Trentodoc Festival: bollicine di montagna e visioni d’altura

Un lungo weekend d’inizio autunno ha trasformato Trento in una capitale effervescente, dove il Trentodoc Festival ha celebrato le bollicine di montagna con un palinsesto ricco di incontri, degustazioni e visite in cantina. Curato da Luciano Ferraro, Vicedirettore del Corriere della Sera e Direttore Artistico del festival, l’evento ha saputo intrecciare cultura, innovazione e territorio, offrendo un’esperienza immersiva e multisensoriale.

Nel cuore del programma, i Wine Talks hanno rappresentato momenti di riflessione ad alta quota tra AI e biodiversità. Il futuro del vino tra AI e nuove tecnologie, ha visto il giornalista Riccardo Luna dialogare con Ferraro sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale nella filiera vitivinicola. Dalla gestione dei vigneti alla personalizzazione dell’esperienza enologica, il confronto ha aperto scenari stimolanti, sollevando interrogativi etici e strategici sul ruolo della tecnologia nel preservare l’anima del vino.

Il vino di montagna e la sfida della biodiversità, ha offerto una lettura evolutiva del vino come espressione di resilienza. Il filosofo Telmo Pievani, insieme a Ferraro, Stefano Fambri presidente dell’Istituto Trento Doc, e Andrea Buccella, responsabile produzione di Cesarini Sforza, ha evidenziato come la viticoltura alpina rappresenti una forma di resistenza creativa, capace di custodire biodiversità e autenticità in un equilibrio fragile ma vitale.

Momenti complementari, intensi e profondi, che hanno arricchito il Festival di contenuti e prospettive, confermando il vino come linguaggio, visione e progetto.

Molte le cantine aperte con eventi ad hoc, che hanno offerto uno sguardo ravvicinato sulle eccellenze artigianali del Trentodoc, tra queste Reví e Spagnolli.

Reví Spumanti: eleganza e precisione artigianale

Fondata nel 1982 da Paolo Malfer, Reví è una cantina familiare che incarna l’anima più autentica dello spumante Metodo Classico trentino. Il nome stesso, “Reví”, richiama il toponimo “Re del vino”, evocando una zona storicamente vocata alla viticoltura. Oggi, sotto la guida dei figli Stefano e Giacomo, la cantina coniuga tradizione e innovazione, distinguendosi per uno stile raffinato e coerente.

I vigneti di Chardonnay e Pinot Nero si estendono in un territorio alpino fresco e asciutto, ideale per la produzione di spumanti di montagna. La filosofia produttiva si fonda su una lavorazione manuale meticolosa, pressature soffici e lunghi affinamenti sui lieviti, elementi che conferiscono ai vini eleganza, complessità e una spiccata identità territoriale.

Durante la visita, accompagnata da una merenda conviviale, sono stati proposti in degustazione Reví Dosaggio Zero 2021, Reví Rosé 2021 e Reví Riserva Magnum 2014. Millesimati che rappresentano un racconto di famiglia, territorio e dedizione che si rinnova ad ogni bottiglia.

Cantina Spagnolli: la piccola Epernay del Trentino

Immersa tra le terrazze eroiche di Cimone, la Cantina Spagnolli è il frutto di una visione pionieristica e di una dedizione familiare che attraversa tre generazioni. L’intuizione originaria di Francesco Spagnolli e Gino Veronelli risale al 1978, quando identificarono in quei terreni impervi una vocazione spumantistica straordinaria. Da allora, la famiglia ha trasformato quel frammento di montagna in una vera e propria stazione sperimentale del Metodo Classico.

Oggi è Alvise Spagnolli, ingegnere energetico convertito alla viticoltura, a guidare con passione e precisione la produzione. Il vigneto si distingue per la sua eterogeneità geologica e microclimatica: fondali marini, marne e calcari organogeni, esposizioni multiple e venti alpini contribuiscono a una maturazione differenziata delle uve, raccolte manualmente in piccole ceste e vinificate separatamente.

Il risultato è un mosaico di cru che, una volta assemblati, danno vita a spumanti dalla firma gusto-olfattiva elegante e irripetibile. Il Pinot Nero, protagonista assoluto, diventa strumento espressivo per raccontare il territorio e la sua storia, in particolare nell’etichetta Disìo, sintesi dell’identità dell’anfiteatro Spagnolli.

Accolti da Susi, regista silenziosa e maestra d’accoglienza, la visita si è conclusa con una degustazione autentica e conviviale di Disìo e Fral (Chardonnay 65%, Pinot Nero 35%), accompagnata da salumi, formaggi a km zero e dalla celebre focaccia di farro e patate. Un’esperienza che ha unito rigore tecnico e calore umano, lasciando il segno per qualità, autenticità e bellezza.

Il Trentodoc è una denominazione dalle molte anime, capace di accogliere grandi maison e piccole realtà con pari dignità e valore. Se le prime contribuiscono alla visibilità internazionale, sono spesso le seconde a custodire l’identità più profonda del territorio: visione, sperimentazione, artigianalità e racconto.

Cantine come Reví e Spagnolli rappresentano le punte di diamante di una viticoltura alpina che non teme la fatica, ma la trasforma in bellezza. Sono laboratori di autenticità, dove ogni bottiglia è il risultato di scelte consapevoli, di mani esperte e di un dialogo costante con la natura. In un mondo del vino sempre più globalizzato, queste realtà ci ricordano che il futuro passa anche dalla cura del dettaglio, dalla valorizzazione delle differenze e dalla capacità di raccontare storie vere. E che dietro ogni bollicina di montagna, c’è un’anima che merita di essere ascoltata.

Immagine di Laura Bucci

Laura Bucci

Toscana di Siena, mi sono occupata per anni di marketing e comunicazione dei calici, poi mi sono innamorata del loro contenuto e sono diventata Donna del Vino e wine blogger con www.ladygourmet.it. Scrivo per la Guida I Vini Del Cuore. Sommelier e WSET2, attualmente mi occupo di marketing e comunicazione per aziende vinicole. Mi è sempre piaciuto raccontare le mie avventure enogastronomiche e lo faccio anche per il Consolato Toscano dell’Union Europeéenne des Gourmets. Il vino non è solo un prodotto: è cultura, territorio ed esperienza.

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