C’è un angolo di Toscana che sembra fatto apposta per raccontare la verità del vino, senza filtri e senza artifici. Si chiama Poderi Sanguineto, e già il nome evoca qualcosa di primordiale, un legame di sangue con la terra. Qui, tra Montepulciano e Acquaviva, il tempo scorre a un ritmo diverso, quello della natura e delle stagioni, quello di chi non ha mai voluto piegare la vigna a logiche industriali ma l’ha sempre considerata parte di sé.

La storia comincia negli anni ’50, quando Federico Forsoni acquistò i poderi. All’epoca l’azienda era un mosaico di campi, animali e un po’ di vino fatto in casa. Poi, nel 1997, la svolta: la figlia Dora Forsoni, donna forte e visionaria, insieme a Patrizia, decide di imbottigliare e dare un volto nuovo a quei filari. Da allora Poderi Sanguineto è diventato un piccolo faro di autenticità.
In vigna le regole sono semplici: niente scorciatoie. Nessun prodotto sistemico, nessuna chimica invasiva. Solo zolfo e rame, quando serve. L’uva si raccoglie a mano, grappolo dopo grappolo, in cassette piccole, come si faceva un tempo. In cantina la fermentazione è spontanea, affidata ai lieviti autoctoni, e i vini riposano in botti grandi di rovere o in cemento, respirando lentamente fino a diventare pronti a raccontare la loro storia.

Il cuore della produzione è, naturalmente, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG. Un vino che profuma di ciliegia, terra e radici, con quel tannino elegante che accarezza più che graffiare. Accanto a lui, il Rosso di Montepulciano, più immediato e conviviale, e la Riserva, che chiede tempo ma regala profondità e silenzi lunghi. Non mancano piccole perle: un bianco toscano dai vitigni antichi, un rosato di Sangiovese fresco e gioioso, capace di sorprendere con semplicità.
I vigneti, sei ettari appena, si stendono a 330 metri di altitudine, su terreni di origine pliocenica. Sono poche piante — circa 2.200-2.400 ceppi per ettaro — ma basta avvicinarsi a una di esse per capire quanta vita scorra in quelle radici.

Ho avuto la fortuna di visitare questa realtà grazie all’amica Augusta Boes, che mi ha aperto la porta su un mondo di autenticità e passione. Durante la visita ho avuto la fortuna di assaggiare vini che raccontano, ciascuno a modo suo, l’anima di Poderi Sanguineto:
- Rosso Toscana IGT 2022
Un vino diretto, sincero, con un frutto rosso immediato che ricorda ciliegia e lampone, accompagnato da un accenno di erbe aromatiche. Al palato è scorrevole, fresco, con una piacevole vena acida che invita al sorso. È il classico vino da tavola toscano nel senso più nobile del termine: conviviale, da bere con spontaneità, perfetto con salumi e crostini.
- Rosso di Montepulciano 2023
Nonostante la giovane età, rivela già un bel equilibrio tra freschezza e tannino. Al naso emergono frutti croccanti – ciliegia, ribes, una sfumatura di melograno – che si intrecciano con leggere note floreali di violetta. In bocca è agile ma con una certa grinta tannica che lascia intravedere un futuro interessante. È il compagno ideale di una pasta al ragù o di una grigliata estiva.
- Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2022
Qui il registro cambia: il profumo si fa più profondo, con ciliegia matura, prugna e un tocco speziato di pepe nero e cannella. In bocca è avvolgente, con tannini ben levigati e una trama fine che dona eleganza. La persistenza è lunga, con un finale che richiama il sottobosco e il tabacco dolce. È un vino che incarna la classicità del territorio, adatto a un abbinamento con piatti importanti come carni in umido o pecorini stagionati.
- Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021
Il vertice della degustazione. Nel calice si apre lentamente, regalando profumi complessi: ciliegia sotto spirito, note di liquirizia, tabacco e cuoio, con eleganti sfumature balsamiche. La bocca è piena, strutturata, con tannini setosi e una profondità che si allunga in una scia speziata e minerale. È un vino da meditazione, che parla a lungo dopo l’ultimo sorso. Perfetto oggi, ma con un potenziale evolutivo di almeno dieci anni, capace di regalare emozioni ancora più intense nel tempo.

Visitare Poderi Sanguineto significa entrare in una dimensione familiare. Dora e Patrizia accolgono i visitatori con lo stesso calore con cui si accoglie un amico, raccontano aneddoti, mostrano i vigneti, fanno assaggiare i vini senza sovrastrutture, lasciando parlare il bicchiere. Dora è una vera forza della natura e, nonostante qualche ruga sul viso, ha le mani di chi ancora porta il trattore e governa i campi con grande sapienza.

In un mondo del vino spesso abbagliato da etichette scintillanti e tecnologie avveniristiche, Poderi Sanguineto resta una voce fuori dal coro. Qui il vino non è mai moda: è memoria, identità, verità. Ed è forse proprio per questo che, sorseggiandolo, ci sembra di ascoltare un racconto che non smette mai di emozionare. Sicuramente una delle esperienze più belle della mia vita. Grazie Augusta.



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