Feudo Stagnone & Cantine Birgi: il mare nel calice grazie agli appuntamenti targati Gambero Rosso

Feudo Stagnone e Cantine Birgi, protagonisti di un doppio appuntamento romano organizzato da Gambero Rosso per raccontare e valorizzare una delle realtà cooperative più interessanti della Sicilia occidentale.

Due momenti diversi, ma complementari, accomunati dal desiderio di far conoscere un patrimonio enologico profondamente legato alla laguna dello Stagnone, nel territorio di Marsala. Prima una masterclass presso la sede di Gambero Rosso, in via Ottavio Gasparri, poi il 30 settembre una cena al 47 Circus Roof Garden, dove i vini hanno incontrato la cucina mediterranea del Resident Chef Maurizio Lustrati, in una cornice di rara suggestione, con lo sguardo che abbraccia il Teatro Marcello e il Palatino.

Il primo appuntamento ha avuto il carattere di un vero viaggio sensoriale. La masterclass, presentata da Giuseppe Carrus e condotta da Raffaele Mosca, giornalista dalla penna brillante e dalla solida esperienza, ha visto la partecipazione di Giuseppe Figlioli, Direttore di Cantine Birgi e Feudo Stagnone.

Il filo conduttore, racchiuso nel claim “Mar Sale”, ha accompagnato l’assaggio di otto etichette, offrendo l’occasione per comprendere quanto il paesaggio possa diventare parte integrante dell’espressione di un vino.

Fondata nel 1960, Cantine Birgi è una cooperativa che riunisce oggi oltre 800 soci, impegnati nella valorizzazione delle produzioni vitivinicole locali. Una realtà che ha attraversato le trasformazioni del settore mantenendo un legame profondo con il territorio e con la storia enologica marsalese, da secoli conosciuta anche per i suoi grandi vini ossidativi, capaci di conquistare mercati internazionali.

Accanto a questa eredità, il progetto Feudo Stagnone rappresenta una nuova interpretazione del territorio, con una particolare attenzione alle caratteristiche dei vigneti che si affacciano sulla Riserva Naturale dello Stagnone. Qui la viticoltura convive con la laguna, le saline, il vento e una luminosità che sembra cambiare continuamente il volto del paesaggio.

È in questo ambiente che il Grillo trova una delle sue espressioni più interessanti. Vitigno simbolo della Sicilia occidentale, nato dall’incrocio tra Catarratto e Zibibbo, possiede una personalità capace di coniugare freschezza, struttura e ricchezza aromatica. Ma il racconto non si esaurisce nei bianchi: la gamma comprende spumanti, rossi di carattere e interpretazioni che guardano anche alla tradizione dei vini da dessert e ossidativi.

La degustazione si è aperta con il Lucido Brut 2025, Metodo Charmat, un vino fresco e floreale, attraversato da richiami alla frutta tropicale e da sensazioni di mela, pera, ananas e banana. Un ingresso piacevole, giocato sulla vivacità e sulla fragranza.

Di diversa impostazione il Blanc de Blancs Dosaggio Zero 2020, Metodo Classico da Chardonnay, affinato 36 mesi sui lieviti e prodotto a Castellammare del Golfo. Cremoso, fresco e con una sottile evoluzione, ha mostrato una bella sapidità, chiudendo con una delicata nota amaricante.

Con il Trisole 2025, Sicilia DOC, il Grillo si è presentato nella sua veste più giovane e immediata. Il nome richiama le tre isole visibili dai vigneti e il vino ne restituisce idealmente la luminosità attraverso profumi di frutta bianca e tropicale, freschezza e una persistenza sapida che invita al sorso successivo.

Il momento di maggiore profondità è arrivato con il Grillo Feudo Stagnone Riserva 2023, proveniente da un singolo vigneto allevato ad alberello e affinato in barrique di rovere francese di primo passaggio. La consistenza nel calice anticipa un vino di corpo e struttura, mentre il profilo olfattivo intreccia note burrose, macchia mediterranea, sentori salmastri e leggere sfumature fumé. In bocca si distende tra frutta bianca e gialla matura, arancia candita e zagara, componendo un quadro aromatico ricco ma misurato.

Il passaggio ai rossi ha mostrato un’altra faccia della produzione. Il Nerello Mascalese Trisole 2024 ha colpito per la trasparenza del rubino, la freschezza e l’eleganza di una struttura leggera, accompagnata da richiami speziati e vegetali. Un rosso fine, lontano da ogni eccesso, che punta sulla bevibilità e sulla precisione.

Più scuro e intenso il Perricone Feudo Stagnone 2023, con profumi di frutti rossi e pepe nero, un corpo più presente e una personalità decisamente mediterranea. Il Kinisia Rosso Riserva 2022, blend di Nero d’Avola, Perricone e Cabernet Sauvignon, ha invece mostrato maggiore complessità: sensazioni scure ed ematiche, spezie, note vegetali e richiami alla macchia mediterranea si intrecciano con un tannino evidente ma ben integrato.

A chiudere il percorso, Unico Bianco, vino ossidativo a base Grillo, richiamo alla lunga storia enologica di Marsala e alla capacità di questo territorio di esprimersi attraverso interpretazioni che vanno ben oltre i confini dei vini più immediati.

Se la masterclass ha consentito di approfondire le caratteristiche dei singoli vini, la cena del 30 settembre al 47 Circus Roof Garden ha offerto una prospettiva diversa: quella dell’incontro con il cibo.

Il panorama romano ha fatto da cornice a un menu pensato per valorizzare i vini attraverso contrasti, consistenze e richiami aromatici. La tartare di tonno Balfegó, accompagnata da fichi settembrini, formaggio di capra e mandorle, ha incontrato la freschezza del Lucido 2025, mentre il polpo arrostito, con crema di sedano rapa affumicata, ’nduja e polvere di oliva nera, ha trovato nel Metodo Classico Chardonnay 2020 un interlocutore capace di sostenerne sapidità e intensità.

Il risotto ai gamberi rossi di Ponza, zest di lime e polvere di cappero ha dialogato con il Trisole Grillo 2025, in un abbinamento giocato sulla freschezza e sulla componente marina. La ricciola alle erbe del Mediterraneo, servita con il suo fondo ristretto e una purea di patate alla bottarga, ha permesso di confrontare due personalità differenti: la profondità del Grillo Riserva 2023 e il carattere del Perricone Riserva 2023.

Infine, la nuvola di ricotta alle visciole con vele di pane croccante ha accompagnato Unico Bianco, chiudendo la serata con un richiamo alla tradizione e alla versatilità dei vini di Marsala.

A colpirmi, in questi due appuntamenti, è stata soprattutto la possibilità di leggere lo stesso territorio attraverso prospettive differenti. Da una parte, l’approfondimento tecnico della masterclass; dall’altra, la dimensione conviviale della cena, dove il vino abbandona per un momento il linguaggio dell’analisi e diventa parte di un’esperienza condivisa.

Feudo Stagnone e Cantine Birgi dimostrano come una storia cooperativa nata oltre sessant’anni fa possa continuare a evolversi, senza perdere il legame con le proprie radici.

Immagine di Alberto Chiarenza

Alberto Chiarenza

Romano di nascita e cresciuto in un paese distante, il Sud Africa. Un posto dove convivono molte etnie e religioni. un pot-pourri multietnico che apre la mente a nuove esperienze e conoscenze. Amo l’eleganza e le buone maniere, viaggiare e scoprire continuamente nuove realtà enogastronomiche. Critico enogastronomico, ho iniziato dal corso Sommelier fino a specializzarmi come Assaggiatore Esperto e Consigliere ONAV Roma di cui sono l’addetto alla comunicazione. Ho un blog personale e un sito internet come “Alberto Winelover”. Viva il vino e viva la vita…Cheers!

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