Il dehor coperto è ormai ultimato e il concept del nuovo locale del celebre maestro pizzaiolo diviene finalmente realtà dodici mesi l’anno no stop.

A Marina d’Arechi il Port Village di Salerno cambia la visione della gastronomia con uno spazio d’approdo per gli amanti del food nelle sue diverse sfaccettature. Dal disco di pasta lievitato più famoso al mondo, passando per taglieri e mozzarelle e poi i fritti, l’immancabile ragù e la parmigiana di melanzane.


Piatti senza tempo che Giuseppe Pignalosa ama riproporre ai propri clienti, alcuni fedelissimi già dai tempi del locale di Ercolano, che riaprirà a breve in una location unica nel suo genere. Passeggiare sulla darsena prima di giungere a Le Parùle è un piacere per gli occhi, osservare il panorama dalle vetrate durante i mesi freddi o sostare nel giardino artificiale esterno al tepore di un tramonto estivo aiuta a rilassare l’animo e regala tanta armonia.

Il mare in lontananza, la brezza dolce e il giusto tempo per un calice di vino dalla nuova carta selezionata ad hoc completano il quadro. Perché il binomio con il cibo è sempre più una necessità, sia per la cultura a tavola, sia per l’esigenza di ampliare l’offerta e il budget a disposizione di ristoratori e consumatori.
La pizza, ad esempio, consente un costo democratico dove il divertimento con una valida etichetta viaggia di pari passo con il contenimento della spesa finale. Del “metodo Pignalosa” avevamo già scritto nel precedente articolo: impasto diretto come una volta e tanta qualità nei topping, che portano dritti a un tuffo nel passato.
Dalle tonde tradizionali, come la Marinara o la Cosacca a ruota di carro, per continuare sulle scelte anni ’80 tra diavola, ortolana e capricciosa che non hanno bisogno di presentazioni. E poi quelle contemporanee quali la Giagiù con pomodorino giallo del Vesuvio, zucchine arrostite condite all’uscita con alici armatore, stracciata di bufala e zest di limone o il delicato padellino A’ riccia con scarola riccia condita a crudo, datterino rosso, carciofini sott’olio e olive nere caiazzane, da sgranocchiare a piccoli morsi per non perdere l’essenza di ogni ingrediente.


Un menù rivoluzionato, basato sull’attenzione all’alimentazione e alle intolleranze nel paragrafo “restiamo leggeri” o al puro divertimento della condivisione delle ricette di “insieme è meglio” e di “come a casa”. In fin dei conti nel nome stesso Le Parùle c’è quell’aria di famiglia che Giuseppe viveva da bambino, quando il suo sogno era diventare un calciatore professionista in serie A (sogno sfiorato per poco) e nei ricordi del lavoro all’aria aperta nei campi e nell’orto, usanza tipica delle famiglie dell’epoca.
Si mangiava ciò che si raccoglieva, si beveva quel che la vigna sapeva donarti con tanto sacrificio e si stava insieme. Senza un perché, ma con tanta speranza nel futuro, all’insegna di quei valori scomparsi ormai da recuperare.




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