A Panzano in Chianti una storica realtà viticola ha riconquistato giovinezza, si tratta di Tenuta Casenuove, localizzata nella parte nord orientale del comune su suoli di pietraforte e galestro.
Qui nel 2015 Philippe Austruy ha avviato il suo progetto chiantigiano, avvalendosi della collaborazione di Alessandro Fonseca, agronomo, e di Cosimo Casini e Maria Sole Zoli, enologi. Abbiamo recentemente avuto occasione di visitare la tenuta e di fare un consuntivo dei primi anni di attività attraverso le corrispondenti prime dieci annate di Chianti Classico prodotte.

Ad accoglierci sono Alessandro, Cosimo e Maria Sole.
Austruy imprenditore francese nel mondo della sanità e appassionato d’arte, approda al mondo del vino negli anni Novanta del secolo scorso con l’acquisizione di una tenuta in Provenza. E’ poi la volta di Bordeaux e del Portogallo per giungere infine in Italia, dove incontra Alessandro Fonseca e Casenuove.
“Nel 2014 facevano capo alla cantina poco più di 13 ettari di vigne, la maggioranza a sangiovese, il saldo a merlot e cabernet,” ci racconta Alessandro, “lo stato agronomico non era dei migliori. Oggi gli ettari vitati totali sono trenta a conduzione biologica.”

La cantina si trova a quota 440 mt s.l.m. ma la tenuta, di circa 120 ettari – tra boschivo, vigneti e uliveti – si estende tra i 365 e i 500 mt sul livello del mare. Quattro le etichette prodotte: IGT Toscana, Chianti Classico Annata, Riserva e Gran Selezione, per cui verrà rivendicata UGA Panzano in Chianti.
Il progetto di Austruy include anche l’ospitalità: il casale originario, risalente alla metà del diciassettesimo secolo e teatro si rilevanti azioni partigiane durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato opera di recupero conservativo per la creazione di un B&B di charme di sole sei stanze.

La cantina invece, completamente ristrutturata, è stata adeguata alle più moderne tecniche costruttive: le vasche di fermentazione in cemento non vetrificato si aprono a livello pavimento calpestabile, nell’area di accettazione uve, in modo da avere un controllo visivo diretto della fermentazione e due di esse sono predisposte per la macerazione semicarbonica.
La fermentazione per singole parcelle avviene ad acino intero per controllare l’estrazione in maniera meticolosa. Anche il successivo affinamento avviene in diversi contenitori per assecondare il più possibile le caratteristiche parcellari delle vigne: si prediligono i legni grandi, ma è lasciato spazio anche alla barrique e all’anfora clavyer. L’assemblaggio delle diverse masse avviene dopo circa un anno.

La degustazione delle prime dieci annate di produzione della Tenuta è avvenuta nella sala ricavata dall’antico frantoio.
Al di là delle valutazioni fatte sui singoli campioni, legate all’andamento stagionale, quello che ci preme sottolineare è l’evoluzione stilistica del Chianti Classico di Tenuta Casenuove, non solo percettibile nel percorso di degustazione, ma anche contestualizzato dalla narrazione di Cosimo e Maria Sole, che hanno posto l’accento sulle tappe di crescita della cantina, sia da un punto di vista agronomico che di tecnica enologica.
I campioni a partire dalla 2015 sono stati divisi in tre batterie; per quanto riguarda le annate 2024 e 2025, si trattava rispettivamente di campioni da botte e da vasca.

2015 – 2018 – LA TRANSIZIONE
La prima batteria di vini è quella prodotta utilizzando le attrezzature cedute col passaggio di proprietà e le vigne nello stato in cui si trovavano. La proprietà è stata acquisita nel febbraio 2015, dunque, in particolare la prima annata, è di transizione dal punto di vista agronomico.
I cambiamenti iniziano già dal 2016: nuovi impianti di vigna e sperimentazione di potatura a guyot, anziché a cordone speronato, su alcuni filari di sangiovese.
In questa prima tornata di campioni, è ancora importante la presenza dei vitigni internazionali in uvaggio col sangiovese, il 20% tra merlot e cabernet sauvignon.
Da un punto di vista climatico, i primi quattro anni di produzione si alternano tra annate calde se non estreme (la 2017 in particolare) ad annate più fresche e piovose (la 2016 e la 2018)
La 2015 è un vino generoso e profondo, specchio dell’annata di cui è figlio.
I frutti scuri in confettura dominano l’olfatto, al palato è caldo e potente. Di passo completamente diverso, le tre annate successive: con la 2016 inizia a dominare l’espressione varietale del sangiovese che si traduce in un sorso più scattante e succoso; la 2017, frutto di un’annata estrema, ci restituisce comunque un campione equilibrato, mentre la 2018 ci porta nel bicchiere un campione nuovamente più tagliente e diretto.

2019 – 2021 IL CAMBIAMENTO
Con il 2019 inizia il rinnovamento delle attrezzature di cantina, a partire dalle vasche di fermentazione in cemento. Questo favorisce un controllo nella fase fermentativa, soprattutto per quanto concerne tempistiche di macerazione ed estrazione.
Da questa annata la potatura a guyot viene estesa a tutto il sangiovese; inoltre gli internazionali cedono il passo nell’uvaggio ai vitigni autoctoni, in particolare al canaiolo.
Le tre annate degustate hanno in comune il tratto elegante che valorizza la tipicità del sangiovese, la più completa ci sembra la 2022, capace di coniugare in modo armonico caratteri di freschezza, sapidità, trama tannica ed esprimere un’importante ampiezza gusto-olfattiva, che spazia dalla frutta in confettura, alle spezie fino a declinare nell’arancia dolce essiccata.

2022-2025 IL NUOVO PASSO
Le annate 2022 e 2023 sono state per diversi motivi estremamente difficili, con una resa ridotta fino al 35% nel 2023: secca e calda la prima, molto piovosa la seconda, si esprimono con grande carattere nel bicchiere, a testimonianza della raggiunta maturità nella gestione delle uve e delle tecniche di cantina. La 2022 grazie a tempi di macerazione accorciati, esprime un tannino ben integrato e un sorso equilibrato. Mentre la 2023, imbottigliata nel mese di maggio di quest’anno, ha un ventaglio olfattivo molto variegato ed espressivo, e al sorso risulta più incisiva, golosa e persistente.
Una storia ancora tutta da scrivere invece per la 2024 e per la neo-nata 2025. La prima è un campione da botte, andrà in bottiglia nella primavera del 2026. Esprime un carattere fruttato e risulta succosa e già ben equilibrata. Con la 2025 sangiovese e canaiolo andranno in blend con una piccola percentuale di colorino e ciliegiolo. Il campione degustato deriva per la prima volta da una macerazione semicarbonica che ha esaltato la parte fruttata e fresca del sangiovese.
Chiudiamo la nostra degustazione con un fuori programma, il canaiolo risultato della vendemmia 2025. Dal 2019 in blend con il sangiovese, grazie al corredo floreale e speziato, ben si presta a ingentilire il carattere più spigoloso del fratello maggiore.



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