PODERE 1925 presenta il suo metodo classico “021” da Caveau 14 a Giugliano in Campania

Non ha nulla in comune con la smorfia napoletana né fa riferimento a qualche speciale assemblaggio la scelta del numero che dà il nome al nuovo metodo classico millesimato lanciato da Podere 1925.

“021” è infatti l’anno di nascita della piccola Serena Di Maro, ultima nata di una famiglia che, nell’arco di tre generazioni, ha segnato le proprie tappe nel solco della storia del vino italiano. Il viaggio della famiglia Di Maro inizia nel 1956 con Vincenzo: selezionatori di uve italiane, provenienti dalle regioni più vocate, producono e vendono vino sfuso. Successivamente, con Nicola, si concentrano su uve e vini tipicamente campani, e solo con la terza generazione, quella dei tre fratelli Raffaele, Stefania e Amalia, compiono il passo decisivo, passando dallo sfuso  all’imbottigliato. 

Da questo momento in poi, che nel 2016 segna il nuovo passo della cantina, si avvalgono della consulenza enologica di Gianluca Tommaselli, dando il via a una linea di etichette di vini campani che omaggia ogni membro della famiglia con la propria data di nascita: dall’aglianico 25 del  bisnonno Vincenzo  alla falanghina metodo charmat 83 di papà Raffaele, il metodo classico 021 non poteva che essere della piccola Serena.

Abbiamo avuto occasione di degustare le prime due annate di 021, in un evento ospitato da Caveau 14 – wine boutique con cucina a Giugliano –  durante il quale sono intervenuti Raffaele Di Maro e Gianluca Tommaselli, moderati dalla giornalista Antonella Amodio.

Attraverso il racconto di Raffaele, papà della piccola Serena, abbiamo toccato le tappe salienti dell’impresa di famiglia mentre Gianluca ha presentato il progetto 021 e le scelte tecniche ed enologiche che hanno portato ad imbottigliare la seconda annata di un metodo classico dalla tiratura limitata: appena mille bottiglie.

La scelta delle uve è ricaduta immediatamente sulla Falanghina. Poiché i fattori determinanti per la riuscita di un buon metodo classico sono il PH e l’acidità – ha spiegato Tommaselli – è  stata preferita la Falanghina del Sannio a quella dei Campi Flegrei, perché questi due parametri  avevano determinato risultati migliori nella spumantizzazione.

Il processo di vinificazione è interamente in acciaio; imbottigliamento, sosta sui lieviti e sboccatura avvengono in seno alla cantina, che d’altra parte dispone anche delle autoclavi per la produzione della Falanghina 83 metodo charmat.

Il primo campione in degustazione è il più giovane, annata 2024, dodici mesi sui lieviti, sboccatura del primo lotto avvenuta un paio di settimane prima della presentazione. Una sorta di esperimento lo definisce Tommaselli, per esaminare con un pubblico professionista lo stato evolutivo del prodotto.

Sentori di canfora e pietra focaia emergono da una fitta trama fumé e non lasciano spazio alle nuance più fresche e fruttate, che invece caratterizzano un sorso già piacevolmente equilibrato in sapidità e freschezza.

Il secondo campione è la prima annata prodotta, la 2021, con due anni di sosta sui lieviti e sboccatura avvenuta nel 2024.

La matrice olfattiva è chiaramente la medesima del primo campione, ma in questo secondo caso i sentori mentolati e fumé appaiono integrati con il frutto a pasta bianca. Il sorso rivela freschezza e cremosità grazie all’effervescenza fine e persistente, mentre il finale amaricante che caratterizzava il primo campione ora assume appieno le caratteristiche del pompelmo rosato.

Una maggior sosta sui lieviti e in bottiglia, successivamente alla sboccatura, hanno chiaramente favorito una migliore evoluzione di 021 restituendoci un prodotto gradevole e adatto a pasteggiare.

Lo abbiamo sperimentato immediatamente in abbinamento alle proposte gastronomiche di Stefano Battista, di Caveau 14, e il matrimonio con i gamberi in tempura e con la pinsa condita con burrata e tartare di scampi è risultato quello ideale.

Podere 1925

Piazza Margherita 6

80145 Napoli

Caveau 14

Corso Campano 414 80014 Giugliano in campania

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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