Piemonte: il Barolo di Ferdinando Principiano da Monteforte d’Alba

L’ultimo evento campano per Banca del Vino prima della pausa estiva si è svolto nei Campi Flegrei presso Cantine degli Astroni, anch’essa protagonista del progetto nato per valorizzare e conservare il patrimonio enologico italiano.

Cantina ospite: Ferdinando Principiano in Monforte d’Alba (CN), che ha fatto del territorio su cui opera un baluardo di biodiversità da difendere ed un luogo vocato esclusivamente alla produzione di vino.

La famiglia Principiano è radicata nelle Langhe, a cavallo tra Monforte e Serralunga, già da tre generazioni, ma è stato Ferdinando nel 1993 a decidere di non conferire più le uve prodotte bensì di vinificarle in proprio. Siamo al culmine del periodo in cui la parola Barolo tornava a risplendere ai quattro angoli del mondo grazie all’opera comunicativa di Marc De Grazia e alla “rivoluzione stilistica” dei Barolo Boys e Ferdinando, giovane enologo appena laureato, si pose nel solco di questi cambiamenti, prediligendo l’uso della barrique al posto dei legni grandi della tradizione.

Ci vorranno dieci anni per cambiare rotta, giunta ormai la consapevolezza e la convinzione che una buona parte del carattere del territorio veniva persa nel perseguire scelte agronomiche e di cantina poco rispettose dell’ambiente. Tra il 2003 e il 2006 dunque la conversione totale del lavoro di vigna con la scelta di eliminare ogni tipo di diserbante, pesticida ed erbicida; contemporaneamente il lavoro di cantina diventa meno interventista per salvaguardare e mantenere integro il frutto ottenuto in vigna.

“Vent’anni fa nelle Langhe non era così scontato operare questo genere di scelte”, commenta Niccolò Abbellonio, responsabile commerciale, che ha raccontato la storia della cantina e ci ha guidato a comprendere l’approccio di Ferdinando alla vinificazione attraverso i vini degustati. “Oggi non è più pensabile gestire la vigna come si faceva trenta o quaranta anni fa”.

Una consapevolezza che pone al centro il lavoro nei campi e lo studio continuo per ottenere alti livelli di eccellenza nella produzione di ogni singola etichetta.

Il primo campione in degustazione ne è la prova. Si tratta di un vero e proprio outsider rispetto al territorio tanto da non poterne rivendicare in etichetta il vitigno: un Timorasso vinificato in purezza in territorio di Alta Langa, a 750 mt slm, da una piccola vigna di appena 1,4 ettari, impiantata nel 2010.

Cinquemila bottiglie totali che escono al pubblico come Langhe bianco DOP. Degustiamo l’annata 2019. Ammalia sin dal colore oro lucente. Al naso si presenta evoluto, ricco e sfaccettato nei sentori idrocarburici che lasciano pian piano spazio alla marmellata cotogna, all’anice, alla caramella d’orzo, puntinati da sprazzi di miele d’acacia. Contiene la tipica sapidità del varietale all’interno di un corpo più snello e longilineo se comparato al parente prossimo nell’areale più noto dei Colli Tortonesi.

Il secondo calice in degustazione è la Barbera d’Alba “Laura” prodotta da un clone antico dagli acini e dai grappoli più piccoli, rese bassissime e ceppi di oltre trent’anni. Dodici filari in tutto, al fondo della vigna Ravera, che Ferdinando ha voluto preservare anziché sostituire con Nebbiolo. La produzione annuale si limita a circa cinquecento bottiglie, uno sforzo enorme dettato dalla volontà di continuare la vinificazione separata anziché confluire questi esigui quantitativi  nella barbera basica.

L’annata è la 2021, che si presenta ancora con evidenti riflessi violacei. Il naso ricorda confettura di gelso nero, fresia, alloro, cappero ed  erbe mediterrnee. Fresco e diretto il sorso, asciuga e lascia un retrogusto lievemente amaricante.

Continuiamo la degustazione con l’orizzontale dei tre Barolo prodotti dalla cantina: Barolo del Comune di Serralunga 2019, Barolo Ravera e Barolo Boscareto, questi ultimi due presentati nei millesimi 2019 e 2012.

Il Barolo del comune di Serralunga è un blend di due vigne, Boscareto e Neirano. Vinificato per la prima volta nel 2006, è prodotto in circa trentamila bottiglie l’anno e delle tre etichette è quella di approccio e bevibilità più immediata. Il frutto si evidenzia al primo impatto, per poi dettagliarsi in profondità – ma sempre in modo nitido e pulito – nei sentori di liquirizia e arancia essiccata, delicate sensazioni terrose che ricordano la radice di china. Il tannino, pur nella sua finezza, è evidente, sostenuto da vivida freschezza che sa di frutto croccante.

I due cru di Barolo rappresentano due anime completamente diverse, oltre a essere il risultato di un lungo percorso di studio in vigna e cantina. Prodotti entrambi in circa tremila bottiglie l’anno, si differenziano per l’invecchiamento che avviene in botti grandi di diversa età: per Ravera la sosta è di due anni per Boscareto si prolunga a tre a cui segue, per entrambe le etichette, un anno di affinamento in bottiglia.

Ravera nel comune di Monforte è una vigna di oltre ottant’anni vinificata a partire dal 1997. Si trova sul fronte di collina più meridionale della zona del Barolo, discende molto ripidamente ed è costituita da suoli prevalentemente sabbiosi. 100% clone Michet di Nebbiolo, il vino si presenta coerente nelle due diverse annate sia nel colore, che in entrambe i calici, seppur in gradazioni diverse, risulta più intenso e cupo sia nel carattere sferzante e vegetale che attraversa entrambe i vini.

Boscareto è una singola vigna di Serralunga, vinificata sin dal 1993 in purezza. Nella MGA omonima è ancora preservata una ricca biodiversità boschiva. Il Barolo di Principiano deriva da una selezione operata in vigna di cinque diversi appezzamenti ed è vinificato a raspo intero mediante pigiatura coi piedi, per conferire maggior carattere. Ancora giovanissima la 2019 evidenzia immediatamente il frutto, fragranze mediterranee, acqua di rose; risulta goloso al palato, snello nella beva e di trama tannica sottilissima, caratteristiche che lo accomunano anche alla 2012, coerente nell’evoluzione olfattiva rispetto alla versione più giovane , di tannino ormai lineare e compiuto e freschezza appagante, caratteristiche che richiamano continuamente il sorso.

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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