Laura De Vito: dai vigneti di Lapio “Lady Fiano” colpisce ancora

Laura De Vito, la signora del Fiano di Avellino, è sempre impeccabile sia in cantina che in giro per il mondo a proporre la sua personale idea di zonazione – a mo’ di contrade – del territorio di Lapio. Tre aree vocate nel centro di una delle zone fondamentali per la viticoltura irpina.

Arianiello con terreni ricchi di sabbie e detriti vulcanici; Verzare e Saudoni simili per la composizione dei suoli tra argille e calcare, ma differenti nelle esposizioni: fresche per il primo, calde e assolate per il secondo. Il teorema secondo cui ad azione corrisponderebbe reazione, pensando che sia facile fare vino in queste terre, non tiene conto della fondamentale azione dell’uomo che deve seguire scelte opportune per esaltare o contenere gli aspetti più estremi dell’uva.

Il Fiano si presta infatti ad una buona versatilità, soprattutto nelle sue sensazioni calorose, accoglienti e dolci. Dai fiori bianchi al miele, per virare verso note tropicali ed officinali, senza dimenticare la parte idrocarburica e le tostature delle vecchie vintage. Vincenzo Mercurio, enologo esperto, ha creduto nel progetto sin dagli inizi nel 2018, assistendo e interagendo con Laura nella giusta continuità dei prodotti finali.

Laura De Vito e Vincenzo Mercurio

D’altro canto la stessa De Vito racconta che “essere irpina e donna in un contesto prevalentemente rurale a base maschile significa amare davvero ciò che si fa e seguire i propri sogni con tenacia”. L’essenza stessa del cru, inteso come vigna singola, stravolge gli schemi classici delle tipologie a volte troppo imbrigliati in disciplinari poco contemporanei.

La Riserva, ad esempio, versione introdotta da pochi anni nelle regole produttive del Fiano di Avellino, si dimostra inadatta quando si parla di piccoli appezzamenti, dove sarebbe impossibile realizzare un vino realmente espressivo senza usare la necessaria calma.

Gli assaggi dai contenitori d’acciaio parlano chiaro: a distanza di alcuni mesi dalla vendemmia i campioni dimostrano grinta, eleganza e personalità, con un potenziale inesplorato ancora tutto in divenire. Se ne prevede infatti l’immissione sul mercato non prima della metà del 2026 a dimostrazione che la nuova concezione del Fiano di Avellino che va atteso e non venduto repentinamente, ha ormai preso piede nella mentalità degli attori protagonisti.

Aspettando Godot dunque, con l’unica differenza che non si resta delusi dalla vana attesa. Più riposo equivale a maggior densità di frutto, finezza e articolazione nelle sfumature mediterranee, il timbro tipico e misterioso di un’uva unica nel suo genere. La chiave di lettura conclusiva oscilla poi tra essenze floreali appaganti ed empireumatiche volitive.

La degustazione delle annate in commercio

Elle 2022 – il blend, anzi la selezione proveniente dalle tre sottozone. Grande completezza negli sbuffi di miele d’acacia, timo e salvia e canditura di cedro finale.

Verzare 2022 – elegante e leggiadra come la Bella Otero. L’agrume comanda il naso ed il sorso dall’inizio alla discesa del sipario, con una vena salina profonda e impattante.

Arianiè 2022 – teso e sinuoso, racconta di fiori di elicriso, gelsomino e iodio di mare in sottofondo. Fumoso, sembra aver appena cominciato il suo percorso di cescita.

Li Sauruni 2022 – dalla località Saudoni è il più gastronomico, carico di frutta tropicale tra mango ed ananas, per terminare su spezie bianche e note salmastre ancora da affinare.

Per Mercurio le annate rappresentano il “rumore di fondo del vitigno, un suono che richiede molta attenzione all’orecchio di chi ascolta, per via dei cambiamenti climatici imprevedibili. Bisogna adeguarsi e correre ai ripari con idonei interventi agronomici e, solo in minima parte, in cantina”.

La visita si conclude con un piccolo regalo di Laura De Vito, la degustazione di Elle 2018, balsamico e avvolgente con nuance da crema di gianduia, ginestra appassita e pera Williams. Gusto tonico, sapido e quasi eterno. Un capolavoro che dimostra l’impegno di una piccola realtà divenuta in poco tempo un faro per l’Irpinia intera. “Lady Fiano” da Lapio… colpisce ancora.

Immagine di Luca Matarazzo

Luca Matarazzo

Giornalista, appassionato di cibo e vino fin dalla culla. Una carriera da degustatore e relatore A.I.S. che ha inizio nel lontano 2012 e prosegue oggi dall'altra parte della barricata, sui banchi di assaggio, in qualità di esperto del settore. Giudice in numerosi concorsi enologici italiani ed esteri, provo amore puro verso le produzioni di nicchia e lo stile italiano imitato in tutto il mondo. Ambasciatore del Sagrantino di Montefalco per il 2021 e dell'Albana di Romagna per il 2022, nonché secondo al Master sul Vermentino, inseguo da sempre l'idea vincente di chi sa osare con un prodotto inatteso che spiazzi il palato.

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