Le armonie e il vino: un commosso ricordo del Maestro Peppe Vessicchio

Nel vicinato la gente lo conosceva come “il Maestro di Sanremo”. A Città Giardino, nel quartiere di Montesacro a Roma, esiste una certa armonia non comune nella capitale, tra villette e alberi e tra il suono costante del vento pomeridiano che accarezza e spinge le foglie dagli alberi.

Ed è il rapporto tra questo quartiere e la sua gente ad aver costituito l’alveo sociale naturale in cui Peppe, per tutti “Il Maestro”, ha scambiato sorriso e parole sincere, in umiltà e semplicità con chiunque, lontano dal clamore delle luci della ribalta televisiva.

Lo aspettavamo di frequente, quando aveva tempo, in enoteca da Francesco Bertini. Ragionando di vini e di metodi produttivi, decantavamo e tessevamo le lodi di questo o quel produttore o di quel vitigno meno conosciuto, ma comunque meritevole di affermazione. Era una chiacchierata tra appassionati enofili sul modo di sentirsi a casa, con qualche espressione napoletana e una virata immediata della conversazione verso forme mediterranee e calde dai sentimenti sinceri.

Peppe era così, schietto come i vini che amava e come la musica che componeva o arrangiava, anche se a comporre era più bravo a suo dire! E come i vini che produceva da qualche anno, era schietto il suo modo di ragionar di cose del vino: più che un’opinione, Vessicchio esprimeva quella che secondo lui poteva essere una tendenza, una strada nuova verso armonie di gusti più alte e ispiratrici.

Non è casuale che ad ogni occasione utile lui si ripetesse nella sua spiegazione dell’influenza delle sequenze armoniche sugli elementi essenziali del vino. Che “armonizzasse” una bottiglia o una barrique; Peppe intendeva riportare un ordine armonico in quel liquido facendo sì che quell’armonia inducesse un’apertura di gusti e di equilibri sensibili non altrimenti ottenuti.

E ce ne dava prova, aperta una bottiglia di un vino famoso ne versava metà in una caraffa “testimone” dello status quo ante, mentre applicava con lo smartphone alla base della bottiglia, appoggiata, una sequenza di suoni da lui composti per un tempo determinato.

Poi degustavamo da entrambe i recipienti. E sempre, sempre rimanevano a bocca aperta. “Ma che gli hai fatto a sto vino, Peppe?” E i commenti positivi si sprecavano…

Era come se il Pifferaio Magico avesse condotto tannini, antociani, minerali e note calde in uno schema geometrico sublime, a risultare perfetti in armonia al nostro gusto. 

E pensare che questo “Metodo Freeman” lui lo aveva studiato e sviluppato partendo dai pomodori, simbolo della tradizione campana della qualità dei cibi. Ma aveva scelto il terreno della tradizione enoica per affermarlo appieno. 

Da produttore, aveva scelto uve Barbera per “comporre” il suo “ReBarba” al quale applicava processi acustici di armonizzazione fin dal mosto nel tino, o nelle evoluzioni in botte. Anche le uve di Trebbiano aveva scelto per produrre un vino di inusitata freschezza. 

Tra le chiacchiere più divertenti c’erano i suoi racconti di episodi vissuti a Sanremo, kermesse storica del nostro paese in cui fu protagonista assoluto nella direzione d’orchestra prima, nell’ultimo decennio del secolo scorso e poi nel primo del nuovo secolo. Come arrangiatore, aveva collaborato con tantissimi artisti famosi, ma di tutti lui amava raccontare degli episodi con gli “Elii“ di Elio e le Storie Tese – battute esilaranti e iperboliche – spesso tecniche di argomenti musicali. 

E forse il nostro merito, come suoi amici, è stato quello di aver trovato sempre un ottimo vino da mescere al calice e godere in sua compagnia.

Quando dicevamo assieme che ”il vino buono lega le persone insieme come la buona musica” rappresentavano con lui di quel che vivevamo assieme in quei momenti in enoteca. Lo ricorderemo sempre, semplice e mediterraneo, col crine e la barba di Giuseppe Verdi, ma col calice di un intenditore di vini che aveva compreso quanto l’armonia dei suoni possa dare all’armonia dei vini.

Ciao Peppe, ciao Maestro!

Immagine di Adriano Romano

Adriano Romano

Adriano Romano, Sommelier FIS/WSA e Master PoliMi, editor di pubblicazioni in USA e Italia sull’arte e sul commercio dei vini italiani. In costante oscillazione tra i due continenti dell’Occidente, vive in prima persona e racconta le storie dei territori e dei produttori che animano la comunità internazionale degli enofili contemporanei.

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