La sera del 30 gennaio, il ristorante Litho 55 di Portici ha ospitato una degustazione unica ed esclusiva.
Per la prima volta in Italia, Ernesto Lamatta – Delegato AIS Vesuvio – ha organizzato la prima verticale storica di Efeso dell’azienda Librandi. Prodotto da uve Mantonico Bianco, vitigno riscoperto e valorizzato dopo anni di ricerca sul territorio, il vino ha dimostrato complessità, opulenza ed eleganza, espressione di straordinaria longevità e finezza.

La degustazione è stata incentrata su sei annate di produzione:
2016 – 2017 – 2018 – 2022 – 2023 – 2024
La serata è stata raccontata in un seminario di approfondimento da Maria Rosaria Romano (vice presidente AIS Calabria) e preceduta dall’intervento di Michelina Siracusano del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano Delegazione di Napoli Gruppo di Nola su architettura calabrese e terra di Calabria. Una terra complessa, mosaico di civiltà e civilizzazioni, una terra “aspra ed introversa”, ma con la capacità di “farti emozionare facendoti guardare oltre”.
La storia di Librandi è la storia della viticoltura calabrese, due storie indivisibili. Una narrazione con la vigna e con il vino che va avanti da tre generazioni traghettando gli eventi di un’azienda che ha saputo vivere il tempo ed anticiparlo.
Nel 1916 si è registrata la nascita di Librandi con Nicodemo che ha acquistato soli un ettaro e mezzo di terreno. Il consolidamento c’è stato con il fratello Raffaele che ha passato quasi subito l’azienda ai suoi figli, Antonio e Nicodemo, facendola crescere rapidamente, credendo nel territorio (tanto da mettere la foto della terra brulla e arida sull’etichetta di Efeso del 2000).

L’azienda è stata sempre vissuta insieme, con un’attenta suddivisione dei compiti in modo da dare ad ognuno la giusta posizione, creando capitale umano e relazionale non solo all’interno, ma anche all’esterno con enologi, Istituti di ricerca e guardando, senza diffidenza, ai mercati esteri.
Nel 1997 la famiglia ha acquistato la Tenuta Rosaneti a Strongoli dove viene prodotto l’Efeso. Riconversione, vendemmia selettiva e tanto lavoro per sperimentare vitigni storici e denominazioni abbandonate su un vigneto a spirale, il più grande a cielo aperto in Europa con 184 varietà riunite su 260 ettari. Da qui la prima annata di Efeso è la 2001 in commercio nel 2003.
Oggi, l’azienda che produce 2.500.000 bottiglie è condotta da Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa Librandi, impegnati in prima persona in tutte le attività dell’azienda: dalla gestione dei vigneti alla commercializzazione. Walter Librandi è invece impegnato nell’attività di imbottigliamento, mentre Daniela Librandi fa parte della compagine sociale.

La storia del Mantonico
Il Mantonico è un vitigno con una lunga storia e l’azienda Librandi il principale attore. Un vitigno antico e sconosciuto, rivalutato dopo anni di studi e ricerche per ottenere un bianco complesso, opulento e di grande longevità. Una varietà comparsa tra il settimo ed ottavo secolo d. C. durante la prima colonizzazione dalla Grecia nella Locride. Il nome potrebbe derivare da Mantisius, cioè divinatorio, profetico oppure dalla città di Mantinea nel Peloponneso da cui partivano verso la Calabria. Citazioni di questo vitigno con nome diverso prima in Sicilia, e poi in Calabria nel ‘500 con nome Mantonica, nell’800 nella zona di Cirò e nel 1920 zona versante Locride.
Nel 1954 si trova una descrizione di un’uva con nome Montonico, ma la narrazione è proprio dell’uva Mantonico. Dal 2008 si cambia il nome da Montonico a Mantonico, molto particolare da lavorare: niente solforosa, pressatura soffice e tante attenzioni, ma da trattare come un’uva rossa. La produzione è di soli 10 ettari in tutta la Calabria, per una vinificazione in bianco, rosé, passito, spumante.

La degustazione di Efeso
2024: annata anomala, molto calda, raccolta ristretta per mantenere le caratteristiche organolettiche. Colore luminosissimo, note d’oro. Naso ricco, esuberante e potente, frutta matura con note speziate, fiori ricchi di profumo, agrumi, note fresche ed immediate, pulite e di grande calibro. Bocca concentrata, profonda. Elegante e capace di suscitare emozioni. Lunga persistenza e struttura in equilibrio con la freschezza.
2023: annata difficile, grande freddo e temporali discontinui, peronospora, estate caldissima senza pioggia. Colore fitto più dorato, vivace e luminoso. Naso più maturo del precedente, note mielose, note candite più mature, profondità all’olfatto. Bocca fresca. Una doppia espressione: naso maturo e bocca fresca, mantenendo note verdi e vegetali. Freschezza che dona piacere di bevuta.
2022: inverno secco, più caldo del previsto, poche piogge, estate asciutta. Vendemmia con il caldo e con il vento. Naso che si presenta non subito, note che vanno verso la terziarizzazione, colore chiaro, ma brillante, ricordi di frutta secca. Bocca “aristocratica” e profonda. Eleganza “d’altri tempi”. Un vino “in giacca e cravatta”!, molto d’oltralpe.

2018: percorso meteorologico annuale nella normalità, con solo estate calda. Colore smagliante, pieno. Naso con note di frutta disidratata, pasticceria lievitata. Bocca morbida, fresca e piena. Grande impatto gustativo, in evoluzione. Naso elegante contrapposto a bocca esplosiva. Il vino gestisce bene evoluzione e morbidezza, con grande armonia.
2017: inverno rigido con eventi nevosi, estate marcata e prolungata siccità da gestire per evitare surmaturazione. Colore lucente, luminoso e dorato. Naso di grande potenza, calibro fine, eleganza, concentrazione, note evolutive leggermente di idrocarburo, frutta quasi secca. Bocca sapida, lunga, piena, rotonda, gradevolissima. Dopo la bevuta un ritorno di quanto annunciato al naso.2016: annata mite, siccitosa. Inverno freddo ed estate calda con fine anno piovoso. Colore dorato carico. Naso con note di evoluzione misurata, verso idrocarburi, ma con rigore ed eleganza, note leggermente candite. Bocca piena dove si percepisce la forza dei tannini. Freschezza e sapidità portano a ripetizione di bevuta.
E’ l’annata che racconta il Mantonico, un vino difficilissimo e “bastardo”!



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