Cosimo III de’ Medici nel 1716 nel suo Bando Granducale, specificò le migliori aree vitivinicole della Toscana: tra esse, anche una antesignana Doc della Valdarno di Sopra. Zona particolarmente vocata, con la consueta presenza del Sangiovese, così preciso nel raccontare le diversità dei terroir, assieme agli internazionali quali Cabernet e Merlot. Tra i vitigni a bacca bianca, finora era degno di menzione soltanto il Trebbiano Toscano.

Tuttavia, un lavoro certosino di ricerca e studio ha portato a individuare due filari di un vitigno quasi scomparso: l’Orpicchio. Varietà d’uva censita da Marzotto in origine nella provincia di Arezzo, nel 1926, con il nome di Dorpicchio. a causa della vigoria medio bassa e della scarsa tolleranza agli attacchi fungini, andò quasi scomparendo verso la fine del Novecento. L’Orpicchio presenta infatti un grappolo piccolo, corto, prevalentemente cilindrico e compatto. Il germogliamento è tardivo e la maturazione non precoce, per lo più nella seconda metà di Settembre, mediamente 8 giorni prima del Trebbiano.

Geneticamente discende dalla Visparola, antenata di tanti vitigni, era stata abbandonata dai contadini, tanto che il CREA, tra gli anni ’70 e gli ’80, ne trovò solo due piante. Ettore Ciancico – La Salceta – a Loro Ciuffenna (AR), ha deciso di riprenderne la coltivazione. Un progetto che nasce veramente dal cuore.
L’azienda è a conduzione biologica, di circa 10 ettari di cui 3 a vigneto e 4 ad oliveto e i vini vengono imbottigliati con un basso livello di solfiti. Le vigne sono collocate tra i 290 e i 320 metri s.l.m., a monte della via dei Setteponti, strada prima etrusca e poi romana con il nome di via Clodia. Ettore Ciancico ha aderito a GRASPO, l’associazione dei produttori dei vitigni antichi.

Per mettere a dimora le barbatelle è stato scelto un terreno con una bellissima esposizione verso sud, scistoso e roccioso, la “ vigna del giardiniere” come la definisce Ettore, su quella che anticamente fu la banchina del lago che nel Pleistocene riempiva la valle. Per l’allevamento la scelta è ricaduta sull’alberello con palo di sostegno, puntando ad ottenere una qualità maggiore tramite basse rese.
Ho avuto il piacere di assaggiare in anteprima “L’O” – il vino che verrà – ottenuto da Orpicchio in purezza de La Salceta; pochissime bottiglie per la prima annata, che promette davvero molto bene. L’etichetta è davvero molto elegante e precisa: nel calice il vino si offre con un luminoso giallo verdolino, trasparente e affascinante. Il profilo olfattivo apre su note floreali, di biancospino e prosegue su note di agrumi, di buccia di limone, erbe aromatiche, salvia. In bocca il sorso è teso, lineare e chiude con una bella sapidità.

Non scontato e mai banale, è un vino che sa regalare autentiche emozioni nel riservare piacevoli sorprese con qualche anno di bottiglia. Sarà in degustazione alle Anteprime di Toscana, al Valdarno di Sopra Day, venerdì 21 febbraio presso San Giustino Valdarno – Località Il Borro.



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