Napoli, la terza edizione di Campania.Wine tra vino ed enoturismo

Nella sua terza edizione, Campania.Wine è tornata ad animare la Galleria Umberto I e il Musap, Museo Artistico Politecnico di Napoli. La manifestazione, che ha visto impegnati cinque dei consorzi tutela vino della Campania (Vitica, Irpinia, Sannio, Vesuvio e Vita Salernum Vites) insieme alla Regione Campania e alla Città di Napoli, è stata una grande vetrina per il vino campano, aperta al pubblico e alla stampa nazionale ed estera. Centosette le cantine coinvolte che hanno offerto in degustazione i propri vini lungo i quattro raggi della Galleria Umberto I; cinque masterclass a tema dedicate ai winelovers e due ai giornalisti, oltre agli showcooking per la valorizzazione delle eccellenze agro gastronomiche del territorio campano.

Othmar Kleim, direttore di Falstaff Italia, ha guidato i giornalisti nella masterclass dedicata ai bianchi della regione, in una carrellata che ha incluso classici e fuori rotta. Ben rappresentati gli areali nord campani del casertano e del Sannio attraverso alcuni dei vitigni più noti nelle loro diverse interpretazioni: l’asprinio nella versione spumantizzata Trentapioli e in quella ferma IX Denari, il pallagrello bianco con Il Verro, la falanghina del Sannio con Identitas e la versione di vendemmia tardiva Cesco dell’Eremo, la coda di volpe di Masseria Frattasi. Il Vesuvio è stato presentato con la Lacryma Christi Vigna del Vesuvio e con Summa, catalanesca del Monte Somma; il Cilento con il proprio fiano, nell’interpretazione di San Salvatore, Pian di Stio. Magra invece la presenza dell’Irpinia, affidata unicamente alla notevole bollicina di greco di Tufo 1930 di Cantine di Marzo.

Filippo Bartolotta ha invece condotto una masterclass alla cieca tra i rossi campani.

Tra altezze, parchi e vulcani si è soffermata su tre caratteri: quello vulcanico, quello altimetrico e quello della latitudine nord, per evidenziare le diverse sfaccettature assunte dalla vinificazione dei principali vitigni rossi a seconda dell’areale di produzione. Aglianico e piedirosso i grandi protagonisti, sia nelle versioni Taburno e Taurasi, sia nelle declinazioni vesuviane e della Costa Amalfitana; anche la camaiola, col suo carattere schietto e fruttato, si è timidamente affacciata tra i più noti vitigni conterranei.

Ad affiancare entrambi i relatori, l’archeologo Ferdinando De Simone che ha arricchito la degustazione dei vini con note di carattere storico, archeologico e geologico utili ad inquadrare la produzione vitivinicola campana all’interno di un contesto di più ampio spessore, che ne ha valorizzato la tradizione secolare oltre che l’ampiezza del vitigno autoctono.

E proprio un contesto più ampio quello che ha caratterizzato la terza edizione di Campania.wine, dove il vino è stato presentato non solo come prodotto ma anche come potenziale esperienza. Centrale nella manifestazione e oggetto di convegno il dibattito sull’enoturismo, durante il quale sono intervenuti Teresa Armato, Assessora al Turismo e alle Attività Produttive del Comune Di Napoli, Fulvio Bonavitacola, Assessore alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico Regione Campania, Vincenzo Maraio, Assessore al Turismo Regione Campania, Ciro Giordano, Presidente Cpnsorzio Tutela Vini Vesuvio, Diego Esposito, Fondazione MUSAP, Floriana Schiano Moriello, giornalista, Angelo Radica, presidente nazionale Città del Vino, Violante Gardini Cinelli Colombini, Presidente Movimento Turismo del Vino, Virginia Di Gaetano, giornalista Lonely Planet, Maria Carmela Serluca, Assessora all’Agricoltura Regione Campania, moderati dalla giornalista Diana Cataldo.

A emergere chiaro è come l’enoturismo sia voce di capitolo sempre più importante, talvolta preminente, nel bilancio economico delle cantine: secondo il rapporto Nomisma, in Italia l’enoturismo ha inciso per oltre il 21% sui bilanci aziendali nel 2025. Nell’attuale fase critica, che vede un generale calo delle vendite e il vino sotto attacco da un punto di vista economico e sociale, il turismo esperienziale può rappresentare la svolta per molte realtà vinicole.

La Campania attualmente si colloca al sesto posto in Italia per quanto riguarda il turismo legato ai prodotti a marchio DOP; con 4 DOCG, 15 DOC e 10 IGP,  il potenziale dal punto di vista vitivinicolo è enorme, soprattutto per le aree interne della Regione, non ancora sufficientemente valorizzate rispetto a Costiera e Vesuvio che si collocano invece tra le TOP 15 mete italiane del turismo.

Attualmente è la Legge Regionale 7 del 2024 a regolare l’attività eno-turistica in Campania, non solo definendo i soggetti e i limiti entro cui possono agire, ma prevedendo anche la formazione di operatori eno-turistici da impiegare all’interno delle strutture, e la costituzione di un Osservatorio regionale compartecipato.

Dal versante cantine, il turismo del vino deve puntare non solo su storytelling accattivanti e su un’accoglienza di tipo familiare, ma anche su destagionalizzazione, alti standard professionali – come un sito multilingue e di facile fruizione – e sull’interazione di cantine e operatori vitivinicoli con le diverse attività del tessuto territoriale,  quali musei, ristoranti, artigiani.

Da un punto di vista istituzionale, ad assumere un ruolo centrale nella filiera enoturistica devono essere  i consorzi, quali registi di promozione del turismo, mentre comune a tutte le istituzioni deve essere l’obiettivo di muoversi sotto un unico brand Campania capace di generare valore e di dare voce e forza anche alle micro realtà vinicole del territorio. Dalla due giorni di Campania.wine a emergere chiaro è il ruolo centrale dei consorzi di tutela vini e dell’interazione tra loro all’interno di un tessuto vitivinicolo diversificato e frastagliato come quello campano.

In un evento dove a fare la forza è stato il lavoro sinergico tra consorzi, a rendere ancora più evidente questo assunto è la grande assenza di due di essi: Campi Flegrei e Penisola Sorrentina.

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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