Villa Matilde Avallone rappresenta un fulgido esempio di archeologia enologica, mirata al recupero di un territorio, e lungimiranza agronomica, un’istituzione nata dal connubio inscindibile tra erudizione storica e valorizzazione del terroir campano.
Fondata negli anni ‘60 dal giurista, avvocato e umanista Francesco Paolo Avallone, la maison ha ridefinito la geografia vitivinicola di un distretto vitivinicolo emblematico del Mezzogiorno, attraverso una metodica operazione di filologia biologica: la resurrezione del leggendario Falerno del Massico, il nettare più celebrato dell’antichità romana. L’azienda, oggi guidata dai figli Maria Ida e Salvatore Avallone insieme alla terza generazione della famiglia, non si limita a produrre vino, ma traduce in forma liquida il genius loci della Campania Felix.
Il fulcro filosofico ed empirico di Villa Matilde Avallone risiede interamente nelle approfondite indagini intellettuali del suo fondatore. Mosso da una profonda erudizione umanistica, Francesco Paolo Avallone individuò nel Falerno l’archetipo della prima vera Denominazione d’Origine ante litteram della storia. Già 2000 anni fa, infatti, questo vino cantato da Plinio il Vecchio, Virgilio, Marziale e Orazio rispondeva a un rituale codificato di pigiatura e all’apposizione del pittacium, una primordiale etichetta in argilla o pergamena che ne certificava l’annata e l’esatto luogo di provenienza nell’Ager Falernus.
Durante una serata decisamente speciale e di altissimo rilievo, Maria Ida Avallone è stata la protagonista di una serata davvero speciale e, vista la storicità di Villa Matilde Avallone, l’evento non poteva non accadere in un una location di assoluta eccellenza: il Reale Yacht Club Canottieri Savoia a Napoli.
La serata, con a tema Il Vino e il Mare, è stata la tela di una cornice niente affatto casuale, poiché lo Yacht Club più esclusivo di Partenope affonda le sue radici nella banchina di Santa Lucia all’ombra di Castel dell’Ovo, è da sempre un concentrato di cultura, passione marittima e tradizioni indissolubili.
Infatti, Il club nacque ufficialmente il 15 luglio 1893, quando 11 appassionati gentiluomini decisero di staccarsi dal preesistente Circolo Italia. Inizialmente battezzato come Club “Canottieri Sebetia”, muoveva i suoi primi passi in un contesto decisamente umile: la metà di un locale in affitto appartenente a un fabbro che produceva letti in ferro battuto. La loro prima imbarcazione, il Nautilus, fu un dono degli ex compagni dell’Italia.
La svolta storica arrivò nel 1895. Durante una violenta burrasca nel Golfo di Napoli, i canottieri del club trassero in salvo l’imbarcazione reale su cui viaggiava il Principe di Napoli, ossia il futuro Re Vittorio Emanuele III. Come segno di gratitudine e riconoscimento per il coraggio dimostrato, l’anno successivo la Casa Reale concesse al circolo il titolo di “Reale” e il diritto di fregiarsi dello stemma della corona, mutando definitivamente il nome in Reale Yacht Club Canottieri Savoia. Lo stesso Vittorio Emanuele III ne assunse la Presidenza Onoraria.
Un Secolo di Traguardi Sportivi e d’Onore
Da quel momento, il RYCC Savoia è diventato un pilastro dello sport nautico italiano, eccellendo sia nel canottaggio che nella vela e collezionando trofei in tutto il mondo. Il palmarès del club vanta momenti epici, tra cui: il bronzo olimpico ai Giochi di Roma 1960, conquistato dall’imbarcazione Venilia con Nino Cosentino nella classe Dragone; i successi internazionali legati a figure illustri del club, come Vincenzo Onorato con le imprese di Mascalzone Latino, e il campione del canottaggio Matteo Castaldo; le massime benemerenze del CONI: la Stella d’Oro al Merito Sportivo nel 1969 e il prestigioso Collare d’Oro al Merito Sportivo nel 2002.
Il Circolo nel presente e nel contesto internazionale
Sotto la presidenza di Fabrizio Cattaneo della Volta, il RYCC Savoia custodisce la propria memoria storica senza smettere di guardare al futuro. Il club continua a essere il centro nevralgico della vita nobiliare, culturale e sportiva di Napoli, confermando la sua vocazione internazionale anche attraverso collaborazioni di altissimo profilo, come quella che lo ha visto nominato Host Venue Yacht Club Partner del Defender Emirates Team New Zealand nell’ambito delle attività legate all’America’s Cup.
Ad affiancare Maria Ida Avallone, nella sua disamina e nella narrazione storica del Falerno, Gaetano Cataldo, nostro autore su 20Italie, quasi ad intrecciare i due elementi fluidi con un nodo piano, tra i più semplici modi marinareschi per effettuare una giuntura.
Grazie alla sua esperienza di navigante e sommelier, Gaetano Cataldo incarna da sempre lo straordinario e inscindibile legame tra il vino e il mare, avendo condotto da anni una straordinaria doppia esistenza professionale che unisce la fluttuante avventura della navigazione oceanica all’arte sinestetica della degustazione. Da ex ufficiale di navigazione su navi di stazza pari o superiore a 500 tonnellate di stazza lorda ed in possesso dell’abilitazione al comando per le navi da diporto, nel suo bagaglio non sono mai mancati due strumenti fondamentali: il sestante e il cavatappi. Questa incredibile traiettoria di vita lo ha portato a compiere ben 13 giri del mondo, accumulando un bagaglio di esperienze umane, marittime ed enogastronomiche unico nel suo genere.
Proprio per un navigante come lui, non ci poteva essere luogo più emblematico che la prestigiosa sede di uno dei circoli nautici più antichi, tantopiù che, sembra passato appena qualche anno, da quando raccontò sul n.3 di Vitae, l’appena nata rivista dell’Associazione Italiana Sommelier, la sua esistenza tra calici e scali marittimi ai quattro angoli del globo, ben prima che termini come under water wine o cantinamento subacqueo venissero coniati.
È stato soltanto grazie alla disponibilità del presidente Cattaneo e all’intuizione del socio fondatore Mariano Barbi e di Maria Ida Avallone è stato possibile immaginare tale evento, in un contesto davvero esclusivo e dinanzi a un pubblico d’eccellenza: i soci storici del Real Circolo Canottieri di Savoia; infatti la serata è stata fortemente voluta da Maria Ida Avallone, la quale ha voluto dedicare il meglio della produzione di Villa Matilde Avallone per un evento così importante: lo Spumante Metodo Classico Brut Mata, il Falerno del Massico Bianco Doc, il Falerno del Massico Rosso Doc e la Falanghina di Roccamonfina Passito Igt Eleusi.
Vini di territorio e di grande rigore enologico che hanno fatto da sfondo essenziale a un arco narrativo che ha visto Maria Ida Avallone affrontare una disamina storico-culturale incentrata sull’importanza delle anfore nell’antichità, la cui produzione è stata ripresa dalla storica cantina di Cellole, e dall’erudito racconto sul Falerno, il più leggendario tra i vini dell’Antica Roma. Gaetano Cataldo, oggi giornalista enogastronomico, premiato come miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival, dopo il successo di Mosaico per Procida, ha portato all’attenzione del pubblico l’estratto di uno dei suoi articoli più fortunati su Mediterranea Online, poi ripubblicato nel 2014 sulla rivista Vitae n.3 dell’Associazione Italiana Sommelier, consacrandolo definitivamente come penna enogastronomica.
Il racconto del vino e del mare è stato condotto da Gaetano Cataldo, attraveverso il ricordo di Siduri e dell’epopea di Gilgamesh di Uruk, la navigazione fluviale e quindi la navigazione marittima, sono stati l’incipit per affrontare un lungo viaggio a partire dai 3 centri millenari di domesticazione della vite, di come quest’ultima abbia dato il via e condizionato la civiltà, mettendo l’uomo nelle condizioni di industriarsi per il trasporto via mare, grazie all’invenzione dell’architettura navale, la creazione delle anfore, le strategie di maneggio e stivaggio del carico.
Grazie al raccordo fondamentale di Maria Ida Avallone e dei territori storici che hanno dato vita al Falerno, dopo aver affrontato il tema del pinace, ergo la bussola pelasgica, e dei Popoli del Mare, Gaetano Cataldo ha dibattuto sulla nascita della viticoltura in Enotria, l’antica Ischia, i Campi Flegrei e persino nell’area di Longola, oggi parco archeologico fluviale in quel di Striano, fino ad addentrarsi tra i fiumi Garigliano, Volturno e Cavone, un tempo navigabili e vie d’acqua indispensabili per il porto di Sinuessa, città oggi coincidente al distretto di Mondragone e parte di Sessa Aurunca.
Scissa in due blocchi, la relazione ha ripreso dopo una pausa gastronomica di rilievo, proposta da Caupona, ristorante pompeiano sul format dell’Antica Roma, e dalle prelibatezze dolciarie del Gambrinus.
Il colto e attento pubblico, favorevolmente soddisfatto dalle pietanze e, soprattutto, dai vini opulenti della cantina casertana, ha ripreso dunque l’ascolto della disamina, portata avanti da Maria Ida Avallone sulle peculiarità pedoclimatiche e geomorfologiche di uno dei distretti vitivinicoli più antichi al mondo, mentre Gaetano Cataldo si è poi accinto alle conclusioni. La relazione sul vino e il mare è arrivata quindi agli ultimi giri di boa, parlando di epopea della vela e del liquoroso Marsala, oltre che della nascita del Madera, e quindi di globalizzazione del vino, di come il mare protegga il vino da sé stesso quando l’alta pressione atlantica viene fugata in Rioja dall’influenza mediterranea, fino agli effetti marittimi in vigna, il lungo respiro dell’Oceano Pacifico nelle aree vocate alla viticoltura in California e, infine, al cantinamento subacqueo e ai ritrovamenti dell’archeologia marina.
E così è stato dimostrato quanto il DNA della vite si sia mescolato a quello dei navigatori ancestrali, propagandosi lungo le sponde del Mare Nostrum. Erano presenti un centinaio tra i soci più illustri del Reale Yacht Club Canottieri Savoia e altri esimi ospiti, i quali hanno salutato l’eccellente fattura della serata, organizzata grazie alla precisione metodica di Mariano Barbi e di Maria Ida Avallone. Al termine della serata, il presidente Cattaneo ha voluto conferire a Gaetano Cataldo la medaglia commemorativa o “Challenge Coins”, un tipo di monete di scambio, di cui il Reale Yacht Club Canottieri Savoia vanta pezzi storici decisamente molto ambiti.



Villa Matilde al Reale Yacht Club Canottieri Savoia di Napoli
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