A Montefiascone due giorni di incontri, degustazioni e visite in vigna per celebrare i sessant’anni della DOC e interrogarsi sul futuro di una delle denominazioni storiche del vino italiano.
Sessant’anni sono un anniversario importante per una denominazione. Lo sono ancora di più quando quella denominazione porta con sé una storia capace di attraversare i secoli e un nome che, ancora oggi, è immediatamente riconoscibile: Est! Est!! Est!!! di Montefiascone.

Per celebrare il sessantesimo anniversario della DOC, l’8 e il 9 agosto 2026 Montefiascone ha ospitato due giornate dedicate alla storia, al presente e alle prospettive future della denominazione. L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Montefiascone e dalla Fiera del Vino di Montefiascone, in collaborazione con l’Ufficio Stampa di Carlo Zucchetti.
Più che una semplice celebrazione, è stato un momento di confronto. Perché festeggiare sessant’anni significa anche chiedersi che cosa possa diventare una denominazione nei prossimi decenni.
Una storia che appartiene al vino italiano
La storia dell’Est! Est!! Est!!! affonda le proprie radici nella celebre leggenda medievale di Johannes Defuk e del suo servitore Martino, una storia che ha contribuito a costruire nel tempo l’immaginario legato al vino di Montefiascone. Precursore della guida del Gambero Rosso, assegnava un Est per indicare un vino buono, due per molto buono e tre buonissimo.
La DOC arriva nel 1966, nello stesso periodo in cui l’Italia comincia a costruire un sistema moderno di tutela e valorizzazione delle proprie produzioni vitivinicole. A sessant’anni di distanza, Montefiascone ha scelto di guardare a quella storia non soltanto con spirito celebrativo, ma come punto di partenza per una riflessione sul futuro. Alla Rocca dei Papi, luogo simbolo della città, l’incontro “Sessant’anni di Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, il percorso tracciato e la storia ancora da scrivere” ha riunito rappresentanti del mondo del vino, della critica e della sommellerie.
Tra i protagonisti del confronto Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, il giornalista e critico enogastronomico Antonio Paolini, Andrea Bellincontro dell’Università della Tuscia, Giuliano Rossi, presidente nazionale Vinarius, Gianluca Grimani, Relatore Guida Vitae AIS, e Riccardo Cabizza, coordinatore FISAR Centro Italia, insieme ai rappresentanti delle associazioni dei sommelier.

Significativa anche la presenza delle rappresentanze di Vernaccia di San Gimignano, Ischia Bianco e Frascati, le altre tre denominazioni che, insieme all’Est! Est!! Est!!!, appartengono alla prima stagione delle DOC italiane.
Non era dunque soltanto la festa di un vino, ma il racconto di una parte della storia della viticoltura italiana.
Dal bicchiere al territorio
Il banco d’assaggio degli Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC ha permesso di spostare il confronto dalla teoria al bicchiere.
Produttori, annate e interpretazioni differenti hanno mostrato una denominazione tutt’altro che immobile. Il vino, del resto, è uno dei modi più immediati per capire quanto possa essere complesso il concetto di identità.
Anche la cena curata da Iside De Cesare, chef de La Parolina di Trevinano, una stella Michelin, ha contribuito a inserire il vino nel contesto più ampio della cultura gastronomica del territorio. Ma per comprendere davvero una denominazione bisogna uscire dalla sala di degustazione e andare nei luoghi dove il vino nasce.

Dalla bottiglia alla vigna
La seconda giornata è iniziata dalla storica Cantina Stefanoni, da dove un itinerario in E-Bike ha condotto i partecipanti attraverso alcune delle vigne più significative della denominazione.
Prima tappa il vigneto dell’Antica Cantina Leonardi, nella zona di Poggio del Cardinale. Poi la Cantina La Nobra, in località Madonna della Valle, la Vigna Montiano della Famiglia Cotarella, nella zona di Valle Perlata, e infine la vigna storica delle Famiglie Sensi & Trappolini.
È proprio qui che il concetto di territorio assume concretezza. Una denominazione non è soltanto una bottiglia, né soltanto un disciplinare. È fatta di vigne, esposizioni, paesaggio, persone e famiglie che nel tempo hanno scelto di coltivare quelle terre. Guardare i vigneti e incontrare chi li lavora permette di restituire un significato concreto a una parola molto utilizzata nel mondo del vino: territorio.
Il percorso ha compreso anche la visita all’Agriturismo “Le casette sul lago”, prima del pranzo e della visita alla cantina dell’Antica Cantina Leonardi.

Il Roscetto, una carta da giocare
Tra gli elementi emersi durante le due giornate, il “Roscetto” (ufficialmente menzionato come Rossetto), rappresenta certamente uno degli aspetti sui quali costruire una narrazione più contemporanea della denominazione.
Il vitigno che ha origine dal Trebbiano Giallo, con la sua capacità di evolvere nel tempo, può infatti contribuire a superare l’immagine di un vino legato esclusivamente alla sua storia e alla celebre leggenda. Ed è proprio il rapporto con il tempo ad aver offerto uno degli spunti più interessanti della manifestazione.
Le vecchie annate hanno dimostrato infatti che l’Est! Est!! Est!!! può raccontare qualcosa anche oltre la dimensione della freschezza immediata. È una prospettiva importante, perché consente di guardare alla denominazione con occhi diversi: non soltanto come patrimonio storico, ma come realtà ancora capace di costruire un’identità enologica contemporanea.

Sessant’anni non sono un punto d’arrivo
Il claim del convegno è stato: “Sessant’anni, non come traguardo, ma come nuova partenza”. Una frase che racchiude bene il senso di una denominazione nata da una leggenda antica, diventata DOC nel 1966 e ancora oggi capace di raccontare una storia fatta di territorio, viticoltori e identità.
Ma proprio guardando al futuro mi viene naturale pormi una domanda: perché una denominazione con una storia così importante non ha ancora scelto di costituire un Consorzio? È una riflessione che nasce anche dalla particolare struttura produttiva di Montefiascone, dove una parte consistente delle bottiglie è riconducibile alla Cantina Sociale, mentre le altre aziende rappresentano una quota minoritaria della produzione complessiva.
Una situazione che pone un interrogativo più ampio: non sarebbe forse arrivato il momento di fare sistema, mettendo insieme le diverse anime della denominazione per costruire una strategia comune di tutela, promozione e valorizzazione dell’Est! Est!! Est!!!?



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