schiaffino, che hanno narrato i mille volti della nota kermesse. A loro vanno le foto di rito finali ed i complimenti di tutta la redazione di 20Italie diretta dal sottoscritto Luca Matarazzo.

      Tra le minacce di una guerra a colpi di dazi e la crisi che investe il comparto in maniera conclamata, la più grande manifestazione italiana del vino esce in forma smagliante e si conferma come uno dei principali eventi di settore del nostro paese, una vetrina di 180 mila metri quadri, per buyer nazionali e internazionali, ma anche semplici amatori.

      La sensazione è quella di un Vinitaly meno affollato, ma con maggior qualità di presenze, sostenuto dai numeri: 97 mila presenza complessive in quattro giornate, un incremento del 33% di operatori esteri, specialmente dai mercati di maggior interesse per il nostro paese, Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

      Il format è stato quello consueto, con la macro divisione per Regioni all’interno delle Hall. Come ogni anno sono state organizzate le aree tematiche in padiglioni dedicati: veri e propri comparti nel comparto, come Micro Mega wine, lo spazio per le piccolissime aziende che fanno dei vitigni e dei vini rari il loro vessillo o Vinitaly Mixology, dedicato alla specializzazione di maggior tendenza del settore.

      Gli eventi fuori salone, come Vinitaly and the City, hanno animato Verona prima ancora dell’apertura ufficiale della fiera, denotandosi con veri e propri momenti di intrattenimento e convivialità extra business. E poi tasting, masterclass, convegni, con ampi approfondimenti dedicati all’enoturismo sia a livello nazionale che regionale, a riprova dell’importanza sempre maggiore di questa voce nell’economia delle aziende vitivinicole.

      I tanti anni di presenza al Vinitaly ci hanno testimoniato l’evoluzione e il cambiamento del mercato, eppure la sensazione che proviamo ogni volta che mettiamo nuovamente piede a Veronafiere è sempre la stessa: riuscire a toccare solo un’infinitesima parte di questo enorme palcoscenico sul quale si muovono grandi gruppi internazionali insieme a piccole aziende a conduzione familiare.

      Entrare e camminare tra i padiglioni è conoscere e scoprire realtà emergenti al fianco di quelle ormai consolidate, prodotti e idee nuove per un mercato sempre più esigente, innovazione e tradizione che camminano di pari passo. E soprattutto incontrare le persone che determinano il valore del vino, la sua autenticità, e ne fanno prima di tutto centro di convivialità e aggregazione.

      Muovendosi tra i vari stand raccogliamo entusiasmo, aspettative, ma anche una punta di leggero scetticismo nei confronti di questo evento, con un’unica grande certezza: le date della cinquattottesima edizione dal 12 al 15 Aprile 2026.

      Vinitaly 2025: presentata in anteprima la mappa geoviticola di Montalcino

      N.d.r. Lo studio delle zone nel mondo vitivinicolo ha acquisito rilevanza da oltre vent’anni, seguendo gli esempi francesi già dell’800. Parleremo approfonditamente della novità assoluta del Vinitaly 2025, nell’articolo a doppia firma di Adriano Romano e Ombretta Ferretto, inviati per 20Italie.

      In Italia, dopo il Piemonte è stata la Toscana a muoversi velocemente nello studio dell’interazione vite-ambiente, mirando alla valorizzazione del territorio e della sua vocazione agricola. Non ci si ferma alle indagini pedologiche, agronomiche delle zone delimitate cartograficamente, ma si impiegano sistemi GIS (Geographic Information System) per catalogare i dati complessivi del territorio. Entra dunque in gioco la capillarità delle rilevazioni.

      Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha affidato a un team multi-specialistico la realizzazione di uno strumento ufficiale per raccontare i caratteri identitari del vigneto Montalcino. Con la oculata e sapiente guida di due esperti Master of Wine, come Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi, insieme al coordinamento scientifico di Emilio Machetti (Copernico),  è stato compiuto il primo passo verso un sistema unico di rilevazione tra i più complessi esistenti al mondo.

      Entrano in gioco diversi strati dello studio dell’ambiente, partendo dalla geologia  e dall’altimetria fino alla puntuale rilevazione climatica di media delle temperature, dell’andamento di piogge e venti, della capacità per ogni terreno di trattenere la ricchezza pluviale e moderare l’effetto delle cosiddette bombe d’acqua sempre più frequenti.

      Il Presidente Fabrizio Bindocci un introdotto la mappa tridimensionale, spiccata trasposizione dei dati digitali, che non fa semplice zonazione nel senso “selettivo” francese, ma mira all’unificazione attraverso la ricomprensione analitica di tutti i caratteri del terroir ilcinese.

      Tutte le 209 aziende produttrici di Brunello sostengono attivamente tale metodo, permettendo l’installazione di centraline di misurazione Netsens, in grado di funzionare integrando dati in tempi certi e coerenti, per una completezza di analisi momento per momento, che dia fluidità alla lettura dei dati e permetta previsioni puntuali. È questo uno standard di riferimento in corso di adozione anche da altri areali in Italia, la cui elaborazione nasce da una ricerca delle Università di Milano Bicocca e di Brescia.

      Gabriele Gorelli (MW) presenta quindi i dettagli del lavoro svolto: <<La fase 1 che presentiamo alla stampa vedrà successivi passi a cadenza regolare. Cominciamo dal risultato di questo progetto: la mappa presenta tutte le informazioni su bordi di confine delle tenute, le loro dimensioni e il perimetro in dettaglio di ogni singola produzione. L’obiettivo è far emergere Montalcino come areale e la sua diversità. Sono annotate le altitudini e i dettagli pedoclimatici come l’orientamento dei vigneti e il loro drenaggio naturale riferito ai tre fiumi che abbracciano l’area di Montalcino. La rilevazione presenta anche l’origine geologica dei suoli e le loro specificità e diversità. A complemento, abbiamo il monitoraggio per l’intero anno delle temperature e delle piogge, con minimi e massimi e la media stagionale>>.

      L’altro progetto che si accompagna alla mappa è Brunello Forma 2020,  che interagisce con la nostra mappa, un nuovo modello di valutazione delle vendemmie. Abbiamo iniziato con il 2014 valutando da 1 a 5 stelle a ogni annata e l’aggiunta di una sintesi di definizione che è sia contemporanea e sia generata tramite AI. 

      Sono dati oggettivi, autorevoli e non autoreferenziati. Le serie storiche di dati acquisiti partono da 3 vecchie stazioni meteo, arrivando a 39 stazioni nel 2019, a 100 quest’anno e mirando ad un minimo di 209 entro il 2027.

      Andrea Lonardi (MW) continua nel dettaglio del lavoro: <<Abbiamo integrato assieme diverse competenze, dai raccoglitori di dati ai viticoltori, ma il concetto è unico: studiare la relazione di elementi fissi come i dati geologici con gli eventi variabili rilevanti della meteorologia. L’elemento più variabile è però il vitigno stesso, il Sangiovese. Gli elementi meteo lo influenzano così tanto che nel progetto per noi è necessario misurare le variazioni per singolo podere, con l’obiettivo di ottenere la massima varietà di espressione>>. 

      Da ultimo, vengono misurate la portata e le temperature dei fiumi che determinano l’areale: tali variazioni, poste in base alla direzione geografica nelle quattro macrozone N/E – N/W – S/E – S/W, rappresentano l’esposizione, altimetrologia, pedologia e la geologia.

      Gabrielle Gorelli conclude: <<Giungiamo perciò  a una mappa diversa dal generico, poiché sovrappone gli strati e riguarda ai dati politici, come la densità degli abitanti per ogni punto specifico della mappa, elaborando le progressive mutazioni strato per strato e producendo una carta in 3D progressivamente aggiornata con regolari pubblicazioni. Ogni membro del Consorzio potrà inoltre presentare campioni da vasca — finora 57 per la vendemmia 2022 — consentendoci l’analisi chimica che misura l’impatto del clima sulle loro  caratteristiche organolettiche, più che la dimensione chimica del vino>>.

      L’obiettivo dichiarato non è quello di creare una classifica dei migliori vini in confronto, come in altre zonazioni nel mondo, ma di promuovere le caratteristiche individuali di ogni vigneto nell’annata in corso e aiutare le correzioni di processo nelle vinificazioni di ogni produttore. Il team ha presentato, quindi, la definizione qualitativa per l’annata 2020 giudicata “Accattivante Brillante Succulenta”. Il 2020 infatti ha avuto un decorso stagionale caldo e soleggiato ma mai aggressivo. Questo andamento climatico ha prodotto vini attraenti e intriganti, bevibili sin da subito, caratterizzati da freschezza e vivacità, da un frutto nitido e preciso e dai tratti salini distintivi. La tensione tra succosità e integrità di frutto unita a tannini ben delineati e agili, ne ha determinato il carattere succulento.

      La mappa sarà uno strumento unico e distintivo: unica, perché per la prima volta un territorio viticolo viene mappato attraverso un sistema che prevede più livelli di analisi. Distintivo perché riferendosi al territorio di Montalcino – un quadrilatero di base diciassette chilometri e altezza diciotto –  si propone di veicolarne l’unicità.

      La seconda fase del progetto ha previsto il coinvolgimento di otto Master of Wine, tra cui Gorelli e Lonardi, che hanno valutato alla cieca un numero significativo di campioni di Brunello di Montalcino 2020 alla luce dei dati prodotti dalla mappa geo-viticola.

      Al termine della presentazione, la degustazione ha interessato sei Brunello di Montalcino, provenienti da sei diverse aree del territorio, ognuna di esse “esposta” a elementi diversi della mappa geoviticola. Di ciascun campione, sono stati forniti oltre ai dati più canonici, come tipologia del suolo e altitudine, anche i dati relativi all’andamento atmosferico nello specifico sito: escursione termica giornaliera, livello di precipitazioni, picchi di calore e loro distribuzione durante la stagione vegetativa.

      LA DEGUSTAZIONE

      Il primo campione è stato il Brunello di Montalcino 2020 Ugolforte di Tenuta San Giorgio, azienda situata nell’angolo sud-est dell’areale a Castelnuovo Abate. Naso speziato e presenza definita di frutto e fiore scuro; al palato è gustoso, con sentori umami e chiusura sapida, uno dei tratti comuni di questa annata.

      Brunello di Montalcino 2020 di Baricci proviene invece da Montosoli, a nord. Il campione degustato è balsamico, con una chiara impronta mediterranea, di sorso fresco e appagante.

      Passiamo poi all’angolo sud-ovest dell’areale, con Brunello di Montalcino 2020 Paesaggio Inatteso di Camigliano. Naso fruttato molto definito, al palato si offre snello e disteso con evidenti sentori di erbe mediterranee.

      Sbuffi di cipria e gesso, uniti al frutto croccante e alla freschezza agrumata, sono invece la cifra distintiva del Brunello di Montalcino 2020 di Castello Romitorio, di nuovo a nord dell’areale.

      Il Brunello di Montalcino 2020 Castelgiocondo di Frescobaldi proviene invece dalla parte ovest e si esprime con naso elegante che ricorda la polvere di borotalco mentre al palato è caldo, avvolgente, con chiusura asciugante.

      Per chiudere Brunello di Montalcino 2020 Collemattoni, le cui uve provengono da diversi siti collocati nella parte sud del territorio. Si distingue per il frutto rosso sotto spirito, sorso balsamico caldo e tannino graffiante.

      Montalcino: tutte le novità presenti al Vinitaly

      La nuova mappa geoviticola di Montalcino e Red Montalcino

      Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha presentato una novità che segnerà la svolta nella produzione dei vini di Montalcino. La crescente attenzione alle nuove tendenze di mercato e alle esigenze di consumatori sempre più attenti e consapevoli ha infatti reso necessaria una strategia di riorganizzazione territoriale.

      Nasce così la nuova mappa dei vigneti di Montalcino, uno strumento pensato per raccontare in modo oggettivo e scientificamente fondato le peculiarità identitarie di questo straordinario territorio. (N.d.r. In questo articolo ci limiteremo a un accenno tecnico, rimandando all’approfondimento curato dai colleghi di 20Italie Ombretta Ferretto e Adriano Romano).

      La mappa è stata presentata dal Presidente del Consorzio Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci, insieme ai Master of Wine Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi. Fondamentale anche il contributo di Marco Antoni e del Geologo Emilio Machetti della Società Copernico, che hanno curato le attività di ricerca, sviluppo e raccolta dati, frutto di studi approfonditi e accurati su tutto il territorio di Montalcino.

      Si tratta di uno dei sistemi più complessi e articolati mai realizzati per analizzare e caratterizzare un territorio vitivinicolo, basato su molteplici fattori:

      • La componente geologica dei suoli
      • Il clima
      • La media delle temperature
      • La media delle precipitazioni
      • I venti
      • L’esposizione
      • L’altimetria

      Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio, ha dichiarato:

      “La nuova mappa non presuppone una zonazione rigida del territorio, ma un’unificazione che tiene conto di tutti gli aspetti morfologici dei vigneti. La sua realizzazione, di proprietà intellettuale del Consorzio, è stata possibile grazie a un team di professionisti che vive, lavora e conosce a fondo Montalcino. Le aziende hanno sostenuto questo approccio metodologico, fornendo dati puntuali che contribuiscono a definire le peculiarità del nostro territorio. La mappa costituisce uno standard di riferimento utile per ogni realtà produttiva, offrendo un dettaglio più accurato sulla posizione territoriale di ciascun vigneto. L’unicità di ogni vino nasce proprio dall’interazione tra suolo, clima e tutti i fattori oggetto di questo studio.”

      Uno strumento prezioso, quindi, che non solo valorizza il Brunello di Montalcino, ma offre ai produttori e agli appassionati una chiave di lettura nuova, più precisa e scientifica, per comprendere il legame indissolubile tra vino e territorio.

      Red Montalcino: la voce contemporanea del Rosso

      Se il Brunello è il patriarca carismatico di Montalcino, il Rosso di Montalcino è l’anima giovane e brillante. Non chiamiamolo “fratello minore”: il Rosso di Montalcino è un vino dalla personalità decisa, prodotto con 100% Sangiovese (Grosso), con un approccio più diretto e immediato.

      La differenza sta tutta nel tempo: affinamento minimo di un anno, meno legno, più freschezza. Un vino che sprigiona profumi intensi di ciliegia, lampone, mora, intrecciati a note floreali e speziate, con un sorso snello, sapido e di grande bevibilità.

      E la grande novità?

      Montalcino amplia i suoi confini produttivi: dai precedenti 510 ettari dedicati al Rosso, si passa ad 860 ettari a fronte di una domanda che cresce, in particolare sui mercati internazionali.
      Un segnale chiaro: il Rosso di Montalcino non è più un comprimario, ma un protagonista capace di conquistare i palati più attenti.


      Le Annate 2023 e 2022: due interpretazioni, una sola anima

      2023
      Annata fresca e complessa. Il germogliamento tardivo di aprile, le abbondanti piogge di primavera e un’estate senza eccessi hanno regalato uve equilibrate e una maturazione fenolica eccellente. Vendemmia che punta sulla finezza e sull’eleganza.

      2022
      Decisamente diversa dalla precedente: calda, secca, con picchi sopra i 35°C per oltre un mese. Le piogge estive hanno salvato il raccolto, anticipato e generoso. Vini intensi, concentrati, dai tannini presenti ma armonici, saporiti e densi. Una versione potente e strutturata del Rosso di Montalcino.


      In Degustazione: il Rosso come non l’avete mai sentito

      Tenute Silvio Nardi 2023
      Fine, elegante, con note di sottobosco e frutti rossi. Sorso agile e verticale, tannino sottile e freschezza che invita a un nuovo sorso.

      Campogiovanni 2023
      Intenso, con sentori di frutti rossi maturi, muschio e pepe nero. Un sorso avvolgente, speziato e ricco.

      Val di Suga 2023
      Profondo e raffinato, tra rabarbaro, china ed erbe aromatiche. Alterna dolcezza e amaro in un sorso dinamico e setoso.

      Fattoi 2023
      Deciso e complesso, tra spezie, ferro e confettura di visciole. Profondo e persistente.

      La Magia 2023
      Profumi di frutti rossi, spezie e torba. In bocca caffè, cacao e spezie in un finale rotondo e armonico.

      Sesti 2022
      Classico, con note di violetta, tabacco e mandorla amara. Fresco e balsamico, fedele al Sangiovese.

      Fanti 2022
      Potente e complesso, con ciliegia, visciole e spezie dolci. Sorso ampio, strutturato, da invecchiamento.

      Col d’Orcia Vigna Banditella
      Complesso e misurato. Profumi che si svelano con il tempo, tra frutta dolce, spezie e note amare. Beva dinamica e persistente.


      Il Rosso di Montalcino ha conquistato un ruolo da protagonista, con una voce moderna, fresca e autentica, capace di accogliere chi cerca nel calice una storia da bere fatta di terra, passione e prospettiva.

      Un viaggio tra i versanti dell’Etna con Gambero Rosso a Vinitaly 2025

      La degustazione condotta da Gianni Fabrizio curatore Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso a Vinitaly

      Un momento di approfondimento insieme a Gianni Fabrizio e al presidente del Consorzio Etna Doc Francesco Cambria sulla grande diversità che possono esprimere i vini etnei, sia che siano fatti con l’uva bianca autoctona, il Carricante o con il Nerello Mascalese.

      Questa peculiarità, di avere microclimi e tipologie di suoli diversi, è sicuramente dovuta all’altitudine, all’esposizione, all’influenza del mare ed alla stratificazione delle colate laviche, testimoni dell’attività del vulcano attivo più alto d’Europa. Grandi sono le escursioni termiche che si possono avere soprattutto in estate, anche con 20°C di differenza tra il giorno e la notte.

      Gianni Fabrizio ha ricordato la previsione fatta in passato, successivamente avverata: era certo che questo territorio avrebbe fatto molto parlare di sé. Negli ultimi 15 anni è diventato un punto di riferimento non solo per la Sicilia ma per l’Italia intera del vino.

      La caratteristica dei vini dell’Etna, bianchi o rossi che siano, è anche il grande potenziale di invecchiamento: il Carricante è un vitigno a bacca bianca straordinario e acquisisce nel tempo sentori di pietra focaia e di idrocarburo e il prodotto che si ottiene è sempre sorretto da una vibrante acidità.

      Francesco Cambria ha aggiunto che il successo dei vini dell’Etna è stato decretato dal gradimento dei consumatori e degli operatori del settore, che hanno apprezzato le mille sfumature che possono cogliersi, rendendo una bottiglia diversa dall’altra. Proprio per esaltare questa variabilità, unicità ed espressività, a partire dal  2011 il Consorzio ha approvato nel disciplinare la possibilità di indicare nei etichetta le Contrade di provenienza (una sorta di UGA).

      I versanti del Vulcano Etna sono terrazzati ed è possibile scorgere in alcune vigne delle piante centenarie, condotte ad alberello, a piede franco. I suoli vulcanici sono infatti sempre stati un ostacolo alla diffusione della fillossera. In queste condizioni la meccanizzazione è impossibile e le lavorazioni avvengono manualmente.

      Le aziende che producono vino sull’Etna, per lo più di piccole dimensioni, sono oggi circa 470: non solo vignaioli locali, ma anche celebrità staniere e italiane (Angelo Gaja, ad esempio) hanno voluto investire sul territorio.

      La degustazione, a bottiglie coperte, si è articolata in 9 campioni: 3 bianchi, un rosato e 5 rossi.

      Solo alla fine sono stati comunicati i nome delle aziende dei vini serviti, che per maggiore fruibilità, riporto di seguito.

      Etna Bianco 2023 Tenuta Ballasanti – Versante Est, zona di Mascali. Vinificazione in acciaio, profumi delicati di acacia e buccia di limone. Caratteristica sapidità.

      Etna Bianco “A Puddara” 2023 Tenuta di Fessina – Versante Sud, zona di Biancavilla. Un colore più intenso con bagliori dorati. Nota speziata dolce che ricorda la vaniglia e poi sentori agrumati. Mantiene con la sensazione salata il rapporto con il territorio di origine.

      Etna Bianco Superiore Contrada Villagrande 2021 Barone di Villagrande – Versante Est, zona di Milo. Vino di una azienda storica che ha visto e partecipato alla nascita della Doc. Mimosa, acacia, cedro, pietra focaia. In bocca è preciso, affilato e si allunga in chiusura con una nota salina.

      Etna Rosato Tre Versanti 2024 Giovinco – Le uve di Nerello Mascalese provengono dai  tre versanti e questa tipologia rappresenta una vera sfida ai mercati: il colore ricorda la Provenza, al naso si apprezzano piccoli frutti rossi freschi e succosi e una gradevole nota floreale.

      Etna Rosso Contrada Monte Serra 2022 Benanti – Versante Sud-Est. Affinamento in botte grande. Espressione in purezza di Nerello Mascalese di un’altra azienda storica etnea, si apprezzano i sentori di viola mammola, frutta rossa, l’elicriso, il pepe. Tannino che si integra nel vino in modo discreto, componendo un quadro gusto olfattivo molto piacevole ed equilibrato.

      Etna Rosso San Lorenzo 2022 Girolamo Russo – Siamo nel versante Nord vicino a Passopisciaro. Colore rubino luminoso. Un vino che si riconosce per la sua eleganza olfattiva, la progressione del sorso, il tannino serico. Riesce sempre a emozionare.

      Etna Rosso Piede Franco Quota 900 annata 2021 Tenute dei Ciclopi – Contrada Pino, versante Nord. Vinificazione in tini aperti e affinamento in barrique. Profilo olfattivo che ricorda la mora, il gelso, cardamomo, anice e chiodi di Garofano, scorza di arancia. Buona la persistenza e il tannino integrato magistralmente.

      Etna Rosso Zottorinotto Riserva 2019 Cottanera – Versante Nord, Castiglione di Sicilia. Profilo floreale, con inserti fruttati di mirtillo, more, tè nero e un cenno di vaniglia. Tannino vellutato.

      Etna Rosso Contrada Santo Spirito 2019 Palmento Costanzo – Versante Nord, Passopisciaro. Fermentazione in tini troncoconici di rovere e affinamento 24 mesi in botti di rovere francese e 12 mesi di bottiglia. Ciliegia, anche sotto spirito, spezie e accenni di pietra focaia. Finale lungo e persistente, con refoli balsamici.

      Alla fine della presentazione, è stato proposto un abbinamento con il salmone di Upstream di Claudio Cerati, marinato dolcemente e affumicato con i legni di faggio dell’Appennino Emiliano. Una degustazione che ha confermato la versatilità dei due vitigni autoctoni dell’Etna e soprattutto la bella espressività di un terroir assolutamente unico e sempre in divenire, che vale la pena di conoscere meglio e di andare a esplorare.

      Padiglione Alto Adige: i vini della Cantina San Michele Appiano a Vinitaly 2025

      Andare al Vinitaly e non visitare il padiglione dell’Alto Adige equivale ad andare a Roma senza vedere il Papa. La visita è avvenuta presso lo stand della Cantina San Michele Appiano – St. Michael-Eppan e ad attendermi c’erano Stefania Mafalda, Alessia Telese di SMstudio e l’enologo Jakob Gasser. Alcune notizie aziendali precedono, come di consueto, le note sensoriali delle etichette degustate.

      La Storia della Cantina di San Michele Appiano

      La prestigiosa cantina cooperativa San Michele Appiano, fondata nel 1907, è una delle aziende più iconiche e importanti dell’Alto Adige. Al timone della cantina dal 1978 fino a chiusura 2024 il grande enologo Hans Terzer, che ha puntato da subito alla produzione di vini di elevata qualità. Il testimone passa ora al suo discepolo appena trentenne, JaKob Gasser, entrato in azienda nel 2017 e dal 2019 a stretto contatto con Hans Terzer. Giovane e dinamico, porta avanti il progetto con una visione innovativa e rispettosa sia delle tradizioni sia della sostenibilità ambientale. 

      Il Terroir

      Appiano si trova sulla Strada del Vino in Alto Adige alle porte delle Dolomiti e con oltre 1.000 ettari di vigna, è il più grande comune vitivinicolo altoatesino nel cuore della provincia di Bolzano. I 390 ettari di vigneti dei 320 soci produttori della Cantina sono posti su pendii soleggiati, dove la natura ha tutte le carte in regola per dare origine alla produzione di vini eccellenti. Un’ampia gamma tra bianchi e rossi, da uve Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Nero, Pinot Bianco, Lagrein e Gewürztraminer, dà origine alle linee “Sanct Valentin”, “Fallwind” “Classica”, “Annate Storiche”, “The Wine Collection”e “Appius”.

      La degustazione dei vini della Cantina San Michele Appiano

      Pinot Bianco Eppan-Berg-Schulthaus Alto Adige Doc 2024 – Giallo paglierino, emana sentori di fiori di campo, mela, pera, albicocca e cedro; il sorso è fresco e saporito, setoso, armonioso e delizioso.

      Chardonnay Sanct Valentin Alto Adige Doc 2022 – Giallo paglierino dai riflessi dorati, rimanda a sentori di fiori di gelsomino, pera, melone, ananas e nuance di burro fuso. Gusto delicato, fresco, appagante e avvolgente.

      Sauvignon Sanct Valentin Alto Adige Doc 2023 – Paglierino luminoso, al naso esprime subito sentori di fiori di sambuco, salvia, mango e ananas. Al gusto è leggiadro, fine, suadente, e persistente.

      Gewürztraminer Sanct Valentin Alto Adige Doc 2023 – color oro brillante, sviluppa note di rosa bianca, litchi, frutto della passione e spezie orientali. Fresco e avvolgente in bocca, persiste a lungo.

      Sauvignon Blanc The Wine Collection Alto Adige Doc 2020 – Giallo dorato, rivela note di pesca, frutta tropicale, pompelmo e vaniglia; il sorso è ricco, intenso, vellutato, coerente e duraturo.

      Appius Alto Adige Doc 2020 – Dorato intenso, sprigiona rapidamente sentori di albicocca, frutta tropicale, vaniglia, passion-fruit, miele e agrumi. Al palato è avvolgente, cremoso e incredibilmente persistente.

      Vinitaly 2025: visita al padiglione della Regione Lazio

      Era il 1980 quando nelle sale cinematografiche uscì “L’aereo più pazzo del mondo”, e molti ricordano ancora quella celebre scena in cui si accendeva la scritta lampeggiante “PANICO”. Ecco, così, in modo un po’ surreale ma perfettamente realistico, è iniziata per molti operatori del settore la 57ª edizione di Vinitaly, tra timori legati agli annunciati dazi USA e tensioni internazionali. Ma, come spesso accade, la realtà ha superato ogni aspettativa, trasformando quel presunto “panico” in entusiasmo, concretezza e visione.

      Vinitaly 2025 si è confermata una delle edizioni più dinamiche e strategiche degli ultimi anni. Non solo per l’ottimo afflusso di pubblico e operatori del settore, ma soprattutto per la qualità degli incontri business-oriented e l’energia percepita in ogni padiglione. Un segnale forte in un momento storico in cui il mondo del vino cerca nuove chiavi di lettura, nuove narrazioni, nuovi modi per emozionare e restare rilevante, specialmente tra i giovani e i consumatori più consapevoli.

      E tra le regioni protagoniste, il Lazio ha lasciato un’impronta indelebile. Non solo per i suoi vini sempre più apprezzati, ma per un progetto ambizioso, visionario e fortemente identitario. Il nuovo padiglione del Lazio, posizionato in area Cangrande, è stato uno dei punti focali della manifestazione: 2.450 mq ispirati agli antichi acquedotti romani, con un concept architettonico firmato Westway Architects che ha unito la monumentalità della storia con l’essenzialità del design contemporaneo. Un’autentica opera d’arte al servizio della comunicazione territoriale.

      Il piano inferiore ha accolto con eleganza la lounge istituzionale, gli stand delle 62 cantine partecipanti, e partner di prestigio come la Camera di Commercio di Roma, Acqua Filette, Fondazione Italiana Sommelier, Blu Banca e Di Marco. Il piano superiore, invece, è stato il cuore pulsante delle relazioni: area stampa, due sale masterclass, uno spazio ristorante stellato e tante opportunità per raccontare, confrontarsi, approfondire.

      L’Assessore Giancarlo Righini ha sintetizzato così lo spirito dell’evento:

      “Il 2025 sarà l’anno della consacrazione della nostra regione. Stiamo rivoluzionando il modo di raccontare il Lazio, offrendo una nuova narrazione che unisce tradizione, eccellenza produttiva e modernità. Il nostro padiglione è il biglietto da visita di una regione che non vuole più restare in ombra.”

      Prosegue il Commissario di ARSIAL, Massimiliano Raffa:

      “Abbiamo raddoppiato la nostra partecipazione alle fiere dal 2023 ad oggi. Gli investimenti sono saliti del 120%, e oggi portiamo il Lazio in prima linea, unendo il meglio del vino con la nostra cucina, la nostra storia, la nostra capacità di innovare.”

      Il concept scelto per l’edizione 2025 è stato potente e poetico: LAZIO MONUMENTAL TASTE. Un invito a scoprire il gusto monumentale di una terra ricca di fascino, che fonde millenni di storia con l’eleganza di un calice ben fatto. Il vino come chiave di lettura di un’identità forte, che parla attraverso sapori, colori e profumi inconfondibili.

      E proprio i numeri confermano il successo:

      • 18.000 ettari di vigneti

      • 3 DOCG, 27 DOC, 6 IGT

      • 37 vitigni autoctoni

      • Oltre 400 cantine attive

      • Una vendemmia 2024 che ha raggiunto 730.000 ettolitri (+64% rispetto al 2023), con una netta prevalenza di vini bianchi (74%).

      A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, un programma fittissimo:

      • 8 masterclass blind tasting curate dalla Fondazione Italiana Sommelier

      • 3 masterclass dedicate ai Consorzi del Lazio

      • Una masterclass esclusiva firmata Gambero Rosso sui “Tre Bicchieri” laziali

      • Un’area ristorante guidata da Marco Bottega (Aminta Resort, 1 stella Michelin), con apertura affidata allo chef Doriano Percibialli (La Locanda Dorica – Velletri), interprete raffinato del territorio dei Castelli Romani.

      Presenti i Consorzi del Cesanese del Piglio, con la Presidente Pina Terenzi, dei vini Frascati con il Presidente Andrea Evangelisti e il Consorzio Roma DOC con la Presidente Rossella Macchia e, i relativi territori degnamente rappresentati dalle cantine presenti al Vinitaly. Non è mancato un momento di networking divertente e popolare: il Pinsa Party ha animato il padiglione la sera del 6 aprile, tra vini, musica e la regina della tradizione romana.

      Vinitaly 2025 ha dimostrato che il vino è molto più di un prodotto: è un linguaggio, un’emozione, una finestra aperta sul futuro. E il Lazio, con il suo gusto monumentale, ha parlato forte e chiaro.

      Vinitaly 2025: la degustazione guidata del Cinque di Tenuta Di Sipio

      In occasione della 57° edizione di Vinitaly, dietro gentile invito del giornalista Marco Signori di Virtù Quotidiane, ho partecipato alla presentazione del Montepulciano d’Abruzzo 2017 “Cinque” – Tenuta Di Sipio.

      La Tenuta si trova in Abruzzo a Ripa Teatina, in provincia di Chieti. I vigneti occupano una superficie di 70 ettari immersi tra i verdi rilievi collinari che da un lato degradano verso il mare Adriatico e dall’altro la catena montuosa della Maiella, il secondo massiccio più alto degli Appennini dopo il Gran Sasso.

      Fondata all’inizio del nuovo millennio da Nicola Di Sipio, imprenditore di successo nel settore dell’automotive, Nicola ha acquisito la proprietà ed è partito, nel 2006, con il primo imbottigliamento. La cantina realizzata dall’architetto Rocco Valentini ben si integra nel contesto panoramico ed è vocata anche all’accoglienza degli enoturisti.

      Un pregevole esempio di conservazione dell’architettura agricola dell’Abruzzo costiero integrato con innesti contemporanei in vetro e acciaio. La rivista Archilovers nel 2014 l’ha annoverata tra le prime dieci cantine di design al mondo. Al piano sotterraneo alloggiano vinificatori e barrique e sopra un’ampia sala per eventi tra mattoncini e vetri che creano un dialogo costante con il paesaggio esterno mozzafiato.

      Un’antica villa del 1500, finemente ristrutturata, che tra gli ospiti illustri ha visto anche Gabriele d’Annunzio, una piscina a sfioro, un’altra sala per degustazioni ed in fase di completamento 8 suites aggiungono quel tocco finale di eleganza assoluta. Dal 2019 al timone dell’azienda c’è Paolo, figlio di Nicola.

      Le etichette prodotte sono 15 ottenute dai 40 ettari coltivati in biologico, con varietà autoctone abruzzesi alle quali si affiancano quelle internazionali come Pinot Nero e Chardonnay per lo spumante Metodo Classico, il prodotto che ha dato il via al sogno vitivinicolo di Nicola Di Sipio. La produzione si attesta su circa 200 mila bottiglie annue. I

      IL DI SIPIO 5

      Il Di Sipio 5, assieme al Di Sipio 3, forma una coppia di vini che si riferiscono all’anno di nascita di Nicola, il 1953, e vuole rappresentare l’idea di eccellenza della cantina abruzzese. Per l’annata 2017 sono state prodotte soltanto 1.498 bottiglie, ognuna numerata. È il modo per rendere unico ogni esemplare di ‘5’, un vino che rappresenta il tributo di Di Sipio al tempo, alla terra e alla passione che Paolo ha ereditato dal padre.

      Note di degustazione

      Alla vista è rosso rubino profondo con sfumature granata. Al naso sviluppa sentori di prugne, mora di rovo, amarena, ribes nero, spezie dolci e liquirizia, con un sorso vellutato, pieno, appagante, coerente e persistente. La temperatura di servizio ideale è sui 18°C.

      SCHEDA TECNICA

      Origine e Vinificazione

      • Uve: Montepulciano

      • Raccolta: manuale a maturazione piena con attenta selezione dei grappoli ed acini perfettamente sani ed integri con vinaccioli lignificati.

      • Vinificazione: Infusione e fermentazione a cappello sommerso temperatura 25-30°C e lunghissima macerazione post-fermentativa in tini troncoconici di rovere di Slavonia fino al momento dell’imbottigliamento.

      Note del produttore

      In media 2 o 3 volte ogni decennio alcuni grappoli raggiungono la desiderata concentrazione, maturazione aromatica e polifenolica. La progressiva e delicata estrazione avviene attraverso un’interminabile infusione macerativa all’interno di tini di rovere. Reazioni lentissime e interscambi nell’agglomerato integrale senza nessun travaso, trasformano con il tempo tutti i caratteri convenzionali. Frutto, spezie, consistenza e tannini assumono forme nuove ed un equilibrio inesplorato.