“Fermavento” di Giovanna Madonia, l’identità del Sangiovese di Romagna

Nel vino la continuità è necessaria per capire il talento. È per questo motivo che le verticali sono essenziali per capire di che stoffa è fatto un vino. E grazie a questa verticale di “Fermavento” Romagna DOC Sangiovese Superiore di Giovanna Madonia, abbiamo ben compreso che di talento ne ha da vendere. Ma prima di parlare della verticale, è necessario parlare del contesto dal quale nasce questo vino.

Siamo a Bertinoro, il ventre della collina romagnola, a metà strada esatta fra mare e Appennino, dove la cultura per il vino è così radicata che il vino si chiama “e bé”, ossia “il bere”.

Per scoprire la genesi di questo vino, dobbiamo fare un salto indietro fino ad inizio anni ‘90, dove una Giovanna che studiava vulcanologia, russo e cinese nella capitale, decide di tornare qui col marito Giorgio a curare la residenza di famiglia, acquistata nel dopoguerra dal nonno Pietro Antonio. Proprietà che comprendeva, oltre ad una cantina, anche tre ettari di vigna.

Da dove nasce la volontà di diventare produttrice di vino? Dall’esigenza di creare qualcosa di suo per sentirsi realizzata. Giovanna però di come si faceva il vino non sapeva nulla, non sapeva nemmeno da dove partire. Un giorno degli amici Americani le fecero assaggiare un vino rosso durante un pranzo, dicendole “Questo è Sangiovese!”. Lei ridendo, replicò: “Ma no, lo conosco il Sangiovese, non si tiene!” (modo di dire romagnolo a indicare un vino che non prospetta longevità). Era un vino di Castelluccio, probabilmente del 1985. Fu in quel momento che realizzò che si poteva fare un vino di qualità. Oltre all’audacia e all’umiltà ebbe anche la fortuna di incontrare Remigio Bordini, noto agronomo che ha fatto la storia del vino Romagnolo, che la aiutò enormemente fino a che nel 1996 produsse la prima annata di Sangiovese.

Nel 2016, esattamente 20 anni dopo quella prima annata, l’ingresso in azienda della figlia Miranda e del compagno Gennaro, è stato caratterizzato da un obiettivo ben chiaro: dissociarsi dal Sangiovese Toscano con forza in una modalità patriottica di ricerca e sperimentazione, senza tuttavia stravolgere l’identità aziendale. In tutto ciò c’è da riconoscere un particolare merito a Gennaro, un vulcano di idee che si è guadagnato la fiducia della più fondamentalista Giovanna e ha portato il suo contributo con nuove tecniche di potatura e pratiche enologiche.

Una simpatica curiosità a proposito dell’etichetta, che oggi possiamo definire contemporanea ma che per gli anni ‘90 era ben futuristica e innovativa e che rappresenta il fumetto di un aeroplano. Tutte le etichette di Giovanna Madonia sono disegnate da Altan, straordinario vignettista, che sicuramente ricorderete per “La Pimpa” o per le vignette di satira politica de L’Espresso, Panorama e Repubblica. L’idea piacque così tanto a Giovanna che le diede pure l’ispirazione per il nome del vino. Essendo Bertinoro una zona ventosa, pensò al gioco di parole “ferma il vento che devo decollare!”, e da lì il nome Fermavento.

Ma veniamo ora alla degustazione di alcune delle annate più significative.

1997

Questa verticale parte al contrario, proprio da una delle annate più vecchie, dove troviamo un vino che – seppur ormai senza materia – ha mantenuto abbastanza acidità da permettergli di superare la prova del tempo. Gli aromi sono esili, principalmente rosa appassita e carcadè.

2001

Probabilmente uno dei migliori. Il colore inizia a saturarsi mantenendo un’elegante trasparenza. Il naso fa capire che siamo sullo spungone: innesti bianchi, iodati e calcarei a ricordare proprio una conchiglia. Zest di arancia e peperone rosso. In bocca troviamo un tannino superbamente levigato, il sale che spinge la persistenza e una rotondità ad equilibrare il tutto.

2007

Annata non affatto entusiasmante, caratterizzata da siccità precoce. Il tannino è polveroso e leggermente verde. Piacevole la nota marmellatosa ma nel complesso il vino non è particolarmente luminoso.

2008

Decisamente tutta un’altra musica. Colore attraente, ancora vivido. Un naso cioccolatoso e balsamico, con un fiore di geranio a farla da padrone. Sale che spinge il sapore e tannino ben integrato. Un vino equilibrato in tutte le sue componenti.

2010

Annata piovosa, complicata, con raccolta tardiva. Avremmo bisogno di annate così. Torna il balsamico con note di eucalipto e fanno la loro comparsa la liquirizia e la menta. Un vino boschivo dove il coup de nez rivela un’interessante e misurata parte selvatica.

2013

Naso pungente e speziato. Succo di ciliegia scura e buccia di agrume. Tannini di grana fine e un sale che quasi si attacca al palato a confermare che sia questa la vera chiave di lettura del terroir. Colla e lacca per la parte terziaria degli aromi.

2021

L’ultimo quartetto va al contrario (e capiremo il perché), ripartendo proprio dall’ultima annata disponibile in commercio. Il colore scuro e intenso è un trailer del naso austero che sa di agrume, glicine, lavanda e resina. Un tannino importante che deve ancora levigarsi, diamogli almeno altri 6 mesi. Il 20% circa delle uve non subisce diraspamento.

2020

Contrasto perfetto fra note fresche e note dolci, sia sul frutto, sia sulla spezia. Acidità e sapidità sono ben preponderanti ma ben equilibrate da una piacevole rotondità. Parte verde meno presente rispetto alla 21.

2019

Forse una delle annate più equilibrate, caratterizzata da piogge ed escursioni termiche. La percentuale di grappolo intero era il 30% e lo si nota soprattutto perché al naso sembra quasi un vino di montagna. In bocca un’inspiegabile eleganza che lo rende pericolosamente molto bevibile.

2016 La più grande annata in Romagna degli ultimi tempi fa bingo anche con la miglior annata di Fermavento. Un vino generoso in tutte le sue componenti che unisce in matrimonio eleganza e potenza. Letteralmente clamoroso.