Buonissimi 2026 – Presentata l’ottava edizione alla stampa di settore nel segno della continuità e dell’amore per la ricerca

Il 25 maggio a Le Parùle – Marina d’Arechi Port Village Salerno – è avvenuta la presentazione di Buonissimi, l’evento organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella, con i protagonisti del mondo enogastronomico: chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, maestri pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender con attenzione in particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine.

Saranno oltre 250 gli stand a disposizione per il pubblico, con il supporto dei tanti sostenitori che hanno regalato la propria presenza per aiutare il prossimo senza scopi di lucro. Anche quest’anno, infatti, Buonissimi ha come obiettivo quello di sostenere il progetto Editor. Grazie al finanziamento dell’Associazione OPEN OdV, il CEINGE l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, potrà effettuare il sequenziamento di nuova generazione ed editing genomico per identificare fattori di rischio genetico come bersagli terapeutici per la cura dei tumori pediatrici.

Anna Maria Alfani, presidente dell’Associazione OPEN OdV, ha ringraziato tutti i presenti, in particolare Agostino Gallozzi presidente di Marina d’Arechi Port Village, per aver messo a disposizione, per il terzo anno consecutivo, l’intera darsena. “I veri eroi non sono soltanto i bambini e i ragazzi che soffrono assieme ai propri cari, ma tutti i ricercatori che dedicano la propria vita a trovare le risposte per sconfiggere il dolore” afferma la Alfani.

Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Mario Capasso ed il Professore Emerito di Genetica Medica del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Achille Iolascon, hanno ricordato gli inizi della loro attività di ricerca quando le speranze di una cura erano bassissime in confronto agli attuali progressi medici.

“Oggi riusciamo a comprendere meglio i meccanismi genetici alla base dello sviluppo di malattie oncologiche pediatriche, come la leucemia linfoblastica acuta ed il neuroblastoma, ma sappiamo che c’è ancora molto lavoro da svolgere per colmare quel gap che ci separa dalla completa guarigione nel 100% dei casi”.

Anche Agostino Gallozzi, presidente di Marina d’Arechi, rinnova il sostegno all’iniziativa: “Buonissimi è uno spunto di riflessione per capire cosa significhi realmente il concetto di solidarietà: offrire aiuto da parte di chi ha di più nei confronti di chi ha meno e soffre”.

Paola Pignataro e Silvana Tortorella concludono: “L’impegno nel convincere i nostri partner ed amici sostenitori è relativo, perché ogni anno le adesioni superano ormai di gran lunga le disponibilità dei nostri spazi a disposizione. Ma Buonissimi non potrebbe esistere ed andare avanti senza un lavoro di squadra che serve a realizzare, ogni anno da ben 8 edizioni, un piccolo miracolo di bontà”.

L’elenco completo dei partner e dei sostenitori è disponibile sul sito www.buonissimi.org.

Per informazioni e partecipazione: info@buonissimi.org | www.buonissimi.org

Salerno: Le Parùle e Giuseppe Pignalosa puntano alle “quattro stagioni” (non solo con la pizza)

Il dehor coperto è ormai ultimato e il concept del nuovo locale del celebre maestro pizzaiolo diviene finalmente realtà dodici mesi l’anno no stop.

A Marina d’Arechi il Port Village di Salerno cambia la visione della gastronomia con uno spazio d’approdo per gli amanti del food nelle sue diverse sfaccettature. Dal disco di pasta lievitato più famoso al mondo, passando per taglieri e mozzarelle e poi i fritti, l’immancabile ragù e la parmigiana di melanzane.

Piatti senza tempo che Giuseppe Pignalosa ama riproporre ai propri clienti, alcuni fedelissimi già dai tempi del locale di Ercolano, che riaprirà a breve in una location unica nel suo genere. Passeggiare sulla darsena prima di giungere a Le Parùle è un piacere per gli occhi, osservare il panorama dalle vetrate durante i mesi freddi o sostare nel giardino artificiale esterno al tepore di un tramonto estivo aiuta a rilassare l’animo e regala tanta armonia.

Il mare in lontananza, la brezza dolce e il giusto tempo per un calice di vino dalla nuova carta selezionata ad hoc completano il quadro. Perché il binomio con il cibo è sempre più una necessità, sia per la cultura a tavola, sia per l’esigenza di ampliare l’offerta e il budget a disposizione di ristoratori e consumatori.

La pizza, ad esempio, consente un costo democratico dove il divertimento con una valida etichetta viaggia di pari passo con il contenimento della spesa finale. Del “metodo Pignalosa” avevamo già scritto nel precedente articolo: impasto diretto come una volta e tanta qualità nei topping, che portano dritti a un tuffo nel passato.

Dalle tonde tradizionali, come la Marinara o la Cosacca a ruota di carro, per continuare sulle scelte anni ’80 tra diavola, ortolana e capricciosa che non hanno bisogno di presentazioni. E poi quelle contemporanee quali la Giagiù con pomodorino giallo del Vesuvio, zucchine arrostite condite all’uscita con alici armatore, stracciata di bufala e zest di limone o il delicato padellino A’ riccia con scarola riccia condita a crudo, datterino rosso, carciofini sott’olio e olive nere caiazzane, da sgranocchiare a piccoli morsi per non perdere l’essenza di ogni ingrediente.

Un menù rivoluzionato, basato sull’attenzione all’alimentazione e alle intolleranze nel paragrafo “restiamo leggeri” o al puro divertimento della condivisione delle ricette di “insieme è meglio” e di “come a casa”. In fin dei conti nel nome stesso Le Parùle c’è quell’aria di famiglia che Giuseppe viveva da bambino, quando il suo sogno era diventare un calciatore professionista in serie A (sogno sfiorato per poco) e nei ricordi del lavoro all’aria aperta nei campi e nell’orto, usanza tipica delle famiglie dell’epoca.

Si mangiava ciò che si raccoglieva, si beveva quel che la vigna sapeva donarti con tanto sacrificio e si stava insieme. Senza un perché, ma con tanta speranza nel futuro, all’insegna di quei valori scomparsi ormai da recuperare.

Milano: da Denis Pizzeria di Montagna arriva il Cilento nel “racconto sostenibile” del Poseidonia Beach Club

DENIS – Pizzeria di Montagna, di Denis Lovatel, ha riunito nel capoluogo lombardo la stampa per un incontro dedicato alla cucina, al territorio e ai progetti che guardano al futuro senza dimenticare le radici.

Al centro della serata, la presentazione del Poseidonia Beach Club di Ascea, un progetto che nasce su una filosofia chiara: sostenibilità, riuso, rispetto del paesaggio. Un modello di ospitalità che intreccia mare, natura e memoria, portando nel presente gesti antichi e materiali recuperati.

A raccontare la storia del Poseidonia Beach Club è Giovanni Rizzo, fondatore e anima del beach club, un racconto che parte dal lontano 2008, quando decide di rilevare e recuperare uno spazio precedentemente occupato da un altro stabilimento balneare.

Un percorso imprenditoriale in continua evoluzione, che lo porterà a creare non un semplice lido, ma un luogo dove poter fruire di un’ospitalità contemporanea, capace di coniugare intrattenimento, ristorazione e sostenibilità.

All’inizio il Poseidonia si afferma come club per serate musicali, eventi e aperitivi, pronto ad accogliere la clientela estiva della costa cilentana.  Negli anni successivi l’offerta viene progressivamente ampliata fino ad arrivare al 2018 quando viene aperto il ristorante. Una trasformazione che porta il beach club a diventare un luogo completo dove vivere tutto il giorno, dalla prima colazione in riva al mare fino alla cena gourmet.

Due momenti distinti: di giorno un’atmosfera informale ma curata, con piatti freschi, stagionali e veloci; la sera, un’eleganza più ricercata, con la spiaggia che si trasforma in ristorante tra cucina mediterranea, pizzeria e influenze internazionali come il sushi.

Il menu cambia quotidianamente, seguendo esclusivamente il pescato locale disponibile e adattandosi alla stagionalità delle materie prime. Una scelta precisa che privilegia pochi ingredienti, selezionati con estrema cura, per garantire standard qualitativi elevati. Alla base, un rispetto rigoroso e quasi maniacale per la qualità del prodotto, trattato con attenzione in ogni fase, dalla selezione alla preparazione.

Un’esperienza che fonde cucina, intrattenimento e attenzione al territorio.

Negli anni il Poseidonia si è distinto come laboratorio di sostenibilità nel turismo balneare: filiera corta con “il loro pescatore locale”, energie rinnovabili, riduzione degli sprechi e certificazione ISO 20121. Ad accompagnare Giovanni nella trasferta milanese, due presenze speciali: la mamma e la suocera, custodi di un sapere che non si impara sui manuali.

Davanti ai giornalisti hanno mostrato come si fanno i fusilli a mano, con quel movimento lento e preciso che appartiene alle cucine di una volta.

E poi, nonna Ines, ha raccontato la preparazione del sapone con la lisciva: Si partiva dalla cenere del camino, quella della legna dura. Veniva raccolta e messa in acqua calda, oppure fatta bollire, per ottenere un liquido: la lisciva. Dopo averla filtrata, si univa a oli o grassi, spesso di recupero, e si mescolava a lungo. Da questa combinazione prendeva forma il sapone.

E nella stessa logica di trasformazione, anche la cena ha preso forma, come un passaggio naturale dal racconto alla tavola.

Denis, insieme agli chef Costantino Buono e Carlo De Olivera e a Gianni Rizzo, “capitano” del Poseidonia Beach Club, hanno creato un percorso condiviso che unisce cucine diverse, guidate da un unico principio: limitare gli sprechi, valorizzare ogni ingrediente e rendere la sostenibilità una pratica quotidiana.

Si comincia con Il pane ritrovato, un’entrée che già racconta questa visione: pane al nero di seppia recuperato e trasformato, mantecato con luvaro, un pesce poco conosciuto, perfetto per preparazioni come le mousse e, che proprio nella semplicità, dà il meglio di sé.

Da qui si arriva al mare più identitario con Cilento Roll – Dal mondo al mare, dove tecniche e suggestioni lontane, ispirate alla cucina giapponese, incontrano il territorio. L’uramaki diventa mediterraneo, con alici di menaica e cacio ricotta fresco all’interno, mentre la pelle di pesce bandiera si fa chip croccante. Le alici di menaica sono il cuore del racconto: memoria storica del Cilento, pescate con una rete di origine greca a maglie larghe, la ‘menaica’, calata al tramonto e ritirata all’alba.

Il percorso continua con La memoria che si evolve, il fusillo di nonna Ines che guarda al passato ma lo reinterpreta: tenero di broccolo, pane, pomodorini arrostiti di ieri e ancora il pesce bandiera, in un dialogo continuo tra radizione e cucina contemporanea

Poi La razza ritrovata, un secondo che valorizza un pesce poco utilizzato, glassato con il suo fondo di cartilagini, con patate affumicate, verdure croccanti e pane tostato. Un piatto essenziale, senza elementi in più.

Finito il percorso dei piatti, si passa alle pizze, mantenendo sempre l’idea di riuso e recupero:

dalla Radice al fiore, dove della zucchina non si spreca nulla, dal frutto al fiore; nel gioco tra Bianco e verde, fatto di ingredienti recuperati e trasformati, protagonisti sono i formaggi ‘ritrovati’; fino ad Agrume di bosco, che unisce terra e freschezza in un equilibrio inatteso.

Il tutto accompagnato dai vini dell’Azienda Agricola Porticello, che seguono il percorso senza sovrastarlo, accompagnando i piatti in modo equilibrato. Dal Fiano al Rosato fino all’Aglianico, ogni vino mantiene un legame chiaro con il territorio e con un’idea di rispetto coerente con quella della cucina. Il nome dei vini, Velea, è frutto della fusione del nome latino, Velia, e del nome greco, Elea, di Ascea. Elea città che ha dato i natali a Parmenide e Zenone.

E qui, Gianni Rizzo, introduce il pensiero sorprendentemente attuale di Parmenide: l’essere è, e non può non essere. Un invito a guardare oltre l’apparenza a riconoscere valore in ciò che esiste, perché nulla è davvero scarto tutto è trasformazione, continuità e permanenza.

Nel Cilento la cucina è inseparabile dal racconto. Ogni piatto lascia una traccia, ogni ingrediente custodisce una storia. Dalla dieta mediterranea, che qui ha preso forma, alle tavole più semplici, tutto parla di misura e autenticità.

Dalla terra e dal mare viene tutto, e tutto merita rispetto e valorizzazione.

Qui ho avuto modo di toccare con mano cosa questo significhi davvero.

Prosit!

Il fascino del tempo: Solengo di Argiano protagonista di una verticale d’autore al Jackie O’ di Roma

Roma ha luoghi che sembrano custodire la memoria delle sue notti migliori. Tra questi c’è senza dubbio il Jackie O’, storico salotto della capitale dove eleganza, gastronomia e mondanità convivono da decenni. Nato negli anni Settanta e divenuto rapidamente un punto di riferimento per artisti, imprenditori e appassionati del buon vivere, il locale conserva ancora oggi quell’atmosfera sofisticata che lo rende una cornice ideale per eventi dedicati al vino di alto profilo.

È proprio qui che Chiara Giannotti, tra le comunicatrici del vino più autorevoli e seguite in Italia, ha scelto di organizzare una nuova serata del suo Wine Club, format pensato per raccontare grandi etichette attraverso incontri intimi e approfonditi. Protagonista assoluto della degustazione è stato uno dei rossi iconici della Toscana: il Solengo della Argiano, presentato in una verticale di quattro annate – 2021, 2019, 2017 e 2013 – selezionate tra le migliori della storia recente della tenuta.

Situata a sud-ovest di Montalcino, Argiano è una delle proprietà storiche più affascinanti del territorio, con origini che risalgono al Rinascimento. Nel corso degli ultimi anni la tenuta ha intrapreso un percorso di forte valorizzazione qualitativa, guidato da una visione moderna ma profondamente rispettosa del territorio. A raccontare questa filosofia sono stati James Valentino, Hospitality General Manager, e Chiara Giannotti, giornalista, che hanno accompagnato gli ospiti nel viaggio attraverso le diverse espressioni del vino iconico di Argiano.

Nato nel 1995, Solengo, creatura di Giacomo Tachis, rappresenta l’anima più internazionale di Argiano: un grande rosso toscano basato su Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot e Sangiovese, capace di coniugare struttura e profondità con eleganza e capacità evolutiva.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2021

Il più giovane della verticale mostra già un profilo estremamente promettente. Il colore è intenso e brillante; al naso emergono frutti rossi croccanti, mora, cassis e delicate sfumature floreali. Seguono note di spezie dolci e una lieve tostatura. In bocca è vibrante, energico, con tannini ancora giovani ma di grande qualità. Il finale è fresco e persistente, lasciando intravedere un potenziale evolutivo significativo.

L’abbinamento ha visto protagonista un tomino d’alpeggio croccante con topinambur in doppia consistenza e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale, capace di giocare tra cremosità, croccantezza e acidità, valorizzando la freschezza e l’energia del vino più giovane della degustazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2019

Annata strepitosa, considerata tra le più eleganti degli ultimi anni a Montalcino. Il naso è raffinato e profondo: ciliegia nera, ribes, violetta e una sottile sensazione di grafite che si intreccia con richiami di erbe aromatiche. In bocca colpisce per equilibrio e tensione: la freschezza sostiene la struttura e rende il sorso dinamico, mentre i tannini sono fitti ma levigati. Il finale è lungo, preciso, con una chiusura sapida e minerale che promette un’evoluzione importante.

Il vino è stato abbinato a pappardelle di pasta fresca all’uovo con ragù di cinghiale a cottura lenta, un piatto intenso e avvolgente che ha trovato nel Solengo 2019 un partner capace di sostenere e al tempo stesso esaltare la complessità della preparazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2017

Vendemmia più calda e concentrata, che nel bicchiere si traduce in profumi intensi di prugna matura, ciliegia sotto spirito e liquirizia, con accenti di macchia mediterranea e pepe nero. Il sorso è ricco e avvolgente, sostenuto da una struttura importante e da tannini vigorosi ma ben integrati. Il finale è caldo e speziato, con una persistenza che richiama le note di frutta scura e cioccolato fondente.

L’abbinamento con il filet mignon di manzo in salsa al pepe verde ha valorizzato la struttura del vino, creando un dialogo perfetto tra la succulenza della carne e la speziatura del piatto.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2013

Annata di grande equilibrio, si presenta nel calice con un colore rubino profondo e ancora luminoso. Al naso esprime un bouquet complesso di frutti neri maturi, ribes e mora, accompagnati da eleganti note di tabacco, cacao e spezie dolci. In bocca è ampio e stratificato, con tannini setosi e una trama gustativa armoniosa che accompagna verso un finale lungo, balsamico e persistente. Un vino che mostra pienamente la sua maturità, mantenendo però energia e precisione.

Ad accompagnarlo, una selezione di formaggi stagionati di lunga maturazione, la cui intensità aromatica e la ricchezza gustativa hanno dialogato perfettamente con la profondità e la complessità evolutiva del vino.

La serata si è così trasformata in un vero viaggio nel tempo, capace di raccontare come Solengo sappia interpretare le diverse annate mantenendo una cifra stilistica riconoscibile: profondità, eleganza e grande vocazione alla longevità. Un racconto che, tra i tavoli del Jackie O, ha confermato ancora una volta quanto il vino possa diventare esperienza culturale e narrativa, oltre che sensoriale. Un viaggio tra annate, territorio e cucina, dove ogni calice ha raccontato una storia diversa e, aggiungo, esperienza unica.

Caserta, l’8 maggio a L’Amo Racconti di Mare e Marinai, l’evento “Nulla è per Caso” dedicato ai vini di Teresa Mincione con ospite lo chef Fabio La Montagna

Un appuntamento, venerdì 8 Maggio a L’Amo Racconti di Mare e Marinai,in cui sarà raccontata una storia che parla di incontri casuali, di proposte inaspettate e di destini che decidono di intrecciarsi. Ma soprattutto,di una svolta radicale e coraggiosa, quella di una giovane viticoltrice casertana che lascia la toga di avvocato per produrre vino. È Teresa Mincione, sommelier e giornalista che presenterà il suo progetto da cui tutto è partito per pura casualità, dove infatti “Nulla è per caso” è il nome  del  suo primo vino, un Casavecchia in purezza identitario ed essenziale che parla di amore e di  cambiamento.

Una serata che si prevede straordinaria ed unica nel suo genere, in cui ospite  ai fornelli sarà Fabio La Montagna di Truth ristorante (Aversa) che si confronterà in un esercizio a quattro mani con Pasquale Cavallo, anima gastronomica de L’Amo: i due chef, si apriranno a nuove idee ea contaminazioni, dove la semplicità si vestirà di eccellenza.

La cena-evento si svilupperà in momenti distinti, pensati per accompagnare gli ospiti in un vero e proprio percorso sensoriale. Si aprirà con una degustazione del Casavecchia “Nulla è per Caso” guidata da Teresa Mincione e Pietro Iadicicco, responsabile dell’Associazione Italiana Sommelier di Caserta. Poi seguirà il momento dell’aperitivo con Mauro e Oreste Giannini dell’Enoteca Il Torchio (Caserta) che presenteranno i cocktails dell’Opificio Botanico e che vedremo anche sul finale con gli amari sempre prodotti dalla stessa azienda. Il cuore dell’evento si accenderà con un menù degustazione studiato per valorizzare tecnica, creatività e materia prima territoriale, in cui ogni portata sarà accompagnata da un vino in abbinamento, la selezione Teresa Mincione a cura del Torchio Enoteca, per un racconto enologico capace di esaltare ogni piatto.

Ad impreziosire la serata, le opere di Greg Palumbo, creativo tra i più apprezzati del panorama  della Pop Art campana, che contribuirà a rendere l’esperienza ancora più coinvolgente con la presentazione di una sua  creazione “Future Glass” pensata e dedicata a Teresa Mincione. L’Amo, il ristorante di Rosario Rondinone, anche questa volta si conferma un luogo di convivialità di successo dove per la presentazione dell’evento, Rosario sceglie ancora l’amica Antonella D’Avanzo, firma del giornalismo enogastronomico campano.

L’appuntamento è dunque per venerdì 8 Maggio alle ore 20.30, al ristorante L’Amo Racconti di Mare e Marinai in Via Pietro Mascagni (Caserta).

La cena è a numero chiuso, con prenotazione consigliata al numero 0823.1833626.

Cinque idee gourmet di un piatto popolare per eccellenza durante l’evento Gnocchi Day a Sorrento

“Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa”, era il modo per scandire il calendario in cucina durante i tempi di guerra. Saggezza familiare rimasta impressa nella memoria delle tradizioni attualmente riprodotte nelle case degli italiani e che legano territori, culture e genti di ogni livello sociale. Gli gnocchi rappresentano per molti il piacere di stare a tavola, parlando del più e del meno, lasciando da parte le ansie quotidiane.

L’evento Gnocchi Day a Sorrento, organizzato da Dieffe Comunicazione e giunto ormai alla quinta edizione, è stato anche il momento giusto per fare il punto della situazione su alcune ricette storiche rivisitate in chiave contemporanea dalla maestria di chef rinomati a livello regionale e nazionale. La Campania e in particolare la Penisola Sorrentina sono tra i luoghi d’origine del piccolo e gustoso ingrediente composto soltanto da acqua, patate e farina.

Le tecniche fanno la differenza così come la qualità delle materie prime, che una volta venivano preferite per vie empiriche dalle massaie ed oggi richiedono conoscenza e ricerca continua, attinte dalla globalizzazione di mercati e prodotti. Cinque storie diverse con altrettante proposte da replicare con coraggio ai propri fornelli. Cinque modi per dire viva gli gnocchi e viva la cultura della cucina italiana patrimonio mondiale dell’Umanità.

Nino Di Costanzo, due stelle Michelin con il Danì Maison ad Ischia ed ora presente anche a Napoli con il Deschevaliers ristorante dell’hotel De Bonart dichiara: «Lo gnocco era unità e pace domestica. Mamma lo preparava all’ischitana con sugo di coniglio e olive.

Oggi il classico “alla sorrentina” resta inimitabile, ma si può osare sperimentando nuovi modi grazie alla duttilità negli usi più variegati. Magari gluten free e condimenti a base di selvaggina». La sua idea parte da una salsa alla carbonara con solo tuorlo d’uovo, crema di parmigiano e pecorino, tartufo e meringa».

Stessi ricordi per Antonino Montefusco, esperienze alla corte di Heinz Beck e ora una stella Michelin con Terrazza Bosquet dell’Hotel Excelsior Vittoria a Sorrento, quando a casa li preparava la mamma e il nonno, ex tassista.

«Gli gnocchi abbracciano tradizione e memoria; li ho scomposti e reinventati con una spuma sifonata di pomodoro cotto al forno leggermente gratinato, sfera di mozzarella e olio al basilico».

Cromaticamente perfetto il piatto di Ciro Sicignano, già sous chef al Quattro Passi e Nerano, oggi executiv chef del Lorelei a Sorrento, una stella Michelin.

«L’infanzia ed i sapori di quell’epoca spensierata mi hanno spinto a restituire semplicità e genuinità ai miei gnocchi, ripieni a mo’ di raviolo con sugo alla pizzaiola, salsa bianca di treccia sorrentina, aglio, olio e basilico».

Peppe Aversa è una vera istituzione con lo stellato Il Buco a Sorrento, tra i primi in Campania ad aver raggiunto l’ambito traguardo. «Lo gnocco è appartenenza profonda al territorio, è aria di casa – racconta lo chef Aversa – I gesti emblematici delle mani mentre impastano gli ingredienti, scegliendo al mercato le patate più vecchie, quelle ormai secche, sono tra le cose più dolci che rammento».

La cottura è stata ultimata su fiamma diretta per caramellizzare gli amidi, mentre la salsa sottostante al pomodoro resta densa e corposa.

Per concludere, ecco l’invenzione fuori dagli schemi di Luigi Tramontano, ospite illustre presente alla kermesse anche se “in borghese” e stella Michelin con il suo O me o il mare a Gragnano, gestito con amore assieme alla moglie Nicoletta Gargiulo. «Quando si tocca il mito bisogna stare attenti a non sbagliare e a non cadere nelle banalità. Mi intriga l’inversione delle materie prime: uno gnocco creato partendo dal pomodoro usando gli amidi del kudzu, su base di crema di patate e salsa di fiordilatte».

Le parole e gli occhi lucidi di Antimo Caputo, sponsor della manifestazione con Mulino Caputo, descrivono appieno la scena a tavola del formaggio filante tirato con i rebbi delle forchette, mescolato al pomodoro, il colore quasi rosa della salsa ed un sapore autentico, schietto come pochi altri, dipingono lo stato d’animo di un cibo senza tempo e senza confini

Campania: parte il ciclo di incontri “The Wine Table” nell’ambito di Wine&TheCity

A tavola con il vignaiolo Livio Felluga nel primo appuntamento all’interno del chiostro del millenario Convento Francescano

A Cuccaro Vetere, nel cuore del Cilento, 6 appuntamenti e 6 cantine d’eccellenza per una narrazione intima e autentica del vino e dei territori vitivinicoli d’Italia.

Un progetto di Convento Francescano e Wine&Thecity

A Cuccaro Vetere, nel cuore del Cilento più autentico e schivo, torna The Wine Table, il format ideato da Convento Francescano Experience Hotel e realizzato in partnership con Wine&Thecity. Sei appuntamenti per un’esperienza di condivisione più intima e autentica, dove il vino diventa racconto dalla voce stessa del produttore. Dal 18 aprile al 12 settembre, nel chiostro del millenario Convento Francescano, primo Small Luxury Hotels of the World del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, sei tavolate d’autore – riservate a soli 50 ospiti – accompagneranno il pubblico in un viaggio sensoriale attraverso l’Italia del vino: dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia.

The Wine Table nasce da una sinergia precisa: da un lato la location d’eccezione del Convento Francescano, experience hotel dal fascino unico, dall’altro la curatela di Wine&Thecity, dal 2008 brand iconico della comunicazione del vino, sinonimo di eleganza e cura. Ogni serata è dedicata a un territorio e ad una cantina: cinque vini e cinque piatti creati di volta in volta dalla cucina dell’Osteria del Convento guidata da Patrizia Portolano. Un dialogo tra calice e piatto, sapori e territorio, racconto e scoperta. Il calendario celebra il meglio dell’Italia del vino, alternando cantine storiche e innovative ciascuna con un patrimonio unico che arricchisce il valore culturale e gastronomico di The Wine Table.

Si comincia Sabato 18 aprile con il Friuli Venezia Giulia e Livio Felluga, icona assoluta dei bianchi friulani del Collio, dal 1956 sinonimo di eleganza minerale e longevità, con vini puri dal terroir ponca come il Pinot Grigio e il Sauvignon.

Sabato 9 maggio la Toscana sarà protagonista con Frescobaldi: con oltre 700 anni di storia e più di trenta generazioni, i Marchesi de’ Frescobaldi sono tra le dinastie del vino più celebri in Italia, il vertice della tradizione vinicola toscana. Da Nipozzano a Castelgiocondo, passando per il leggendario Tenuta Luce, producono vini iconici come il Mormoreto e l’Ornellaia, simbolo di eleganza e potenza.

Sabato 6 giugno Casale del Giglio, pioniere dell’enologia moderna del Lazio, porta nel calice i vini dell’Agro pontino, da vitigni storici come il Cesanese e il Bellone, conquistando riconoscimenti internazionali. Fondata negli anni ’90 da Dino Santarelli, è oggi guidata dal figlio Antonio.

Sabato 18 luglio Villa Raiano racconta la Campania e l’Irpinia delle Docg. Maestri del Fiano di Avellino DOCG e dell’Aglianico Irpinia DOC, Villa Raiano valorizza uve autoctone irpine su 30 ettari biologici. Fondata nel 1996 dalla famiglia Basso negli antichi opifici di Raiano (San Michele di Serino, AV), unisce radici storiche e tecnologia moderna, dando vita a vini di mineralità e struttura.

Sabato 8 agosto Leone de Castris porta l’eccellenza pugliese del Negroamaro e del Primitivo tra le montagne del Cilento. Storica cantina del Salice Salentino DOC, celebre per aver prodotto la prima bottiglia di rosato italiano, Five Roses, vendemmia 1943, Leone de Castris è un pilastro pugliese fondato nel 1665 a Salice Salentino (Lecce) dal Duca Oronzo Arcangelo Maria Francesco dei Conti di Lemos. Oggi Piernicola Leone de Castris, sedicesima generazione, guida l’azienda con 300 ettari e 2.5milioni di bottiglie l’anno, con new entry come Five Roses Metodo Classico.

L’ultima serata – sabato 12 settembre – è dedicata alla Sicilia di Donnafugata. Con i suoi vini simbolo — dal Ben Ryé, passito di Pantelleria tra i più celebri al mondo, ai rossi di Contessa Entellina e dell’Etna — l’azienda della famiglia Rallo racconta la Sicilia attraverso luoghi, uve e interpretazioni diverse ma sempre coerenti, sostenute da un lavoro attento sui vigneti e sulla valorizzazione delle specificità dei territori. Quello di Donnafugata è un progetto articolato su più aree dell’isola, con vigneti a Contessa Entellina, Pantelleria, Vittoria ed Etna, e un approccio che unisce qualità, sostenibilità e cura sartoriale delle piccole produzioni. Una presenza importante che conferisce a The Wine Table una chiusura di grande fascino, tra eleganza, autenticità e racconto del paesaggio siciliano.

<<The Wine Table è molto più di una cena: è un’esperienza di relazione, ascolto e bellezza, costruita attorno al vino e alla cucina del Convento. Sono momenti immersivi, occasioni preziose di incontro e conoscenza, di piacevolezza e convivialità>>, dichiarano Alberto Carrato e Maria Chiara Faganel, volto e anima del Convento Francescano.

<<Le cantine sono state scelte con cura, non solo per l’eccellenza delle loro produzioni, ma soprattutto per la capacità di emozionare e incantare gli ospiti. Non sono solo produttori, ma ambasciatori di regioni e terroir, sono incredibili storie di famiglie e intere generazioni votate al vino>>, precisa Irene Bernabò Silorata, co-founder di Wine&Thecity.

Convento Francescano Experience Hotel nasce dal restauro del trecentesco Convento di Cuccaro Vetere, piccolo borgo di 600 abitanti tra le montagne del Cilento. Aperto ad aprile 2025 è un luogo dal fascino raro, per chi cerca ispirazione, silenzi e bellezza: 7 suite tutte diverse, una piscina panoramica tra gli ulivi, l’Osteria del Convento, il Bar dell’Orto e una serie di spazi ed esperienze per vivere una connessione profonda con la natura e la cultura locale.

Il lusso qui è la quiete, l’aria che profuma di bosco, la storia che si respira ad ogni passo, l’ospitalità autentica fatta di persone, cura e passione: il progetto nasce con Alberto Carrato, 29 anni, che dalla Brianza è tornato al paese di origine di suo padre Dante, insieme alla sua compagna Maria Chiara Faganel, sustainability manager che ha lasciato il Friuli per iniziare una nuova vita nel Cilento all’insegna del turismo lento, autentico e sostenibile.

Convento Francescano

Via Convento – Cuccaro Vetere (SA) 84050 |Tel. 3515225397 – 3318632205

www.conventofrancescano.com

Wine&Thecity

Associazione Culturale per la promozione e cultura del vino

www.wineandthecity.it

Torna SorrentoGnocchiDay: gnocchi, territorio e ospiti stellati per la quinta edizione

Quinta edizione per SorrentoGnocchiDay.

La kermesse, nata per celebrare un grande classico della tradizione gastronomica locale, quest’anno rafforza il proprio legame con il territorio e, al contempo, si apre a nuovi orizzonti, inaugurando un gemellaggio con l’Emilia-Romagna, terra simbolo della pasta fresca italiana.

Ideata e organizzata dalla Dieffe Comunicazione, con il sostegno del Comune di Sant’Agnello e il patrocinio morale  di Federalberghi Penisola Sorrentina, la manifestazione si svolgerà dal 20 al 23 aprile per poi proseguire con la rassegna “Gnocchi in Tour”: un itinerario di interpretazioni inedite e originali di gnocchi, firmate da ristoratori della Penisola sorrentina, in programma fino alla fine di maggio.

SorrentoGnocchiDay si avvale della collaborazione di: Mulino CaputoLatteria SorrentinaLa FiammanteAcqua S.PellegrinoFrantoio TorrettaWorkline Divise e Antica Sartoria.

Tra chef stellati, giovani talenti, maestri pasticceri, artigiani dell’arte bianca e pizzaioli, il calendario si arricchisce di appuntamenti che ampliano il focus dagli gnocchi ad altre eccellenze del territorio, tra degustazioni, laboratori e creazioni contemporanee

Ad aprire il programma, il 20 aprile, dalle 15.00 alle 17.00, una cooking class organizzata in sinergia con l’Istituto Polispecialistico San Paolo di Sorrento, condotta dallo chef Danilo Di Vuolo e dedicata alla realizzazione della Pizza di Sant’Antonino, tradizionale torta di crema, realizzata con pasta frolla, crema pasticcera, crema al cioccolato e amarene.

La lezione è aperta al pubblico, fino ad esaurimento posti, previa prenotazione, da inviare alla mail: info@dfcomunicazione.it

Cuore della manifestazione sarà la cena evento, del 22 aprile,  ospitata presso l’Aqua Pool Lounge dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello, hotel cinque stelle affacciato sul Golfo di Napoli, condotta da Veronica Maya.

La serata si aprirà con l’assegnazione del Premio Aldo Guida, riconoscimento al Miglior Maître dell’anno, a cura di AnnaMaria Lauritano ed Oreste Pezzella dell’azienda WorkLine.

A seguire, spazio alla tradizione, con la preparazione delle pizze fritte, affidata ai maestri pizzaioli Mauro Espedito (Pizzeria Owap, Napoli) e Raimondo De Crescenzo (Pizzeria Magma Sakura, Torre del Greco), in abbinamento con l’Asprinio d’Aversa Brut di Salvatore Martusciello.

L’evento, plastic free, prevede l’utilizzo di stoviglie biodegradabili e compostabili, grazie alla consueta collaborazione con Penisolaverde.

In attesa delle degustazioni, il pubblico potrà assistere alla lavorazione artigianale degli gnocchi e dei tortelli, a cura di: Cristiano e Giuliana De Stefano del laboratorio sorrentino Mamma che Pasta e  di Rina Poletti, sfoglina dal 1979 nonché direttrice dell’Accademia della Sfoglia.

Entrando nel vivo della serata, 14 chef saranno chiamati a reinterpretare la tradizione, con piatti originali.

In particolare, quest’anno si potrà contare sulla creatività e la tecnica di: Nino Di Costanzo, del bistellato Danì Maison di Ischia, affiancato da Antonio Autiero, resident chef del DesChevaliers, dell’hotel De Bonart NaplesAntonino Montefusco, della Terrazza Bosquet, stella Michelin del Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, coadiuvato da Fortunato Ranieri junior, suo sous chef; Andrea Vezzani, dello stellato Ca’ Matilde di Rubbianino, in provincia di Reggio Emilia sarà accompagnato da Emanuele Ioio, chef del Ristorante Zi’ Teresa di Napoli; Vincenzo Guarino de La Corte degli Dei di Agerola, in coppia con Vincenzo Politelli, dell’Ostaria Pignatelli  di Napoli; Peppe Aversa, dello stellato sorrentino Il Buco, affiancato da Nicola Celentano, chef del Vesuvio Panoramic Restaurant, al 5° piano dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello; Ciro Sicignano, chef della stella Michelin di Sorrento, Ristorante Lorelei, in postazione assieme a Giuseppe Vanacore del Ristorante Casa Scarica di Gragnano e, infine, Luigi Lionetti del Cora Bistrot dell’Hotel Ara Maris di Sorrento assieme ad Alessandro Bisconti, della Terrazza Mediterraneo Italian bistrot dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello.

Il percorso di degustazione si concluderà con le reinterpretazioni della Pizza di Sant’Antonino, ideate e realizzate, per l’occasione, dai maestri pasticceri  Pasquale Pesce, dell’omonima pasticceria di Avella, e Salvatore Gabbiano, di Dulcis in Pompei, servite in abbinamento con i rosoli dell’azienda Piemme – Piacere Mediterraneo.

A partire da questa edizione, SorrentoGnocchiDay dà il via a una collaborazione con Gli Aquiloni, Centro polifunzionale gestito dalla cooperativa sociale Proodos, in sinergia con l’ASPS Penisola Sorrentina, con l’obiettivo di rafforzare il legame con il tessuto imprenditoriale locale, sperimentando forme di inclusione lavorativa.

Al centro del progetto ci sono persone con disabilità, già protagoniste di laboratori artigianali dedicati alla realizzazione di componenti per la mise en place, per eventi e banchetti, valorizzando, così, competenze e creatività in contesti professionali di eccellenza.

Il 23 aprile la location si sposta presso ristorante Terrazza Vittoria dell’Hotel Continental di Sorrento, dove l’executive chef, Eugenio Cuomo, proporrà un menù ispirato all’evento; prenotazioni allo 081 807 2608

Tutte le novità e i contenuti sono disponibili sulla pagina FB Sorrento Gnocchi Day, dove sarà anche possibile consultare l’elenco dei ristoranti aderenti all’iniziativa Gnocchi in Tour, attiva dal  al 31 maggio.

Sponsor tecnici dell’evento sono: Laboratorio Floreale AielloMamma che pastaEmmanuel sound and lightingMagno Food 1973 e Corte degli Dei.

Napoli tra lievitati e cultura: la Pizza alle fragole di Mauro Espedito e il dolce Carolina di Salvatore Gabbiano

Se lo scorso anno Mauro Espedito, della Pizzeria Owap, ha dedicato una pizza alla Primavera, quest’anno la sua curiosità lo ha spinto a creare una Pizza alle fragole, risultato dell’incontro con Guarino Natural Garden, azienda a conduzione familiare, di Montesarchio, specializzata nella produzione di fragole, frutta e ortaggi biologici.

La presentazione alla stampa è fissata per  mercoledì 15 aprile, quando sarà svelata anche un’altra novità: un dolce creato, ad hoc, dal maestro pasticcere Salvatore Gabbiano, della Pasticceria Dulcis in Pompei.

Il dolce, chiamato Carolina, è dedicato a Carolina Bonaparte, moglie di Gioacchino Murat, che regnò a Napoli dal 1808 al 1815. 

Se Murat, tra le sue innovazioni, promosse l’ampliamento di via Foria, rendendola una delle strade più imponenti della città, Carolina Bonaparte patrocinò pubblicazioni e studi sugli scavi di Pompei, lasciando un’eredità artistica e culturale ancora oggi presente nei musei napoletani.

Il dolce Carolina si presenta come un lievitato, realizzato con farina Aria di Mulino Caputo,  con una gelèe realizzato con un concentrato di fragole colata nella forma che sovrasta la monoporzione, dove il colore rosso richiama anche l’altra passione della regina Bonaparte: il corallo di Torre del Greco.

La presentazione si terrà a Napoli presso la Pizzeria Owap, nel cuore di via Foria, a pochi passi dall’Orto Botanico. 

Per l’occasione, Mauro Espedito proporrà un tributo dell’arte bianca alla coppia Bonaparte-Murat, che introdusse a Napoli la tradizione dei lievitati, allora soprattutto salati.

Una celebrazione della capacità di Napoli di adottare e reinterpretare mode, usi e costumi: una vocazione al meticciato che rende la città un laboratorio creativo e accogliente, nel quale storia, cultura e gastronomia si intrecciano in modo straordinario.

Nasce Somnium a Eboli, la “cucina darwiniana” di Pasquale Trotta

Vi siete mai chiesti come sarebbe stato un pranzo al periodo delle antiche civiltà, dal Paleolitico al Neolitico, passando per Etruschi, Greci e Romani, senza dimenticare i contributi sostanziali nella gastronomia di Angioini ed Aragonesi?

Da Somnium a Eboli si viaggia al centro della terra e dei sapori con le tecniche più innovative, necessarie alla trasformazione delle materie prime ridisegnate come la tela di un quadro manierista. Pasquale Trotta, mille esperienze da giramondo prima di tornare in Italia nella “sua” Campania con un concept assolutamente innovativo ha eliminato la carta, con un menù unico da 17 portate suddiviso per tappe storiche.

Si comincia proprio dalla preistoria con un tunnel interattivo di lava stratificata e sonorità selvatiche fino a giungere al salottino denominato “Thermopolium” in stile cyberpunk, con atmosfere distopiche e fantascientifiche dei libri di Azimov e Lem o delle sceneggiature alla Blade Runner: immagini di macchine volanti, pioggia e automi in movimento. Ai tavoli invece i calchi fossili marini, presenza “vivente” della fertilità delle terre del Sele, ai confini con la Lucania.

Nessuno schema precostituito neppure tra cucina e sala, con Mattia Besana a curare l’ampia carta vini da 511 referenze e alcune verticali importanti e l’intera brigata ai fornelli pronta a coccolare l’ospite a rotazione. «L’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo fondamentale nella mia visione di Somnium – afferma Trotta – Nato da un sogno, costruito passo dopo passo in tre anni, sono adesso pronto alla rivelazione al pubblico e alla stampa di settore a cominciare da questa sera».

Ricostruzioni al computer, che supporta anche le giuste proporzioni e grammature nell’ideazione delle ricette visionarie di Pasquale, ma il restante 99% è tutto umano, ecosostenibile dal punto di vista energetico e basato sulla filosofia strettamente attuale del zero spreco. «Siamo stati troppo a lungo legati, costretti ad atavici clichè; abbiamo immaginato una realtà di fantasia al ribasso, perdendo di vista il contatto con gli ingredienti. Il cucchiaio non esiste è inutile cercare di piegarlo, parafrasando uno dei miei caposaldo del cinema come Matrix».

La sfida vera sarà trasmettere il binomio inscindibile tra evoluzione e tradizione. Ogni proposta è frutto infatti delle contaminazioni tra epoche storiche differenti, preparazioni antichissime come garum e mulsum unite ai ricordi d’un tempo ancora vivo nella memoria. La mano si sente nei gusti forti, densi e ricchi del menù, dal sale alle cotture alla creatività ben dosata. Le carte da gioco fantasy, con la spiegazione dei piatti in uscita, presenti nel secondo angolo di degustazione denominato “popina” come le bettole mal frequentate romane, sono l’unica testimonianza cartacea utile al racconto.

L’ultima parte è il “laboratorio 2126” che guarda al futuro, dall’unica seduta per 16 posti totali. Tre i turni massimi per serata, scanditi dalla partenza ogni 30 minuti dalle ore 20. In inverno si apre dal mercoledì al sabato e in estate dal lunedì al giovedì. In questa sezione si affrontano anche le tematiche della sostenibilità, del cibo spazzatura e del riscaldamento globale, sempre con un’aria scanzonata e ironica per non appesantire gli animi lanciando comunque un messaggio positivo.

Quattro gli abbinamenti proposti dal “Sine ebrietate” (analcolico) o il “Transumatio” per 75 euro dove i cocktail del bartender e la selezione vini di Besana la fanno da padrone, per poi innalzare l’asticella con “Iter” ed “Aeternitas” a 150 euro con bottiglie rarissime e vecchie annate grazie al servizio Coravin, presente in tantissime scelte al calice.

Sogno o son desto? Somnium o realtà? le domande esistenziali della nuova esperienza ebolitana nata da un figliol prodigo del territorio che cerca di portare un vento di evoluzione della specie gourmand.

Ascolta l’intervista integrale a Pasquale Trotta.