Il fico in cucina, un ingrediente versatile dalle mille potenzialità che stimola l’inventiva dei giovani talenti come Alessandro Feo. La terza edizione dell’evento Ficus in Tabula è stata l’occasione propizia per intervistare lo chef di Casalvelino, che propone nei suoi piatti la firma del Cilento, in equilibrio tra i prodotti del mare e quelli ancora poco conosciuti dell’entroterra.
Nel ristorante di famiglia, presente nelle guide Gambero Rosso e Michelin, il pescato del giorno è da sempre il protagonista della carta: ogni mattina Feo diventa il capitano della sua piccola imbarcazione, per andare alla ricerca con amo e lenza di quanto di meglio offra la natura.

L’amicizia di Bruno Sodano e la vicinanza al territorio lo hanno convinto a partecipare alla manifestazione di Ottati incentrata sul frutto ricco di fibre, potassio e ferro, dal ridotto impatto calorico e dalle proprietà digestive antiossidanti. Con le sue foglie inoltre si ricavano preparazioni antisettiche e antibatteriche e dai fusti il caglio vegetale per formaggi delicati e nutrienti.
Motivo ulteriore per il sindaco Elio Guadagno nel comunicare, con orgoglio, la piantumazione di 5000 nuove piante di fico dottato e la creazione di un annesso laboratorio di lavorazione in loco, per restituire il futuro ad un’intera Comunità.

Alessandro Feo, come ha inizio la tua storia in cucina?
Nel 1999 terminai la scuola Alberghiera a Vallo della Lucania e cominciai a viaggiare in Italia e all’estero, innamorato fin da subito del mio lavoro. Poi il ritorno a casa e la tappa in Cilento, dove gestisco il ristorante Feo dal 2019 a Casalvelino.
C’è stato un personaggio ispiratore?
In realtà la passione mi ha accompagnato sin da bambino, quando la cucina non era quella di oggi. Si cercava di fare qualità, anche alla buona, senza però l’idea fissa dei grandi numeri ad ogni costo.

Da dove nasce l’idea del piatto proposto alla terza edizione di Ficus in Tabula?
Il “maialino in ficus” deriva dalla volontà di unire più luoghi del Cilento. La forza risiede nel concetto di unità: da un lato ci sono i fichi dottati, dall’altra la riduzione d’Aglianico di San Lorenzo, le patate di Castelcivita ed il maialino cotto a bassa temperatura piastrato su piastra giapponese. Entrerà a breve anche nel nuovo menu del ristorante, magari con qualche modifica in funzione della stagionalità e della reperibilità delle materie prime.
Cosa ricorderai di questa esperienza?
Quello di poter essere stato d’aiuto, anche se per un breve momento, nell’incuriosire tanti giovani presenti. Sono essi il vero motore trainante contro lo spopolamento di borghi bellissimi ed incontaminati.



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