L’Italia è una terra di straordinaria biodiversità vitivinicola, un mosaico di territori in cui ogni angolo custodisce un tesoro unico: i vitigni autoctoni. Sono loro a fare la differenza, testimoni di storia, cultura e tradizioni radicate nel tempo. Dai celebri Nebbiolo, Sangiovese e Aglianico ai recenti e straordinari Timorasso, Pecorino e Nerello Mascalese, ogni varietà racconta il carattere del proprio territorio attraverso vini dall’identità inconfondibile. In un mondo del vino sempre più globalizzato, l’Italia si distingue per questa ricchezza e per la capacità di valorizzarla, regalando agli appassionati esperienze sensoriali irripetibili.
Tra questi gioielli enologici, il Bellone emerge con forza come uno dei vitigni bianchi più interessanti del Lazio, una varietà che, dopo anni di relativa marginalità, sta vivendo una riscoperta entusiasmante. Il convegno “Bellone Lab 0.1”, organizzato dalla Cooperativa Cincinnato a Cori il 13 marzo, ha rappresentato il punto di partenza di un percorso di valorizzazione e crescita per questo vitigno.

Un evento tecnico e strategico per il futuro del Bellone
L’evento si è articolato in due momenti chiave: un convegno tecnico con l’analisi dei dati scientifici e produttivi e una tavola rotonda con produttori, enologi e istituzioni per definire strategie di sviluppo. Il tutto si è concluso con una degustazione che ha visto protagonisti i vini da uve Bellone di ben 21 aziende laziali, un segnale chiaro dell’interesse crescente per questa varietà.
Il presidente della Cincinnato, Nazareno Milita, ha sottolineato l’importanza dell’incontro come stimolo per tutto il settore vitivinicolo laziale: “Bellone Lab 0.1 non vuole essere solo un evento, ma l’inizio di un percorso per rafforzare l’identità vitivinicola della regione e renderla più competitiva sui mercati nazionali e internazionali.”
E i numeri parlano chiaro. Dopo un lungo declino, il Bellone ha registrato un incremento del 15% negli ultimi cinque anni, segnale di un rinnovato interesse sia da parte dei produttori sia del mercato. Un trend positivo che conferma il potenziale di questo vitigno autoctono come ambasciatore del Lazio enologico.

Dalla ricerca alla strategia: il ruolo del Bellone nel Lazio vitivinicolo
Il convegno, moderato dal giornalista Fabio Ciarla de Il Corriere Vinicolo, ha visto la partecipazione di esperti del settore:
• Riccardo Velasco, direttore di CREA Viticoltura Enologia, ha evidenziato il valore della ricerca applicata per migliorare la resistenza del Bellone alle malattie e valorizzarne le caratteristiche enologiche.
• Giovanni Pica (Arsial) ha fornito dati sulla diffusione del vitigno, confermando la tendenza di crescita degli autoctoni laziali a discapito delle varietà internazionali.
• Gli enologi Mattia Bigolin e Pierpaolo Pirone hanno analizzato le peculiarità del Bellone nei diversi territori, evidenziando le potenzialità di questa varietà nella produzione di vini bianchi di alta qualità.
A seguire, la tavola rotonda ha coinvolto istituzioni e produttori in un acceso dibattito sulle strategie future. Il consigliere regionale Vittorio Sambucci ha ribadito l’impegno della Regione Lazio nel supportare il settore, mentre Nicola Tinelli, responsabile dell’Unione Italiana Vini, ha sottolineato come la valorizzazione dei vitigni autoctoni sia una delle chiavi per distinguersi nel mercato globale.
Dal lato dei produttori, si è discusso dell’importanza di fare squadra, con interventi di Nazareno Milita (Cincinnato), Antonio Santarelli (Casale del Giglio) e Marco Carpineti (Carpineti Vini). L’idea di unire le forze sotto un’unica bandiera, quella del Bellone, per rafforzare l’identità vitivinicola laziale ha riscosso ampio consenso.

Il momento della verità: la degustazione dei vini da Bellone
Dopo teoria e strategia, è arrivato il momento della pratica: la degustazione. 21 aziende hanno presentato i loro vini da Bellone, serviti dai sommelier della delegazione AIS di Latina. Una panoramica che ha mostrato le molteplici sfaccettature del vitigno, dalla freschezza e sapidità delle versioni più giovani alla complessità dei vini affinati.
Tra le cantine partecipanti: Casale Del Giglio, Marco Carpineti, Cincinnato, Cantina Bacco, Divina Provvidenza, Tenute Filippi e molte altre, tutte accomunate dalla volontà di far emergere l’identità autentica del Bellone.
Verso il futuro: appuntamento a Vinitaly e “Bellone Lab 0.2”
L’entusiasmo generato dall’evento non si spegnerà presto. Il prossimo appuntamento per i produttori sarà Vinitaly (6-9 aprile 2025), dove il Bellone sarà protagonista di un rinnovato padiglione Lazio. Ma la vera sfida sarà la continuità: l’appuntamento è già fissato per il 2026 con “Bellone Lab 0.2”, un’edizione che promette di consolidare il percorso intrapreso. Grazie alla perfetta organizzazione di Giovanna Trisorio, il “Bellone Lab 0.1” ha posto le basi per un nuovo slancio del Lazio vitivinicolo. Il Bellone non è più solo un vitigno da riscoprire, ma un’opportunità concreta per rilanciare un’intera regione nel panorama enologico italiano e internazionale.



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