Wine Paris 2025

L’ultimo mese ci ha visto impegnati in diverse sessioni di assaggio, dal Piemonte allaToscana passando anche da Parigi! Vorrei raccontarvi le mie esperienze di degustazioni fatte a Wine Paris 2025.

La fiera si è svolta dal 10 al 12 febbraio scorso, presso il complesso fieristico di Paris Expo Porte de Versailles. I numeri parlano chiaro e si è visto il grande lavoro di ridistribuzione degli spazi rispetto ai paesi produttori di vino: Il padiglione dedicato all’Italia era davvero imponente.

Si parla oggi di Wine Paris come leader mondiale del vino e distillati, con un’affluenza da record durante i tre giorni di fiera: con un totale di 52.622 visitatori, provenienti da 154 paesi. Sono stati presenti più di 5.300 produttori, il 29% in più rispetto allo scorso anno, distribuiti su uno spazio fieristico aumentato del 25%. L’ 80% in più di spazio dedicato ai paesi produttori internazionali e un 7% in più per la Francia.

Rodolphe Lameyse CEO of Vinexposium dichiara: «in un contesto di instabilità geo-politica e ambientale, il settore globale del vino e degli alcolici sta vivendo un periodo di turbolenza senza precedenti: cambiamenti climatici, un minimo storico nei livelli di raccolta, calo dei consumi, rallentamento delle esportazioni e consumi, il rallentamento delle esportazioni e la minaccia di tasse protezionistiche, per citarne alcuni. A livello globale, le incertezze stanno avendo un effetto cumulativo. Di fronte a questa crisi complessa, l’isolazionismo non è un’opzione. È unendo le forze che nascono le soluzioni. I protagonisti del settore, pertanto sentono sempre più la necessità di riunirsi attorno a un potente hub per rafforzare i loro legami e interagire fra di loro, Wine Paris è un punto di riferimento fondamentale».

C’è da tenere conto che i trend di consumo sono cambiati e i vini che incuriosiscono di più il mercato rientrano oggi maggiormente in queste categorie: orange, vini vulcanici, biologici/biodinamici, naturali, a basso tenore alcoolico, in anfora, freschi che richiamano sempre meno l’uso del legno e gradazioni alcoliche inferiori, ricerca e valorizzazione dei vitigni autoctoni, queste appunto alcune delle categorie di tendenza al momento.

La fiera era immensa e si poteva degustare di tutto; mi sono concentrata su due tematiche interessanti. Una quella di riassaggiare alcuni vini premiati al Concours Mondial de Bruxelles lo scorso anno; l’altra orientata sull’assaggio di vini provenienti dai Paesi del Caucaso come l’Armenia e la Moldavia, in Europa dell’Est. La mia curiosità per questi paesi è nata un po’ di tempo fa e ho già in programma a breve un viaggio in Georgia per maggiori approfondimenti. Qui si ritrovano alcune produzioni di vini affinati in anfora, tecnica dal particolare fascino che ti porta a ragionare con parametri diversi rispetto al modo tradizionale. Senza preclusioni e preconcetti ovviamente.

Concours Mondial de Bruxelles CMB

Sono giudice di questo concorso dal 2010 e faccio parte del Team Italiano. C’è da dire che il nostro lavoro non finisce al momento della chiusura della batteria di assaggio. Stimolante, come in questa occasione, riassaggiare vini degustati nelle sessioni passate del 2024, che avevano preso la Medaglia d’Oro con range di voto da 87 a 90,9 punti su 100. Il CMB era presente a Wine Paris con un proprio stand e, in questo spazio comune di rappresentanza, sono state messe in rete tutte le connessioni comuni al fine di creare una rete internazionale volta a favorire le trattative commerciali.

I miei assaggi qui al CMB si sono divisi in due percorsi, parliamo prima degli Sparkling Wines:

Vouvray Fine Bulles Méthode Traditionelle Vignoble Brisebarre – Val de Loire

(Chenin blanc 100%)

Nel cuore della Valle della Loira dove i paesaggi sono contornati dai famosi castelli, si trova questa azienda che produce vini da tre generazioni, e questo Metodo Classico rientra nella AOC Vouvray Brut.

Perlage fine e persitente, profumi intensi di fiori di acacia e nuance di agrumi e frutta tropicale appena accennata. Gradevole al palato con una bollicina aggraziata, spinge in acidità e freschezza.

Clé Riserva Trento Doc Dosaggio Zero, Metodo Classico 2019– Albino Armani

(Pinot nero 50% Chardonnay 50%)  

Azienda che vanta una tradizione vitivinicola di oltre 400 anni. Le prime produzioni iniziano in Trentino – Alto Adige per poi acquisire vigneti anche in altri parti d’Italia.  Le uve per fare questo spumante nascono su terreni ricchi di calcare e basalto, i vigneti possono definirsi di altura. Rimane 60 mesi sui lieviti, regalandoci così una complessa gamma aromatica: crosta di pane, sentori agrumati, zagara, eucalipto. Esprime equilibrio, finezza e eleganza, con sensazioni in bocca di una bollicina persistente e elegante, finale lungo e sapido.

Champagne Blanc de Noirs Brut – Albert Beerens

(Pinot noir 80% Pinot meunier 20%)

Ci troviamo in Côte de Bar. Producono Champagne da sei generazioni, oggi guidati da Anne-Laure Beerens. Sette ettari di vigneto suddivisi in cinque Cru, dal 2021 sono certificati biologici e producono circa 40.000 bottiglie annue.

Rimane 30 mesi sui lieviti, si presenta con un naso di fiori bianchi e agrumi come il cedro, balsamico, minerale. In bocca è cremoso, ampio e elegante, spinge in profondità con una bollicina elegante e persistente.

Bulles Belges Blanc de Blancs 2021 – Domaine Mont des Anges

(Chardonnay 100%)

Nella regione della Vallonia in Belgio, si trovano la maggior parte dei vigneti del paese, immersi in un contesto naturalistico unico, circondati da fiumi e foreste. Qui il clima è freddo si adatta bene a vini bianchi e spumanti. Cantina relativamente giovane, la cui produzione è concentrata nel lavorare in agricoltura biologica tre varietà: Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier.

Fermentazione e affinamento in legno per 24 mesi. Leggere note fumée, crosta di pane e spezie dolci, vaniglia e legno di sandalo. Seguono nuance fruttate di pompelmo rosa, agrumi, e fiori bianchi. In bocca è intenso e vibrante con un’acidità espressa rinfrescante. Finale lungo e persistente.

Passiamo ora ad assaggiare qualche vino premiato durante la sessione del concorso svolto a Léon in Messico lo scorso anno

Carcare Rosso IGT Palizzi 2021 – Filippo Brancati

(Nerello Calabrese 100%) – Acciaio

Le vigne di questa piccola realtà calabrese si trovano in un contesto ambientale piuttosto suggestivo, fra i calanchi alle spalle e il mare della costa Jonica, il tutto circondato da alberi di bergamotto e olivo. Nerello, Alicante e Chardonnay per un’etichetta che rimane impressa, sui toni caldi. Dal color porpora brillante, si presenta al naso con frutti scuri, come la prugna e la ciliegia, inchiostro e sentori speziati, tabacco, pepe nero, balsamico e iodato. Le sensazioni marine le ritrovi anche nel sorso, con la grande sapidità che sembra una pennellata dal blu del mare al giallo del sole di questa terra. Ampio, elegante e profondo, dai tannini setosi.

Villa Santera Primitivo di Manduria DOC 2022 – Leone De Castris

(Primitivo 100%)

Leone de Castris è storia di Puglia e questo vino rappresenta una notevole espressione del Primitivo di Manduria. Colore profondo rubino, con sentori terziari di cioccolato e spezie dolci, arriva in successione un frutto denso e scuro, con sfumature fresche e balsamiche. In bocca risulta ampio e succoso, ottimo equilibrio con acidità presente, con tannini fitti e vivaci, ancora da integrarsi appieno.

Per Lui Salice Salentino Riserva DOC 2019 – Leone de Castris

(Negramaro 90% Malvasia 10%)

Rubino lucente dai riflessi granato, regala subito profumi altamente complessi. L’uva viene raccolta dopo un leggero appassimento su pianta. Frutta scura, sentori terziari di cioccolato e spezie dolci, cannella, bacche di ginepro, china, rabarbaro, balsamico e molto altro. Sorso equilibrato e avvolgente, con una sapidità immensa.

Cerviano Merli Barolo DOCG 2016 – Casetta

(Nebbiolo 100%)

Realtà situata nel territorio di Roero, gestisce vigneti in più zone delle Langhe esprimendo così i vari Cru.

Le uve provengono interamente dal Cru Cerviano Merli, per un vino dal colore granato vivido, con sentori di violetta, frutta rossa, sentori agrumati e spezie, tabacco e note di eucalipto. In bocca risulta equilibrato con tannini piacevoli e vellutati.

Seconda Stella a Destra Brunello di Montalcino DOCG 2019 – La Togata

(Sangiovese 100%)

La Togata ha circa 20 ettari di vigneto con una produzione di circa 145.000 bottiglie, di proprietà della famiglia Angel, hanno iniziato il loro percorso a Montalcino alla fine degli anni ’80. Bella espressione di Sangiovese sia per l’aspetto nel calice, che per i profumi che veicolano sbuffi di prugna e fiori di violacei. Prosegue su china, tabacco, pepe ed erbe officinali. In bocca è equilibrato, ampio e austero.

L’azienda La Vigna del Mare di Capalbio è stata una bella sorpresa che non conoscevo. Presenti i proprietari, con i quali ho chiacchierato a lungo assaggiando i loro vini premiati. Un progetto nato grazie all’amore di Francesca Serena Monghini per questa zona, che insieme al marito Massimo Masini, decide di comprare una proprietà per trascorrere le vacanze estive. Quindici ettari totali di cui otto a vigneto che si affacciano direttamente sul Mar Tirreno. Escono con il loro primo vino nel 2010. Una piccola produzione che si attesta sulle 25.000 bottiglie, dove si predilige anche l’arte spumantistica, oltre che ai vini fermi.

Rosè della Càpita Metodo Classico – La Vigna del Mare

(Syrah 60% Sangiovese 40%) – 60 mesi sui lieviti, 2.500 bottiglie prodotte.

Tonalità da buccia di cipolla, con sentori floreali e piccoli frutti rossi di bosco. Melagrana e scie agrumate, erbe aromatiche e note balsamiche che preludiano ad un sorso cremoso, equilibrato, soretto da un’acidità intrigante. La bollicina è fine e gradevole, con texture elegante e persitente.

Côr d’Or Vermentino Maremma Toscana DOC 2023 – La Vigna del Mare

(Vermentino 100%) – Fermentazione per un terzo in acciaio e il resto in tonneau, matura per 6/8 mesi in tonneau di rovere francese, con successivo affinamento in bottiglia 3/6 mesi.

Colore giallo paglierino dai riflessi dorati, al naso si presenta con salvia e note di agrumi che vanno dal floreale a sentori di pompelmo rosa e cedro. Mentuccia fresca, legno di sandalo e note iodate, completano lo spettro olfattivo ampio e intrigante.  Entra verticale, molto deciso, fresco con spiccata acidità e sapidità.

Ho trovato grande coerenza nel lavoro svolto alla cieca durante i vari panel di Commisione, sintomo che assaggiare senza conoscere il produttore di riferimento è sempre un plus per ottenere risultati imparziali e fortemente indicativi, anche a distanza di mesi.

Passiamo ora all’Estero

ARMENIA

Immersa tra le montagne, tra il Caucaso e l’Asia, l’Armenia è famosa per i vigneti coltivati fin dall’antichità, su altopiani compresi tra i 900 ed i 1.700 metri di altitudine. I paesi di quest’area hanno avuto un’influenza dominante sovietica per anni, dove veniva richiesto di produrre principalmente alcolici come il brandy. Negli ultimi anni l’Armenia sta vivendo una rinascita generale, in particolar modo nella viticoltura, dove l’interesse è rivolto verso vini naturali e biologici.

Le condizioni pedoclimatiche sono molto favorevoli, dai suoli di origine vulcanica a temperature ideali per la produzione di uve. Gli ettari vitati sono circa 16.000 distribuiti per una cinquantina di produttori totali, che prediligono autoctoni poco conosciuti come: Areni noir o il Voskehat, varietà a bacca bianca. Hanno aderito ben 21 aziende a Wine Paris per promuovere vini interessanti e contemporanei.

MOONQ WINES

Poco meno di un ettaro, nata nel 2004. La prima bottiglia arriva solo nel 2021. Il proprietario è Tevan Poghosyan, enologo che per anni si è dedicato a fare consulenze sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni della zona come il Voskehat e i rossi Nrneni, Areni e Khndoghni.

Nrneni 2023 (1.000 bottiglie), in acciaio e con 8 mesi di bottiglia, si presenta rosso violaceo profondo e denso. Ricordi di frutti scuri e viola, leggera tostatura di caffè e pepe bianco. Il sorso è slanciato con ottima acidità, persistente e dai tannini vivaci.

Areni-Khndoghni-Nrneni 2023 (2.700 bottiglie), la versione quotidiana del blend con notevole freschezza olfattiva data da note balsamiche e floreali come viola e glicine. Equilibrato ed espressivo, con trama tannica in via di evoluzione.

Nrneni Rosè 2023 (300 bottiglie), non possiamo certo definirlo provenzale. «Le uve sono raccolte espressamente per fare questo vino, e il colore è questo e rappresenta l’uva» macconta Tevan. Il naso verte su sentori floreali, il vino esprime versatilità, ed è ben fatto.

Nrneni Reserve 2022 (600 bottiglie): matura 12 mesi in barrique, con profumi fruttati e balsamici, da accenni di bacche di ginepro, cioccolato e caffè. Sorso ampio, finale lungo, sapido e elegante.

Riserva Areni- Khndoghni-Nrneni 2022 (300 bottiglie). Barrique per un anno, più complesso, ma ancora tenero nei suoi ricordi floreali. Si esprime con intrigante eleganza e profondità e tannini fitti e vivaci.

GEVORKIAN WINERY

Di Gevorkian Winery di Yerevan ho avuto il piacere di degustare i vini alla presenza del proprietario Vahagn Gevorgyan. Fondata nel 2006 vi invito a visitare il sito dove ci sono dei meravigliosi video dei paesaggi e delle loro lavorazioni. Si lavora in cantina su vari fronti: acciaio, Karas (le anfore locali) e botti di legno. Una delle tecniche usate per i rossi è quella dell’appassimento dei grappoli, vinificati poi dopo 3 mesi. Questo metodo si chiama: Kakhani (metodo similare di produzione per l’Amarone della Valpolicella).

Amphora 2023 – vinificazione di due uve bianche Voskehat e Kangun, che rimangono in anfora per circa sei mesi. Nuance floreali intense, ottima acidità e piacevolezza di beva.

Ariats Areni Kes Kakhani 2021 – uve Areni, di cui circa un 50% seguono appassimento. Dopo la seconda fermentazione il vino passa in botti armene per circa sei mesi. Frutti scuri come il mirtillo e ribes seguiti da sentori di mentuccia e leggere nuance terziarie di cioccolato e caffè. In bocca il sorso è piacevole e gustoso.

Ariats Kakhani Riserva 2019 – Quattro varietà tradizionali: Areni, Haghtanak, Milagh e Karmrahyut che vengono appassite per tre mesi, con successiva sosta in grandi botti di quercia armena per due anni. Espressioni violacee, spezie dolci ed erbe officinali. E poi china, more di bosco e tannini setosi, ben integrati. Chiosa elegante.

MOLDAVIA

Repubblica parlamentare dell’Europa Orientale, caratterizzata da un territorio variegato che va dalle colline rocciose alle immense foreste. Le regioni vitivinicole sono piuttosto rilevanti nell’economia del paese e la produzione dei vini ricopre un ruolo importante, dal rapporto produzione/export fra i più alti in Europa. Le proprietà sono molto estese e rappresentano centinaia di ettari. Qui si producono varietà autoctone come: Rară Neagră, Plavai, Feteasca Alba e Feteasca Neagra, e Saperavi che arriva dalla Georgia, oltre a ceppi internazionali. Le zone di produzione si distinguono principalmente in quattro: Bălți (nord), Codru (centro), Purcari (sud-est), Cahul (sud).

VINIA TRAIAN

La regione di Valul Lui Traian (Vallo di Traiano) è posta sud, nell’area di Cahul molto vicina alla Romania ed ospita l’azienda Vinia Traian con i suoi 300 ettari di proprietà ed i due milioni di bottiglie annue. Mi accoglie per la degustazione Maria, figlia del proprietario Simion Kristev.

DeLaVal Inspiration IGP Vallo di Traiano 2022 (Sauvignon 50%, Aligote 35% e Muscat 15%), un naso che ricorda molto il varietale delle uve Moscato e del Sauvignon Blanc. In bocca richiama freschezza e agilità.

Saperavi 2024 – dal colore piuttosto intenso, vino fresco e gastronomico, su ricordi di frutta come ciliegie e mirtilli, nuance di cioccolato e pepe bianco. Sorso piacevole e fresco, vivace e non potente il tannino.

Reserve 2029 IGP Vallo di Traiano (Cabernet Sauvignon 100%), 2.500 bottiglie per questa vendemmia, prodotto solo nelle annate migliori. Riposa 20 mesi in barrique di rovere americano, che ne caratterizza l’accenno iniziale alla spezia dolce e all’affumicatura. Si passa dal frutto di ciliegia, alla china, eucalipto e radice di liquirizia. In bocca è equilibrato dal finale persistente, elegante con spiccata sapidità. Ottima interpretazione

DeLaVal Inspiration 2018 IGP Vallo di Traiano (Cab.Sauv. 50% e Merlot 50%), 6 mesi di barrique canadesi e 2 anni di bottiglia. Complesso al naso: more, balsamicità, pepe nero, bacche di ginepro e inchiostro. Assaggio elegante, equilibrato e persistente, forse dal tannino ancora un po’ pronunciato, ma con buoni margini di evoluzione.

CHATEAU VARTELY

Chateau Vartely situata sempre nel Vallo di Traiano, vanta circa 500 ettari per una produzione complessiva di 3.500.000 di bottiglie prodotte. Ovviamente l’azienda è rappresentata da varie linee di produzione differenziate per brand e fascia prezzo.

Individo 2022 (blend al 50% fra Feteasca Neagra e Rara Neagra), affina sei mesi in barrique usate. Frutto scuro e leggeri sentori terziari, con un sorso aggraziato e equilibrato, ottima acidità e tannini vivaci. Ottimo rapporto qualità-prezzo.

Taraboste Pur Aristocratic 2022 (Feteasca neagra 100%), per due anni in barrique di rovere della Moldavia nuove. Il legno è gestito in modo sapiente e ci regala dei sentori delicati di spezie dolci, caffè e note di cioccolato, poi arriva il frutto scuro. In bocca esprime equilibrio. ma in modo austero con un grande finale sapido.

Taraboste Pur Aristocratic Reserva 2018 (Cab. Sauv. 70% e Merlot 30%), affinamento di 30 mesi in barrique. Il naso ricorda il varietale del Merlot, con tocchi terziari e balsamici che donano freschezza. Ampio e persistente con espressioni sapide molto presenti, finale elegante con tannino fitto e ben integrato.

Taraboste Tribut Saperavi 2018 (Saperavi 100%), qui si utilizzano barrique ungheresi dove il vino rimane per 14 mesi. I ricordi di frutti piccoli scuri predominano l’olfatto che poi verte su sentori di china e radici di bosco, balsamico. Al gusto risulta complesso e equilibrato, elegante con tannini vivaci e in evoluzione.

À la prochaine!

Fonti: https://wineparis.com

Immagine di Claudia Marinelli

Claudia Marinelli

Il vino ed il cibo hanno sempre fatto parte della mia vita e credo che attraverso la passione e la competenza si possa trasmettere profondamente a chi ci circonda tutto quello che abbiamo sperimentato. La condivisione è l’aspetto più intrigante del nostro lavoro. Ho iniziato a lavorare nel settore enogastronomico giovanissima, partendo dal ristorante di famiglia, sono diventata sommelier nel 1991, e da allora non mi sono più fermata... La degustazione è l’aspetto del mio lavoro che più mi gratifica e poter fare della mia grande passione il mio lavoro è stato senza dubbio molto importante per me. L’altra cosa di cui non potrei fare a meno sono i viaggi, spesso mi lascio trasportare dall’avventura, a volte un po’ wild e improntata all’improvvisazione, ma per scoprire nuove culture e luoghi credo sia l’unico modo. Mi piace scrivere, anche se non lo faccio spesso, ma questo luogo potrebbe essere l’occasione per raccontare un po’ delle mie storie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ALTRI ARTICOLI DELL’AUTORE