Amo la Grecia da sempre, cresciuta a pane e mitologia, affascinata dalle menti di Platone, Socrate, Eraclito, ammiratrice di Pericle, Leonida e Alessandro il Grande e delle donne della Naoussa, che piuttosto che ritornare schiave dei Turchi, si gettarono con i loro figli in braccio nel fiume Arapitsa nel 1822.
Amo la Grecia per i suoi paesaggi, per il blu del mare, per il vento che non ti abbandona mai e quando posso, trovo sempre un motivo per salire su un aereo e ritornare. Agli inizi di Settembre sono stata per la prima volta a Kos, patria di Ippocrate, padre della medicina: un’isola davvero stupenda, con una antica tradizione vinicola.

Ho avuto il piacere di visitare tre cantine, che mi hanno accolto con grande calore e interesse, e che restituiscono un’immagine diversa dell’isola, unica non solo per le spiagge: Hatziemmanouil, Akrani e Skevofilax.
Hatziemmanouil è una realtà storica che affonda le radici a fine Ottocento, con i vigneti di famiglia ad Asfendiou, sul versante nord-orientale. La Malagousia-Assyrtiko 2024 si presenta con un naso ricco di frutta matura e grafite, mentre la Kidonitsa 2024 lavora sulla freschezza e su un finale sapido.
L’Assyrtiko 2024, passato per sei mesi in rovere, aggiunge note fumé e di vaniglia al profilo agrumato, dimostrando struttura e longevità. Interessante anche il vino dolce Third Generation, da uve appassite, che intreccia fichi, miele e zafferano in un sorso ampio e vellutato.

A poca distanza, Ktima Akrani nasce dall’intuizione della famiglia Triantafyllopoulos, che ha ripreso a piantare vigne a Miniera negli anni Novanta. Il rebranding del 2020 ha portato un nome nuovo ma la filosofia è rimasta quella dell’accoglienza e della cura per le varietà locali.
L’Akrani White 2024, da Athiri e Assyrtiko, mostra un profilo floreale e agrumato con chiusura salina; la Malagousia 2024 affina in parte in legno e unisce aromi di litchi e pera a una persistenza elegante; il Rosé 2024, da Sauvignon Blanc e Cabernet, ha un colore luminoso e profumi di fragolina e ciliegia. Più profondo il Grenache 2022, affinato in barrique, con toni di prugna, vaniglia e spezie.

Skevofilax è la cantina più giovane tra le tre, guidata da Sakelaris Skevofilax. La Malagousia 2024 è fresca e aromatica, con albicocca e pesca in primo piano. L’Assyrtiko Tethalassomenos 2024 viene vinificato in legno, cemento e anfora: dorato nel colore, offre aromi di agrumi, miele e lentisco, con una chiusura lunga e salina. La retsina Pine Ritinitis è ottenuta in anfora con resina della Penisola Calcidica e sorprende per finezza e coerenza aromatica.
Tra i rossi, il Mavrothiriko 2023 porta in bottiglia un vitigno recuperato dalla vicina Nysiros: fruttato, con acidità vibrante e un legno ben dosato. Il Karidies Red 2020, Syrah affinato in rovere, gioca invece su prugna, pepe e tabacco. Chiude la gamma Kores, un vino dolce da Assyrtiko e Syrah, complesso e avvolgente, con note di frutta secca e spezie.

I vini prodotti sull’isola sono commercializzati per il consumo locale e talvolta arrivano ad Atene o a Rodi; alcune di queste realtà vitivinicole cominciano a guardare con curiosità anche ai mercati esteri, soprattutto al Nord Europa, prevedendo un aumento sostenibile della produzione.

I vini che ho assaggiato si sposano sicuramente bene alla cucina greca- una fresca Kidonitsa con il saganaki , il formaggio fritto (il più buono in assoluto quello della taverna Avli a Zia), la malagousia con il pesce al formo e con i calamari alla griglia, i rossi con l’agnello con patate.
Insomma, la nostalgia sta crescendo e forse è quasi giunto il tempo di ripartire…



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