DENIS – Pizzeria di Montagna, di Denis Lovatel, ha riunito nel capoluogo lombardo la stampa per un incontro dedicato alla cucina, al territorio e ai progetti che guardano al futuro senza dimenticare le radici.
Al centro della serata, la presentazione del Poseidonia Beach Club di Ascea, un progetto che nasce su una filosofia chiara: sostenibilità, riuso, rispetto del paesaggio. Un modello di ospitalità che intreccia mare, natura e memoria, portando nel presente gesti antichi e materiali recuperati.

A raccontare la storia del Poseidonia Beach Club è Giovanni Rizzo, fondatore e anima del beach club, un racconto che parte dal lontano 2008, quando decide di rilevare e recuperare uno spazio precedentemente occupato da un altro stabilimento balneare.
Un percorso imprenditoriale in continua evoluzione, che lo porterà a creare non un semplice lido, ma un luogo dove poter fruire di un’ospitalità contemporanea, capace di coniugare intrattenimento, ristorazione e sostenibilità.
All’inizio il Poseidonia si afferma come club per serate musicali, eventi e aperitivi, pronto ad accogliere la clientela estiva della costa cilentana. Negli anni successivi l’offerta viene progressivamente ampliata fino ad arrivare al 2018 quando viene aperto il ristorante. Una trasformazione che porta il beach club a diventare un luogo completo dove vivere tutto il giorno, dalla prima colazione in riva al mare fino alla cena gourmet.

Due momenti distinti: di giorno un’atmosfera informale ma curata, con piatti freschi, stagionali e veloci; la sera, un’eleganza più ricercata, con la spiaggia che si trasforma in ristorante tra cucina mediterranea, pizzeria e influenze internazionali come il sushi.
Il menu cambia quotidianamente, seguendo esclusivamente il pescato locale disponibile e adattandosi alla stagionalità delle materie prime. Una scelta precisa che privilegia pochi ingredienti, selezionati con estrema cura, per garantire standard qualitativi elevati. Alla base, un rispetto rigoroso e quasi maniacale per la qualità del prodotto, trattato con attenzione in ogni fase, dalla selezione alla preparazione.
Un’esperienza che fonde cucina, intrattenimento e attenzione al territorio.
Negli anni il Poseidonia si è distinto come laboratorio di sostenibilità nel turismo balneare: filiera corta con “il loro pescatore locale”, energie rinnovabili, riduzione degli sprechi e certificazione ISO 20121. Ad accompagnare Giovanni nella trasferta milanese, due presenze speciali: la mamma e la suocera, custodi di un sapere che non si impara sui manuali.

Davanti ai giornalisti hanno mostrato come si fanno i fusilli a mano, con quel movimento lento e preciso che appartiene alle cucine di una volta.
E poi, nonna Ines, ha raccontato la preparazione del sapone con la lisciva: Si partiva dalla cenere del camino, quella della legna dura. Veniva raccolta e messa in acqua calda, oppure fatta bollire, per ottenere un liquido: la lisciva. Dopo averla filtrata, si univa a oli o grassi, spesso di recupero, e si mescolava a lungo. Da questa combinazione prendeva forma il sapone.
E nella stessa logica di trasformazione, anche la cena ha preso forma, come un passaggio naturale dal racconto alla tavola.
Denis, insieme agli chef Costantino Buono e Carlo De Olivera e a Gianni Rizzo, “capitano” del Poseidonia Beach Club, hanno creato un percorso condiviso che unisce cucine diverse, guidate da un unico principio: limitare gli sprechi, valorizzare ogni ingrediente e rendere la sostenibilità una pratica quotidiana.
Si comincia con Il pane ritrovato, un’entrée che già racconta questa visione: pane al nero di seppia recuperato e trasformato, mantecato con luvaro, un pesce poco conosciuto, perfetto per preparazioni come le mousse e, che proprio nella semplicità, dà il meglio di sé.

Da qui si arriva al mare più identitario con Cilento Roll – Dal mondo al mare, dove tecniche e suggestioni lontane, ispirate alla cucina giapponese, incontrano il territorio. L’uramaki diventa mediterraneo, con alici di menaica e cacio ricotta fresco all’interno, mentre la pelle di pesce bandiera si fa chip croccante. Le alici di menaica sono il cuore del racconto: memoria storica del Cilento, pescate con una rete di origine greca a maglie larghe, la ‘menaica’, calata al tramonto e ritirata all’alba.
Il percorso continua con La memoria che si evolve, il fusillo di nonna Ines che guarda al passato ma lo reinterpreta: tenero di broccolo, pane, pomodorini arrostiti di ieri e ancora il pesce bandiera, in un dialogo continuo tra radizione e cucina contemporanea
Poi La razza ritrovata, un secondo che valorizza un pesce poco utilizzato, glassato con il suo fondo di cartilagini, con patate affumicate, verdure croccanti e pane tostato. Un piatto essenziale, senza elementi in più.
Finito il percorso dei piatti, si passa alle pizze, mantenendo sempre l’idea di riuso e recupero:
dalla Radice al fiore, dove della zucchina non si spreca nulla, dal frutto al fiore; nel gioco tra Bianco e verde, fatto di ingredienti recuperati e trasformati, protagonisti sono i formaggi ‘ritrovati’; fino ad Agrume di bosco, che unisce terra e freschezza in un equilibrio inatteso.
Il tutto accompagnato dai vini dell’Azienda Agricola Porticello, che seguono il percorso senza sovrastarlo, accompagnando i piatti in modo equilibrato. Dal Fiano al Rosato fino all’Aglianico, ogni vino mantiene un legame chiaro con il territorio e con un’idea di rispetto coerente con quella della cucina. Il nome dei vini, Velea, è frutto della fusione del nome latino, Velia, e del nome greco, Elea, di Ascea. Elea città che ha dato i natali a Parmenide e Zenone.

E qui, Gianni Rizzo, introduce il pensiero sorprendentemente attuale di Parmenide: l’essere è, e non può non essere. Un invito a guardare oltre l’apparenza a riconoscere valore in ciò che esiste, perché nulla è davvero scarto tutto è trasformazione, continuità e permanenza.
Nel Cilento la cucina è inseparabile dal racconto. Ogni piatto lascia una traccia, ogni ingrediente custodisce una storia. Dalla dieta mediterranea, che qui ha preso forma, alle tavole più semplici, tutto parla di misura e autenticità.
Dalla terra e dal mare viene tutto, e tutto merita rispetto e valorizzazione.
Qui ho avuto modo di toccare con mano cosa questo significhi davvero.
Prosit!



Salerno: Le Parùle e Giuseppe Pignalosa puntano alle “quattro stagioni” (non solo con la pizza)
Milano: da Denis Pizzeria di Montagna arriva il Cilento nel “racconto sostenibile” del Poseidonia Beach Club
Il Rotary Club Salerno Est presenta i risultati del progetto umanitario “Kenya 2”
Veneto – Valpolicella: Franchini, tra identità, leggerezza e misura
100 Best Italian Rosé 2026: trionfa “Dandy” Nero di Troia IGP2025 di Mazzone