In un periodo di grande incertezza per il mondo del vino, tra sfide climatiche, normative sempre più restrittive e un mercato in evoluzione, c’è ancora spazio – e bisogno – di celebrare le eccellenze che hanno fatto la storia dell’enologia italiana. È in questo spirito che si è svolto “Amarone in Capitale”, l’evento organizzato dal Consorzio Vini Valpolicella all’Acquario Romano, con l’obiettivo di riportare sotto i riflettori uno dei più grandi vini rossi del nostro Paese: l’Amarone della Valpolicella.

Non è un momento semplice per i produttori. Dalle nuove regole sulla circolazione stradale che di fatto penalizzano il consumo di alcol, al cambiamento climatico che mette a dura prova la viticoltura, fino alle direttive europee sempre più rigide: sembra quasi che si stia combattendo una guerra silenziosa contro il vino. A questo si aggiunge il cambiamento delle abitudini dei consumatori più orientati verso bianchi e rosati leggeri e immediati che rende difficile il lavoro delle regioni identificate per i rossi strutturati.
Eppure, proprio in mezzo a tali difficoltà, l’Amarone si rialza con orgoglio. “Abbiamo celebrato da poco i cento anni del Consorzio, ha ricordato il Presidente Christian Marchesini, ma l’Amarone è ancora più giovane. È un vino che ha saputo crescere, innovarsi e rappresentare il volto più raffinato e potente della nostra terra.”

Il disciplinare prevede e obbliga i consorziati ad utilizzare i vitigni Corvina, Corvinone e Rondinella, ai quali si possono aggiungere ulteriori uvaggi in minime percentuali. È sicuramente un vino complesso da produrre che richiede dispendio di tempo ed energie
L’evento “Amarone in Capitale” ha attirato centinaia di appassionati, operatori del settore e semplici curiosi, tutti uniti dalla voglia di conoscere – o riscoprire – un vino che non smette mai di emozionare. Nonostante qualche nostalgico rimpianto per le location delle passate edizioni, l’Acquario Romano ha saputo offrire un’atmosfera suggestiva, tra architetture di inizio Novecento e il calore delle degustazioni, che hanno portato a Roma un angolo di Valpolicella.

Qual è la tendenza? Nel rispetto delle tradizionali tecniche d’appassimento, si cerca sempre più la produzione di vini snelli e di agile bevuta. Sembra difficile da immaginare, ma l’Amarone contemporaneo tende ad essere un vino che conserva le sue caratteristiche in termini di struttura e complessità, con una tendenza al dinamismo evidenziando le doti di freschezza e balsamicità.

In degustazione, le espressioni più autentiche di questo grande rosso veneto, capaci di raccontare la pazienza dell’appassimento, la profondità delle vigne storiche e il carattere di una comunità che non vuole arrendersi alla logica del rapido consumo. Amarone, Ripasso, Valpolicella Superiore: nomi che evocano storia, territorio, ma anche resistenza culturale. Perché oggi bere un Amarone, con la sua struttura, i suoi tempi lunghi e la sua vocazione meditativa è anche un gesto che rifiuta l’omologazione e difende un patrimonio enologico fatto di tradizione, fatica e bellezza. Il messaggio lanciato da Roma è chiaro: l’Amarone non è solo un vino, è un simbolo. E in tempi difficili, i simboli servono più che mai.

A partire dalle 17.00, i banchi di assaggio hanno accolto visitatori italiani e internazionali offrendo una panoramica della denominazione Valpolicella attraverso i suoi protagonisti: Amarone, Valpolicella Classico, Ripasso, Recioto e Valpolicella DOC. Le etichette in degustazione, proposte dalle undici cantine – tra cui nomi noti come Zymè di Celestino Gaspari, Pasqua Vini, Domini Veneti e Secondo Marco, hanno raccontato con intensità e personalità il territorio che le ha generate.
Il momento clou della serata è stato la “Masterclass Amarone della Valpolicella Riserva”:
Tempo e idee che plasmano l’eccellenza”, curata da AIS Lazio. Un viaggio tecnico e sensoriale nella riserva del grande Rosso, espressione estrema di equilibrio tra tempo, visione e territorio. I produttori presenti hanno condiviso esperienze, sfide e intuizioni che hanno contribuito a elevare lo stile dell’Amarone a un livello internazionale.

Apertura da parte di Alberto Brunelli che ha sottolineato le parole del Presidente introducendo poi la bravissima relatrice AIS Manuela Di Palma che ha descritto in modo magistrale i quattro campioni in degustazione:
- Flatio Amarone della Valpolicella Riserva Mario 2015
- Rubinelli Vajol Amarone della Valpolicella Riserva 2011
- Zyme Amarone della Valpolicella Riserva 2011
- Secondo Marco Amarone della Valpolicella Riserva Fumetto ’08 2008
Un connubio d’eccellenza ha accompagnato la degustazione: Parmigiano Reggiano DOP, partner ufficiale dell’iniziativa, ha offerto un perfetto abbinamento gustativo, esaltando le caratteristiche organolettiche dei vini in assaggio.
Anche qui quattro campioni di assaggio con altrettante stagionature, iniziando dal Parmigiano Reggiano stagionato per 24 mesi, poi 36, 48 e infine… 80 mesi! “Amarone in Capitale” ha confermato la capacità del Consorzio Vini Valpolicella di parlare a un pubblico ampio, coniugando divulgazione, qualità e intrattenimento nel cuore pulsante della Città Eterna.



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