Vini d’Abbazia 2026: a Fossanova il vino incontra enoturismo, cultura e arte

Ogni anno Vini d’Abbazia ideato dall’amore per l’enogastronomia del giornalista Rocco Tolfa è divenuto un evento del gusto del cibo e vino sempre più atteso. Questo articolo è stato scritto idealmente a quattro mani grazie al prezioso contributo della amica sommelier Simona Marricco, che da esperta degustatrice ha provato e selezionato alcuni vini.

Oltre duemila calici degustati nella sola giornata inaugurale e un programma che intreccia vino, territorio, spiritualità e ricerca culturale. Ha preso il via nell’antica Abbazia di Fossanova la quinta edizione di Vini d’Abbazia, manifestazione promossa da Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina e Azienda Speciale Informare.

L’evento, ormai punto di riferimento nel panorama enoturistico nazionale, ha confermato fin dal primo giorno la propria vocazione: valorizzare il patrimonio vitivinicolo attraverso un dialogo continuo tra storia, cultura e innovazione, in uno dei luoghi simbolo del monachesimo italiano.

Il valore dell’autoctono e il futuro dell’enoturismo

Ad aprire il programma è stato il seminario “Il valore dell’autoctono: tra qualità e territorio”, organizzato da Arsial e dedicato ai produttori laziali. Al centro del confronto il ruolo strategico dei vitigni autoctoni come elemento distintivo dell’identità regionale e leva di sviluppo per l’enoturismo.

Tra gli interventi più attesi quello di Enrico Chiavacci, responsabile marketing di Marchesi Antinori, che ha illustrato le strategie di comunicazione che hanno contribuito a rendere il marchio uno dei principali ambasciatori del vino italiano nel mondo.

Particolarmente significativa anche la riflessione di Violante Cinelli Colombini, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, che ha evidenziato come il successo delle destinazioni enologiche passi sempre più dalla capacità di costruire esperienze autentiche e coinvolgenti per visitatori e appassionati.

A completare il quadro è stato l’intervento di Roberto Cipresso che ha sintetizzato il futuro della comunicazione del vino attraverso quattro concetti chiave: scientificità, storicità, sostenibilità e sistema. Una visione che unisce memoria e innovazione, elementi sempre più centrali nella narrazione contemporanea del settore.

Il taglio del nastro e il ruolo delle istituzioni

La cerimonia inaugurale delle 18 ha visto la partecipazione delle principali autorità regionali e locali. Dopo la benedizione di Padre Andrea David e la lettura del messaggio del vescovo Mariano Crociata, il borgo di Fossanova si è animato con l’esibizione degli Sbandieratori dei Rioni di Cori.

Nel suo messaggio, Monsignor Crociata ha ricordato come le abbazie abbiano rappresentato nei secoli non solo centri spirituali, ma anche luoghi di trasmissione del sapere agricolo, artigianale e culturale, nei quali il vino ha sempre svolto una funzione fondamentale sul piano alimentare, sociale e religioso.

Un concetto ripreso anche da Massimiliano Raffa, che ha sottolineato il valore della memoria come elemento indispensabile per costruire il futuro dell’agricoltura e della viticoltura regionale.

Il vino osservato attraverso il microscopio

Tra le novità più interessanti di questa edizione spicca la mostra “ViCro – Il vino al microscopio. Forme e colori del gusto”, ospitata nel Chiostro e nel Refettorio dell’abbazia.

Il progetto, ideato dall’artista multimediale Silvia Iorio e sviluppato con il coordinamento dell’architetto Maurizio Condoluci, propone una lettura inedita dell’universo del vino attraverso immagini microscopiche artisticamente rielaborate. Tannini, polifenoli, lieviti, zuccheri e sostanze aromatiche diventano paesaggi visivi capaci di trasformare la ricerca scientifica in esperienza estetica.

L’esposizione rappresenta uno degli esempi più riusciti di contaminazione tra arte contemporanea e cultura del vino, ampliando il racconto enologico oltre la degustazione e la tecnica.

La masterclass di Roberto Cipresso

La giornata si è conclusa con una delle iniziative più attese dal pubblico specializzato: la masterclass condotta da Roberto Cipresso dedicata ai grandi vini rossi italiani e internazionali.

Un percorso che ha attraversato territori iconici come il Brunello di Montalcino, le Langhe, l’Umbria, il Lazio e la Borgogna, offrendo una riflessione sul vino come espressione culturale del paesaggio e strumento di lettura delle identità territoriali. Nel frattempo, i banchi d’assaggio delle oltre trenta cantine provenienti da abbazie italiane e internazionali, affiancate da numerose aziende del territorio laziale, hanno animato il Chiostro fino a tarda sera, accompagnati dalle note dell’Officine Meridionali Orchestra diretta da Giuliano Gabriele

“Vini d’Abbazia” 2024

La terza edizione di “Vini d’Abbazia”, svoltasi nel suggestivo Chiostro di Fossanova a Priverno (LT), si è conclusa con un successo straordinario, con oltre quattromila visitatori in tre giorni, ed ha offerto un viaggio unico attraverso la storia e i sapori dei vini prodotti nelle abbazie e nei monasteri.

L’evento ha visto la partecipazione di un’impressionante schiera di produttori: venti abbazie italiane, dieci francesi e l’antica abbazia georgiana di Alaverdi hanno condiviso i loro tesori enologici con il pubblico.

Accanto a tali nomi prestigiosi, hanno brillato le otto Cantine della Strada del Vino di Latina, i produttori della Strada del Cesanese del Piglio e del Consorzio del Cesanese DOCG, le cantine della DOC del Cabernet di Atina, nonché le Cantine associate a Confagricoltura Latina.

Uno degli aspetti più apprezzati sono state le Masterclass, che hanno permesso agli appassionati di approfondire la propria conoscenza enologica. Particolarmente seguite le sessioni dedicate alle bollicine francesi e ai grandi rossi della Borgogna, organizzate in collaborazione con Les vins d’Abbayes.

Un’altra degustazione di grande richiamo è stata quella sulla tradizione dei vini monastici della Georgia, tenuta dall’enologo Donato Lanati, con uno sguardo approfondito su una delle tradizioni vinicole più antiche del mondo.

Marco Carpineti, titolare dell’omonima cantina, ha catturato l’attenzione del pubblico con vini che escono dagli schemi per qualità e finezza, grazie a una continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche di vinificazione. Non sono mancati momenti di approfondimento sui vini locali, con incontri dedicati al Cesanese, al Bellone, al Cabernet di Atina, ai vini estremi delle Alpi e a quelli prodotti in anfora, tutti accolti con grande entusiasmo dai winelover presenti.

Tra le degustazioni di rilievo, spiccano quelle del Monastero di Bose San Masseo, situato nei pressi di Assisi. Maddalena Mazzeschi, comunicatrice, ha presentato il Grechetto Assisi DOP Bio, il Rubeum Umbria Rosso IGT Bio 2022 e il Vermut Masseo, che hanno conquistato i palati dei presenti.

L’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, situata ad Asciano in provincia di Siena, ha portato all’evento la sua secolare tradizione vinicola. Dal 1319, i monaci dell’Ordine dei Benedettini di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore seguono la regola “ora et labora”, dedicandosi con sapienza alla produzione di vini eccellenti. Tra questi, hanno suscitato particolare interesse il 1319 Rosatum Toscana IGT 2020, il Rosso Toscana IGT (blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot) e il pregiato Passito del Priore IGT.

Parallelamente alle degustazioni nel Chiostro, il Borgo di Fossanova ha ospitato lo Slow Food Village, un’iniziativa che ha arricchito ulteriormente l’offerta gastronomica dell’evento. Qui, i visitatori hanno potuto assaporare specialità e presidi selezionati dall’associazione Slow Food, creando un perfetto connubio tra i vini d’abbazia e le eccellenze culinarie del territorio.

L’interesse per “Vini d’Abbazia” ha varcato i confini nazionali, attirando l’attenzione di riviste specializzate internazionali come Decanter, Wine Enthusiast e The Drink Business, che hanno inviato i propri corrispondenti per seguire la manifestazione.

Il successo di “Vini d’Abbazia” è stato reso possibile grazie al supporto di numerosi enti e istituzioni. L’evento, gratuito per gli espositori, ha beneficiato del contributo della Regione Lazio e dell’ARSIAL, della Camera di Commercio Frosinone Latina e della sua azienda speciale Informare, nonché di Confagricoltura. Fondamentale è stata anche la collaborazione del Comune di Priverno, di Oltre Roma wine tour, dei sacerdoti missionari dell’Istituto del Verbo Incarnato che curano l’Abbazia di Fossanova, della Direzione Regionale Musei Lazio e di Slowine.

Da sottolineare anche il prezioso supporto di AIS Latina, con la presenza del Delegato Umberto Trombelli, recentemente premiato come miglior Sommelier del Lazio, che ha coordinato il servizio ai banchi di degustazione e alle masterclass con grande professionalità.

La terza edizione di “Vini d’Abbazia” si è dunque confermata come un appuntamento imperdibile per gli amanti del vino e un importante momento di valorizzazione delle eccellenze enologiche e culturali del territorio. L’evento ha saputo coniugare la tradizione millenaria della produzione vinicola monastica con le più moderne tecniche di vinificazione, offrendo ai visitatori un’esperienza unica nel suo genere. La presenza, per la prima volta, di 20italie ha aggiunto un ulteriore elemento di novità e interesse all’evento, ampliando ulteriormente la gamma di vini e produttori presenti.

Vini d’Abbazia: una lunga storia dal Medioevo ad oggi

di Silvia De Vita

Per chi ama andare alla scoperta di tradizioni, culture e popoli, il vino consente di intraprendere facilmente viaggi attraverso il tempo, i costumi e i patrimoni intellettuali radicati nella nostra Penisola, (e non solo). L’Italia e l’Europa hanno una lunga storia legata ad abbazie e monasteri e al contributo che essi hanno dato alla salvaguardia della viticoltura tradizionale.

Sin dal Medioevo, le abbazie hanno avuto un ruolo cardinale non soltanto nella produzione di vino per messe e autoconsumo, ma anche nella preservazione dei “cépages” (le varietà d’uva) che altrimenti sarebbero andati persi come ha spiegato Rocco Tolfa, giornalista del Tg2, uno degli ideatori della manifestazione

E’ una storia questa che merita sempre di essere raccontata… ed è successo con la seconda edizione di “Vini d’Abbazia” nella splendida cornice dell’Abbazia di Fossanova – il più antico esempio d’arte gotico-cistercense in Italia, risalente al XII secolo.
Protagoniste dell’evento sono state proprio le abbazie, assieme a monasteri e conventi dislocati su tutto il territorio italiano e francese. Banchi di assaggio di oltre 30 cantine produttrici hanno accompagnato i visitatori, appassionati di vino e operatori del settore, in un viaggio senza confini. Tante etichette provenienti da selezioni curate da religiosi e enologi esperti.

“La scelta delle aziende, come ribadisce Marco De Cave della cooperativa Taste Roots, si è basata sul prestigio e sulla ricerca estenuante. Molte di queste sono tuttora attive, gestite da monaci e suore di diversi Ordini. Altre, lavorano in simbiosi con le abbazie stesse, avendone acquisito le competenze o la gestione diretta. Altre hanno proprio rilevato tali cantine, riprendendo le tradizioni e i progetti locali”.

Ben rappresentato il Lazio, con i vini artigianali del Monastero delle suore Trappiste di Vitorchiano, dell’Abbazia di Valvisciolo di Sermoneta e dell’Abbazia di Casamari a Veroli che domina il torrente Amaseno, e dai vini prodotti nel territorio pontino con le Cantine che aderiscono alla Strada del Vino di Latina: Sant’Andrea, Marco Carpineti, Casale del Giglio, Cincinnato, Pietra Pinta, La Valle dell’Usignolo, Villa Gianna, Donato Giangirolami.

In Campania, la Cantina Feudi di San Gregorio ha voluto dedicare uno dei loro vini più importanti all’Abbazia del Goleto che, fondata nel 1133 a Sant’Angelo dei Lombardi, ha salvato i vitigni autoctoni campani Greco di Tufo, Fiano e Aglianico dalla scomparsa; presente anche Abbazia di Crapolla di Vico Equense.

In Alto Adige, Abbazia di Novacella, quella di Muri-Gries e della Cantina Valle Isarco che cura i vigneti del Monastero di Sabiona; Abbazia di Praglia – Monastero Benedettino della provincia di Padova – e l’Abbazia di Busco del Veneto; l’Abbazia di Rosazzo del Friuli Venezia Giulia, i cui vigneti millenari sono affidati alla Cantina Livio Felluga.

La Toscana è stata rappresentata dalla Badia di Passignano (Abbazia di Vallombrosa), le cui storiche cantine sono in uso da parte della Famiglia Antinori, dall’Abbazia di S. Maria di Monte Oliveto nel Senese, La Pieve di Pievasciata, una delle più antiche del territorio chiantigiano, dal Monastero dei Frati Bianchi di Fivizzano (Massa Carrara), ; mentre l’Umbria e il suo legame tra vino e religione verrà raccontato dall’Azienda Agricola Arnaldo Caprai e dal Monastero di Bose, con le uve coltivate nelle terre del Monastero di San Masseo ai piedi del centro storico di Assisi.

”Le novità di quest’anno sono state diverse, continua Marco De Cave: La presenza delle cantine di abbazie francesi con le quali è nato un gemellaggio proficuo; la collaborazione con Slow Food, con la presenza dei suoi presidi e del suo presidente Carlo Petrini; e la vicinanza al territorio grazie alle diverse iniziative ed experiences connesse in zona”…

Ad arricchire l’evento, inoltre, le diverse Masterclass che si sono susseguite nei 3 giorni.  Di particolare rilievo è stata quella de “I vini autoctoni della provincia di Latina”, alla scoperta di Nero Buono, Bellone, Malvasia Puntinata e Moscato di Terracina condotta magistralmente da Umberto Trombelli, delegato di AIS Lazio- Sez. di Latina.  Marco Caprai, della Cantina Arnaldo Caprai, e Antonio Capaldo, di Feudi di San Gregorio,  esempi di eccellenza italiana nel mondo, per la prima volta insieme, moderati da Isabella Perugini (della Rai), hanno raccontato i loro vini e il legame con le abbazie.

Un’occasione unica per scoprire i “Vini d’Abbazia francesi” è stato l’incontro con l’Associazione Les Vins D’Abbayes.  Inoltre, gli approfondimenti su “La strada del Cesanese”, il vino dei Papi, e su “la cantina Valle Isarco” hanno permesso di conoscere meglio questi territori e le cantine che li rappresentano. Il Consorzio Atina Cabernet DOP ha raccontato l’esperienza della rinascita di un territorio nel cuore della Ciociaria, dove il Cabernet Sauvignon ha trovato il suo habitat già dall’800. Un’opportunità rara è stata la degustazione dei vini naturali del Monastero Trappiste di Vitorchiano, descritti da Giampiero Bea.

Vini d’Abbazia è stata organizzata dall’Associazione Passione di Vino, Taste Roots Soc. Coop., con il Comune di Priverno e la Regione Lazio, ARSIAL, in collaborazione con la Strada del Vino di Latina, Slow Food Lazio, e Slow Wine e Associazione Italiana Sommelier.

Alla prossima edizione!