Le Macchiole: Cinzia Merli delinea Bolgheri attraverso l’essenza dei monovarietali bordolesi

Oggi Bolgheri è una delle più rinomate denominazioni del panorama vitivinicolo italiano. Fin dalla metà del secolo scorso, nessuno avrebbe realmente scommesso su questo anfiteatro naturale dell’Alta Maremma, a ridosso del mare, risultato dalla bonifica di una vasta area paludosa tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Una lingua di terra lunga tredici chilometri e profonda sette, dove la lungimiranza del Marchese Incisa della Rocchetta fece approdare, nel secolo scorso, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc con l’unico scopo di vinificare, nella propria tenuta di caccia, il vino per la famiglia e per gli amici.

Bisognerà attendere gli anni Ottanta perché un manipolo di sette cantine pioniere ne raccolga la sfida e decida di iniziare a produrre vino da vitigni francesi. Tra esse c’è senz’altro Le Macchiole di Cinzia Merli, protagonista assoluta della serata di Banca del Vino presso l’Enopanetteria Stefano Pagliuca. Dalla voce di Cinzia abbiamo ascoltato la storia dell’azienda della famiglia Campolmi, commercianti, che nel 1975 acquistarono i primi ettari di terra, coltivandoli a Sangiovese e Trebbiano. Sarà il poco più che ventenne Eugenio, all’inizio degli anni Ottanta, ad ampliare la superficie vitata con la giovane moglie Cinzia, di origine marchigiana, che ne raccoglierà il testimone quando Eugenio mancherà nel 2002.

La scelta di produrre monovarietali arriva all’inizio degli anni Novanta, dall’esigenza di “rappresentare l’immagine di Bolgheri attraverso ogni singola varietà e ogni vendemmia”, come racconta la Merli. Volontà che ha portato le etichette a uscire dalla denominazione Bolgheri DOC – costituita nel 1984 – e a non rientrarvi più, anche quando questa si è fatta specchio del cambiamento del territorio.  

Oggi gli originari quattro ettari sono diventati trentacinque e la cantina a conduzione familiare si è trasformata in un’azienda strutturata, che produce circa 190 mila bottiglie l’anno che esporta in sessanta paesi nel mondo. Tutto questo senza aver perso di vista l’obiettivo originario di rappresentarsi e di rappresentare il territorio attraverso la vinificazione in purezza. “Solo così infatti si possono gestire le mode e non seguirle”, continua Cinzia.

D’altronde già i cambiamenti climatici impongono studio e adattamento che in vigna e in cantina si applicano con metodo e rigore: l’azienda lavora su undici appezzamenti, ciascuno con un proprio suolo e propri protocolli agronomici ed enologici. Dalla scelta dell’epoca vendemmiale con vinificazione separata a quella dei vasi di fermentazione e affinamento, il processo evolutivo è graduale ma continuo e volto a mantenere integra l’identità territoriale.

Cinque le etichette prodotte: Paleo Bianco IGT, blend di Chardonnay e Viognier, una piccola produzione di appena 4500 bottiglie; Bolgheri Rosso DOC, etichetta d’ingresso della cantina, unico blend di rossi prodotto per assecondare la tradizione bolgherese; Paleo Rosso IGT, Cabernet Franc in purezza, signature label della cantina. E poi Messorio Rosso IGT da Merlot in purezza e Scrio Rosso IGT 100% Syrah.

LA DEGUSTAZIONE

Il Bolgheri Rosso nasce nel 2004. La 2023, annata corrente, nonostante il breve affinamento in bottiglia rispetto agli standard aziendali, si muove a pieno agio nei panni del più classico dei tagli bolgheresi: Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Syrah. Fermenta in acciaio; l’affinamento prevede che il 70% della massa trascorra dieci mesi in barrique di terzo/quarto passaggio da 225/228 ettolitri e il restante 30% in cemento.

Mostra ancora sbavature violacee alla vista mentre il naso è caratteristico di cassis, macchia mediterranea, liquirizia, sbuffi mentolati al gusto di lavanda. In bocca, nonostante l’importante impronta calorica, si muove in maniera agile grazie anche al tannino sottile e chiude con timbro sapido.

Paleo è il nome locale di un’erba infestante, la festuca pratensis, quella che cresceva tra i filari scelti per la produzione di questo vino. Nato nel 1989 come “pure Cabernet”, a partire dal 1993 riduce gradualmente la percentuale di Cabernet Sauvignon per diventare Cabernet Franc in purezza dal 2001. Fermenta in cemento, affina per sedici mesi in barrique nuove, troncoconico da 12 hl e anfore Tava.

Una 2021 che apre su sentori vegetali di eucalipto e foglia di ribes, prosegue su piccoli frutti rossi in confettura e spazia, col tempo, tra foglia di tabacco e cioccolato. In bocca è preciso e maestoso su maglia tannica strettissima e lunga persistenza che scivola nelle tostature di caffè.

Infine Messorio, nome derivato da un antico falcetto utilizzato per la raccolta del grano, le messi appunto. Nato nel 1994, da subito Merlot in purezza. A partire dalla 2015 c’è stato un cambio di rotta volto a dare una voce e un’identità ben precisa al merlot. La verticale dalla 2017 alla 2021 ci ha permesso di intercettare questo cambiamento, che è stato graduale ed ha interessato sia la gestione dei vigneti che il lavoro in cantina.

Le annate 2017 e 2018, pur essendo estremamente diverse nell’andamento climatico, mostrano dei caratteri di similitudine che si traducono in un frutto più scuro e opulento. A partire dalla 2019 si nota una progressiva verticalizzazione del frutto, carattere che determina maggior precisione e nettezza di contorno sia olfattivo che gustativo. Le prime due annate infatti derivano dai due vigneti storici, Puntone e Vignone, che per la prima volta svolgono totalmente la fermentazione in cemento, rispetto ai precedenti in cui l’acciaio era ancora presente in questa fase; la 2019 sostituisce il vigneto Puntone con Ulivino, e a partire dalla 2020, nella fase evolutiva alla barrique viene affiancata l’anfora Tava, per una piccola percentuale della massa.

Come per il Paleo, la 2021 si presenta in perfetto equilibrio, risultato di un’annata che ha favorito la maturazione ottimale del frutto. Bacche scure freschissime rubano la scena olfattiva, cesellate da sottili venature speziate dolci, mentuccia fresca, alga bagnata e un afflato umami. Il palato è snello e pulito, il tannino ancora scontroso è quello di un cavallo di razza; mostra la sua anima mediterranea nella lunga chiusura iodata.

LE MACCHIOLE

S. P. Bolgherese 189/A

57022 Bolgheri (LI)

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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