Vinòforum 2025 a Roma, tra novità e tante degustazioni a tema

Giunto al suo ventunesimo compleanno, Vinòforum a Roma cambia prospettiva e guarda alla attuale diffusione della enogastronomia italiana nel mondo.

L’evento nasce nel 2004 per promuovere i vini sul territorio della Capitale, crescendo negli anni per capacità di rappresentanza e per partecipazione fino a rappresentare non solo il Lazio ma il centro Italia. Vinòforum oggi dà ospitalità alle aree vitivinicole italiane più note nel mondo, grazie al supporto di alcune tra le maggiori società di distribuzione vini di Roma.

La manifestazione si è articolata lungo la settimana dal 9 al 14 settembre ed ha ospitato in Piazza di Siena a Villa Borghese, una delle più belle location di Roma, una serie di focus specialistici che hanno offerto un’immagine davvero eterogenea del territorio italiano.

Si parte dalla tradizione e dai vini più noti del Lazio, come il Cesanese del Piglio, di Olevano Romano e di Affile, o la produzione del Frascati DOC, che hanno costituito per anni a Vinoforum il tratto unitario a raccordare la cucina romana e il gusto del bere. 

Ad accompagnare la tradizione romana, il Temporary Restaurant è stato l’oggetto della curiosità di tutti i partecipanti, offrendo l’alternanza di diversi chef romani noti e affermati per originalità, come Enrico Braghese di Zi Rico (Palestrina), Otello Evangelista di Casa Maggiolina (Roma) e Pietro Adragna di Anni e Bicchieri (Roma).

L’obbiettivo ormai consolidato è stato, per ribadire la notorietà stessa dell’evento, l’offrire assieme a vini tipici laziali il meglio della cucina romana durante il corso di una settimana di degustazioni. Tra gli altri, Daniele Mochi di Cantina Simonetti di (Frascati), Paolo D’Ercole di Scima (Roma) e i due amici e colleghi  Marco Di Venere e Federico Compagnucci del ristorante Mafè Osteria Moderna (Roma).

L’edizione di quest’anno è stata innovativa anche grazie ad una serie di focus su gastronomia e specialità eterogenee per territorio, guardando al food pairing come elemento identitario e insostituibile per conoscere il gusto delle venti regioni italiane, in particolare del Centro Sud Italia.

La combinazione, ad esempio, tra le eccellenze del Barolo (con diverse Masterclass) proposte in pairing con i prodotti delle farine Pugliesi di Casillo o del Nebbiolo delle Langhe alle paste e alle pizze di Altograno, al Capocollo di Martinafranca e alla Scamorza del Tavoliere, senza soluzione di continuità, alla ricerca dell’identità italiana di eccellenze territoriali solo in apparenza distanti. 

Luciano Pignataro è stato l’ospite d’onore di questa rassegna e ne ha sottoscritto il mantra dell’evento definendolo “il miglior modo di comunicare nel nostro presente il catalogo di eccellenze enogastronomiche dei territori italiani”.

Si è aggiunto a questa esperienza l’appuntamento con la finale de “La Città della Pizza 2025” ovvero il concorso nazionale alla ricerca dei nuovi talenti della pizza in Italia che, nelle fasi di selezioni svolte lo scorso aprile presso il GARUM – La Biblioteca e Museo della Cucina di Roma, ha visto fronteggiarsi oltre 70 pizzaioli provenienti da 13 regioni.

Michele Friello de La Storia, Luca Fusacchia di Bordo, Carlo Fiamma di Pizza e Cantina, Roberto Cupo di Robertino Cupo Pizza, Mirko Massaccesi di La Pizza di Mirko alla Valle, Antonio Martino di Peppo a Cinecittà, Emanuele Rossi di Der Keller, Pasquale Gulluscio de I Fratelli Gulluscio e Massimo Rocco de L’Oasi del Don: questi i 9 finalisti che avranno la possibilità di mostrare il proprio talento davanti a una giuria di esperti.  

Ognuno di loro ha dovuto presentare la propria creazione migliore, il proprio cavallo di battaglia abbinandolo ad una birra scelta nel catalogo Birre d’Abbazia Leffe.

Rimanendo in ambito cervesio, il focus “L’Arte della Birra” ha offerto un approfondimento nel mondo della birra italiana artigianale, ormai una realtà più che affermata commercialmente in Europa, alla scoperta degli stili più iconici dei produttori locali: il Lazio è infatti la regione europea con il maggior numero di produttori autonomi di birra in Europa. 

I vini di Sardegna, Marche e Calabria hanno ritrovato notorietà tra le migliaia di partecipanti a questa edizione: tre distinti stand hanno rinnovato gamma e proposte che spaziano dal classico alle elaborazioni più attuali — meritevole di citazione è, tra tutti, il Ciró Rosato “Manyari” di Brigante, ottenuto mediante l’antichissimo metodo del “Salasso” in contrapposizione alla tradizionale macerazione breve sulle bucce.

Altro focus importante è stato quello sull’Olio Extravergine d’Oliva, con Evoo School a rappresentare il momento attuale di clamoroso interesse sui cultivar italiani e su eccellenze artigianali destinate a scavalcare per notorietà i produttori italiani storici di olio EVO.

A concludere un perimetro di eccellenze, troviamo il focus sul sigaro italiano e gli incontri organizzati dal Club Amici del Toscano e i rappresentati di alcune eccellenze nel mondo. Tra queste, i produttori spagnoli di vini di regioni notissime come Rioja  e Catalunya con le masterclass organizzate dall’Ente Turistico Spagnolo o, dall’America Centrale, il viaggio affascinante tra i Rum dei Caraibi, dalla mixology alle versioni più invecchiate da meditazione. 

Ed a proposito: il Cocktail “StregOtto” a base di liquore Strega e Chinotto Neri è stato il più apprezzato dai presenti. L’edizione del 2026 si annuncia nel solco di questa attuale esperienza, risultata di evidente successo per il passo più dinamico ed esplorativo rispetto alle passate edizioni.

Immagine di Adriano Romano

Adriano Romano

Adriano Romano, Sommelier FIS/WSA e Master PoliMi, editor di pubblicazioni in USA e Italia sull’arte e sul commercio dei vini italiani. In costante oscillazione tra i due continenti dell’Occidente, vive in prima persona e racconta le storie dei territori e dei produttori che animano la comunità internazionale degli enofili contemporanei.

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