Tra diversi indicatori disponibili sul mercato immobiliare, guardiamo alla puntualità del Knight Frank Luxury Investment Index, che rilascia in questi giorni una serie di dati destinati allo studio delle aziende vitivinicole.
L’indice attesta, per il 2024, una diminuzione del valore medio dei terreni dedicati alla coltivazione della Vitis Vinifera: abbiamo un -3,3% nel 2024 rispetto al 2023.
Una variabile dipendente di tale deprezzamento, ancorché minimo, può individuarsi nella decrescita del valore delle vendite nel mondo ( -9,1% nel 2024), con i distillati che seguono a ruota al -9,9%.

Ecco i valori medi di alcuni tra i maggiori areali, in relazione alle loro variazioni di prezzo per ettaro
1. Barolo: 2,08 MLN$/ha, +5%
2. Margaux, Bordeaux: 1,25 MLN$/ha, -4%
3. Ruthefort, Napa Valley: 1,2 MLN$/ha, 0%
4. Côte de Nuits, Borgogna: 1,09 MLN$/ha, 0%
5. Champagne: 1,04 MLN$/ha, +2%
6. Brunello di Montalcino: 0,91 MLN$/ha, +3,3%
7. Bolgheri: 0,81 MLN$/ha, +3%
8. Chianti Classico: 0,18 MLN$/ha, +2,2%
9. Essex, UK: 0,12 MLN$/ha, +20%
10. Marlborough, NZ: 0,11 MLN$/ha, -33%
Altre zone ad alta reputazione vedono decrementi, come Barossa Valley, in Australia, a -10%, intorno a 60.000 dollari ad ettaro, o la Côte de Provence a 100.000 dollari ad ettaro; mentre crescono del +5% i valori dei vigneti della Loira, a 90.000 dollari, e i vigneti dell’Oregon mediamente si attestano a 58.000 dollari.

Perdono, invece, il -10% i terreni della Côtes du Rhone, scesi a 30.000 dollari. Stabili sui 110.000 dollari i vigneti del Kent e del Sussex, nel Regno Unito.
La prima considerazione da fare è che la curva della crescita del valore dei terreni dedicati a vigna, ha visto aumenti probabilmente sproporzionati lungo l’intero arco temporale dal 2010 al periodo della pandemia.
Proprio il fallout dei mercati in piena pandemia, seguito dal blocco dei porti della Cina e dalla scarsità di container prima e alla relativa chiusura de mercato cinese poi, hanno impattato sul costo dei terreni il cui valore, in particolare quelli francesi e australiani.

Guardando anche al continente americano, si attestano notevoli perdite di valore delle vigne californiane in conseguenza degli ormai ciclici incendi selvaggi, che falcidiano le viti non con le fiamme, fumo e ceneri disperse. Mentre si associa una relativa svalutazione dei terreni, appena mitigata dalla crescita costante dei valori delle vigne, in Sud America, specie in Cile e Argentina.
Un outlook possibile è tuttavia non collegato alla ripresa di un mercato del vino già afflitto da minori, seppur sensibili, tendenze “Low & No Alcohol”: nonostante l’ombra dei giganti mondiali delle bevande si stenda ormai anche sul mondo della vite e del vino, si registra da anni un costante incremento del valore medio delle bottiglie dei vini d’eccellenza. Il canale Ho.Re.Ca. influenza, insomma, più del canale G.D.O. (o “Retail”) il valore dei terreni vitati e l’indice KFLI delinea questa strada.

Per i produttori italiani di vino, insomma, la via del perfezionamento sarà intuibilmente foriera di un apprezzamento anche del loro valore capitale.



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