Una popolarissima schiera di amatori ha accolto a Roma I tanti produttori di vini bianchi italiani nella terza edizione di Berebianco. banchi d’assaggio e ben 8 Masterclass, ma il cuore del programma è stata la cultura dell’invecchiamento dei vini bianchi fermi, guardando a particolari processi di vinificazione di varietà diversissime, note e meno note.
Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini, e Antonio Di Spirito, affermato autore enogastronomico, hanno saputo costruire un evento ricco di spunti di studio combinato a grande popolarità nello stile.

La scommessa degli autori è stata riposta nell’obiettivo di espandere la cultura e la consapevolezza dei consumatori verso i vini bianchi di qualità, orgogliosi già delle evoluzioni dei nostri rossi. Non è casuale che i valori sul mercato tra le due categorie vedano un gap più accentuato nel nostro paese rispetto ad altri.
Si è anche celebrato e condiviso coi partecipanti un orgoglio italiano da scoprire e far crescere come parte dell’identità vitivinicola del nostro paese, integrando tutte le regioni. Inoltre è affermato ormai che il valore commerciale segue lo stimolo dei mercati internazionali, con attuale tendenza verso la crescita dei bianchi.

Ma partiamo dal Sud Italia, con l’Etna DOC Superiore di Federico Curtaz: sapidità e fragranza si spalleggiano l’un l’altra a ottenere un Carricante in purezza di chiara e distinta eleganza, con aromi primari ricchissimi e sapori ottenuti a combinare varietà ed eleganza quasi austera, come solo un piemontese potrebbe fare.
La Basilicata di Cantine del Notaio offre, da istrionici, un Aglianico vinificato in bianco che segna una tendenza in espansione anche in Campania: “La Parcella” esige rispetto reciproco e un compiuto scambio di complimenti tra il degustatore e il produttore.
La Campania con Casa Setaro e il suo “Contrada 61.37” si presenta con una originale espressione non solo del blend tra Caprettone, Greco e Fiano, ma dell’ironia della Smorfia Napoletana che nei due numeri identifica “Bosco” e “Monaco”: ciò serve a comunicare la zona di produzione “Bosco del Monaco” che il disciplinare del Vesuvio DOC non riesce ancora a consentire sull’etichetta. Bel gioco, di elegante ironia e sapori lunghi e indimenticabili.

E non si fermano qui: il loro Lachrima Christi, Caprettone in purezza e affinato in anfora dopo un breve passaggio in legno scarico, sposa eleganza e intensità minerale sorprendendo il naso prima del palato. Il coraggio si spinge al rosato di Piedirosso, dove Lachrima Christi si qualifica col nome della vigna “Munazei” e offre spunti tannici elegantemente domati dalla singolare mineralità marittima.
Una bella elaborazione di Alois del Pallagrello Bianco, che inizia a essere conosciuto anche sul mercato americano, vede il Pallagrello Bianco “Morrone” come antesignano di versioni a maturazione spinta e da selezioni cru di uve con caratteristiche rare anche per i Monti Trebulani nel Matese: profumi complessi e suadenti, d’una tessitura barocca più che eloquente anche al palato più fine.

Concludiamo l’escursione in Campania con una nota eccellenza, Marisa Cuomo e i suoi blend di Falanghina e Biancolella della Costa d’Amalfi. “Furore” e “Ravello” sono un omaggio all’eleganza e alla raffinatezza di quelle coste mozzafiato, in cui a diverse altitudini si esplicitano, con la stessa combinazione 60% Falanghina e 40% Biancolella, diversi sentori floreali e diverse mineralità spinte ad albergare nella splendida leggerezza delle morbidezze di questi vini, votati a grande gastronomicità.
L’Abruzzo di Marramiero, protagonista indiscusso nell’ultima Masterclass, presenta ai banchi “Altari” 2018, un Trebbiano particolarissimo per sentori di miele e spezie bianche, con accento fumé di particolare pregio gustativo.

Iniziamo la visita nel Lazio a Casale del Giglio con il “Faro della Guardia” ossia una Biancolella di Ponza estremamente piacevole e fresca, il cui corredo gustativo abbraccia fiori e mineralità unici. “Anthium” è invece il loro Bellore canonico, atteso da chi ne conosce già le peculiarità gustative di estrema piacevolezza e suadenza. “Antinoo” è invece la loro sfida a combinare Chardonnay e Viognier, vincendola nel nome di una immediata piacevolezza e versatilità gastronomica. Di loro abbiamo già scritto nell’articolo Napoli: a Palazzo Cappuccini si ripercorre la storia dell’Agro Pontino con i vini di Casale del Giglio.

Degustare il Frascati Superiore di Fontana Candida è come una passeggiata in una vacanza tra i colli, trasportando la mente in un luogo dove la leggerezza si alterna a tradizioni antiche e scevre di ogni sofisticazione. L’originalità nel viaggio, però, la troviamo in una cantina che si staglia alle spalle di Sperlonga, estendendosi tra un mare incontaminato e le ripide colline a ridosso dei Monti Cecubi che danno il nome alla cantina stessa. Il loro “Caecubum”, un blend di Fiano al 70% e di Falanghina al 30%, esprime l’ampiezza olfattivo-gustativa dei vini di un piccolo areale di antichissime tradizioni e dal prodotto originale per la sua mineralità.
La Sardegna di Alghero è presente con Podere Guardia Grande ed il “Saldenya”, un Vermentino di Gallura ricco in sapidità e denso di aromi floreali inconsueti per il suo territorio.

Saliamo in Umbria a visitare Antonelli San Marco, noto per il suo Montefalco Sagrantino, qui con le versioni del Trebbiano Spoletino, “Trebium” e la riserva “Vigna Tonda”, che risaltano per freschezza e ampiezza dei sentori primari come i floreali di mandorla e biancospino misti ad agrumi e frutta tropicale.
Il Veneto de La Tordera presenta un Incrocio Manzoni di particolare fattura: “Il Preciso” mira all’equilibrio tra complessità di fiori bianchi ed eleganza grazie al “papà” Riesling, saldo su una struttura di tutto rispetto per un bianco.
Roccolo Grassi produce Garganega elaborata su terreni calcarei, non vulcanici come nell’area di Monteforte, perciò leggera e lunga di sapore per un vino bianco incentrato sull’equilibrio e sulla scelta di una spinta maturazione a generare sapori lunghi per intensità e persistenza.

In un salto verso le Alpi approdiamo in Friuli, dove le escursioni termiche regalano da sempre corredi aromatici originalissimi. Zorzettig e i suoi Friulano, Ribolla Gialla, Pinot Grigio, fino all’espressione di uno Chardonnay allontanato dalla fragranze e avvicinato a maggior mineralità, ha contribuito a far conoscere i vini del Friuli, riservando la consueta accoglienza ai palati di tutti gli astanti.
L’Alto Adige di Cantina Terlano ricorda che questa splendida terra di spumanti è anche generosa di eccellenti bianchi fermi: il loro Gewürztraminer è davvero esemplare e apre la strada ai Pinot Grigio e Bianco, più leggeri ma egualmente capaci di stupire per eleganza sia il naso che il palato.

La Liguria di Lunae rappresenta uno spettacolare esempio di Vermentino, per corredo aromatico e per equilibrio tra sentori primari e mineralità.
Il Piemonte presenta il Timorasso dei Colli Tortonesi di Vietti, subito distinto per sentori di albicocca e agrumi misti a un senso d’insorgente idrocarburo. Tratti tipici del varietale scoperto solo quarant’anni fa. dopo secoli di desuetudine nella coltivazione.



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