Presentati i progetti BI.VI.SI e V.I.S.T.A. Lucido a Palermo
Nel cuore della Sicilia, dove i monti delle Madonie sembrano custodire millenni di storia agricola, l’Università degli Studi di Palermo ha ospitato il 24 giugno scorso un evento di rilevanza nazionale per il comparto vitivinicolo: il convegno organizzato dal Consorzio Sicilia DOC in collaborazione con Wine Meridian, dedicato alla presentazione dei progetti BI.VI.SI e V.I.S.T.A. Lucido.
Un’occasione unica per riflettere sull’identità della viticoltura siciliana, sulla sua straordinaria biodiversità genetica, e sulle sfide poste dal cambiamento climatico, ma anche per conoscere i risultati di studi scientifici avanzati e il ruolo fondamentale della ricerca nel futuro del vino siciliano.
A moderare l’incontro il giornalista e direttore di Wine Meridian, Fabio Piccoli, che ha saputo dare ritmo e profondità a una giornata intensa di testimonianze, dati e visioni.

Un patrimonio da tutelare e valorizzare
Ad aprire il convegno è stato Antonio Rallo, Presidente del Consorzio Sicilia DOC, che ha ricordato come il consorzio rappresenti oggi oltre 7000 aziende: “Abbiamo il dovere di conservare e valorizzare il patrimonio di biodiversità della nostra isola, che è tra i più vasti e ricchi al mondo. I progetti che presentiamo oggi sono un passo fondamentale in questa direzione”.
Il convegno si inserisce in un momento storico cruciale per il vino siciliano, che vede nella ricerca e nell’innovazione strumenti decisivi per affrontare un mercato in costante evoluzione e un clima sempre più imprevedibile.

Tradizione, innovazione, resilienza
La parola è poi passata ai rappresentanti del mondo accademico e istituzionale. Il Prof. Rosario Di Lorenzo, Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, ha sottolineato come la viticoltura sia chiamata ad affrontare sfide sempre più complesse: “Oggi, la resilienza del comparto passa dalla ricerca scientifica e dalla sperimentazione. I progetti presentati oggi sono il frutto di una sinergia rara tra istituzioni, università e imprese”.
Lo ha ribadito anche il Prof. Onofrio Corona, che ha illustrato il lavoro svolto dal suo gruppo nella parte enologica del progetto, mettendo in evidenza la capacità dei vitigni autoctoni — come il Catarratto Lucido — di adattarsi ai cambiamenti climatici, grazie a una plasticità genetica che può diventare un’arma vincente per il futuro.
Il Prof. Antonino Pisciotta ha invece affrontato il tema della divulgazione tecnica e dell’importanza della formazione: “La Sicilia è un continente viticolo, con numeri straordinari e potenzialità ancora tutte da esprimere. Tradizione e innovazione qui trovano un connubio naturale”.

BI.VI.SI: la biodiversità sotto la lente della scienza
Il primo dei due progetti presentati è BI.VI.SI, acronimo di “Valorizzazione della biodiversità viticola siciliana”, illustrato dall’innovation broker Maurizio Gily. Il progetto ha messo in luce l’enorme varietà genetica presente nei vigneti siciliani, dove sono coltivate circa 70 varietà autoctone, molte delle quali poco conosciute o quasi dimenticate.
Un aspetto affascinante emerso dagli studi è l’importanza delle microvinificazioni per individuare e valorizzare le sfumature sensoriali delle diverse varietà. “Alcuni vitigni sono vere e proprie reliquie storiche – ha sottolineato Gily – e vanno protetti e studiati con attenzione”.
Le Dott.sse Lucia Turano e Manuel Schnitter, del Dipartimento SAAF dell’Università di Palermo, hanno presentato i risultati ottenuti in tre aree chiave della Sicilia (ovest, centro e sud-est), in collaborazione con aziende come Planeta, Tasca d’Almerita, Donnafugata, Settesoli e Colomba Bianca, offrendo un quadro dettagliato delle potenzialità del territorio.

V.I.S.T.A. Lucido: un futuro brillante per il Catarratto
Il secondo progetto, V.I.S.T.A. Lucido (Valorizzazione Innovativa e Sostenibile dei Terroir delle varietà autoctone), ha concentrato l’attenzione sul Catarratto Lucido, una delle varietà più diffuse e identitarie della Sicilia.
Attraverso un approccio multidisciplinare, agronomico ed enologico, sono stati analizzati i comportamenti del vitigno in relazione agli eventi climatici estremi, grazie al lavoro del Dott. Stefano Puccio e del team del SAAF. Interventi come la potatura tardiva, l’uso di caolino per proteggere le foglie dal sole e l’impiego di reti antigrandine come schermatura, sono stati studiati per migliorare la sostenibilità delle pratiche colturali.
Anche la gestione delle infestanti è stata affrontata in chiave green, con soluzioni a basso impatto ambientale come il diserbante naturale a base di acido pelargonico, presentato dalla Dott.ssa Anna Ciancolini (Novamont).

Un messaggio chiaro al mercato
A chiudere il convegno, l’intervento di Giuseppe Figlioli, enologo e consigliere del Consorzio Sicilia DOC: “Il nostro obiettivo è rendere visibile al mercato il lavoro scientifico che c’è dietro ogni bottiglia. Oggi abbiamo messo una lente sulle sfaccettature del Lucido, ma in futuro potremo fare lo stesso su molte altre varietà autoctone”.
Le parole conclusive di Fabio Piccoli hanno ben sintetizzato il senso della giornata: “Questo convegno apre le porte a una valorizzazione concreta del Catarratto Lucido. Una varietà che, grazie alla sua resistenza e alla sua storia, può diventare il simbolo della sostenibilità economica e ambientale della viticoltura siciliana. Ora la sfida è trasformare la ricerca in valore aggiunto per i produttori”. Ad accompagnare i lavori, una selezione di prodotti tipici siciliani e una degustazione dei vini frutto delle microvinificazioni, a conferma che scienza, cultura e gusto possono — e devono — camminare insieme.



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