Lombardia: la prima edizione di Inebrianza tra curiosità e cantine di nicchia

Si è conclusa la prima edizione di Inebrianza, un evento che ha trasformato il piccolo comune brianzolo di Ronco Briantino in un vero e proprio crocevia del vino italiano.

Organizzata dalla Pro Loco in collaborazione con AIS Lombardia, l’evento ha accolto oltre 15 cantine provenienti da tutta Italia, ciascuna con le proprie etichette, storie e territori da raccontare. Un vero e proprio viaggio sensoriale tra profumi, sapori e racconti, che ha coinvolto appassionati, esperti e curiosi.

Ecco le mie scoperte enoiche:

Azienda Agricola Biologica La Mosca Bianca (Piemonte)

Ad accogliermi Barbara che mi introduce la filosofia della cantina gestita insieme al marito.

In un mondo che corre veloce, Barbara e Corrado hanno scelto di rallentare e di riscoprire il valore della lentezza. Un progetto il loro che si allontana dal caos quotidiano per abbracciare la filosofia dello Slow Living, trasformando ogni calice in un’occasione per stare insieme e condividere il piacere del vino.

Come il vino che richiede pazienza per maturare e affinarsi, anche La Mosca Bianca si prende il suo tempo per esprimere uno stile unico, alternativo e originale.

Assaggio il loro Metodo Classico Sursum Corda che prende il nome dal latino “in alto i cuori”. Un messaggio di speranza e positività, pensato per ricordarci di alzare lo sguardo oltre la routine quotidiana.

Sursum Corda nasce dalla voglia di offrire un’esperienza autentica, senza fronzoli, ma con grande attenzione alla qualità. È il risultato di un lavoro attento in vigna e in cantina, dove ogni fase della produzione viene seguita con cura per ottenere uno spumante fresco, elegante e versatile. 30 mesi sui lieviti, senza aggiunta di zuccheri, Chardonnay 100%.

Con lo Chardonnay La Mojsa, che in dialetto astigiano indica chi è matto/folle, si vuole ricordate che nella vita di ognuno di noi una dose di follia non guasta mai. Sulla retro etichetta una frase che recita: un pizzico di trepidazione, tanta speranza, infinita pazienza, danno vita a questo bianco potente e originale. Le uve vengono raccolte a maturazione completa. La fermentazione e l’affinamento avviene in botti grandi di rovere esauste. Una buona acidità nonostante la maturazione delle uve.

Nel cuore delle colline bergamasche, l’Azienda Agricola La Cà coltiva con passione due tesori della tradizione locale: il vino e il miele. Sui ripidi terrazzamenti del Monte Canto, ogni fase della produzione è seguita con cura artigianale, nel rispetto dei ritmi della natura e della storia del territorio. Tra le uve coltivate spicca la Barbera, un vitigno storico ormai quasi scomparso nella bergamasca. La sua presenza rappresenta una scelta coraggiosa e identitaria, volta a preservare la memoria agricola del territorio. I vigneti si sviluppano su terrazzamenti a forma di piramide, una struttura unica che è diventata il simbolo dell’azienda.

L’autenticità di questa cantina si ritrova nel calice: Rubinio esprime freschezza e semplicità, con un bouquet fruttato e leggero. Prende il nome dal suo colore brillante e dai vigneti circondati da robinie. È ottenuto da antiche viti di Uva Schiava, Merlot e Freisa Bresciana, alcune con oltre 50 anni, coltivate secondo metodi tradizionali. Cà Bordò nasce all’estremo ovest della DOC Valcalepio, sulle pendici del Monte Canto affacciate sull’Adda. 50% Merlot, 50% Cabernet Sauvignon danno vita ad un vino morbido, fruttato e arricchito da eleganti note speziate grazie ad una parte di affinamento in botti grandi di rovere.

Villano è un rosso fuori dagli schemi: nato a Villa d’Adda, ma lontano dai classici della zona. Protagonista è la Barbera, vitigno storico e quasi dimenticato, scelto per la sua intensità e autenticità. Coltivata nella parte più alta e ripida del vigneto, matura al meglio e regala un vino pieno, fresco e avvolgente. Una piccola quota di Merlot e un breve passaggio in botti di rovere francese ne affinano il profilo, smorzando l’acidità tipica della Barbera. Rosso rubino intenso, carattere deciso.

Nello stand delle Marche Tenute Urani è una giovane azienda vitivinicola biologica che affonda però le sue radici nel 1974, quando i nonni iniziarono a coltivare la terra a San Cesareo, sulle colline di Montepulito, in provincia di Pesaro-Urbino. A circa 150 metri s.l.m., il vigneto gode di una posizione ventilata, con vista sull’Adriatico e sulle montagne circostanti. Il terreno, ricco di argilla, calcare e quarzo, dona carattere alle uve. Bellissime le etichette dei loro vini.  Arcora, vino Frizzante – Metodo Ancestrale 100% uva Biancame coltivato in biologico, vendemmiato a mano a metà agosto. Dopo una pressatura soffice e decantazione a freddo, il mosto fermenta in acciaio e termina la fermentazione in bottiglia, sviluppando la spuma naturalmente. Il vino matura in bottiglia per 2-3 mesi, senza sboccatura: i lieviti rimangono in sospensione, conferendo carattere e autenticità.

Virgo, vino Marche Bianco IGT Chardonnay, Trebbiano e Malvasia coltivati in biologico, vendemmiati a mano in tre momenti distinti per cogliere la piena maturazione di ogni varietà. Dopo pressatura soffice e fermentazione in acciaio, il vino matura per 18 mesi: 55% in acciaio, 30% in tonneaux francesi, 15% in anfora di terracotta, sempre sulle fecce fini. Segue un affinamento in bottiglia di almeno 6 mesi prima della commercializzazione. Al naso emergono note di frutta gialla matura e fiori d’acacia, bilanciate dalla freschezza della Malvasia, che porta sentori di erbe aromatiche e macchia mediterranea. Strego, vino Marche Rosso IGT uvaggio Sangiovese. Al calice presenta un colore rosso rubino brillante. Al naso offre profumi di frutti rossi freschi, come ciliegia e lampone, con leggere note floreali e speziate. Al palato è equilibrato, con tannini morbidi e una piacevole freschezza.

Proseguendo verso Sud arrivo in Calabria dove ad attendermi c’è un vino che io definisco uno dei più eleganti del panorama vitivinicolo italiano e non solo: il Greco di Bianco. La Cantina Ielasi lo produce da oltre due secoli, l’azienda vinicola affonda le sue radici agli inizi dell’Ottocento, quando gli antenati avviarono la produzione di questo prezioso passito, noto come il “Nettare degli Dei”. Il Greco di Bianco ha origini millenarie: fu introdotto nel VI secolo a.C. dai primi coloni greci sbarcati sul promontorio Zefirio, oggi Capo Bruzzano. In questo angolo di Calabria, il vitigno ha trovato un habitat ideale, grazie al terreno argilloso e bianco che caratterizza questa zona. Nel calice si presenta con un colore dorato intenso, profumi avvolgenti di frutta secca, miele, agrumi canditi e note mediterranee. Al palato è morbido, caldo e persistente, con un perfetto equilibrio tra dolcezza e freschezza.

Attraverso idealmente lo Stretto di Messina, lasciandomi alle spalle la Calabria per approdare in Sicilia dalla Cantina Baronia della Pietra “Coltiviamo questa terra dal 1860. Il nostro bisnonno Domenico ha piantato gli ulivi. Sono passate molte stagioni da allora. Oggi siamo noi a occuparci di queste piante di ulivo e della vigna” queste le parole di Enzo e Salvatore Barbiera. La salvaguardia del paesaggio agrario e la tutela della fertilità dei terreni rappresentano un punto cardine dell’approccio produttivo. L’obiettivo è garantire una gestione responsabile delle risorse, favorendo la durabilità del suolo e la biodiversità. Il rapporto diretto tra l’uomo e la terra si traduce in prodotti di qualità, frutto di competenza, attenzione e rispetto per l’ambiente. Degusto Oblìo dei Sensi Un rosso siciliano sorprendente: vendemmia tardiva e premi internazionali. Prodotto da uve Nero d’Avola e Merlot, questo vino rosso si distingue per il suo carattere originale e la grande complessità. Alla vista si presenta con un intenso colore porpora, al naso sprigiona profumi di frutta rossa matura, mentre al palato emergono note di fico, liquirizia e spezie, che ne definiscono la struttura e la personalità.

Per concludere il giro, un salto in Sardegna da Cantina Dessolis, situata a Mamoiada e guidata con dedizione da Stefano Dessolis, punto di riferimento nell’enologia sarda. Con oltre mezzo secolo di storia, incarna una tradizione familiare radicata nella valorizzazione del Cannonau, coltivato su suoli granitici di pregio. Il fiore all’occhiello è il Dòvaru Barbagia Rosso da uve 100% Cannonau, un rosso che racchiude l’essenza autentica della Sardegna. Un colore rosso rubino intenso, sprigiona al naso eleganti note floreali, frutti rossi maturi e un tocco di spezie. Al palato è pieno e armonioso, i tannini sono morbidi e ben bilanciati. L’affinamento in botti di castagno per un anno dona raffinate sfumature legnose. Il finale è lungo e speziato. Non filtrato e senza solfiti aggiunti.

Inebrianza si è dimostrato un evento ben organizzato e partecipato. Un appuntamento che ha suscitato interesse e che lascia presagire una prossima edizione altrettanto coinvolgente. Prosit!

Immagine di Carolina Leonetti

Carolina Leonetti

Sono Carolina Leonetti, per gli amici Carol, nasco a Monza nell’anno della contestazione giovanile, quando nasce anche la DOC Valpolicella e, sarà un caso, ma proprio un viaggio in quella zona mi avvicina al mondo del vino. Sommelier e winelover racconto del vino nella mia pagina Instagram carol_cake_wine e lo faccio ponendo l’accento sulla storia, le curiosità, le leggende che sono legati ad un vino, un vitigno, un territorio o ad una cantina. Descrivo il vino in maniera emozionale, lontana da punteggi e classifiche, mi piace raccontare le emozioni, i ricordi che un calice può donare. Il mio linguaggio è semplice e poco tecnico, dove le note classiche di degustazione e il linguaggio settoriale sono ridotti al minimo, per cercare di coinvolgere e di condividere con i più questo meraviglioso mondo. Prosit!

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