Armonì, l’accento sulle proposte dello chef Mariano Armonia

Nel piacevole borgo marinaro di Pozzuoli, grazie al sogno realizzato di due amici, è assurto agli onori delle cronache un locale che non ha per niente fatto fatica ad affermarsi nel firmamento della gastronomia flegrea: il ristorante Armonì, dello chef Mariano Armonia e dell’imprenditore Giovanni Russo.

Con i suoi 80 coperti si presenta elegante già all’ingresso dalle pareti color pastello che richiamano alla mediterraneità tipicamente partenopea, visti i dettagli artistici vivacemente iconici che a tavola diventano elementi di attenzione al dettaglio per la mise en place.

Accolti dal personale con la premessa di un benvenuto genuino, caloroso e composto, si prende posto in un ambiente raffinato, disinvolto e ben organizzato, indicato sia per una cena romantica che per un pranzo di lavoro, piuttosto che per una rimpatriata tra amici desiderosi di condividere emozioni e trascorrere una bella serata.

Certo il ristorante Armonì è giovane, ma al timone della cucina c’è tutta l’esperienza di Mariano, classe ’88, dal curriculum ragguardevole: tanta gavetta tra il Capri Palace, il Riccio, il Quisisana e L’Altro Cocoloco, per poi aprire un locale tutto suo nel 2017, vantando anche consulenze di rilievo come quella per il ristorante “Pasta Fresca” dell’hotel 5 stelle Palace del Mar ad Odessa in Ucraina, ed esperienze televisive, più volte ospitato ad Alice Tv durante la trasmissione condotta da Francesca Barberini.

La serata celebrativa per la stampa, ben organizzata dalla giornalista Federica Riccio, è un vero inno all’apertura; dopo un brindisi conviviale con bollicine campane, si passa all’assaggio del fagottino croccante ripieno di ragù alla genovese, rigorosamente preparato con cipolla ramata di Montoro, accompagnato da un’intrigante Spritz Campari in versione solid cocktail.

L’interpretazione finger della genovese, perfettamente coerente col suo sapore e accompagnata dal drink al cucchiaio, ha dato croccantezza al morso senza togliere autenticità alla tradizione. Presente in tavola il pane multicereali preparato dallo chef unito all’ottimo burro fresco. Si prosegue con un Piedirosso dei Campi Flegrei e ancora una volta la cipolla montorese domina la scena: la frittata della nonna, nello stile fluffy della tortilla è un tuffo nel passato condito di eleganza, grazie al Crystal Bread e alla sua polvere bruciata.

Il primo piatto vuol essere una dedica ai trascorsi lavorativi dello chef sull’isola più glamour del mondo. “Made in Capri” è, infatti, l’interpretazione fatta raviolo di Armonì. Grande manualità nel sigillare la pasta, abbastanza consistente nello spessore, ripiena di caciotta e condita con sugo di pomodoro, maggiorana e salvia, su acqua di provola. Un gioco di tendenze dolci, il contrasto con l’aromaticità delle erbe e l’affumicato del latticino, con una certa acidità, è una carezza palatale grazie a quel velluto di pomodoro che ha ingolosito i presenti al punto da richiederne un supplemento di dose.

Il Nerino Casertano, pancia di maialino nero casertano cotta a bassa temperatura, ha dato il meglio di sé per la tenerezza delle carni e il suo fondo di cottura in agrodolce, quasi a ricordare il pork adobo filippino, eccetto che per le speziature e l’abbinamento con la mela annurca. Verve gustativa e territorialità a un piatto decisamente succulento e bilanciato.

Gran finale arriva con la solarità del color arancio a ricoprire una sfera di mousse dal cuore dolcissimo: Sweet Solfatara è un omaggio al mandarino dei Campi Flegrei, diventato PAT – prodotto agroalimentare tradizionale – grazie al lavoro assiduo di Domenico Ferrante e di alcune associazioni locali. La coccola pasticcera della crema, in contrasto con le note agrumate della marmellata e unita al crumble di cioccolato, è stato il coronamento di una cena di altissimo livello, oltre ogni aspettativa.

Abbiamo degustato il Prosum, l’amaro pompeiano frutto di un inedito criterio di estrazione a freddo degli oli essenziali delle erbe officinali preservando in maniera inalterata le proprietà; un digestivo d’altri tempi e di grande appeal, vincitore di ben due premi al World Liqueur Awards, con somma soddisfazione per l’ideatore Lorenzo Dimartino.

Sembra quasi banale dire che la cucina matura ed evoluta di Mariano, proposta in questo elegante format da trattoria urbana, ha raggiunto una personale “armonia”, ma è il caso di aggiungere che le vette di equilibrio delle portate sono state frutto di un gioco consapevole e niente affatto scontato di sapori e contrasti che diventano bilanciamento e piacevolezza, in linea con la filosofia di Armonì.

Ricordi di tradizioni familiari, di proposte autentiche combinate all’intuizione moderna, al concetto gourmet e alla passione per le cose ben fatte.

Immagine di Gaetano Cataldo

Gaetano Cataldo

È da un pezzo che scrive sul vino, e non solo! La consacrazione arriva nel settembre 2014 mettendo a segno la pubblicazione sulla rivista Vitae de “Il Vino unito al Mare”, ben prima degli underwater wines. Gaetano è amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei suoi mestieri l’ha condotto in molti luoghi del globo, al confronto con altre culture; l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzare differenze e sfumature. Ufficiale di coperta ed F&B manager, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare, navigando e naufragando dolcemente tra scali marittimi e vigneti. Global e local al tempo stesso, per attaccamento alla sua terra, continua a indagare da eterno studente attraverso la cultura del Mare Nostrum, scoprendo Dioniso è stato anche in Giappone. Ha creato Mosaico per Procida assieme a Roberto Cipresso, ha portato la celebre bottiglia a sua Santità citandogli Giordano Bruno e, mentre erano tutti sbronzi, si è fatto nominare Miglior Sommelier al Merano Wine Festival. È sempre "un ricercato" per le Autorità dell'enogastronomia...

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