Grandi Langhe 2025 – Atto Secondo

Si è appena conclusa la nona edizione di Grandi Langhe 2025 tenuta nel bellissimo complesso OGR – Officine Grandi Riparazioni Torino. Questo stupendo edificio fu costruito a fine ottocento come complesso industriale e adibito alle riparazione di grandi mezzi, come locomotive dei treni e altro, rappresentando l’eccellenza in questo settore, oggi dopo che è stata fatta una grande opera di recupero di questa immensa infrastruttura, è diventata così un vero e proprio hub della creatività e dell’innovazione. Qui si fa comunicazione culturale, progettazione e formazione, dai temi che vanno dall’arte contemporanea, alla musica e letteratura, tenendo conto dell’inclusione sociale.

Le presenze in questa edizione a Grandi Langhe sono state di grande crescita oltre 5.000 presenze, ed è stato dedicato ampio spazio al trade che indica un 20% di presenze dall’estero. L’evento è stato organizzato da: il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani con il Consorzio di Tutela Roero e in collaborazione con PiemonteLand of Wine, con il supporto della Regione Piemonte, la Città di Torino e Banca d’Alba.

Le cantine presenti sono state 500 di cui 380 da Langhe e Roero e 120 dal resto del Piemonte che hanno presentato più di 3000 referenze di tutte le DOC e DOCG piemontesi. Le degustazioni erano suddivise in due giorni, dando così il via a tutte le “Anteprime Italiane del vino”.

Negli assaggi ci sono state alcune nuove scoperte e delle splendide conferme.

Inizio così il mio giro di degustazioni con la Cantina Sant’Anna dei Bricchetti che si trova a Costigliole d’Asti, qui si lavorano solo due uve: barbera e moscato. I proprietari sono Ruggero e Orsetta Lenti, innamorati delle colline del Monferrato decidono di acquisire nel 2012 questa azienda, dove hanno coniugato sia la passione per il vino che per questo territorio. Oggi lavorano in azienda anche i figli Giulia e Giacomo.

L’azienda è composta da 5 ettari di vigneto e fin da subito la scelta è stata quella di produrre vini che avessero grande identità territoriale. L’etichette proposte sono un metodo Charmat, due metodo classico, un moscato secco, tre versioni di barbera, un moscato d’Asti e un passito naturale, per una produzione di circa 20.000 bottiglie annue.

L’uva Barbera

Da un punto di vista enologico la Barbera è caratterizzata da una grande duttilità: le sue uve, dotate di elevata acidità fissa, trovano impiego in una vasta gamma di vini. Vengono utilizzate per la produzione di spumanti, per rossi giovani e frizzanti, per vini tranquilli di medio corpo e, infine, con uve ben mature ed affinamento più o meno prolungato nel legno, per rossi ricchi e generosi, e di grande eleganza. Da questa uva in genere si produce un vino rosso color rubino carico, dai profumi intensi, vinosi e fruttati. Nelle zone più adatte è possibile ottenere un vino ricco di struttura e di corpo adatto anche a sopportare un lungo invecchiamento.

L’uva Moscato

Le sfumature che contraddistinguono il vino prodotto con queste uve sono l’intensità della componente aromatica e l’armoniosa dolcezza della componente zuccherina, accompagnata da un basso tenore alcolico.

Storicamente in Piemonte viene utilizzata per fare due fra i vini italiani più conosciuti al mondo, e le differenze nella produzione fra Asti Spumante Docg e il Moscato d’Asti Docg, si riscontrano soprattutto a livello di vinificazione, nel primo si usa il metodo Charmat, mentre nel secondo la fermentazione viene arrestata al raggiungimento della gradazione alcolica di circa 5 % vol. Inoltre il Moscato d’Asti, pur non essendo uno spumante (non viene sottoposto a presa di spuma durante le fasi finali della fermentazione alcolica) mantiene una vivacità che lo rende tipico ed unico.

I profumi del moscato ci ricordano generalmente il glicine ed il tiglio, la pesca e l’albicocca e sentori di erbe aromatiche con sentori di salvia, limoni e fiori d’arancio. Oggi la versione del moscato secco, ci offre notevoli opportunità di bere in modo diverso, regalandoci così abbinamenti inconsueti, come per esempio con la cucina orientale.

Gli assaggi:

Incanto rose è un Metodo Classico Extra Brut 2017, 60 mesi sui lieviti, sboccatura febbraio 2024. Fatto con barbera per il 90% e moscato per un 10% che viene aggiunto al momento del tiraggio. Color buccia di cipolla, molto delicato. Il naso verte su floreale di rosa e piccoli frutti rossi, con accenni di erbe aromatiche. In bocca risulta succoso e cremoso allo stesso tempo lasciando una bocca fresca e appagata. Il perlage è fine e persistente e la sensazione finale è aggraziata e piacevole

Incanto Pas Dosé

Le uve sono le stesse, questa volta la barbera è vinificata in bianco, il procedimento è lo stesso, annata 2017 e sboccatura 2014 con 60 mesi sui lieviti, il risultato però è molto diverso: colore giallo paglierino brillante, i profumi sono più definiti su crosta di pane, pan brioche, poi arriva una marcata nota di agrumi, cedro e erbe aromatiche come la salvia. Olfatto complesso e elegante. Il sorso è appagante, regala cremosità alternato a grande verticalità grazie alla vena acida presente che lo rende molto fresco. Perlage elegante e persistente.

Suggestioni – Piemonte Doc Moscato secco 2023

Questa espressione di moscato secco ci regala un bel momento di degustazione, fermentato in barrique, viene poi filtrato e rimane successivamente in legno per altri sei mesi. La cantina è termo condizionata ad una temperatura costante di circa 16°per preservare i profumi. Bel giallo paglierino con leggeri riflessi dorati. Mantiene tutti i profumi primari del moscato, è elegante con il legno che è dosato in modo equilibrato. In bocca ha un ottimo equilibrio fra acidità e sapidità, regala così un sorso strutturato e fresco.

Vivace – Piemonte Doc Barbera 2021

Questo vino rappresenta la tradizionale barbera frizzante che fa solo acciaio. Il colore è un rosso rubino con riflessi violacei, ricorda la viola e un fruttato di prugna, molto varietale. Un vino diretto senza fronzoli, con una bollicina aggraziata e un sorso succoso e piacevole.

Ricordi – Barbera d’Asti Docg 2021

Una produzione di 40 ql/h che vinifica e rimane in acciaio fino a giugno, segue l’imbottigliamento e rimane in affinamento in cantina per circa due anni. Colore rosso rubino brillante, al naso molto espressivo e elegante, frutto pieno di more, poi arrivano sentori terziari con nuance di inchiostro e grafite, chiodi di garofano e leggero sentori di radici di bosco. All’assaggio risulta succoso e ampio, ottimo equilibrio, persistente con tannini eleganti e vivaci.

Vigna dei Bricchetti – Barbera d’Asti Superiore DOCG 2019

Le uve arrivano da un solo vigneto con una produzione di circa 70 ql/h, dopo la vinificazione in acciaio rimane per circa un anno in tonneau di rovere francese. Rosso rubino intenso e brillante con riflessi granato. Al naso arrivano prima i sentori terziari come inchiostro, tabacco, e chiodi di garofano per poi evolvere sul frutto scuro, leggeri accenni di radici di liquirizia nel finale che risulta essere complesso. Il sorso è profondo e molto elegante con un tannino setoso e intrigante. Persistente e sapido nel finale.

Interessante anche l’assaggio del Moscato d’Asti Docg 2024 che si esprime sul floreale, molto tipico con un ottimo equilibrio fra gli zuccheri/acidità risultando fresco. Infine chiudo la degustazione con Destino, vino da uve stramature appassite sul tralcio per oltre due mesi, in questa versione del 2016, si esprime con un colore ambrato, un naso complesso che verte su datteri, fico secco, agrumi canditi e profumo di miele millefiori, con una bocca aggraziata, equilibrata e gustosa.

DOPO LA BARBERA MI SPOSTO NEL MONDO DEL GRIGNOLINO…

Questa uva ci regala un vino degno della tradizione piemontese, il vino di solito risulta essere quasi un rosso atipico, che si caratterizza per delicatezza, freschezza e raffinatezza, piuttosto che per potenza e intensità aromatica.

Questo vitigno, difficile da coltivare, produce un acino molto piccolo con abbondante presenza di vinaccioli, quindi la maturazione fenolica è molto importante. Il vino si presenta dal carattere elegante e schivo, c’è da dire però che negli ultimi decenni è stato riscoperto da molti produttori, che ne propongono versioni in purezza di notevole interesse e qualità. Il Grignolino ha un colore rosso rubino tendente al granato piuttosto scarico, quasi da risultare trasparente.  Al naso si apre con un bouquet dai delicati profumi di rosa e fiori secchi a cui si aggiungono note di piccoli frutti di bosco e nuances speziate. Al palato è piacevolmente scorrevole, di medio corpo con fine trama tannica e buona acidità. Sul finale chiude con una caratteristica nota amarognola.

Continuo gli assaggi con l’azienda Vicara di Rosignano Monferrato (AL).

Il progetto di Vicara nasce nel 1992 dall’amicizia di tre famiglie che sono:i Visconti custodi del territorio fin dal xv sec., i Cassinis maestri della comunicazione e i Ravizza, instancabili vignaioli, il nome appunto prende forma con le iniziali delle tre famiglie. Le uve che vengono coltivate in azienda sono da sempre quelle che hanno le radici più profonde in questo territorio: il grignolino, la barbera e la freisa. I vigneti sono adagiati su dolci colline con terreni diversi fra loro e si esprimono principalmente su tre zone: Vadmon, Crosia e Bricco Uccelletta. Trentatre gli ettari di vigneto suddivisi in queste tre zone che differiscono sia per composizione che per età, che risale a circa 30 milioni di anni fa, qui si producono circa 55.000 bottiglie annue. Dal 2022 Giuseppe e Emanuele Visconti guidano questa azienda, con profonde radici nella tradizione del Monferrato, in una fra quelle più contemporanee del momento

Domino – Spumante Brut Rosè – Metodo Martinotti 2023

Questo vino fatto con grignolino e chardonnay ci regala un esplosione di fiori di rosa e zagare, pompelmo rosa, sorso piacevole e aggraziato con una bollicina elegante.

.G  – Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2023

Questa è la prima annata certificata Bio, anche se di fatto in campagna lavorano da sempre con un occhio di riguardo a tutta la filiera produttiva in modo sostenibile. .G ha un significato ben preciso dato da Domenico Ravizza che è stato uno degli enologi più rispettati e conosciuti del territorio, cioè portare l’attenzione su questo “vitigno complesso, fiero e testardo allo stesso tempo, che rappresenta l’anima delle genti di questo territorio”(cit.).

Vinificazione in acciaio e affinamento per sei mesi circa in bottiglia. Il naso è definito sulla rosa canina e frutti come il ribes rosso, ma anche accenni di terziari come l’inchiostro. Ottimo equilibrio fra sapidità e acidità, che ci regalano così freschezza ad ogni bicchiere, il tannino è ben presente, vivace e croccante.

Uccelletta I Monferace – Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2020

Il vino si ottiene da una fermentazione spontanea con “pied de cuve” svolta dai lieviti indigeni, vinificazione in cemento per poi affinare in tonneau metà di rovere e metà di acacia per circa 24 mesi, ulteriore affinamento in bottiglia per altri due anni. Si presenta con rosso rubino scarico con riflessi aranciati, molto brillante. Sentori di frutti scuri e nuance floreali, cioccolato e note balsamiche rendono il naso complesso e elegante. In bocca è ampio, lungo e persistente con tannini dinamici e eleganti.

Volpuva – Barbera del Monferrato Doc 2023

Barbera 100% segue una vinificazione in acciaio e affinamento per circa 4 mesi in bottiglia. Un vino definito: essenziale e versatile, e io aggiungerei gastronomico. Colore rosso rubino intenso, sentore di more e frutti scuri, note di cioccolato e accenno di inchiostro. Bocca ampia, succosa e fresca.

Cantico della Crosia Barbera del Monferrato Superiore Docg 2020

L’areale Crosia racchiude una complessità di terreni che vanno da 7 a 30 milioni di anni come formazione, e in questo anfiteatro naturale si può immaginare davvero la vita come un’esplosione di gioia, la bellezza è quella di visitare questi vigneti e “camminarci dentro” come ci insegnava Luigi Veronelli, per capire effettivamente come la natura possa davvero gratificare la nostra vita.

Vinifica in modo spontaneo in acciaio per poi fare un affinamento di sei mesi di barrique e un anno di botte grande, segue un anno di bottiglia. Granato intenso e profondo. Al naso si percepiscono frutti scuri, note di cioccolato, tabacco, inchiostro e china, balsamico e minerale. Il sorso è ampio e persistente con un tannino scattante e rotondo. Esprime grande eleganza gustativa.

Comune di Treville 33 Cascina Rocca – Barbera del Monferrato Doc 2021

Prodotto solo nelle annate migliori, qui hanno voluto evidenziare la potenza della barbera unita all’eleganza, ma soprattutto alla freschezza del frutto, per questo motivo questo vigneto, uno fra i migliori dell’azienda, iscritto in precedenza alla Docg è stato declassato a Doc per avere così la possibilità di fare meno legno durante le fasi di affinamento. Inizia la fermentazione spontanea in acciaio per poi fare un affinamento di otto mesi in tonneau e altri dodici in bottiglia.

Rosso rubino profondo, si esprime inizialmente sui terziari: inchiostro, balsamico, china, poi arriva l’esplosione del frutto scuro come la prugna. Il sorso è ampio e rotondo, persistente con una trama tannica importante, fitta, vivace e vellutata allo stesso tempo. Interessante la retrolfattiva che ci ricorda un bosco pieno di violette appena sbocciate. Elegante e fine.

NON POTEVA MANCARE UN PASSAGGIO A BARBARESCO…

Un piccolo accenno all’andamento climatico:

L’annata 2021 è stata definita come “un’ottima annata”, anche se è stata un po’ più calda rispetto ad altre, ma le piogge arrivate nel periodo invernale, anche se in modo anomalo, hanno garantito le riserve idriche necessarie, facendo si che la maturazione del frutto arrivasse senza problemi. La quantità delle uve è stata inferiore rispetto alla 2020 a causa delle gelate primaverili, producendo così acini più piccoli, ma il risultato è stato ottimale poiché avevano equilibrio e un apporto poli fenolico ricco, importante per la produzione di vini di struttura e equilibrati.

La 2020 è partita con un inverno nella media, senza grosse criticità. Durante i mesi di marzo e aprile ci sono state poche precipitazioni, facendo così intravedere una vendemmia precoce, fortunatamente a maggio sono arrivate le piogge che hanno consentito di riequilibrare tutto il processo vegetativo, per arrivare così ad una vendemmia nei tempi e senza stress per la maturazione del frutto.

Produttori di Barbaresco Società Agricola Cooperativa

Questa cantina è stata fondata nel 1958, ed è il cuore pulsante di questo paese, oggi i membri sono circa una cinquantina e coltivano 120 ettari di vigneto a Nebbiolo. La produzione si attesta in circa 650.000 bottiglie annue, ed è un grande esempio a livello nazionale, di come le cantine cooperative dovrebbero funzionare. Negli anni questi vini hanno sempre regalato assaggi di grande espressione territoriale e maestria nel valorizzare i Cru da dove provengono, oltre ad avere un ottimo rapporto qualità/prezzo.

I Cru che rappresentano i Produttori di Barbaresco sono: Asili, Montefico, Montestefano, Muncagota, Ovello, Pajè, Pora, Rabajà e Rio Sordo. In cantina seguono una vinificazione tradizionale, con macerazioni lunghe e affinamento in botte grande: circa 20 mesi per il Barbaresco DOCG e circa 30 per i Barbaresco Riserva.

Barbaresco Docg 2021 – Produzione circa 300.000 bottiglie

Il vino si presenta di un rosso rubino brillante, naso molto floreale con apertura su piccoli frutti a bacca rossa, note balsamiche e accenno di terziari. Il sorso è ampio e profondo con una trama tannica fitta e allo stesso tempo delicata, chiude con grande sapidità, regalandoci un finale fresco ed elegante.

Barbaresco Cru Muncagota – credito fotografico dal sito dei Produttori di Barbaresco

L’esposizione del vigneto è a Sud-Est risultando più fresco rispetto agli altri Cru, questo fa si che all’assaggio si esprima più su note floreali e balsamiche. Il suolo è ricco di calcio e dona carattere e tannini potenti. Questa è una delle zone più storiche dei Cru dei Produttori di Barbaresco, la prima vinificazione risale al 1967, con il nome di Moccagatta. Nel 2007 a seguito della classificazione ufficiale delle MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive), il nome è stato sostituito con Muncagota.

Barbaresco Muncagota Riserva 2020 – Produzione 13.300 bottiglie

Di un rosso rubino brillante con leggeri accenni granato. Al naso ci entusiasmano i sentori floreali di rosa e frutti rossi, balsamico di eucalipto e note diffuse di inchiostro e grafite. Al gusto è appagante, profondo e persistente con tannini di grande spessore in evoluzione, interessante sarà assaggiarlo fra qualche anno!

RIMANIAMO ANCORA UN PO’ A BARBARESCO…

Azienda Agricola PAITIN – Neive (CN)

Questa azienda ha radici secolari e oggi la conduzione viene portata avanti dall’ottava generazione della Famiglia Pasquero Elia. Luca il più giovane, è entrato in azienda dopo gli studi, affiancando il padre Giovanni e lo zio Silvano.

La loro storia è fitta di importanti passaggi, ma quello che conta oggi è che qui si continua a portare avanti la produzione dei vini partendo da un territorio unico e inconfondibile. Le colline dell’azienda sono caratterizzate da una grande biodiversità, facendo si che già dagli anni 2000 si potesse lavorare in un ambiente sano, teso a valorizzare la vigna, per arrivare alla certificazione biologica nel 2015. L’azienda conta circa diciannove ettari di vigneto per una produzione di circa 90.000 bottiglie annue.

Starda – Langhe Nebbiolo Dop 2023

Vino gastronomico, con un naso che si esprime su fiori e frutti rossi, ci regala un sorso agile e succoso.

Barbaresco Faset Dop 2021

Questo barbaresco nasce come prima annata nel 2019 da due appezzamenti: uno esposto a pieno Sud e uno che curva verso Sud- Ovest. Il terreno è composto da marne di colore grigio-blu e limo che può variare a seconda della ripidità della collina, originando così vini con aspetti organolettici diversi, anche se la caratteristica principale è quella di offrire vini immediati alla beva. Dal colore rosso rubino brillante, si esprime con sentori floreali e di frutta scura, il sorso è ampio e elegante, il tannino vivace gioca un ruolo importante per renderlo godibile fin da subito.

Barbaresco Basarin Dop 2021

Il vigneto da cui proviene questo vino è stato acquistato di recente nel 2018, e al momento solo i vigneti più vecchi sono dedicati alla produzione di Barbaresco. Esposto in pieno Sud, da cui deriva appunto il suo nome che significa “baciato dal sole”. La collina è molto erta e i suoli sono eterogenei con presenza di argille fini e una componente sabbiosa importante. Qui si incontrano le tre denominazioni di Neive, Treiso e Barbaresco. All’olfatto risulta complesso, elegante e fine con leggere note vegetali e balsamiche, al gusto è ampio e di ottima struttura con un tannino leggermente più marcato, ben integrato e in evoluzione.

Barbaresco Albesani Dop 2021

I terreni sono più strutturati, specialmente nelle parti alte che acquistano una struttura argillosa-calcarea importante. «Le vigne sono poco ventilate durante il giorno, ma dalle ore 5 del pomeriggio si potrebbe rimettere l’orologio, poiché arriva il “Marino” e calano le temperature» mi racconta Luca durante l’assaggio. Sicuramente l’influenza del fiume Tanaro aiuta a creare un microclima adatto alle escursioni termiche durante le giornate più calde. Forse questi sono fra i vigneti più celebri della zona, un tempo monopolio del Castello di Neive e vinificato sapientemente per decenni da Bruno Giacosa.

Il vino si presenta di un rosso rubino intenso e brillante. Al naso si percepiscono più sentori di frutta scura e arancia sanguinella, che note floreali, chiudono nuance di inchiostro e sottobosco. In bocca si percepisce una struttura equilibrata e di spessore quasi austera, tannino giovane e vibrante.

Piccolo approfondimento

La collina di Serraboella si estende in lunghezza con un versante esposto a Ovest che diventa più ripido in altezza e volge lentamente verso Sud, i venti caldi vengono incanalati verso il villaggio di Neive riscaldando i vigneti durante il giorno. La valle essendo molto estesa però riesce a rinfrescarsi altrettanto velocemente durante la notte. I terreni in questa collina si dividono essenzialmente in tre grandi espressioni:

  1. La parte più limosa, produce vini più rotondi
  2. La parte leggermente più argillosa-sabbiosa identificata come Sorì, regala vini di maggiore profondità e struttura.
  3. La parte più sabbiosa, offre vini più magri e nervosi, con espressioni però sempre molto affascinanti.

Il Barbaresco Serraboella nasce da una cuvée dei terreni limosi-sabbiosi, mentre per il Sorì Paitin si utilizzano i vigneti della parte centrale del Cru.

Barbaresco Serraboella Dop 2021

Il colore acquisisce una sfumatura più profonda anche seppur sempre molto brillante. Un naso complesso e elegante ci ricorda: inchiostro, china, frutti rossi e agrumi canditi, balsamico e sanguigno, minerale. Si esprime con un sorso complesso e fine, sapido, persistente e profondo. Il tannino è aggraziato e setoso.

Sorì Paitin Barbaresco Serraboella Dop 2021

Questo vino viene prodotto dall’azienda dal 1893 e i vigneti sono nel cuore del Cru Serraboella.

Si presenta con un rosso rubino profondo con riflessi granato. Qui si gioca con i profumi delicati e eleganti e allo stesso tempo complessi che vanno dal floreale ai frutti scuri, note di inchiostro e grafite, con un tocco balsamico. La bocca esprime perfetto equilibrio, centrata e appagante. L’acidità ci regala freschezza, fine e persistente, grande struttura che al tempo stesso esprime agilità nel sorso. Il tannino è giovane, vibrante con una trama fitta in evoluzione.

PER L’ULTIMO ASSAGGIO ANDIAMO A BAROLO

Le Langhe si sono formate a seguito del sollevamento della terra (Arco Alpino) dovuto ad assestamenti delle placche europea e africana, nel periodo miocenico terziario (Miocene da 25 Ma a 5 Ma) e sono ricche di calcare, le rocce sono di origine sedimentaria e la composizione del terreno è varia a seconda del periodo di formazione. Alcuni periodi di riferimento sono il Tortoniano e l’Elveziano (questi nomi si riferiscono ad un’età ben precisa del terreno) con la risultanza di avere caratteristiche del terreno ben distinte e di conseguenza i vini che sono prodotti su questi terreni hanno caratteristiche molto diverse (qui sotto ho provato a suddividere i Cru di Barolo in riferimento alla loro età di formazione):

  • al periodo Elveziano (da 13 a 11 Ma), corrispondono terreni ricchi di marne grigie-brune molto compatte e vi appartengono i comuni di Serralunga d’Alba, Monforte e Castiglione Falletto.
  • al periodo Tortoniano (da 11 a 7 Ma), ricco di marne azzurre, meno compatte, appartengono i comuni di La Morra e Barolo.

Azienda Agricola Giovanni Rosso – Serralunga d’Alba

Anche questa è un’azienda storica langarola, siamo alla quarta generazione e dal 2001 subentra alla guida l’enologo Davide Rosso, portando tutte le sue esperienze maturate all’estero, per una conduzione dinamica e attuale, senza mai perdere di vista la territorialità. L’azienda è composta da ventun ettari dislocati fra le più importanti MGA delle Langhe. Si producono circa 320.000 bottiglie annue.

Barbera d’Alba Doc 2023

Colore rosso rubino brillante con un naso che si esprime su frutti scuri e piccoli frutti rossi, in bocca è agile, gustoso e fresco, con tannini setosi e vivaci.

Langhe Nebbiolo Doc 2022

Colore rosso rubino brillante. Il naso verte sul floreale di rosa e ciliegia, balsamico, potrei definirlo classico! Il sorso regala freschezza data dalla grande acidità espressa, rendendo il vino godibile. Ottima struttura e persistenza con tannini fini e aggraziati.

Barolo Docg 2021

Questo vino è un blend da vari vigneti, per la precisione: otto vigne da Serralunga, una da Barolo, e una da Castiglione Falletto. Il colore è rosso rubino con leggeri accenni granato. Sentori di fiori poi il frutto di ciliegia, inchiostro, china e nuance di bacche di bosco. Il sorso è ampio e con grande spessore, ottima sapidità che allunga in profondità, tannino giovane e vivace.

Barolo Cerretta Docg 2021

Si trova nella parte settentrionale del comune di Serralunga d’Alba con esposizione a Sud-Est, il suolo è tipicamente argilloso-calcareo. Floreale di violetta è la prima cosa che si percepisce, poi arriva la ciliegia e altri frutti rossi, vira poi su inchiostro e grafite, accenno di pepe bianco e note di mentuccia. In bocca è ampio ma composto, arriva piano piano esprimendo equilibrio e estrema eleganza, tannino avvolgente e ben integrato.

Barolo Serra Docg 2021

Questo Cru si trova nel comune di Serralunga ed è fra i più elevati, trovandosi a 370 metri di altitudine, adagiato su un terreno di colore bianco, indice di grande presenza di calcare.

Frutti scuri e note di tabacco, radici di liquirizia e note di tabacco, humus e balsamico, molto complesso ma credo anche che fosse in grande evoluzione olfattiva al momento dell’assaggio! Ottimo equilibrio gustativo, struttura e corpo, tannini fitti e graffianti con un grande spettro evolutivo davanti, accompagnano il sorso in profondità regalando una grande persistenza e sapidità finale.

Mi sto già preparando per l’anno prossimo, magari con tempi meno stringati!!!

Fonti:

https://www.grandilanghe.comhttps://ogrtorino.it

Immagine di Claudia Marinelli

Claudia Marinelli

Il vino ed il cibo hanno sempre fatto parte della mia vita e credo che attraverso la passione e la competenza si possa trasmettere profondamente a chi ci circonda tutto quello che abbiamo sperimentato. La condivisione è l’aspetto più intrigante del nostro lavoro. Ho iniziato a lavorare nel settore enogastronomico giovanissima, partendo dal ristorante di famiglia, sono diventata sommelier nel 1991, e da allora non mi sono più fermata... La degustazione è l’aspetto del mio lavoro che più mi gratifica e poter fare della mia grande passione il mio lavoro è stato senza dubbio molto importante per me. L’altra cosa di cui non potrei fare a meno sono i viaggi, spesso mi lascio trasportare dall’avventura, a volte un po’ wild e improntata all’improvvisazione, ma per scoprire nuove culture e luoghi credo sia l’unico modo. Mi piace scrivere, anche se non lo faccio spesso, ma questo luogo potrebbe essere l’occasione per raccontare un po’ delle mie storie.

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