A Vinitaly 2026 c’è stato un debutto che ha il sapore delle radici e lo sguardo rivolto al futuro. Al padiglione Palaexpo Lombardia di Veronafiere, dove ogni anno il vino italiano racconta sé stesso al mondo, fa il suo ingresso per la prima volta La Genisia. E lo fa portando con sé non solo le proprie bottiglie, ma una parola nuova-antica destinata a segnare un passaggio decisivo: Classese.

I nomi contano, soprattutto quando riescono a custodire un territorio intero. Con il nuovo disciplinare della Oltrepò Pavese DOCG, il Classese diventa ufficialmente la denominazione del Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese, riportando al centro una definizione che affonda le sue origini negli anni Ottanta. È un ritorno consapevole, che non guarda indietro con nostalgia, ma avanti con maggiore precisione identitaria.
Per La Genisia, cantina di Codevilla, questo passaggio rappresenta molto più di un adeguamento normativo: è il riconoscimento di una visione perseguita fin dalla nascita. Il Metodo Classico, qui, non è una semplice tipologia produttiva, ma una chiave di lettura del territorio, un linguaggio che trova nel Pinot Nero il suo interprete più autentico.

Non è un caso che proprio l’Oltrepò Pavese sia oggi la principale area italiana dedicata a questo vitigno, con oltre il 70% dei vigneti lombardi coltivati a Pinot Nero. Un legame che affonda nell’Ottocento, quando i primi esperimenti dimostrarono come queste colline potessero dialogare, per vocazione, con i grandi territori francesi.
“Abbiamo sempre lavorato con l’obiettivo di produrre Metodo Classico di alta qualità”, racconta Matteo Ghiara, presidente della cantina. “Il Pinot Nero è il centro di questo percorso, il vitigno su cui abbiamo scelto di investire con decisione. Il progetto Classese va esattamente in questa direzione: da un lato alza gli standard qualitativi, dall’altro costruisce un’identità chiara e riconoscibile per il mercato”.
E in effetti, il nuovo disciplinare non lascia spazio a compromessi: almeno l’85% di Pinot Nero, vendemmia manuale, selezione dai vigneti collinari e lunghi affinamenti sui lieviti — minimo 24 mesi, che diventano 36 per i millesimati e 48 per le riserve. Un tempo lento, necessario, che restituisce vini dalla trama fine, dal perlage persistente e da quella tensione minerale che è firma delle colline oltrepadane.

A Verona, La Genisia presenta per la prima volta le sue interpretazioni di Classese: Blanc de Noirs e Rosé de Noirs che raccontano eleganza e precisione, declinate nelle versioni Brut ed Extra Brut. Non semplici etichette, ma capitoli di un racconto più ampio, in cui il vino diventa espressione diretta del paesaggio.
Il nome Classese, nato dall’unione di “Classico” e “Pavese”, torna così al centro della scena, dopo un percorso di rilancio culminato nel 2025 con la revisione del disciplinare da parte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e l’avvio dell’iter per il riconoscimento ufficiale della DOCG. Un passaggio che sancisce il valore storico di questa denominazione e ne rafforza il posizionamento nel panorama spumantistico italiano. La presenza de La Genisia a Vinitaly, dunque, non è solo una prima partecipazione fieristica. È il segno tangibile di una convergenza: quella tra produttori, territorio e visione. Un momento in cui il racconto del vino si fa più nitido, più consapevole. E in cui anche un nome, Classese, torna a dire con forza, da dove tutto ha origine.



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