Campania, dalla Valle Caudina il “33 33 33” di Vallisassoli

La Valle Caudina è una fertile conca in Campania, costituente un vero e proprio territorio cerniera tra le province di Benevento e Avellino, famosa tanto per la storia sannitica che romana, ricca di borghi medievali e aree naturalistiche, come ad esempio quelle dei monti del Taburno e del Partenio. L’epica battaglia delle Forche Caudine, il Medioevo, la fase gotica e bizantina, oltre al periodo del ducato longobardo di Benevento, vedono nell’antica Via Appia, che la attraversa, una congiungente tra il passato e il presente.

Tra i borghi più significativi e caratteristici di questa terra, San Martino Valle Caudina è uno di quelli che meglio conserva il fascino di altri tempi. Con poco meno di 4800 abitanti, il comune è situato ai piedi del monte Pizzone e del monte Teano, con un’altimetria variabile dai 200 ai 1525 metri sul livello del mare, circondato da terre fertili, boschi di castagno e faggi.

A San Martino Valle Caudina, il cui riferimento al santo viene fatto risalire al IX secolo, si respira ancora l’aria di un passato illustre, caratterizzato dalle attività di famiglie come i Della Leonessa, Pignatelli, Del Balzo e Imbriani, giusto per citarne alcune, e dalla presenza di luoghi di grande interesse, sia religioso che laico:  la Chiesa di San Giovanni Battista, dove sono custodite le reliquie dei Santi Palerio ed Equizio, il Convento e Chiesa di Santa Caterina, risalente al 1408, il Palazzo Ducale del XVII secolo, il Palazzo Cenci Bolognetti e Casa Giulia, dimora di Matteo Renato Imbriani, sono solo alcuni esempi, unitamente alle bellezze architettoniche, come l’Obelisco di piazza Santa Maria, la Galleria Civica di Arte Contemporanea, ospitata nel palazzo municipale,e la Fontana del Salvatore.

Particolarmente rilevante il Castello Pignatelli Della Leonessa: di origine medievale, con un impianto normanno, per quanto si presumano origini altomedievali, domina dalle alture il centro storico della cittadina; il maniero è stato molto modificato ed arricchito nella sua struttura, durante il XVII e il XVIII secolo, e nel salone, affrescato con le gesta della famiglia della Leonessa, è conservato il mobilio d’epoca.

San Martino Valle Caudina è stato inserito nel Sentiero Italia, inoltre è possibile compiere il percorso lungo il fiume Caudino e visitare la località Mafariello, nota per la fonte di acqua oligominerale e un’ampia area adibita per pic nic molto frequentata dai turisti.

Il “33 33 33” IGT Bianco Campania Vallisassoli di Paolo Clemente nasce in questa bellissima terra, è un vino biologico, certificato anche Demeter dal 2018 e, sia grazie al nome che all’etichetta, quanto all’attenzione produttiva, costituisce un esempio di numerologia: la veste della bottiglia è infatti ha origine da una ricerca storica del sito dove si trova la vigna, grazie anche al contributo di Giovanni Pignatelli  Della Leonessa, duca di San Martino Valle Caudina, mettendo a disposizione dello studio di Paolo Clemente un libro antico denominato Platea, una forma di catasto di beni  appartenenti al clero e alla nobiltà durante il periodo borbonico. È proprio da questo libro che spunta una mappa del 1714, disegnata a mano da un tecnico napoletano, ritraente la zona della Varrettella e che, dopo un’attenta elaborazione grafica e grazie alla volontà di rappresentare il territorio, è diventata l’etichetta del 33 33 33.

Una numerologia fluida che si configura nella precisione topografica dell’epoca e del suo studio, nel calendario astronomico e nell’avvicendamento delle stagioni, nella scelta paritaria delle uve, oggetto vivo di una vinificazione che avviene nella maniera meno invasiva possibile, ma senza lasciare nulla al caso; inoltre, il 33 33 33 richiama evidentemente una scena del film Non ci resta che piangere con Massimo Troisi e Roberto Benigni.

Partito come autodidatta, Paolo Clemente, la cui attività di vignaiolo ha avuto inizio nel 2011, si è cimentato nell’apprendimento delle tecniche della potatura presso la scuola Simonit & Sirch, frequentando l’associazione biodinamica Campana per apprendere i principi di questo modus operandi al fine di creare un vero e proprio Organismo Agricolo, per migliorare la terra e le uve che coltiva amorevolmente. Oggi Paolo è impegnato altresì nella cura e nel ripristino della vigna all’interno dell’orto-giardino del castello longobardo della famiglia Pignatelli Della Leonessa, in cui spicca anche un particolare biotipo di Aglianico, localmente detto Mangiaguerra.

La vigna che dà vita al 33 33 33, di circa un ettaro complessivo e ubicata in località Varrettella, è posta ad un’altitudine media di 300 metri dal livello del mare e i vitigni di Coda di Volpe, Fiano e Greco, dell’età media di 40 anni vedono una cospicua densità di impianto grazie alla starseta a quattro uscite; le viti vengono allevate con il metodo della vecchia pergola avellinese e affondano le loro radici in terreni argillosi con impasto calcareo sedimentario, piuttosto compatti, ricchi di minerali e buona presenza di fossili marini risalenti almeno al Pleistocene.

La vendemmia, per l’annata 2022, è avvenuta intorno al 20 settembre, portando i grappoli in pressa, senza diraspatura, per consentire un miglior drenaggio. Mosto in serbatoio inox con lieve macerazione entro le 24 ore e fermentazione spontanea senza lieviti aggiunti, per una durata complessiva tra i 15 ed i 20 giorni senza bucce. Dopo la malolattica, una parte del vino è stata travasata, sempre in acciaio, dal contenitore più grande a uno più piccolo, mentre un’altra quota è stata trasferita in contenitori di cemento sulle fecce fini. Il 33 33 33 è stato imbottigliato dopo due anni, per poi affinare in bottiglia fino all’ottobre 2025 prima di uscire in commercio con un numero complessivo di circa 2000 esemplari. 

Paolo, persona estremamente competente per quanto modesta e ospitale, ha offerto un’ampia panoramica sulla sua cantina e sulla sua personale evoluzione come produttore e vigneron, coadiuvato da Maurizio De Simone, attestandosi oggi tra i principali attori della filosofia steineriana in Campania. Gli assaggi di diverse annate del suo vino, nessuna uguale all’altra, dimostrano una capacità di interpretare la vendemmia con sincerità e competenza.

Il 33 33 33 Campania Bianco Igt del 2022 dell’azienda agricola Vallisassoli, ottenuto da Coda di Volpe, per la struttura, dal Fiano per il bouquet odoroso e l’armonia, e dal Greco per l’acidità e la sapidità, indossa una veste dorata vivida, lucente ed elegante, con ragguardevole consistenza. In apertura il naso è pervaso da una brezza di iodio marino e dagli umori dell’ostrica Tsarskaya, inclusa la sua distintiva nota di nocciola, poi nespola, pesca sciroppata, camomilla essiccata, cera d’api e tabacco biondo. Al morso, più che al sorso, tanto voluminosa è la beva, una lieve astringenza stimola subito il palato, presto inondato dalla succulenza sprigionata da una briosa freschezza e da una sapidità che verge all’umami.

Questo vino, materico e avvolgente grazie alla voluminosità del sorso e per la verticalità conferita dall’acidità, restituisce alla via retronasale le note fruttate e il tabacco, ove però la nespola diventa tamarindo, vi si aggiungono sottili note di tè verde, e la cera d’api volge in miele di corbezzolo, per una chiusura finemente amaricante, decisiva ed elegante. Per la sua ricchezza in umami e la buona acidità, oltre che per una buona persistenza aromatica intensa, il 33 33 33 di Paolo Clemente si abbina perfettamente alle cannazze alla genovese, soprattutto per la sua sapidità in contrapposizione con la tendenza dolce della cipolla ramata di Montoro, che finisce con l’appassire ancor più, oltre che per la lunga cottura, per il suadente abbraccio con questo piacevolissimo vino. La pienezza e la godibilità di questo armonico abbinamento non distraggono dal chiedersi come evolverà nei prossimi cinque anni.

Immagine di Gaetano Cataldo

Gaetano Cataldo

È da un pezzo che scrive sul vino, e non solo! La consacrazione arriva nel settembre 2014 mettendo a segno la pubblicazione sulla rivista Vitae de “Il Vino unito al Mare”, ben prima degli underwater wines. Gaetano è amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei suoi mestieri l’ha condotto in molti luoghi del globo, al confronto con altre culture; l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzare differenze e sfumature. Ufficiale di coperta ed F&B manager, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare, navigando e naufragando dolcemente tra scali marittimi e vigneti. Global e local al tempo stesso, per attaccamento alla sua terra, continua a indagare da eterno studente attraverso la cultura del Mare Nostrum, scoprendo Dioniso è stato anche in Giappone. Ha creato Mosaico per Procida assieme a Roberto Cipresso, ha portato la celebre bottiglia a sua Santità citandogli Giordano Bruno e, mentre erano tutti sbronzi, si è fatto nominare Miglior Sommelier al Merano Wine Festival. È sempre "un ricercato" per le Autorità dell'enogastronomia...

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