Ponte, nel Sannio beneventano, all’ombra del massiccio del Monte Taburno, è terra contadina di tradizioni vitivinicole e olivicole che evocano il buon vivere e il buon godere. L’anno che volge a concludersi è stato un anno particolare per Osteria Frangiosa, che da mezzo secolo racconta la storia del piccolo comune fatta di generazioni passate, dove ogni piatto, boccone e ricetta rappresentano un tuffo nella memoria gastronomica di un’epoca e di una cultura mai sopita. Anzi, spesso persino rimpianta.

Giovanni Franciosa, seconda generazione di osti, e sua moglie Annalisa accolgono sempre col calore del sorriso e con la voglia di non deludere mai. Ma prima di lui papà Oreste Frangiosa, fin dalle prime battute nel lontano 1975, era stato l’appassionato artefice di una avventura nella storia culinaria del Sannio che dura da dieci lustri mentre in cucina, a dirigere le operazioni, c’è sua moglie Concetta, mamma di Giovanni.
L’atmosfera
Quando si varca la porta di un’osteria che segue la tradizione, oltre alla cura dell’oste, si viene fatalmente avvolti da un’aria d’altri tempi, fatta di luci soffuse e tavoli di legno che sembrano narrare dei propri innumerevoli utilizzatori. Il chiacchiericcio degli avventori si mescola al il tintinnio delle posate, creando un suono familiare che fa sentire ogni cliente come a casa propria. Giovanni, con il suo grembiule sbiadito dal lavoro e dalle risate, è pronto a raccontarti la storia di ogni ingrediente, ogni ricetta, ogni tecnica culinaria che ha attraversato il tempo per arrivare fino a quel piatto fumante che ti viene servito.

La cucina di Osteria Frangiosa non ha bisogno di fronzoli. Non si trovano in menu piatti ultra-fotografati o ingredienti esotici, ma piuttosto una cucina che rispetta la semplicità ed esalta l’autenticità, grazie all’amore che viene messo in ogni dettaglio e – soprattutto – nella cura maniacale e nella selezione delle materie prime.
Le “stelle” della Tavola
I veri protagonisti del menù (sempre rigidamente stagionale) di Osteria Frangiosa sono senza dubbio i piatti della tradizione locale: le lasagne preparate come una volta, con la sfoglia fatta a mano e il ragù che cuoce lentamente per ore; la polenta che ti scalda il cuore, servita con un ricco sugo di cinghiale o con formaggi che si fondono in un abbraccio perfetto; i bolliti misti, che tra il brodo e le salse varie raccontano la storia di una cucina che affonda le radici nella cultura contadina.

La selezione di salumi e formaggi locali è una sinfonia di sapori, un viaggio attraverso i terreni e i pascoli che hanno dato origine a questi prodotti. Le bruschette, abbondanti di olio extravergine di oliva e aglio, sono un richiamo irresistibile alla semplicità del buon cibo. Una menzione speciale merita proprio l’olio EVO di casa. “Emozionare” è un monocultivar di Ortice dedicato da Giovanni e Annalisa, che ne ha personalmente curato il bellissimo labelling, hanno dedicato alle quattro generazione che hanno portato ad oggi la coltivazione dell’oliveto di famiglia e l’Osteria.

Non puoi uscire da Osteria Frangiosa senza però aver assaggiato i rustici ammugliatielli alla brace, le Rane fritte, la Panzetta di agnello ripiena oppure il rinomato ed introvabile piccione imbottito. Ma per preparare il palato a queste vere gocce di tradizione vanno preventivamente assaggiati il pancotto con broccoli spadellati, l’uovo in salsiccia e l’involtino ai funghi porcini. E se la devozione alla pastasciutta non ammettesse deroghe, allora verranno in soccorso le orecchiette e broccoli con pomodori secchi e olive oppure, se di stagione, i paccheri alla zucca rossa con salsiccia e gli scialatielli ai funghi porcini.

Neppure nei vini sono ammesse deroghe nella tradizione locale: Falanghina del Sannio DOC solo per l’entrèe e poi Aglianico del Taburno DOCG nelle sue eclettiche espressioni. Un sorriso ti accoglie e un sorriso (quello disegnato dai dessert fatti in casa da mamma Concetta) ti congeda, come un arrivederci, una promessa di ritorno ed un augurio per i prossimi traguardi di Osteria Frangiosa, magari sotto la guida dei giovanissimi Oreste, Cosimo e Chiara Frangiosa.



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