La Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026 di Doctor Wine

Un periodo difficilissimo nella seconda metà degli anni ‘80, in seguito allo scandalo delle produzioni vinicole con metanolo, ebbe l’effetto di stimolare alcuni giornalisti e appassionati enogastronomici a creare dal nulla una guida ai vini d’Italia. Daniele Cernilli è ancor oggi il motore dietro la produzione di questo splendido libro che ogni anno, dal 1987, illustra gli areali vitivinicoli italiani e ne seleziona le produzioni migliori e più originali.

La “Guida” nasce assieme al Gambero Rosso nel contesto editoriale de Il Manifesto, ma se ne distacca già nell’anno successivo producendo la “Guida 1989” in seno alla Gambero Rosso Editore all’interno del Gruppo L’Espresso. Quell’anno è la svolta della pubblicazione in virtù della sponsorizzazione dal gruppo farmaceutico Sigma Tau, che produce ben sessantamila copie della guida e ne assicura il futuro. Cernilli è il fine analista del trio originario di produzione formato da Cernilli con Stefano Bonilli, giornalista economico, e Carlin Petrini, giornalista gastronomico — che creerà presto da ArciGola lo spin-off “Slow Food” ad illustrare il potenziale dirompente della cucina italiana in patria e nel mondo.

La Guida svolge da allora, anche grazie all’autonomia da Gambero Rosso acquisita nel percorso, una assidua ricerca delle produzioni vinicole emergenti da affiancare a solidi protagonisti affermati sui mercati internazionali. Cura del racconto del territorio, minuziosa descrizione dei processi produttivi in vigna e in cantina, racconti della storia — spesso intensamente familiare e ricca di aneddoti – dei produttori italiani più esigenti e identitari.

È a Roma all’Eur quest’anno, il 12 ottobre a Spazio Novecento, che Daniele Cernilli e la sua redazione presentano 92 tra le premiate cantine italiane meritevoli di inserimento nella “Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026”. L’evento segue la presentazione tenuta a Milano a settembre.

La pubblicazione riporta accuratamente migliaia di referenze, descrivendole gustativamente grazie al lavoro del nutrito team di degustazione ufficiale: le valutazioni sono classicamente in centesimi, ma si presentano partendo da un breve racconto dell’azienda (con appendice speciale se “enoturistica”) che viene valutata in “stelle” da una a tre; si conclude col prezzo sul mercato (che concorre al premio “Miglior Rapporto Qualità/ Prezzo”) e una valutazione del “DoctorWine” ovvero Cernilli stesso, ad apporre una sua faccina se il punteggio eccede i 95/100 e merita un suo endorsement.

Il bello di questo incredibile, massivo lavoro di raccolta dati e notizie — attualmente prodotto anche in inglese e tedesco — è offerto dal l’assegnazione di premi speciali che mirano a far luce sullo stato della viticoltura italiana: sono le aziende, le persone e i loro progetti a raffigurare il momento propulsivo dell’intero comparto per l’anno in analisi. 

Partendo dall’Azienda dell’Anno, la selezione declina la qualità del lavoro di produttori per il Vino Rosso, il Vino Rosato, il Vino Bianco, il Vino Dolce e il Vino “Vivace” dell’Anno, a ricomprendere le macro-categorie di produzione, terminando con l’Esordio Vincente dedicato alla più eccellente new entry italiana sui mercati. Si conclude con award riferiti alle persone, alla loro vita dedicata alla produzione vinicola culminanti con il Winemaker dell’Anno e il riconoscimento “Una Vita per il Vino”.

Una menzione speciale per la lista “I Migliori Vini da Monovitigno” rende infine il perimetro dell’eccellenza produttiva in Italia.

Ultimo, un premio “Progetto Qualità” assegnato al protocollo Equalitas ormai adottato da una azienda su cinque in italia.

All’evento, atteso da quasi un migliaio di partecipanti, troviamo 18 delle venti regioni italiane rappresentate, tra gli elegantissimi banchi d’assaggio, a comporre un affresco di colori equamente distribuiti lungo lo stivale. 

In realtà la giornata è il terminale di un intero anno di comunicazione su diversi media, inclusi i social media che hanno garantito ai produttori visualizzazioni – specie dei video descrittivi del vino – fino a 75mila visualizzazioni. Il sito di DoctorWine in particolare offre le valutazioni di intere verticali di vini eccellenti. 

Tra le centinaia di referenze in degustazione, ecco una selezione di quelle apparse più originali – o classiche, ma superiori alla loro stessa reputazione.

Elena Walch “Beyond the Clouds” 2022: è una delle produzioni più originali dell’areale attorno a Termeno, offre un blend incentrato sullo Chardonnay ma impreziosito da Pinot Bianco e altre uve autoctone minori. Complessità fruttata e floreale intensa e vibrante, per un gusto lungo e sostenuto da rilevante acidità. Gastronomico eppure suadente per palati innamorati dell’inimitabile purezza di gusto alto-atesina.

Attilio Contini 1898 “I Giganti” 2023: non presente in guida (dove è premiato un suo vino più mainstream), è una originalissima elaborazione del blendaggio di Vernaccia al 70% e Vermentino al 30%. Privilegia l’intensità e il gusto di erbe aromatiche ad aprire una struttura sapida non comune e pregna di sentori di mandorle e fichi secchi, con finale altrettanto complesso di tabacco e sbuffi di cioccolato bianco. Originalissimo.

Antinori “San Giovanni della Sala” 2023: ormai una referenza identitaria dell’Orvietano, questo blend di Grechetto e Procanico aggiunge Pinot bianco e, sapientemente, un 5% di Viognier a garantire persistenza a un bianco dell’Italia Centrale ricco di corredo olfattivo e palatale, incentrato su pesche gialle e fiori di campo. Apprezzabile l’equilibrio pressoché perfetto, per una boccata soddisfacente e protesa alla gastronomia locale.

Villa Cordevigo “Gaudenzia” 2023: un Chiaretto di Bardolino accattivante e persuasivo per eleganza e suadenza di profumi. Siamo in Valpolicella ed è d’obbligo attendersi vini classici, ma questo Chiaretto, assieme all’omonimo della casa più giovane e orientato alla ristorazione, ha più di un appeal originale e garantito dal blend di Corvina, Rondinella e Molinara, ad attrarre i palati più fini: sentori di rosa e violetta si sposano a fragola e lamponi, circondati da sbuffi di note agrumate. Non marca un finale significativo, ma persiste grazie alla sapiente fattura della casa e a una vena minerale che ne accenta il delicato aroma. Imperdibile.

Moser “Tracce” TrentoDoc Riserva Extra Brut 2012: la sfida del metodo classico a 132 mesi è vinta a mani basse! Uno Chardonnay intenso e dal perlage finissimo, esuberante di fragranze di farine e crosta di pane variegato da sentori di menta e pietra focaia, accenti agrumati di limone e fiore d’acacia. È un Trento DOC, consegna ciò che promette: immediatezza di gusto e cremosità mista a palato lungo e rapida successione di sapori. Non se ne lascia un goccio al calice.

Berlucchi “Palazzo Lana” Extreme Riserva 2014: altra sfida, i 115 mesi di un metodo classico caratterizzato da un semestre in barrique. Il colore oro-rosa tradisce da subito la natura Blanc de Noir, dacché il Pinot Nero suggerisce subito al naso le sue note agrumate miste a frutto di polpa gialla. Fragranza di crosta di pane in ottimo equilibrio, distinta la persistenza. Where’s the party?!

Lunae “Cavagino” Vermentino 2022: i Colli della Lunigiana sono incantevoli e la loro prossimità marittima mista al terreno ricco di marna e argille offre un letto ideale al Vermentino. È una creazione cantiniera di tutto rispetto, fondata su un 60% fermentato in barrique. Grande bocca che conferma un naso sufficientemente complesso, ad offrire note di pesca gialla e agrumi in moderazione, lasciando i sentori di frutta tropicale a garantire un gusto ricco e lungo, reso elegante dal finale di erbe aromatiche e da una combinazione di note calde e saline. Bello e seducente.

Tenuta di Fiorano “Semillon” 2022: il Lazio è una regione vinicola ampiamente sottovalutata, ma esordienti come questo Semillon d’origine bordolese rendono giustizia alla sua vocazione per i vitigni che amano i terreni vulcanici. Un anno in botte piccola, tradizione antica, a offrire sentori di cera d’api, mela cotogna e frutta gialla avvolto da una delicata nota balsamica e da uno sbuffo di fieno. Davvero elegante alla beva, deciso e moderatamente persistente: la tecnica della elaborazione è raffinata, per un gusto elegante oltre le attese.

Velenosi “Rêve” Offida DOCG 2023: è un Pecorino classico e al tempo stesso originale, dove la sontuosità delle note floreali – spicca la ginestra – tipiche di accompagnano a note agrumate miste ad erbe aromatiche. Nell’equilibrio tra mineralità salina e nota calda, si apprezza il gusto composto e lungo, con un finale delicato di erbe e fiorellini di campo.

Livio Felluga “Terre Alte” Rosazzo DOC 2022: *in cauda sublimis* avrebbero detto le legioni romane accampate ai confini dell’odierno Friuli. Livio Felluga è l’intelligenza e la visione identitaria di una cantina che ha generato una storia vinicola ancora attiva grazie ai figli. Marco è l’autore di questo blend ormai canonizzato all’Abbazia di Rosazzo dove oggi hanno residenza fisica le loro botti. Un taglio geometrico fatto di 40% Sauvignon, 30% Friulano e 30% Pinot Bianco, per un anno sui lieviti autoctoni e una evoluzione in barrique per il solo Pinot Bianco. Complessità eccezionale, quasi indescrivibile completamente: frutti a pasta gialla, eccelle la susina, conditi da sentori di passion fruit ed erba medica. Corpo avvolgente e leggerissimamente squilibrato verso la mineralità – ma è un friulano vero, te lo aspetti… boccata salina e persistente per un’esperienza gustativa completa e dal finale classico persistente. Una cassa subito, please.

Lunae “Vermentino Nero” 2024 a Toscana IGT: La giovanissima età trasmette già al naso le esuberanti note floreali di timo e rosa canina, lasciando al gusto l’onere di apprezzare il corpo e la struttura assieme ai dominanti sentori di ciliegia e lampone. È un bellissimo giovane dal color rosso rubino intenso, in cui prevalgono per ora note calde e acidità, ma il cui tannino si accenna e si combina con mineralità salina esprimendosi più nel finale accompagnato da una leggera nota amarognola. Grande promessa.

Peter Zemmer “Pinot Nero Riserva Vigna Kofl” 2022: probabilmente tra i migliori Pinot Noir italiani, è la creazione che meglio rappresenta questa cantina sulla “Strada del Vino” che collega Bolzano a Trento. Intensità immediata, equilibrio gusto-olfattivo invidiabile per un composto di frutti di bosco e amarena con note di cioccolato e fragoline. La morbidezza è intatta dall’acidità, un tannino suadente accompagna il gusto molto elegante fino al finale senza grandi influenze da barrique francesi – dove affina per 12 mesi. 

Casale del Giglio “Mater Matuta” 2021: non si sbaglia a definire questo vino un “SuperLatium” perché l’elaborazione del Syrah di casa Santarelli vive da quarant’anni una progressione inarrestabile. 24 mesi di barrique di primo impiego mirano a stabilizzare l’equilibrio con il 15% di Petit Verdot che costituisce l’ispirazione bordolese di questo vino molto complesso e ricco di sensazioni olfattive e gustative, dal balsamico floreale accentato di spezie e pietra focaia, alla frutta gialla mista a ciliegia con una speziatura a tratti materica. Finale lungo ed elegantissimo, per palati esigenti.

Michele Chiarlo “Barolo Cerequio” 2021: quasi un vessillo per questa famiglia di vini celebratissimi in tutto il mondo, l’annata del Cerequio premiata rappresenta l’Accademia per la elaborazione di un Barolo. Corpo armonico e struttura equilibratissima s’impongono al gusto ricco ed espressivo di amarena e lamponi, annunciati da note olfattive dense di rosa e frutti di bosco. La speziatura è presente, le botti di rovere per 24 mesi lasciano un segno giusto, ma il gusto è tanto ricco di luce e slancio quanto il brillante rubino che lo colora. Finale moderato ma intenso per lunghezza.  

Giuseppe Cortese “Barbaresco Rabajà” 2022: un esemplare splendido e forse inarrivabile del suo territorio, questo cru di livelli mondiali ha nella sua complessità avvolgente il suo merito maggiore. Melagrana e ribes in un contorno etereo di lacca, accento di maraschino fin nel finale, e tannino essenziale alla struttura perfettamente equilibrata di un Barbaresco memorabile nella edizione 2021. Da collezione.

Fiorentino “Taurasi Riserva” 2020: un gusto amplissimo e lungo, tannico nobile eppur marcato, sono i tratti di un campione dell’areale di Taurasi nel quale l’edizione 2021 Riserva conquista il podio più alto. Un cru, annunciato al naso da sbuffi balsamici a introdurre una complessità di bacche e more e marasche, confermata al gusto che termina con accenti di fumi nobili e pietra focaia. Bel risultato per un’azienda giovane e sostenibile grazie all’indipendenza energetica. 

Siro Pacenti “Brunello di Montalcino Riserva PS” 2019: l’esperienza ilcinese di un degustatore metodico e gaudente porta a guardare a questo Riserva PS nella prospettiva identitaria più moderna e raffinata. Frutti rossi e pesca gialla creano le fondamenta per sentori speziati e balsamici, acuti di erbe officinali: una complessità che induce allo studio, per un cru da viti settuagenarie che risulta un pò severo, dai 36 mesi in barrique, ma estroverso e godibilissimo per morbidezza e lunghezza dei tannini.

Vietti “Barolo Lazzarito” 2021: nel più classico dei terroir dove è prodotto il Barolo, emerge per modernità un Nebbiolo elaborato in botte grande per 30 mesi, equilibratissimo e distinti per l’armonia gusto-olfattiva tra i fiori scuri e l’erbaceo rispetto alla polpa di prugne nere a distinguere l’intensità delle percezioni. Tannini di classe assoluta, un gusto schiettamente nobile e magistralmente persistente senza alcuna perdita di equilibri tra i formanti. Annata memorabile.

Immagine di Adriano Romano

Adriano Romano

Adriano Romano, Sommelier FIS/WSA e Master PoliMi, editor di pubblicazioni in USA e Italia sull’arte e sul commercio dei vini italiani. In costante oscillazione tra i due continenti dell’Occidente, vive in prima persona e racconta le storie dei territori e dei produttori che animano la comunità internazionale degli enofili contemporanei.

1 commento su “La Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026 di Doctor Wine

  1. Grazie Adriano. Ho visto che Nipozzano e San Leonardo continuano a mietere premi: li conosco e bevo da 25 anni ormai…. Si invecchia

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